20 aprile 2010

Relazione di sangue


Salvatore Scalisi
Zona
2009

Sembra un pomeriggio come tanti in casa Pacelli. Ma bussano alla porta. È la polizia, che sta cercando un certo Mauro Bonfiglio, un malvivente che tempo addietro abitava in quell’appartamento. Risolto l’equivoco i poliziotti - piuttosto arroganti e indisponenti - vanno via, ma l’accaduto ha turbato Bruno e Carla, i figli di Antonio Pacelli. Anni dopo un poliziotto viene accoltellato in ascensore mentre rientra a casa. È l’ultima vittima di un serial killer che da anni uccide solo gli uomini in divisa. Intanto durante una vacanza a bordo di uno yacht, tra tuffi, gite e panorami romantici sboccia la passione tra Federica - una dolce veterinaria in cerca d’amore - e Mirko, un aitante giovane che sta cercando di riprendersi dopo un rapporto naufragato, che di professione fa il poliziotto…
Relazione di sangue è il terzo romanzo del catanese Salvatore Scalisi, e già questa è una sorpresa, perché ci troviamo di fronte a un libro che sembra scritto da un esordiente, e non molto di talento per giunta. Il plot in realtà sarebbe stato un ottimo punto di partenza, se fosse stato sviluppato con maggiore attenzione: invece l’autore si dilunga nella descrizione della vacanza durante la quale i due protagonisti s’innamorano appesantendo la narrazione, che resta inchiodata ai blocchi di partenza come un centometrista a cui è venuto un crampo prima del colpo di pistola dello start. La mancanza dell’indicazione dei capitoli e dei paragrafi non dà punti di riferimento al lettore, il quale è chiamato a riordinare le pagine come se in realtà si trovasse di fronte ad una bozza, e non ad un romanzo finito. Non di rado ci si imbatte in errori di distrazione, come nel caso in cui, all’interno di un dialogo tra Federica e Mirko, l’autore si dimentica il nome dei due interlocutori ed inserisce un «disse Nadia» (per la cronaca, Nadia è la madre della protagonista e in quel momento non partecipa affatto alla scena). I dialoghi peraltro appaiono il più delle volte forzati o peggio inseriti per allungare il brodo, ricchi di frasi fatte, risposte monosillabiche e tempi morti. Ma ciò che lascia a dir poco esterrefatti è la massiccia presenza di errori grammaticali e refusi. Per dirne una, ci si trova spesso davanti a virgole inserite tra il soggetto e il verbo (!), errore che sinceramente ci sembra eccessivo per un libro che uscendo in libreria dovrebbe essere controllato con un minimo di accuratezza in fase di correzione. Non ce ne voglia Salvatore Scalisi, ma come diceva Oscar Wilde “ i libri sono scritti bene o sono scritti male”. E ci pare che Relazione di sangue appartenga decisamente alla seconda categoria.

