05 aprile 2011

L'apocalisse secondo Marie


Patrick Graham
Traduzione di Marà Dompè
Nord
2009
TEA
2011

L’ultima indagine è stata devastante per Marie Parks, profiler dell’FBI e cacciatrice di serial e cross killer. È stata costretta a fare i conti con il suo passato e con l’individuo che da bambina l’ha rapita dopo aver ucciso i suoi genitori: Daddy. L’esperienza ha ulteriormente peggiorato la sua condizione mentale e accresciuto il suo disturbo borderline di personalità che la costringe ad essere, al contempo, l’agente Parks e Gardener, donna violenta e assetata di sangue. Nel frattempo, a New Orleans si sta scatenando un uragano e la Reverenda Madre Debbie Cole, una vecchietta all’estremo delle forze e braccata da mendicanti che le danno la caccia, riesce a trasmettere i suoi poteri ad una bambina nera di undici anni: Holly Amber Habscomb. Uno scienziato, Bugh Kassam, è riuscito a sintetizzare il DNA di un’antica mummia, creando un virus che provoca l’invecchiamento istantaneo e la successiva morte e che ucciderebbe il 99,8 per cento della popolazione. Holly rappresenta l’unica speranza per l’umanità. Ma cosa può fare da sola una bambina di undici anni con dei poteri che non conosce? Per questo, per salvare l’intera umanità, ha bisogno di Marie…
Sembra che negli ultimi anni si sia creato uno smodato interesse nei confronti di scenari apocalittici che disegnano un’umanità in pericolo a causa di virus letali e devastanti. Pellicole come “Rec”, “Doomsday”, “Io sono leggenda”, sono l’esempio lampante di come l’umanità non abbia più paura di vampiri e lupi mannari ma di malattie e flagelli che ne causerebbero l’estinzione. In questo filone si pone L’apocalisse secondo Marie, secondo romanzo dello scrittore francese, naturalizzato statunitense, Patrick Graham, dopo l’ottima prova de Il vangelo secondo Satana, che gli è valso la vittoria del premio “Prix Maison de la Presse”. Un calderone di generi nel quale si fondono thriller, visioni catastrofiche, paranormale, spionaggio, archeologia e fantasy e che non offre punti di vista temporali determinati come si trovano, ad esempio, nei romanzi di Glenn Cooper. Il risultato è un romanzo che offre un plot non sempre omogeneo e personaggi inverosimili, come la stessa Marie, in grado di sgominare da sola un’intera squadra dell’FBI. Se nelle prime pagine si ha l’impressione di leggere un thriller ben costruito sul dialogo tra la protagonista e il suo psichiatra, successivamente il ritmo rallenta e compie una brusca virata su mondi fantastici dominati da elfi e guardiani dei fiumi. Restano le immagini che Graham ha saputo sapientemente costruire per disegnare lo scenario apocalittico. Resta la forza di alcune scene, come quella della donna che partorisce un bambino già vecchio. Resta il monito ad un’umanità condannata all’estinzione. Ma resta anche l’impressione di essere davanti a roba già vista.

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