<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161</id><updated>2011-10-10T14:46:17.477+02:00</updated><title type='text'>Lo sguardo di Arsenio</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>115</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8557607778919866890</id><published>2011-06-09T00:18:00.000+02:00</published><updated>2011-06-09T00:18:19.541+02:00</updated><title type='text'>Pioggia sporca</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-MCNfh6uVOes/Te_0wM9puaI/AAAAAAAAASo/ks3WbwFKO9c/s1600/Pioggia%2Bsporca.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="150" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-MCNfh6uVOes/Te_0wM9puaI/AAAAAAAAASo/ks3WbwFKO9c/s320/Pioggia%2Bsporca.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Fabrizio Casa&lt;br /&gt;Sinnos&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ponte Rubro. È una serata piovosa quella in cui un gruppo di giovani decide di compiere un raid in un campo nomadi. Tra questi vi è Fabio Giusti, diciassette anni, giovane promessa del pugilato, un peso mosca: per questo viene appunto chiamato Mosca. Pochi minuti e l’incursione al campo è compiuta. I ragazzi stanno per fare ritorno alle loro auto, quando da una roulotte in fiamme esce una ragazza che brandisce un bastone. Mosca è ammutolito, ammaliato dalla bellezza esotica della giovane, per questo rimane immobile quando viene colpito con violenza al braccio destro, prima di fuggire. La ragazza che ha quasi compromesso la carriera pugilistica di Mosca è Myra Novak, una sinti di sedici anni, discendente da una famiglia di giostrai che, alla vigilia della seconda guerra mondiale, ha girovagato per l’Europa in cerca di salvezza per giungere in Sardegna, prima, e a Ponte Rubro - il ‘Rubronx’ -  poi. Da poco Myra ha scoperto un casale abbandonato all’interno del quale ha trovato la foto di suo nonno, scomparso nel 1943: una storia di cui la sua famiglia non ha mai voluto parlare. Nel frattempo, ad indagare sull’aggressione al campo nomadi è il sovrintendente Salvatore Mitraglia, il quale si trova catapultato in una vicenda che affonda le radici nella seconda guerra mondiale, e scopre un segreto che accomuna Myra e Mosca…&lt;br /&gt;Una ragazzata che per poco non si trasforma in uno dei tanti, tristi episodi di cronaca; la rivisitazione di un episodio storico poco noto; un’indagine locale che svela i retroscena di un fatto accaduto decenni prima e gettato nel dimenticatoio della storia: sono questi gli ingredienti che compongono il plot di &lt;i&gt;Pioggia sporca&lt;/i&gt;, terzo romanzo di Fabrizio Casa, autore di trasmissioni tv, ideatore di giochi da tavolo, divulgatore e scrittore per ragazzi. Siamo a Ponte Rubro, luogo di fantasia che incarna la fisionomia di ogni luogo di periferia, dove la paura per il diverso si trasforma spesso in gesti di violenza dettati dall’ignoranza. È qui che s’intrecciano le vicende di Mosca, Myra e il sovrintendente Mitraglia: storie e destini che trovano una strada comune, nonostante la distanza sociale e culturale e i pregiudizi verso qualcosa che non si conosce davvero. È il passato che soprattutto costituisce il punto di contatto massimo tra i mondi di Myra e Mosca, attorno alla personalità di Lauro De Bosis, colui che si oppose fermamente al regime fascista e il 3 ottobre del 1931, partendo dalla Francia a bordo di un piccolo aereo da turismo, arrivò sui cieli di Roma, capitale dell’“impero”, e lanciò migliaia di volantini ostili alla dittatura, emulando l’impresa di D’Annunzio del 1918. Nelle pagine di Pioggia sporca Fabrizio Casa ha voluto prolungare la vita di De Bosis fino al 1943, rendendolo protagonista di una vicenda la cui eco giunge sino ai giorni nostri, in un romanzo che assume a tratti le caratteristiche di un romanzo di formazione in cui l’eroismo si nutre di piccoli e grandi gesti. Con due costanti: una musica costante e policroma che accompagna i protagonisti sin dalle prime pagine, e un’incessante pioggia che diventa simbolo di liberazione e catarsi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8557607778919866890?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8557607778919866890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8557607778919866890' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8557607778919866890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8557607778919866890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/06/pioggia-sporca.html' title='Pioggia sporca'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-MCNfh6uVOes/Te_0wM9puaI/AAAAAAAAASo/ks3WbwFKO9c/s72-c/Pioggia%2Bsporca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8890944840515345195</id><published>2011-06-09T00:15:00.000+02:00</published><updated>2011-06-09T00:15:58.614+02:00</updated><title type='text'>Il superstite</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-NkfOnPISLyc/Te_0W4wNDzI/AAAAAAAAASg/axt0XDdFnb8/s1600/Il%2Bsuperstite.