27 aprile 2011

Spy


Ted Bell
Traduzione di Stefano Bortolussi
TEA
2010

Bacino amazzonico. Alex Hawke è riuscito miracolosamente a fuggire dal campo di prigionia in cui era stato rinchiuso dopo che il che la sua barca – uno yawl di legno dallo scafo nero, il Pura Vida – era stata assaltata da un gruppo di terroristi capeggiati da Muhammad Top, un folle estremista islamico che sta organizzando ed addestrando, in Brasile, un esercito efficientissimo. Intanto a Prairie, nei pressi del confine tra il Messico e il Texas, lo sceriffo Franklin Dixon è alle prese con la scomparsa di cinque ragazze e con una gang di strada armata fino ai denti e finanziata da un’organizzazione internazionale, quella di Muhammad Top, intenzionato a scatenare una guerra tra i paesi del Sudamerica e gli stati Uniti e sferrare l’ultimo attacco all’Occidente. Ma Alex Hawke, discendente di Blackhawke – nobile inglese e pirata leggendario – e agente dell’M-16 è pronto ad entrare in azione, coadiuvato dall’ispettore Ambrose Congreve di Scotland Yard e il gigantesco Stokely Jones: c’è la pace mondiale da salvare…
Spy è il quarto romanzo della serie che vede protagonista Alex Hawke, personaggio nato dalla penna di Ted Bell, scrittore americano che è stato presidente della Leo Burnett Company e direttore creativo della Young & Rubicam, una delle agenzie pubblicitarie più importanti del mondo. Azione e suspense abbondano in Spy, in cui capitoli veloci e serrati diventano contenitore di un viaggio che va dalla giungla primitiva del Brasile – con ambientazioni che ricordano il fumetto bonelliano Mister No – al confine tra Messico e Stati Uniti, da sempre crocevia di frontalieri che cercano fortuna nell’America ricca e di narcotrafficanti spietati. Il tema è comune ai romanzi di avventura e spionaggio degli ultimi tempi: il solito estremista islamico che vuole abbattere l’Occidente e spargere sangue tra gli infedeli. Ma la bravura di Bell sta nel tessere una trama che attira continuamente e rapidamente il lettore, il cui orizzonte di attesa viene spezzato attraverso colpi di scena sparsi nell’intero plot. Originale appare la costruzione del protagonista Alex Hawke, agente segreto milionario discendente del pirata Blackhawke e paladino della pace nel mondo, alle prese con una storia d’amore tormentata con il segretario di Stato americano, Consuelo de los Reyes. "Ted Bell è il nuovo Clive Cussler e Alex Hawke il nuovo James Bond", ha affermato lo scrittore James Patterson, il quale ha saputo racchiudere, in poche parole, le caratteristiche fondamentali dei romanzi di Bell, mix puro di spionaggio e azione. Romanzi che gli affezionati di Clive Cussler, Wilbur Smith e James Rollins, assetati di avventure e di viaggi negli angoli sperduti del globo, non possono lasciarsi sfuggire.

