18 ottobre 2010

Bari & dispari


Gianpaolo Santoro
Manifestolibri
2010

Napoli. Paolo Sansovito ha un importante appuntamento di lavoro, un colloquio con Marco Ansaldo, direttore della Alisud - azienda del gruppo Finmeccanica - quando viene raggiunto da una telefonata: è il Lupo, alias Enea Cucco, un uomo che nella vita ha fatto mille lavori e ora ha una pizzeria a Roma. Che vuole il Lupo? Ha un affare importante da proporre a Sansovito, il quale, senza esitare, snobba l’appuntamento con Ansaldo e si dirige verso l’autostrada. Direzione: la Capitale. L’affare consiste nel riciclare un’enorme somma, circa sei miliardi di lire – residuo del tesoro di Craxi – nel giro dei Casinò della Costa Azzurra. E chi meglio di Franco Meda può introdurli nel circuito? Franco è nato con le carte in mano. A ventisei anni era già pronto per fare il grande salto, anche grazie a Stefano Sorgi, un mago del poker, e diventare il leader del gioco in tutta la Toscana. Ma quando un re si abitua a dominare, il regno diventa stretto e si aprono nuovi orizzonti: e il nuovo orizzonte di Franco si chiama Nizza, a due passi da Cannes e Montecarlo, sedi dei maggiori casinò della Costa Azzurra…
Lo Chemin de fer, la roulette, il poker, il black jack sono gli agenti patogeni della malattia del gioco che Gianpaolo Santoro, storico giornalista de Il Mattino e de L’Avanti - ora in pensione - descrive in questo simpatico romanzo in cui personaggi fittizi si mischiano a personaggi, fatti e situazioni reali. Un romanzo che si divide tra i noti casinò della Costa Azzurra e le bische clandestine di Napoli, in cui a fare da minimo comune denominatore è la febbre del gioco, davanti alla quale tutti sono uguali, dall’imprenditore annoiato, al giovane rampollo, dal camorrista all’operaio, come davanti alla morte ne ‘A Livella di Totò. Il racconto è una panoramica sui luoghi storici del gioco d’azzardo, come La Cisterna, un circolo napoletano – vera e propria “università” del gioco – o Montecatini, sede storica del “totonero”; sui rapporti che legano mafia e gioco clandestino e non, e su tutti i trucchi che hanno reso ricchi i migliori professionisti dell’azzardo. A tal proposito è inserita un’interessante appendice in cui vengono annoverati i maestri assoluti del campo: Enrico Altavilla, leggendario inviato del Corriere della Sera, che insegnò a giocare a carte ai gerarchi nazisti Goering e Goebbels; Tomas “Señor” Garcia e il suo infallibile sistema per vincere alla roulette; Nicolas Zographos e il “Sindacato greco”; Giuseppe Martorana, il baro dei due mondi; Charles Wells, che ispirò una canzone di Charles Coburu, L’uomo che fece saltare il banco a Montecarlo; Joseph Jagger, il meccanico e ingegnere che vinceva grazie alle imperfezioni dalla roulette; Ashley Revell, famoso per il suo unico colpo “mordi e fuggi”. Professionisti o semplici avventori, accomunati da una febbre incontrollabile, quella del gioco, il quale, per dirla con le parole di Enrico Altavilla, “può dare due grandi gioie: vincere e perdere; chi si diverte soltanto quando vince non è un vero giocatore”.

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