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="150" width="100" src="http://2.bp.blogspot.com/-NkfOnPISLyc/Te_0W4wNDzI/AAAAAAAAASg/axt0XDdFnb8/s320/Il%2Bsuperstite.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Wulf Dorn&lt;br /&gt;Traduzione di Alessandra Petrelli&lt;br /&gt;Corbaccio&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 12 gennaio 1985. È una fredda notte d’inverno quando  il dottor Bernhard Forstner perde il controllo della sua macchina e si schianta contro un albero a causa dell’alta velocità e della strada ghiacciata. La sua è stata una corsa folle verso il luogo dell’appuntamento con l’uomo che poche ore prima ha rapito suo figlio Sven, di soli sei anni, mentre era fuori con suo fratello maggiore Jan. L’impatto è stato tremendo. Bernhard vive gli ultimi istanti della sua agonia conscio che la sorte di Sven è legata alla sua. E lui sta per morire… Ventitre anni dopo Jan Forstner, figlio di Bernhard e fratello di Sven, fa ritorno a Fahlenberg, la città della sua infanzia e delle sue tragedie familiari. È stato chiamato dal professor Raimund Fleischer per lavorare nell’ospedale psichiatrico della città, quello in cui lavorava anche suo padre, la Waldklinik. Jan è uno psichiatra e la sua carriera si è interrotta quando ha picchiato a sangue Laszinski: un suo paziente. Un assassino pedofilo. Come quello che probabilmente ha rapito suo fratello Sven, verso il quale Jan prova un grande senso di colpa e del quale gli resta solo una voce su un registratore, le sue ultime parole pronunciate quella tragica notte: "Quando torniamo a casa?”. Il lavoro alla Wildklinik rappresenta per Jan la possibilità di tornare a vivere e scacciare definitivamente i suoi demoni. Ma nel frattempo un’ ex paziente della clinica si suicida in circostanze misteriose e Jan si ritrova coinvolto in un’indagine oscura che affonda le radici nel suo passato e nei suoi incubi… &lt;br /&gt;Dopo &lt;i&gt;La psichiatra&lt;/i&gt;, vero e proprio caso editoriale del 2010 con oltre centomila copie vendute e sei edizioni in quattro mesi, lo scrittore tedesco Wulf Dorn – che ha lavorato per anni come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici – riapre una finestra sulla psiche umana e le sue deformazioni con il thriller psicologico &lt;i&gt;Il superstite&lt;/i&gt;. È il passato che viene messo in risalto dallo scrittore. Quel passato che logora l’animo umano e costituisce un fardello doloroso e smisurato. È quello che accade a Jan, il quale porta per anni il peso della morte del fratello, evento che sconvolge totalmente la propria vita e che crea un effetto domino che investe diversi cittadini di Fahlenberg, città inventata da Wulf Dorn per accogliere i deliri narrativi della sua psiche e tratteggiare una vicenda dai contorni oscuri e inquietanti, in cui la suspense domina fino alle ultime pagine e il confine tra lucidità e follia, verità e finzione, vita e morte rimane costantemente in sospeso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8890944840515345195?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8890944840515345195/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8890944840515345195' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8890944840515345195'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8890944840515345195'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/06/il-superstite.html' title='Il superstite'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-NkfOnPISLyc/Te_0W4wNDzI/AAAAAAAAASg/axt0XDdFnb8/s72-c/Il%2Bsuperstite.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7600683132670667158</id><published>2011-06-09T00:12:00.001+02:00</published><updated>2011-06-09T00:13:07.689+02:00</updated><title type='text'>L'adepto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-4Xmj04fekVI/Te_ziD7xrjI/AAAAAAAAASQ/X1e_mYVqHr4/s1600/L%25E2%2580%2599adepto.