11 aprile 2011

Il marchio di Caino


Tom Knox
Traduzione di Stefano Mogni
Longanesi
2010

Londra. Simon Quinn è un giornalista freelance di cronaca nera e sta indagando su una serie di efferati omicidi: alcuni anziani vengono brutalmente torturati e uccisi. Omicidi che apparentemente non hanno elementi comuni, tranne il fatto che tutte le vittime sono benestanti. Phoenix. L’avvocato David Martinez è partito da Londra perché suo nonno sta morendo in un ospizio. Sergio Martinez è il suo unico parente perché i genitori di David sono morti quindici anni prima in un incidente in un paesino dei Pirenei. Prima di morire l’anziano lascia una mappa al nipote, dicendogli che, per scoprire le sue origini, deve recarsi a Bilbao e da lì a Lesaka, dove dovrà trovare un certo José Garovillo. Dopo la morte di Sergio, David scopre che il nonno – che credeva povero – gli ha lasciato un’eredità di due milioni di dollari. Giunto nel paese basco David incappa in un bar dove conosce Amy, un’insegnante di lingua inglese, e Miguel, un violento terrorista dell’ETA, l’organizzazione terroristica che lotta per l’indipendenza basca. Qui David inizia ad indagare, venendo a conoscenza di segreti che affondano nelle radici nel periodo nazista e nelle persecuzioni dei Cagot, un popolo di paria che nel Medioevo era diffuso su entrambi i lati dei Pirenei e che la superstizione popolare vedeva come oggetto di disprezzo e orrore. Segreti che accomunano gli omicidi sui quali indaga Simon Quinn. Segreti che non devono essere scoperti. Segreti che aiuterebbero David a conoscere le sue origini. Ma deve stare attento, perché Miguel è già sulle sue tracce, pronto ad ucciderlo…
Intricato e intrigante Il marchio di Caino, secondo romanzo – dopo Il segreto della Genesi – di Tom Knox, pseudonimo del giornalista e scrittore inglese Sean Thomas. Mistero, storia e azione si alternano in un plot mozzafiato ed elaborato ad arte per non concedere tregua al lettore. Scene violente e tesissime; una carrellata di personaggi cuciti addosso ad un’ambientazione che si sposta dalla Gran Bretagna alla Guascogna, dalla Spagna basca alla Namibia; ricostruzioni storiche, basate a detta dell’autore su fonti autentiche, che ripercorrono gli studi genetici sulla razza e sull’ereditarietà di Eugen Fischer, lo scienziato tedesco che studiò i Baster della Namibia e, successivamente, fu al servizio di Hitler. E poi la storia dei Cagot: un popolo di cui pochissimi conoscono le vicende. Un popolo che ha subìto violente persecuzioni fino alla quasi completa estinzione. Un popolo che diventa emblema di tutte le minoranze che nello scorrere della storia sono state vittime dell’ignoranza e della superstizione dell’uomo. Un popolo che porta sulla sua pelle un emblema maledetto, il simbolo della Bestia, dell’infamia, della vergogna. E un marchio, quello di Caino.

