29 marzo 2011
Uomo del Rinascimento
Giuseppe Pagliara
Book
2010
Urbino. 12 giugno 1502. Mentre legge il De Catilinae Coniuratione di Cicerone, G. è preso da violenti spasmi: il suo inconscio lo avverte dell’incombente pericolo che sta per abbattersi sulla città. In effetti è dal 1498, anno in cui ha abbandonato il cardinalato, che Cesare Borgia, duca di Valentinois, medita di farsi spazio nel mondo politico della penisola acquistando uno stato, partendo dal centro Italia, per poi espandersi verso gli altri stati. La prima tappa del suo disegno prevede la presa della città di Urbino di Guidubaldo da Montefeltro, duca di Urbino, destinato a non lasciare eredi a causa della sua sterilità. Per questo il duca, dopo averne parlato con la moglie, Elisabetta Gonzaga, decide di ricorrere all’adozione di Francesco Maria Della Rovere. Ma Cesare Borgia, il Valentino, aiutato dal padre Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI, è deciso a compiere la sua impresa tramando nell’ombra. Intanto sta già adunando le truppe…
È impresa ardua affrontare un romanzo come Uomo del Rinascimento, seconda opera di Giuseppe Pagliara – docente di Lingua e Letteratura inglese – dopo Giallo Pompeiano. La lettura, infatti, si rivela impervia e dai ritmi blandi a causa delle mille sottotrame che si succedono sulla pagina e di un linguaggio prettamente classicheggiante che non si limita ai soli dialoghi ma viene esteso anche alle parti narrate. Sfilano, nell’arco di due settimane, personaggi storici come il duca di Urbino Guidubaldo da Montefeltro, il duca Valentino Cesare Borgia, Francesco Soderini, Giuliano de’ Medici, Niccolò Machiavelli. Proprio lo scrittore fiorentino – insieme a Il Cortegiano di Baldassar Castiglione – sembra rappresentare un saldo punto di riferimento per Pagliara, il quale si cala letteralmente nel Cinquecento e si fa spettatore di un periodo che ha mutato gli equilibri italiani, attraverso il personaggio fittizio di G, fictum caput proiettato nello svolgersi degli eventi e al contempo sdegnoso spettatore. Per questo Uomo del Rinascimento diventa cronaca puntuale di un periodo storico, anche grazie all’avallo delle fonti, e spunto allegorico per descrivere la brama di potere e il malcostume che avvolge l’universo della politica. Così tutte le azioni dei personaggi di questo romanzo-fiume sembrano muoversi nella comune direzione che lo scrittore ha voluto infondere – con un controllo linguistico notevole, seppur di non facile fruizione – all’intera costruzione narrativa: il dimostrare che in ogni epoca e in ogni dove gli interessi personali e la brama di potere soverchiano irrimediabilmente i diritti di ogni individuo.
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