29 novembre 2010

I vampiri di Ciudad Juarez


Clanash Farjeon
Traduzione di Chiara Vatteroni
Gargoyle Books
2010

Città del Messico. 16 marzo 1997. In una clinica muore, a causa di un intervento di liposuzione mal riuscito, Florio Bastida Morales alias Amado Portillo Perez, capo indiscusso del narcotraffico di Ciudad Juarez, una piccola cittadina dello stato del Chihuahua, all’estremo nord del Messico. Juarez è tristemente famosa a causa di migliaia di omicidi di giovani donne trovate terribilmente mutilate, a partire dal 1993. Michael Davenport, giornalista inglese free lance, ha deciso di compiere un viaggio negli Stati Uniti per cercare del materiale per un documentario e sfuggire al freddo clima inglese che gli procura perenni malanni. Giunto a El Paso, Michael conosce Chuck Bowman, un ex agente della DEA – l’agenzia federale antidroga ­– a cui qualcuno ha ucciso un figlio sciogliendolo nell’acido, che propone a Michael di portarlo sul confine per fare alcune riprese ai frontalieri messicani. Durante le riprese accade un fatto straordinario: Michael riprende una tigre siberiana e subito dopo due loschi figuri gli rubano la telecamera e il passaporto. Michael ha passato il confine e ora si trova a Ciudad Juarez, la città delle donne assassinate, la città di Amado Portillo Perez – che in realtà non è morto – la città dei vampiri…
Era il lontano 1897 quando Bram Stoker scriveva il suo Dracula ispirato alla storia di Vlad III. Da allora il vampirismo ha assunto significati e connotati diversi fino a giungere a quello proposto da Stephenie Meyer, romantico e soprattutto facoltativo. I vampiri che propone Clanash Farjeon - anagramma dell’attore inglese Alan John Scarfe - non hanno paura del sole, non odiano l’aglio, non sono immortali né romantici. I protagonisti de I vampiri di Ciudad Juarez, primo romanzo di una trilogia, sono narcotrafficanti che impestano il Messico con la loro droga e la loro sete di sangue, sono “vampiri sociali”. Appare chiaro sin dall’inizio l’intento allegorico che lo scrittore inglese cela dietro una trama che dall’horror sfocia nel noir: la critica dei cartelli del narcotraffico sudamericano, vero e proprio punto focale dell’economia messicana, una nave d’oro che naviga in un mare di povertà. In questa situazione viene proiettato Michael Davenport, protagonista involontario dal classico humor inglese, che nella vicenda scopre l’orrore e lo attraversa, fino a quando s’imbatte nei veri vampiri che infestano il globo: i potenti e la loro brama di potere. In questo caso mafia russa e narcotrafficanti. Due nomi che potrebbero essere sostituiti da qualsiasi altra entità che ‘toglie il sangue’ alla gente. Proprio come i vampiri di Ciudad Juarez.

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