12 settembre 2010

La morte ha mille mani


Luigi Guicciardi
Hobby & Work
2010

Modena. Notte del 14 dicembre. Una macchina è ferma in Rua Frati Minori. Piove. Quando Fabio Zanasi esce dal portone di un palazzo, la macchina lo investe e lo lascia cadavere sulla strada. Un omicidio. Zanasi era un chirurgo plastico. Il più bravo nella città emiliana, tutti coloro che volevano rivedersi giovani guardandosi allo specchio si rivolgevano a lui. Ad occuparsi delle indagini è il commissario Giovanni Cataldo, trasferitosi a Modena da Catania. Lo aiuta il suo fedele vice Muliere. Il caso non è semplice, perché le piste da seguire sono molteplici: una vendetta per un intervento non riuscito, un omicidio a scopo passionale o economico, la brama di potere. Gli eventi sembrano prendere una strana piega quando altre due persone vengono trovate morte. Entrambe legate al chirurgo. La lista dei sospetti aumenta e le indagini sembrano girare a vuoto. Cataldo deve fare appello al suo intuito e alla sua esperienza per svelare i pochi indizi e risolvere un caso complicatissimo…
Una morte all’apparenza misteriosa e senza senso. Si apre così questo undicesimo romanzo della serie che vede protagonista il siciliano commissario Cataldo, trapiantato a Modena, città nella quale l’autore, Luigi Guicciardi, insegna al liceo Tassoni ed è ricercatore di storia contemporanea. Gli ingredienti per un buon giallo ci sono tutti: un’ampia rosa di possibili colpevoli, tutti con un buon motivo per essere sospettati e con un bel po’ di scheletri nascosti nell’armadio; indizi che sembrano condurre sulla retta via ma che puntualmente conducono ad un vicolo cieco; dialoghi costruiti a puntino per aumentare l’alone di mistero che aleggia in tutta la narrazione; l’intuito del commissario Cataldo che solo nelle ultime pagine riesce ad avvolgere il bandolo della matassa. E poi c’è Modena, con le sue tinte fosche e grigie, una città di provincia non abituata a casi di cronaca così efferati, una città che Cataldo ha imparato ad apprezzare e conoscere, dopo il trasferimento da Catania chiesto per fare carriera. Attraverso lo sguardo “giallo”, l’autore apre una finestra sul mondo della chirurgia estetica. Un universo che sembra non essere composto solo dalle luci dei riflettori e dalle cliniche eleganti. C’è da fare i conti con i baroni, con le ingiustizie, con gli errori, le invidie, la morte. Perché, come scrisse T.S. Eliot, “la morte ha mille mani e cammina lungo mille sentieri; puoi salire lungo una scala di giorno e scivolare su un gradino malfermo; puoi sederti a mensa e sentire di colpo un gelo nelle midolla”.

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