07 aprile 2011

La gabbia dei matti


Luca Rinarelli
Agenzia X
2011

Torino. 7 luglio 2010. Giuseppe “Jack” Bonetti è sconvolto perché la cooperativa di recupero presso la quale è in cura sta per chiudere a causa dei tagli dei fondi della Regione. Quella struttura è l’unico luogo che lo fa sentire a casa e lo sta aiutando ad uscire dal tunnel della depressione. Jack cammina nella notte; urla. Per questo viene fermato da una pattuglia della polizia e portato in commissariato per schiamazzi notturni. Ma qui qualcosa va storto, e Jack muore. Le indagini interne e l’autopsia escludono qualsiasi responsabilità da parte degli agenti: Jack è caduto dalle scale mentre tentava di scappare. Una versione che non convince Marco,operatore della cooperativa e diretto responsabile del recupero di Jack. Vuole conoscere la verità e sa che c’è un solo modo: rapire il vicequestore Cagnazzo, sequestrarlo in una fabbrica dismessa e costringerlo a confessare i nomi dei diretti responsabili dell’omicidio di Jack. Sembra un’ impresa folle e Marco coinvolge Pietro, Cimu e Cesco – tre ragazzi inseriti nel programma di convivenza guidata assieme a Jack – Daniela, una collega salentina della quale si sta innamorando e l’ex legionario Franco Borghi. Gli interrogatori verranno filmati e pubblicati su YouTube, in modo da sollevare l’interesse dell’opinione pubblica e far sì che Jack abbia giustizia e che la sua storia non cada nel dimenticatoio…
Lo avevamo lasciato alle prese con il killer tedesco Werner Harteinstein - protagonista di In perfetto orario - e lo ritroviamo alle prese con un romanzo che attinge a piene mani dai recenti casi di cronaca come la morte di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi: lui è lo scrittore torinese Luca Rinarelli e La gabbia dei matti inaugura, insieme al romanzo di Paola Bottero ‘Ndranghetown, la nuova collana di Agenzia X, diretta dallo scrittore Matteo Di Giulio, “Inchiostro rosso – noir di rivolta”. Alla base della collana vi è un concetto di giustizia ribaltato rispetto al canone del noir: qui non c’è nessun poliziotto atto a ristabilire il corso degli eventi. Qui l’unica giustizia a farla da padrona è quella sociale, troppo spesso ridotta al silenzio dalle stanze del potere. È questo l’assunto de La gabbia dei matti, nel quale i protagonisti sono mossi dal dolore e dall’esasperazione di aver perso ingiustamente un amico. Ma non solo. Ciò che è al centro della vicenda è la sete di far sapere attraverso uno strumento come il web, unico grimaldello per scardinare le porte della democrazia. Questo Rinarelli ce lo racconta attraverso una scrittura tesa e asciutta, in cui le parole trovano spazio in un periodo serrato, che non concede pause a scapito, rispetto al suo primo lavoro, della descrizione per immagini che relega, questa volta, la città di Torino al ruolo di mera spettatrice dei fatti. Molto azzeccata appare la costruzione dei personaggi, tutti preda delle loro debolezze - e al contempo vittime dello svolgimento degli eventi che li porterà a compiere delle scelte estreme e a varcare quella soglia, a volte sottile, tra il bene e il male - e dei fitti dialoghi che si susseguono nel romanzo, infondendogli, a volte, una struttura quasi teatrale. Una curiosità: l’inquietante copertina è opera del disegnatore Maurizio Rosenzweig, il quale dà il particolare risalto iconico al filo rosso dell’intero romanzo: il lato oscuro dell’individuo, sempre pronto ad uscir fuori dalla propria gabbia…

05 aprile 2011

Nelle nebbie del Gambero d'Oro


Gianna Baltaro
Angolo Manzoni
2010

Torino, novembre 1933, pieno periodo fascista. Una diciassettenne, Marina Grossi, viene trovata morta nella cantina del suo palazzo, in via San Tommaso, nella Contrada del Gambero d’Oro, un quadrilatero delimitato da via XX Settembre, via San Francesco d’Assisi, via Pietro Micca e via Garibaldi. Sul luogo del delitto si trova Andrea Martini – ex commissario della Squadra Mobile che ha lasciato la polizia e si è trasferito nelle Langhe albesi per produrre vino – giunto a Torino per un congresso enologico, ospite della sorella. Quando incontra il commissario Vincenzo Piperno – l’attuale dirigente della Mobile – Martini gli chiede di partecipare alle indagini, in fondo non è la prima volta che aiuta la polizia e lui fa parte del quartiere... Gli interrogatori degli abitanti del palazzo non portano a nulla, fino quando uno di questi, il colonnello Dughera, un militare in pensione, viene avvelenato. Pare che sapesse qualcosa riguardo all’omicidio…
Nelle nebbie del Gambero d’Oro è la prima indagine del commissario Andrea Martini, personaggio nato dalla penna di Gianna Baltaro – scrittrice di romanzi polizieschi e giornalista di cronaca nera, scomparsa nel 2008 e definita “la Signora in giallo sotto la Mole” – e protagonista di una serie di diciotto romanzi. Siamo nel 1933, a Torino, città in cui risuonano le note di “Parlami d’amore Mariù” mentre i programmi musicali vengono trasmessi dall’EIAR. Siamo nel vivo del ventennio fascista, quando il codice Rocco aveva introdotto la pena di morte ed esisteva la tassa sul celibato; quando ai funerali venivano chiamate a partecipare, sotto compenso, delle giovani orfanelle, le ‘verdoline’, e la donna veniva ritenuta una poco di buono se non si sposava giovane o se fumava. Per questo Nelle nebbie del Gambero d’Oro diventa occasione per guardare con la lente d’ingrandimento un periodo non molto lontano, vissuto dai nostri stessi nonni e ci offre lo spaccato di una città fatta di botteghe e di caffè, di Monti di pietà e di gente che lotta dignitosamente per sopravvivere, mentre il regime, perseguendo il suo programma di grandi opere pubbliche, ha inaugurato il primo tratto della via Roma con i suoi pavimenti e portici di marmo. In questo scenario storico si colloca l’indagine di Martini e Piperno, tra deduzione e pranzi a base di salame crudo e buon vino mentre l’immancabile nebbia e la pioggia rendono il tutto più malinconico e, al contempo, magico. Una curiosità editoriale: Nelle nebbie del Gambero d’Oro è stato scritto nel 1994, stampato nel 2004 e ristampato nel 2010 in formato ‘Grandi caratteri – Corpo 16’ su carta avoriata, per soddisfare, come è scritto in quarta di copertina, il piacere di leggere senza fatica. Esperienza da provare.

