
Valentine Ermatinger
Traduzione di Stefano Beretta
Salani
2008
Mandar, città dello stato di Askana. Un bambino di circa dodici anni dai marcati tratti orientali viene fermato dalla polizia perché vaga nudo per le strade della città. Il bambino parla una lingua incomprensibile, per questo viene chiamata l’esperta di lingue Ana Dubash. Ma neanche lei riesce a comprenderlo. Decide allora di portarlo a casa sua per capirci di più. Ana è la moglie del famoso archeologo Severin Dubash e ha due figli: Tim e Tinka. Una volta a casa il bambino, dopo essersi messo in contatto con il cervello di Tinka, riesce a parlare la lingua locale e spiega che viene da un paese chiamato Paluwin e che ha compiuto un lungo viaggio a bordo di una nave a forma di uovo da tè. Intanto Askana è sull’orlo della guerra con il paese confinate Antochia. Una guerra che, se scoppiasse, distruggerebbe entrambi i paesi. Ma il bambino, il cui nome è Geh-Tung ma che i Dubash chiamano Kheg perché questa era l'unica parola che pronunciava prima di parlare la loro lingua, ha la soluzione: partire alla volta di Paluwin e prendere il plipp, una polverina magica che, una volta ingerita dai contendenti, risolverebbe per sempre il problema della guerra…
Tutti a bordo della strana nave a forma di uovo da tè, frutto della fantasia di Valentine Ermatinger, nata in Olanda e trapiantata a Zurigo, già autrice di altri due romanzi fantasy. La vicenda si snoda intorno a due grandi temi: quello del viaggio e quello, sempre attuale, della guerra. Il tema del viaggio viene affrontato da diverse angolature, poiché, oltre alla traversata sui mari che i protagonisti solcano a bordo dell’uovo, questi ultimi viaggeranno anche nel tempo e, soprattutto contro il tempo. E poi la guerra. Guardando il conflitto tra Askana e Antochia sembra di tornare indietro negli anni ’50, quando U.S.A e U.R.S.S si fronteggiavano in quella che il giornalista americano Walter Lippmann definì Guerra fredda. Non mancano inoltre gli ingredienti classici del fantasy; l’avventura, la magia e l’amicizia, che è il vero traino dell’intera vicenda. Il linguaggio tende troppe volte alla paratassi, a scapito del ritmo che risulta lento e frammentato, quasi infantile; questo dispiace un po’, perché visto il tema trattato, quella della guerra e della tolleranza tra i popoli, ci si aspetterebbe almeno che i lettori non siano solo adolescenti e che il messaggio possa avere uno spettro più ampio di recettori. Una bella trama non supportata da un adeguato linguaggio. Peccato.
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