24 dicembre 2010
Il canto della notte
Camilla Morgan Davis
Zero91
2010
Maila è una diciottenne che vive ad Amadriade, nei pressi del paesino di Robilante, in Piemonte. È orfana e vive con Victor e Lisaika, i sui genitori adottivi che si prendono cura di altri mutaforme, esseri dalle sembianze umane che si trasformano in lupi ma che non si cibano di carne umana, i Toron Isil. La vita scorre più o meno tranquilla per la piccola comunità, attenta a non farsi scoprire dagli umani e dai Disincarnati, umani folli, tra i pochi a sapere della loro esistenza e sempre a caccia di licantropi, considerati la discendenza di un ancestrale patto con il diavolo. Le cose cambiano quando due lupi aggrediscono un uomo del posto. Gli Artigli Rossi son tornati. Essi sono licantropi che si cibano di carne umana, allontanati tempi addietro dai Toron Isil, confinati in un limbo protetto da magneti, un luogo infernale chiamato il Non Dove. Per salvare gli umani e se stessi i Toron Isil hanno bisogno di un Prescelto designato dalla Luna e annunciato dal Canto della Notte, un suono che gli umani non possono percepire, un suono che annuncia che la Prescelta è proprio Maila, l’unica in grado di decapitare Seimo, il capo degli Artigli Rossi, e ricacciare la sua stirpe nel Non Dove…
Non fai in tempo ad accettare i nuovi vampiri proposti da Twilight ed ecco spuntare i nuovi licantropi che non si cibano di carne umana e che combattono contro i veri licantropi, quelli cattivi, quelli a cui ci avevano abituato la letteratura di genere, inaugurata dal romanzo vittoriano di Georg William Reynolds Wagner the wehr-wolf pubblicato tra il tra il 1847 e il 1847, e il cinema, soprattutto con la pellicola di John Landis “Un lupo mannaro americano a Londra”, del 1981. I licantropi che la sanremese Camilla Morgan Davis (pseudonimo della scrittrice Carlotta De Melas) propone ne Il Canto della notte cercano di integrarsi con gli esseri umani, ascoltano mp3, si vestono di nero e comprano su eBay, seguendo i dettami di un genere, l’urban fantasy, che si compone di ambientazioni contemporanee ed urbane, limitando la narrazione in una determinata zona geografica. In questo caso teatro dell’azione è il Piemonte e i boschi di Robilante, una piccola provincia di circa duemila abitanti, che diventa il centro di una lotta che potrebbe cambiare le sorti dell’intero genere umano. Ma non solo. Come ogni fantasy che si rispetti, il plot viene arricchito da un viaggio, quello di Maila alla volta degli Altri Tatra seguita dal fedele Ren, un Othar addestrato a difendere la Prescelta, e da lotte cruente, in cui il nero della notte e il rosso del sangue si mischiano nelle pagine di un romanzo ricco di allegorie, leggenda e poesia.
Il ritorno del diavolo
Giovanni Merenda
Scrittura & Scritture
2010
Il commissario Luigi Martino è tornato in Sicilia dopo quattro anni per sostituire il suo collega e amico Pietro Giunita, e subito viene coinvolto in un’indagine che lo coinvolge direttamente. Una donna è stata trovata assassinata nella stanza 35 del dipartimento di Scienze Etnologiche dell’università e sul suo corpo sono state poste delle lettere ritagliate dai giornali con un sinistro messaggio. La donna è Aldina Giunita, sorella di Pietro, assistente del professor Fattori, autore del libro Il ritorno del diavolo, un volume che analizza il fenomeno del paranormale – o presunto tale – in Italia, dai finti maghi alle sette sataniche. Il commissario Martino per portare avanti le sue indagini ha bisogno dei suoi fedeli collaboratori, il brigadiere Di Blasi, amante delle citazioni shakespeariane, e l’appuntato Orlando. Il mistero s’infittisce quando Luigi Martino scopre che nella stessa stanza del delitto cento anni prima era stato assassinato un frate esorcista…
