
Elly Griffiths
Traduzione di Matteo Curtoni, Maura Parolini
Garzanti
2010
Norwich, regione del Norfolk. Inghilterra. Ruth Galloway è un’archeologa forense esperta nella datazione di ossa e spesso ha aiutato la polizia nelle indagini. La giovane donna è chiamata da un collega, Max Grey, per dare un’occhiata negli scavi di un’antica villa romana presso la quale sono state ritrovate delle piccole ossa umane: i resti di un bambino. Bisogna stabilire se queste ossa risalgano all’epoca romana – i Romani avevano la consuetudine di seppellire ossa di bambini nei pressi di un’abitazione come sacrificio a Giano, dio dei passaggi, degli inizi e delle fini, protettore delle porte domestiche – o se si tratti di un omicidio compiuto in epoca recente. Per questo sul posto è stato chiamato anche Harry Nelson, ispettore capo della Omicidi. Nel frattempo altre ossa appartenenti ad un altro bambino vengono rinvenute durante l’abbattimento di un orfanotrofio vittoriano. Le indagini di Nelson lo portano davanti ad una verità risalente a quarantadue anni prima, quando dall’orfanotrofio scomparvero due bambini, Martin ed Elizabeth Black, mai più ritrovati. Appartengono a loro quelle ossa? Sta a Nelson scoprirlo ma qualcuno sta cercando si spaventare Ruth Galloway la quale, oltre a se stessa, deve difendere anche il bambino che adesso porta in grembo…
Elly Griffiths - pseudonimo che la scrittrice londinese Domenica De Rosa ha preso in prestito da sua nonna, ritenendolo più adatto ad una scrittrice di gialli - torna con un romanzo che, dopo Il sentiero dei bambini dimenticati, propone nuovamente come leit motiv la morte violenta di bambini. La scrittrice ha rivelato che le storie che racconta sono ispirate dal marito, che ha abbandonato un lavoro in ufficio per darsi all’archeologia e dalla zia, vera e propria fonte di miti e leggende del Norfolk. La casa dei corpi sepolti parte in sordina e, come un buon motore diesel, ha bisogno di un po’ di pagine prima di carburare. I primi capitoli scorrono lenti e il ritmo di lettura ne risente, anche a causa dell’infinità di parentesi che la scrittrice inserisce tra un periodo e l’altro. Sull’altro piatto della bilancia si pone una trama che si nutre di mitologia romana e celtica e alcune descrizioni paesaggistiche delle paludi del Norfolk - un luogo che sembra essere un incrocio tra cielo e terra - che rappresentano una piacevole parentesi di un romanzo che esplode solo nelle ultime pagine, nelle quali il ritmo sale febbrilmente, fino al finale che però un attento e navigato lettore di gialli non mancherà di intuire in anticipo.
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