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="149" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-4Xmj04fekVI/Te_ziD7xrjI/AAAAAAAAASQ/X1e_mYVqHr4/s320/L%25E2%2580%2599adepto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Massimo Lugli&lt;br /&gt;Newton &amp; Compton&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati venticinque anni da quando Marco Corvino ha risolto il caso del Carezzevole, mettendo a repentaglio la propria vita. A quei tempi era un volontario che muoveva i primi passi nella cronaca nera. Ora è un giornalista navigato, un veterano alle prese con l’avvento del nuovo giornalismo e con caporedattori leccaculo che pretendono di insegnargli il mestiere. È proprio uno di questi a incaricare Marco di far luce su un episodio di cronaca: il 2 novembre, giorno dei morti, nei pressi di un cimitero sono stati trovati un gatto nero decapitato, tre candele votive, un bastone d’incenso consumato e una scritta su un foglietto macchiato di sangue. Un rito satanico che fa sempre notizia. Per questo Marco inizia un’inchiesta nel sottobosco urbano, nei meandri del mondo dell’occulto che si nutre di santoni, esorcisti, maghi, sensitivi, Voodoo, Candomblé e Santeria. Un universo che Corvino guarda con scetticismo, fino a quando viene ritrovato il cadavere martoriato di un neonato nei pressi di una chiesa sconsacrata: un altro rito satanico.  Sembra che, dopo venticinque anni, l’orrore si sia insinuato nuovamente nella vita di Marco Corvino, il quale si ritrova travolto da una serie di eventi inspiegabili che rischiano di rovinare definitivamente tutto ciò che fa parte della sua esistenza…&lt;br /&gt;Il male si declina in varie forme. Lo sa Massimo Lugli – inviato storico di cronaca nera e finalista al Premio Strega del 2009 – e lo sa Marco Corvino, protagonista de &lt;i&gt;Il carezzevole&lt;/i&gt; e del suo sequel, &lt;i&gt;L’adepto&lt;/i&gt;. Se nel romanzo precedente era stato descritto il male puramente fisico, qui le cose cambiano e assumono un punto di vista completamente diverso. È un male mimetico, spirituale, infido, quello che Marco Corvino si trova a dover fronteggiare. Un nemico certamente più forte, contro il quale non esiste alcuna arma. E tra messe nere, incubi, riti voodoo e sedute spiritiche, Massimo Lugli ci apre le porte del suo concetto di male, quello che è alla portata di tutti e si nasconde nelle persone che incontriamo nella quotidianità, perché, come afferma il colonnello Zanfreddi, un personaggio del romanzo, “il male, spesso, è di una banalità sconvolgente”. Ma &lt;i&gt;L’adepto&lt;/i&gt; non è solo questo. È anche il resoconto di oltre trent’anni di giornalismo vissuto in trincea, sulla strada. Un giornalismo che ha subito mutamenti strutturali che ne hanno minato la stessa essenza. Non manca, inoltre, l’ormai consueta incursione nel cosmo delle arti marziali, che vede Marco Corvino immerso nelle pratiche del Tai Ki Kung – dopo un passato da karateka – di cui lo stesso l’autore è maestro. Il vero punto di forza della scrittura di Massimo Lugli sta nelle descrizioni  enfatiche degli stati d’animo, che avvolgono il lettore in una nube d’inquietudine e terrore, in un percorso iniziatico che viene vissuto in prima persona e raccontato con uno stile che non concede cadute di tensione e non si abbandona mai alla banalità. Il tutto condito da un sottile filo d’ironia che è diventato ormai un marchio di fabbrica di Massimo Lugli e fa de &lt;i&gt;L’adepto&lt;/i&gt; un romanzo assolutamente imperdibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7600683132670667158?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7600683132670667158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7600683132670667158' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7600683132670667158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7600683132670667158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/06/ladeptom.html' title='L&apos;adepto'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-4Xmj04fekVI/Te_ziD7xrjI/AAAAAAAAASQ/X1e_mYVqHr4/s72-c/L%25E2%2580%2599adepto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1619256036180702990</id><published>2011-06-09T00:10:00.000+02:00</published><updated>2011-06-09T00:10:31.902+02:00</updated><title type='text'>La cacciata dei musulmani dall'Europa</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-qlAp7Lt7Zag/Te_zDlfbpnI/AAAAAAAAASI/zBm92rfJdGs/s1600/La%2Bcacciata%2Bdei%2Bmusulmani%2Bdall%25E2%2580%2599Europa.