19 aprile 2010

Un solo errore


Tom Cain
Traduzione di Velia Februari
Nord
2009


Marzo 1993. Un aereo sta sorvolando l’Alaska quando prende fuoco e precipita. Unico superstite Waylon Mc Cabe, un petroliere milionario invischiato in sporchi traffici. L’aereo è stato sabotato da Samuel Carver, un ex agente operativo delle forze speciali inglesi, che attualmente di lavoro fa il killer su commissione. Carver ha una sua morale: uccide solo esseri ignobili che la legge non può punire e lo fa in modo che l’esecuzione sembri un banale incidente. Egli non sa che il suo obiettivo è riuscito a sopravvivere. Cinque anni dopo, il Capo di stato maggiore dell’esercito russo rivela che esistono, disseminati in tutto il Globo, un centinaio di ordigni nucleari portatili e che il governo del proprio paese non conosce l’esatta ubicazione di tali ordigni. Intano c’è già chi li sta cercando per creare un olocausto nucleare. Un uomo che solo Carver può fermare, uno dei pochi che è riuscito a salvarsi dai suoi sabotaggi. Ma Samuel Carver è inchiodato su un letto di ospedale, distrutto fisicamente e mentalmente…
Tom Cain è un giornalista inglese giunto alla seconda fatica letteraria, dopo Il giorno dell’incidente, in cui Samuel Carver si trovava a Parigi nell’agosto del 1997, il giorno in cui morì Lady Diana. Un solo errore vede protagonista lo stesso Carver il quale, dopo aver commesso una serie di crimini nel primo romanzo, cerca riscatto nel secondo. La peculiarità fondamentale dei romanzi di Cain consiste nel far muovere i propri personaggi in un contesto storico ben definito e reale, con una profonda accuratezza nel descrivere ambientazioni, personaggi e le circostanze, come nei migliori romanzi di Michael Chricton e Ian Fleming, il creatore di James Bond. Nella rappresentazione di Samuel Carver il richiamo più immediato sembra essere il Jack Racher di Lee Child, che ha ispirato Cain - come egli stesso ha confessato - nel creare un antieroe che si muove al limite della legalità e, malgrado tutto, riesce ad attirare le simpatie del lettore. Il risultato è quindi un romanzo piacevole, adrenalinico al punto giusto, con una serie di personaggi secondari ben assortiti. Thriller, azione, spionaggio si concentrano in queste pagine il cui neo è rappresentato dal finale. L’autore avrebbe potuto spendere qualche pagina in più per svilupparlo, invece, tradendo le aspettative e non creando alcun colpo di scena, genera una sensazione di mera incompiutezza, come se ad un bel puzzle mancasse un ultimo pezzettino per essere completato.

16 aprile 2010

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo

James Rollins
Traduzione di Valentina Ballardini e Marcella Bongiovanni
Nord
2008
TEA
2009

1956. Il professor Henry “Indiana”Jones Jr. si trova nello Yucatan insieme al suo amico e compagno d’avventure George McHale, quando viene rapito e narcotizzato da un commando di soldati russi guidato dal colonnello Irina Spalko. Destinazione deserto del Nevada, dove all’interno di una base segreta americana è custodita una cassa che contiene un essere apparentemente extraterrestre, scoperto dieci anni prima dallo stesso Jones. I sovietici vogliono che Indy li aiuti a trovare la cassa. Siamo nel pieno della Guerra Fredda. L’archeologo riesce a fuggire, ma s’imbatte in una finta città che viene utilizzata per degli esperimenti nucleari. Proprio in quel momento esplode una bomba atomica ed Indiana Jones riesce miracolosamente a salvarsi, infilandosi in un frigorifero. Ritrovatosi in una base americana, una volta decontaminato dalle radiazioni, Jones viene accusato di essere una spia comunista e viene messo in aspettativa dall’università in cui insegna. Decide allora di lasciare gli Stati Uniti e recarsi a Londra, ma mentre sta per partire il giovane Mutt Williams gli chiede aiuto: la madre è stata rapita mentre s’interessava alla scomparsa del professor Oxley, il quale ha lasciato una lettera indecifrabile che solo Indiana può comprendere. Una lettera che porta a Nazca, in Perù, verso il Teschio di Cristallo di Akator, un antico manufatto oggetto di paura e venerazione, che anche i russi stanno cercando…
Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è la trasposizione letteraria dell’omonima pellicola uscita nelle sale nel maggio 2008 dopo un’attesa di diciannove anni, quarto appuntamento della saga creata da George Lucas e diretta da Steven Spielberg. Quando i due cineasti per la prima volta hanno deciso di chiedere a uno scrittore di scrivere un romanzo che vedesse protagonista l’archeologo interpretato da Harrison Ford, hanno scelto l’autore di bestseller action James Rollins, il quale ha garibaldinamente risposto “Obbedisco!”. Rollins è un ex veterinario che ad un certo punto della sua vita ha deciso di mollare tutto e dedicarsi alle sue vere passioni: la speleologia, le immersioni subacquee e la scrittura. La scelta non poteva essere più azzeccata. Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo non è una semplice novelization della sceneggiatura, ma un vero e proprio romanzo autonomo che amplia e approfondisce la trama del film grazie alle doti narrative dello scrittore di Chicago, maestro del thriller avventuroso, che ha avuto mano libera nel giocare sulla stessa trama. Solitamente si è abituati ad aspettare la trasposizione cinematografica di un libro, ma questa curiosa operazione inversa immerge il lettore nel mondo di Indiana Jones: templi abbandonati che crollano sempre sul più bello, richiami storico-archeologici, colpi di scena e, soprattutto, fiumi d’avventura. Non dimenticate il cappello di feltro marrone e la frusta, prima di partire.