Terzo romanzo per il messinese Giovanni Merenda che, dopo Il segnale e L’esilio, propone un giallo alla vecchia maniera, ricco di mistero, suspense e deduzione, quella del commissario Luigi Martino, siciliano che torna nella sua isola con la speranza di trovare il sole e il bel mare e si trova, invece, travolto da un costante temporale. Ad aiutarlo sono due simpatici coprotagonisti, il brigadiere Di Blasi e l’appuntato Orlando (a onor del vero in Polizia non esistono questi gradi), che aggiungono una vela ironica in un plot che si rivela condito da una componente gialla che conduce il lettore verso molteplici direzioni, fino a quando l’arguzia del protagonista riesce a svelare l’intrigo, raccontato con uno stile asciutto, preciso e senza fronzoli. Interessante appare il tentativo metaletterario di Giovanni Merenda di far ruotare l’intera storia intorno ad un libro che ha per titolo lo stesso del romanzo: Il ritorno del diavolo, accompagnato da una colonna sonora che sembra assecondare gli umori del commissario Martino, il quale, giunto davanti ad una verità spiazzante quanto inquietante, non potrà fare altro che abbandonare l’amata isola, patria di dolori e delusioni e tornarsene a chilometri di distanza con il gatto rosso Fredastaire, Orlando e Di Blasi. E con loro il lettore, il quale non deve aver paura di immergersi nella lettura de Il ritorno del diavolo. Nella realtà non miete vittime…
21 dicembre 2010
Scasso con stupro
James Ellroy
Traduzione di Carlo Prosperi
Bompiani
2007
Los Angeles, 2004. È morto Danny Gatchell, il direttore della rivista scandalistica Hush-Hush, il re indiscusso dello “sbircio”. Prima di essere stroncato dall’AIDS Danny aveva subito minacce, denunce e linciaggi per aver messo a nudo i dietro le quinte di una Los Angeles che sguazzava nella droga, nella prostituzione e nella corruzione, soprattutto quella del LAPD. Il detective “Rino” Rick Jenson, invece, non fa parte della schiera di poliziotti corrotti come Linus Lauter, capitano della Narcotici indagato per riciclaggio. Rino è onesto e sta indagando su una serie di furti in appartamento a BelAir e Holmby Hills. Un topo d’appartamento che s’intrufola nelle case quando la gente dorme e si mette ad annusare gli indumenti intimi delle donne. Intanto uno squilibrato manda delle mail minatorie a Donna Donahue, un’ex fiamma di Rino, o meglio, la sua ossessione, come quella dell’omicidio irrisolto di Stephanie Gorman, brutalmente stuprata ed uccisa nel 1965. Un caso al quale Rino non smette mai di pensare…
Diciamo la verità: più che un romanzo Scasso con stupro è un racconto che avrebbe meritato una più onesta collocazione in una raccolta à la Destination: Morgue. Stampate in un carattere enorme, queste 138 pagine non brillano di una trama degna del migliore James Ellroy (quello di Dalia Nera e L.A Confidential, per intenderci) ma offrono una carrellata dei punti di forza dell’universo dello scrittore losangelino: una città perennemente preda di droga e corruzione, un detective – già incontrato nel racconto “Troiaio a Hollywood” nella raccolta citata – preda delle proprie ossessioni, come quella per Donna Donahue – trasposizione letteraria dell’attrice e amica dello scrittore, Dana Delaney – o per il caso irrisolto di Stephanie Gorman. La trama, quindi, sembra assumere, in una sorta di ribaltamento dei ruoli formali, il ruolo di contenitore di uno stile ricco di frammentazioni fonico - linguistiche, ritmi cadenzati e nervosi. L’occhio di Ellroy è sempre quello dell’attento osservatore di una società che egli stesso conosce molto bene per averla vissuta fino in fondo, in una vorticosa discesa e una difficile risalita, insieme alle sue ossessioni, le mutandine annusate furtivamente, la vita da vagabondo, l’alcol, la droga e gli immancabili delitti irrisolti.