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="146" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-qlAp7Lt7Zag/Te_zDlfbpnI/AAAAAAAAASI/zBm92rfJdGs/s320/La%2Bcacciata%2Bdei%2Bmusulmani%2Bdall%25E2%2580%2599Europa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Lucio Lami&lt;br /&gt;Mursia &lt;br /&gt;2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Estate del 1683. Decine di migliaia di turchi assediano Vienna e interminabili carovane di musulmani risalgono dai Dardanelli in direzione della città di Leopoldo. I giannizzeri di Maometto IV, agli ordini del Gran Visir Kara Mustafà, e gli alleati del sultano, i magiari e i temibili slavi, stanno tentando di sferrare l’attacco decisivo al già traballante Sacro Romano Impero, per tornare in Spagna, persa definitivamente nel 1492 quando Ferdinando e Isabella, “Los Reyes Católicos”, cacciarono dalla penisola iberica l’ultimo governante musulmano. L’Europa e la Cristianità sono in pericolo, quindi, per questo papa Innocenzo XI sta facendo di tutto per fermare l’orda musulmana, anche svenare le casse della Chiesa per formare eserciti cristiani. Come se non bastasse, Luigi XIV, il Re Sole, nel perseguire la sua politica espansionistica, non solo non interviene in difesa di Vienna, ma finanzia i Turchi affinché la assedino.&lt;br /&gt;In questo scenario vive il principe Eugenio di Savoia, designato dalla nascita alla carriera ecclesiastica a causa della sua salute cagionevole e vissuto alla corte del Re Sole. Ma Eugenio vuole decidere da solo il suo destino, per questo parte alla volta di Vienna per arruolarsi nell’esercito e mettere a disposizione il suo genio militare, grazie al quale riuscirà a liberare Vienna, conseguire vittorie incredibili, come quella di Patervaradino, Zenta e Belgrado, e giungere alle porte di Costantinopoli per dare vita all’ultima crociata della storia…&lt;br /&gt;Forse pochi conoscono i rapporti che da secoli intercorrono tra l’Europa e la Turchia e che i giannizzeri turchi arrivarono alle porte di Vienna per assediarla e abbattere il fulcro del Sacro Romano Impero. Il giornalista Lucio Lami, già redattore de “Il Giornale” di Indro Montanelli e vincitore di numerosi premi quali il Premio Hemingway e il Max David, ricostruisce le vicende che vanno dal 1683 al 1718, periodo che viene ricordato come “l’ultima crociata”, con  questo &lt;i&gt;La cacciata dei musulmani dall’Europa&lt;/i&gt;, saggio storico dal taglio narrativo che assume la fisionomia di un romanzo. La cronistoria di Lami è stata costruita attraverso l’analisi delle fonti storiche delle principale forze in campo, quelle vaticane e quelle turche, e offre uno spaccato che abbonda di personaggi non molto noti ma che hanno contribuito a costruire l’Europa attuale, primo tra tutti il principe Eugenio di Savoia, vero protagonista di una vicenda che ha visto una cristianità realmente in pericolo, fino al ribaltamento strategico- militare che ha condotto le truppe europee fino alle porte di Costantinopoli. Quella di Eugenio, infatti, è un’epopea che vede un uomo gracile destinato alla carriera ecclesiastica diventare condottiero capace di conquistare il rispetto dei soldati mettendosi alla testa delle truppe. In definitiva il saggio di Lucio Lami, aprendo una finestra su un periodo in cui l’Europa viveva profonde contraddizioni, offre spunti di riflessione sulla situazione attuale del continente e si inserisce nel dibattito sul rapporto che l’Occidente deve avere con la cultura islamica. Perché in fondo è guardando alla storia e alle sue radici che l’uomo impara a conoscere se stesso e la realtà che lo circonda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1619256036180702990?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1619256036180702990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1619256036180702990' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1619256036180702990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1619256036180702990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/06/la-cacciata-dei-musulmani-dalleuropa.html' title='La cacciata dei musulmani dall&apos;Europa'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-qlAp7Lt7Zag/Te_zDlfbpnI/AAAAAAAAASI/zBm92rfJdGs/s72-c/La%2Bcacciata%2Bdei%2Bmusulmani%2Bdall%25E2%2580%2599Europa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-4230294758290836552</id><published>2011-05-19T22:00:00.002+02:00</published><updated>2011-05-19T22:01:53.806+02:00</updated><title type='text'>La macchia del peccato</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-9o_fn236ytY/TdV2bIO7isI/AAAAAAAAAR8/bk-8Va_afTk/s1600/La%2Bmacchia%2Bdel%2Bpeccato.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="149" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-9o_fn236ytY/TdV2bIO7isI/AAAAAAAAAR8/bk-8Va_afTk/s320/La%2Bmacchia%2Bdel%2Bpeccato.