L'apocalisse secondo Marie


Patrick Graham
Traduzione di Marà Dompè
Nord
2009
TEA
2011

L’ultima indagine è stata devastante per Marie Parks, profiler dell’FBI e cacciatrice di serial e cross killer. È stata costretta a fare i conti con il suo passato e con l’individuo che da bambina l’ha rapita dopo aver ucciso i suoi genitori: Daddy. L’esperienza ha ulteriormente peggiorato la sua condizione mentale e accresciuto il suo disturbo borderline di personalità che la costringe ad essere, al contempo, l’agente Parks e Gardener, donna violenta e assetata di sangue. Nel frattempo, a New Orleans si sta scatenando un uragano e la Reverenda Madre Debbie Cole, una vecchietta all’estremo delle forze e braccata da mendicanti che le danno la caccia, riesce a trasmettere i suoi poteri ad una bambina nera di undici anni: Holly Amber Habscomb. Uno scienziato, Bugh Kassam, è riuscito a sintetizzare il DNA di un’antica mummia, creando un virus che provoca l’invecchiamento istantaneo e la successiva morte e che ucciderebbe il 99,8 per cento della popolazione. Holly rappresenta l’unica speranza per l’umanità. Ma cosa può fare da sola una bambina di undici anni con dei poteri che non conosce? Per questo, per salvare l’intera umanità, ha bisogno di Marie…
Sembra che negli ultimi anni si sia creato uno smodato interesse nei confronti di scenari apocalittici che disegnano un’umanità in pericolo a causa di virus letali e devastanti. Pellicole come “Rec”, “Doomsday”, “Io sono leggenda”, sono l’esempio lampante di come l’umanità non abbia più paura di vampiri e lupi mannari ma di malattie e flagelli che ne causerebbero l’estinzione. In questo filone si pone L’apocalisse secondo Marie, secondo romanzo dello scrittore francese, naturalizzato statunitense, Patrick Graham, dopo l’ottima prova de Il vangelo secondo Satana, che gli è valso la vittoria del premio “Prix Maison de la Presse”. Un calderone di generi nel quale si fondono thriller, visioni catastrofiche, paranormale, spionaggio, archeologia e fantasy e che non offre punti di vista temporali determinati come si trovano, ad esempio, nei romanzi di Glenn Cooper. Il risultato è un romanzo che offre un plot non sempre omogeneo e personaggi inverosimili, come la stessa Marie, in grado di sgominare da sola un’intera squadra dell’FBI. Se nelle prime pagine si ha l’impressione di leggere un thriller ben costruito sul dialogo tra la protagonista e il suo psichiatra, successivamente il ritmo rallenta e compie una brusca virata su mondi fantastici dominati da elfi e guardiani dei fiumi. Restano le immagini che Graham ha saputo sapientemente costruire per disegnare lo scenario apocalittico. Resta la forza di alcune scene, come quella della donna che partorisce un bambino già vecchio. Resta il monito ad un’umanità condannata all’estinzione. Ma resta anche l’impressione di essere davanti a roba già vista.