16 dicembre 2010
Dimmi chi sei, Marlowe
Frank Spada
Robin
2010
Il detective Marlowe si trova in una clinica messicana di Ciudad de Loco Hermoso per farsi asportare dei calcoli biliari. È qui che conosce la bellissima infermiera Miranda, con la quale inizia un rapporto di piacevoli chiacchierate e sigarette fumate al buio di una stanza. Quando Marlowe esce dalla clinica per fare ritorno negli Stati Uniti manda dei fiori a Miranda, e per questo viene fermato dalla polizia al confine: vogliono sapere perché abbia mandato i fiori alla donna dopo averla uccisa. Uccisa? Dopo avere chiarito la sua posizione Marlowe viene raggiunto dalla telefonata di Conchita, sorella gemella di Miranda, avvolta dalla medesima bellezza, che gli propone di incontrarsi in un aeroporto messicano. Conchita racconta a Marlowe la storia dell’amore saffico tra lei e la sorella gli rivela i propri sospetti sull’omicidio di Miranda. Le due erano proprietarie di due gioielli a quanto pare molto preziosi e ora Conchita teme per la propria vita. Per questo chiede a Marlowe di proteggerla e fare luce sul caso. Sorprendentemente le indagini del detective iniziano proprio nella sua città…
Torna Marlowe, detective di chandleriana memoria nato dalla penna dello scrittore udinese che si cela dietro lo pseudonimo di Frank Spada, giunto al suo secondo romanzo. Rispetto alla prima prova, Dimmi chi sei, Marlowe offre un plot più veloce, avvincente e misterioso, soprattutto perché il detective è personalmente coinvolto nelle indagini. Il tutto condito da uno stile ricco di metafore e note ironiche che rendono la lettura piacevole e mai banale. In fondo risiede proprio in questo la bravura di Frank Spada, nell’essere riuscito a creare uno stile personale ed originale, fatto di minuziose descrizioni psicologiche del protagonista, alle prese con i fitti dialoghi con se stesso e con il padre morto, e scorci dell’America degli anni Cinquanta, dei suoi brogli elettorali e le sue selvagge speculazioni edilizie. Ovviamente il punto di forza sta nella caratterizzazione del protagonista Marlowe, a bordo della sua affezionata Olds – la sua puledrina – sempre al fianco della fedelissima 45 e con l’immancabile Lucky tra le labbra, fiumi di whisky e pause da Minnie’s dove potersi immergere in pace nei suoi pensieri e godere della vista di qualche soffice balconcino eccessivamente esposto. La narrazione viene accompagnata da una colonna sonora a base di jazz della West Coast, che scandisce il ritmo di un romanzo di altri tempi – immortalati nella bella fotografia in copertina di Walker Evans, che risale al 1947 – da immaginarsi prettamente in bianco e nero.
10 dicembre 2010
Intervista a Mauro Evangelisti
Il primo contatto tra me e Mauro è avvenuto su Facebook, dove si parlava, tra le altre cose, della dura realtà del mondo del giornalismo. Un ambiente che lui conosce bene perché è un cronista de “Il Messaggero”. Dopo aver pubblicato tre libri-reportage Evangelisti, classe ’67, ha fatto il suo esordio nella narrativa con un romanzo che nel settembre 2010 gli è valso il Premio Carver. Un bel personaggio, insomma, e Mangialibri non poteva certo perdere l’occasione di conoscerlo di persona.
Hai vinto il premio Carver 2010 con il tuo Johnny Nuovo. Una bella soddisfazione...
Quando scrivi un romanzo non sai se davvero qualcuno ti prenderà sul serio, leggerà fino alla fine la storia. Questo valeva con molta forza per me che ero al mio primo romanzo. Sapere che una giuria, fra centinaia di libri, ha scelto proprio il mio romanzo rappresenta una soddisfazione inattesa e una sorta di legittimazione. Poi, certo, il fatto che il premio sia dedicato a Carver rende la cosa più bella. Sarà un caso, ma ora sono alle prese con dei racconti.
Johnny Nuovo è la storia di uno strano “esperimento” sociologico. Come è nata l’idea di chiudere un bambino in una stanza e farlo crescere al di fuori del mondo, o meglio, all’interno di un mondo costruito?
A volte inseguiamo i nostri pensieri, la nostra immaginazione, ci domandiamo: cosa succederebbe se... Ecco, Johnny Nuovo all'inizio degli anni 2000 nacque proprio così, inseguendo un pensiero, un’ipotesi di fantasia. Qualche anno dopo alcuni drammatici fatti di cronaca hanno proposto all'attenzione storie simili a quella dell'esperimento di K. Come dire che a volte la fantasia anticipa drammaticamente la realtà. Per scelta però la storia di K non è quella di un maniaco o di un sadico. K ha una personalità forse impalpabile, che non rientra in uno schema tradizionale. La sfida della storia era anche questa.
Il tuo romanzo mi ricorda la pellicola coreana “Old boy”, in cui un uomo viene rinchiuso in una stanza per quindici anni. Sei stato influenzato da film o libri del genere?
Onestamente non penso di essere stato influenzato né da altre opere di fantasia, né da fatti reali. Piuttosto all'inizio degli anni 2000 prendeva corpo una società sempre più sorvegliata, controllata dalle telecamere, ognuno di noi, di fatto, è al centro di un esperimento. Va ricordato, anche se non è l'elemento che colpisce maggiormente il lettore forse perché a questo siamo quasi abituati, che il ragazzo cresce nella stanza controllato costantemente dalle telecamere installate da K.
