
Derek Haas
Traduzione di Alfredo Colitto
Piemme
2010
Vive a Boston. Pochi sanno del suo passato e pochissimi conoscono il suo vero nome. Di professione fa il killer su commissione e si fa chiamare Columbus da quando Vespucci, il suo primo intermediario, gli ha fatto compiere il primo omicidio in una vecchia fabbrica che si chiamava “Columbus Textiles”. Ora Columbus ha un nuovo incarico: deve uccidere Abe Mann, il portavoce della Casa dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti, candidato nella corsa per diventare Presidente. L’omicidio dovrà avvenire a Los Angeles, ultima tappa della campagna elettorale.
Columbus è abituato ad uccidere. Non ha scrupoli. Per lui uomini, donne, bambini non fanno differenza. Ma questo nuovo incarico ha qualcosa di particolare: Abe Mann è l’uomo che ventinove anni prima ha messo incinta LaWanda Dickerson, una prostituta alla quale è stato sottratto il bambino per portarlo in un orfanotrofio e in seguito trovata morta. Sua madre. Per questo Columbus vuole a tutti i costi portare a termine questa difficile missione che si complica quando Pooley, suo intermediario e amico, scopre che altri due killer sono stati ingaggiati per uccidere Abe Mann…
Il passato torna e si declina in vendetta. Se poi passato vuol dire una madre mai conosciuta e un padre responsabile della sua morte, la vendetta è un obbligo, soprattutto se di professione fai il killer. È questo l’assunto di Io ti farò del male, romanzo che segna l’esordio narrativo di Derek Haas, noto a Hollywood per aver sceneggiato “2 fast 2 furious”, “Quel treno per Yuma” con Russel Crowe e “Wanted” con Angelina Jolie. Protagonista è Columbus, un sicario senza scrupoli, che non esita ad uccidere chiunque valga la sua parcella o gente innocente trovatasi per sbaglio sulla sua strada. Per questo si rimane spiazzati quando, immergendosi nella lettura, ci si accorge di essere costretti a stare dalla sua parte. Il tentativo che compie l’autore è quello di entrare totalmente nella mente di un killer - attraverso una narrazione in prima persona e al presente - risucchiando il lettore in un vortice nero dal quale è difficile uscire, specialmente quando viene immerso nel flusso di coscienza del protagonista, che si alterna senza soluzione di continuità ai ricordi del passato in cui Columbus evoca la sua storia e l’ascesa nel mondo del crimine.
Particolarmente brillante è la costruzione della sceneggiatura, che infonde all’intera struttura un sapiente equilibrio tra atmosfere noir, ritmo thriller e movimenti d’azione, soprattutto quando Columbus è alle prese con i killer rivali, scene che ricordano - forse un po’ troppo – “Assassins”, la pellicola del 1995 in cui Sylvester Stallone interpretava Robert Rath, il sicario che giocava alla caccia all’uomo con Miguel Bain, un altro assassino interpretato da Antonio Banderas. Ah, e c’è un sequel in arrivo.
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