08 aprile 2010

Newton Forster


Frederick Marryat
Traduzione di Giovanni Giri
Nutrimenti
2008

Diciottesimo secolo. Sulle coste del Cumberland, in Inghilterra, Edward Forster sta assistendo al naufragio di un vascello, quando un cane terranova porta a riva un fagotto che contiene una neonata, miracolosamente salvatasi dalle grinfie delle fredde acque del mar d’Irlanda. Sui vestiti bagnati della bambina sono incise le sue iniziali: JF. Qualche tempo dopo il giovane Newton Forster s’imbarca su una nave mercantile e ripesca dalle acque un baule che contiene gioielli e vestiti, alcuni dei quali sembrano appartenere ad una bambina che si chiama JF. Newton è figlio di Nicholas Forster, un uomo stralunato che dedica la sua vita all’ottica e fratello di Edward, di cui non ha notizie da oltre vent’anni. Con il passare del tempo Newton continua la sua carriera a bordo di un vascello ma un destino avverso lo costringe ad allontanarsi dalla famiglia perché arruolato forzatamente su una nave da guerra. Dopo alcuni mesi viene fatto prigioniero dai francesi e, dopo essere stato fortunosamente liberato, rimane vittima di un naufragio che mette a repentaglio la sua stessa vita…
Newton Forster venne pubblicato a puntate nel lontano 1832 sul “Metropolitan Magazine”, rivista culturale della quale Frederick Marryat era direttore. Lo scrittore, contemporaneo di Charles Dickens e suo amico, è ritenuto uno dei pionieri dei romanzi ambientati in mare, e ha dato vita a quel filone letterario che ci ha regalato capolavori come Moby Dick e Il vecchio e il mare. Si dedicò alla letteratura a partire dal 1830, dopo aver vissuto in prima persona le avventure che racconta: arruolatosi nella Marina britannica a soli quattordici anni, percorse tutti i gradi del cursus honorum fino a raggiungere il grado di capitano e ad assumere il comando di diverse navi. La sua particolare capacità nel salvare uomini in mare gli valse il soprannome di ‘Lifeboat’ e inventò una speciale scialuppa di salvataggio. Newton Forster viene riproposto dalla casa editrice Nutrimenti dopo decenni in cui era caduto nell’oblio ed è certamente un titolo che non può mancare nelle librerie degli appassionati del genere. Pagina dopo pagina si snoda una vicenda rocambolesca che porterà le sorti dei personaggi ad intrecciarsi tra di loro, con il costante zampino della Provvidenza, in un plot a forti tinte manzoniane. Lo stile narrativo risente dell’influenza ottocentesca, soprattutto quando l’autore si dilunga nei passaggi di raccordo con monologhi didattico–moralistici, lunghi flashback ed aneddoti autobiografici nei quali si rivolge direttamente al lettore. Questo atteggiamento in qualche modo appesantisce la narrazione, ma ci dà la consapevolezza di avere tra le mani un libro d’altri tempi. Un classico, appunto.