Il protagonista di Johnny Nuovo si chiama K, come i personaggi dei romanzi di Kafka Il castello e Il processo. Un caso?
In realtà la scelta del nome di K è più casuale, meno affascinante. Quando scrivevo non sapevo come chiamare il protagonista, come rappresentare la sua personalità così forte con un nome, per cui per convenzione scrivevo K per poi decidere un nome alla fine. Quando ho riletto il romanzo mi sono accorto che K funzionava e non l'ho più cambiato.
C’è nelle pagine del tuo romanzo una sorta di critica alla società moderna?
Cerco di fare un'analisi scarna e senza fronzoli più che alla società ai vari personaggi e alle loro debolezze, che poi sono le debolezze di ognuno di noi. Senza dare giudizi. Poi, ripensandoci su anche alla luce dei commenti di chi ha letto il libro, alcuni elementi del romanzo portano anche ad alcuni riflessioni: c'è chi osserva che K, come avviene nelle famiglie di oggi, tenta, in modo estremo, di proteggere il ragazzino, Johnny. Di evitargli dolore e sofferenza. Altri sottolineano il tema della manipolazione, anche questo di evidente attualità.
Cosa c’è scritto sul tuo biglietto da visita: giornalista o scrittore?
C'è scritto, in grande, giornalista. E molto, molto piccolo anche scrittore. Speriamo che la definizione giornalista resti, ma che prenda consistenza anche la seconda. Scrittore.
02 dicembre 2010
Johnny Nuovo
Mauro Evangelisti
Carta Canta
2010
K ha un matrimonio fallito alle spalle e dopo aver girato tutto il mondo fa ritorno al suo paese perché il padre è morto. Quando era piccolo il padre di K, rientrando a casa, ha trovato la moglie a letto con un altro uomo. Non ha esitato. Ha preso una pistola e ha fatto fuoco. Prima sull’uomo, poi sulla moglie. Il padre di K è uno stimato ingegnere ed è riuscito ad insabbiare la storia. K non sa la verità e non la saprà mai. Dopo la morte del padre K decide di volere un bambino. Per questo, dopo aver girato alcuni paesi, trova una ragazza disposta a vendergli il suo. Dopo alcuni giorni il bambino muore. Per caso K s’imbatte in Lea, una prostituta in fuga dal suo protettore. Lea è incinta e K la porta a casa sua: la aiuterà a partorire. Ma Lea muore durante il parto e il bambino si salva. K decide di tenerlo e fa costruire sotto la sua villa una grande stanza delle dimensioni di un campo di calcio, senza finestre ma con la luce artificiale, niente televisore né elettrodomestici. Il bambino dovrà crescere in questa stanza senza sapere che fuori esiste il mondo. L’unica porta darà sulla stanza di K e il bambino non potrà mai oltrepassarla. L’unico riferimento per il bambino sarà lui: K…
Nel 1998 in The Truman Show Jim Carrey interpretava Truman Burbank, un trentenne che ignorava che la sua esistenza fosse al centro dello spettacolo televisivo incentrato sulla sua stessa vita, ripresa in diretta sin dalla sua nascita. Truman viveva su un isolotto ricostruito all’interno di un enorme studio televisivo dove tutti erano attori e recitavano un ruolo nella sua vita. Ancora più atroce è l’esperimento del signor K, psicopatico protagonista di Johnny Nuovo, primo romanzo del giornalista de Il Messaggero Mauro Evangelisti, vincitore del Premio Carver per la narrativa 2010. La vicenda che viene raccontata si muove intorno a nuclei narrativi semplici e di stampo cronachistico, sviluppati su piani temporali differenti. Si parte con il passato del signor K e dai suoi traumi esistenziali che scatenano in lui una voglia folle e innaturale: prendere un essere umano, collocarlo in uno spazio delimitato e plasmarlo. Sta proprio qui la chiave di lettura di Johnny Nuovo, il plasmare a proprio piacimento un individuo, fallo crescere seguendo i propri istinti, non spiegargli il concetto di mondo, morte, inizio e fine. Solo la vita. Anzi due. Quella del signor K, creatore di un personalissimo reality-show, e quella del ragazzo, ignaro protagonista di un gioco perverso. Ma l’uomo vive di scoperte e di rinascite. E quando il ragazzo si accorgerà dell’esistenza di un “fuori”, di una realtà esterna, sarà pronto a vivere la propria rinascita e presentarsi al mondo con un nome e un cognome: Johnny Nuovo.
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