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Franck Thilliez&lt;br /&gt;Traduzione di Monica Ferrari, Romina Tappa&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parigi. Son passati sei mesi da quando la vita del commissario di polizia criminale Franck Sharko è cambiata radicalmente. Sei mesi da quando sua moglie Suzanne è scomparsa semplicemente nel nulla. Nessun segnale, nessuna richiesta di riscatto. Nulla. Sei mesi in cui Franck è caduto vittima dei suoi incubi e si è rinchiuso nel suo personale travaglio esistenziale. Ma ora è tempo di reagire, riprendere in mano la propria vita e gettarsi nel lavoro, perché il cadavere di una donna è stato trovato in una villa di Fourcheret, un paesino vicino Parigi. Martine Prieur è stata torturata, mutilata, uccisa e disposta come una macabra opera d’arte: gli occhi le sono stati cavati dalle orbite e rimessi al loro posto in modo da orientare le iridi verso il cielo. Franck si getta a capofitto nelle indagini: ha bisogno di credere in qualcosa per andare avanti e resistere al desiderio di farla finita con la vita. Come se non bastasse il killer della Prieur gli ha mandato una mail in cui descrive i dettagli della sua opera: sembra che voglia dimostrare la sua superiorità.  Intanto il cadavere di un’altra donna  viene ritrovato da Sharko grazie alle indicazioni crittografate contenute nella mail. Il killer, l’Uomo senza volto, sta sfidando Franck; sta braccando lui e le persone che gli sono vicine. Nessuno è al sicuro e il commissario Sharko deve far ricorso al suo intuito e all’aiuto dei suoi collaboratori per fermare il massacro…&lt;br /&gt;Diversi aspetti del genere thriller convergono ne &lt;i&gt;La macchia del peccato&lt;/i&gt;, terzo romanzo dello scrittore Franck Thilliez pubblicato in Italia dopo La stanza dei morti – con cui ha vinto i premi Prix des lecteurs, Quai du polar 2006, e Prix SNCF du polar français 2007, e ha visto la trasposizione cinematografica diretta da Alfred Lot – e Foresta Nera.  Vi sono le tinte oscure e claustrofobiche del thriller psicologico, la violenza del thriller classico e le cruente immagini del medical thriller, elemento che denota la capacità dell’autore nel saper maneggiare i diversi generi e farli convergere in un puzzle narrativo che richiama i romanzi di Fred Vargas e pellicole di genere, come il violentissimo “Martyrs”, film del regista francese  Pascal Laugier. Proprio al “torture porn” sembrano rifarsi le immagini delle torture che l’autore descrive, in un vortice di brutalità che aumenta pagina dopo pagina. Ma c’è dell’altro: c’è la descrizione dell’ambiente sadomaso e l’incursione negli ormai famigerati snuff movies. Sebbene la lettura de La macchia del peccato si riveli avvincente e seducente, gli accorgimenti narrativi non eccellono in originalità e la costruzione dei personaggi non riesce a dare loro il giusto risalto. Infine l’autore avrebbe dovuto mimetizzare maggiormente l’identità dell’Uomo senza volto, perché se qualsiasi lettore attento fosse disposto a scommettere sulla sua identità dopo aver letto le prime sessanta pagine, sicuramente sarebbe contento di vincere la propria scommessa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-4230294758290836552?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/4230294758290836552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=4230294758290836552' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4230294758290836552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4230294758290836552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/05/la-macchia-del-peccatof.html' title='La macchia del peccato'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-9o_fn236ytY/TdV2bIO7isI/AAAAAAAAAR8/bk-8Va_afTk/s72-c/La%2Bmacchia%2Bdel%2Bpeccato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-4734853773381917520</id><published>2011-05-19T11:58:00.001+02:00</published><updated>2011-05-19T11:59:28.482+02:00</updated><title type='text'>Nel silenzio dell'aquila</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-IWMGF-DDg4I/TdTpgj-vH-I/AAAAAAAAAR0/CJH1VCaY7ts/s1600/Nel%2Bsilenzio%2Bdell%2527aquila.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="147" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-IWMGF-DDg4I/TdTpgj-vH-I/AAAAAAAAAR0/CJH1VCaY7ts/s320/Nel%2Bsilenzio%2Bdell%2527aquila.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Mirna Fornasier&lt;br /&gt;Gingko&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Miki ha un marito che si chiama Luca e un figlio che si chiama Antonio, un ragazzo che, giunto all’età adolescenziale, ha smarrito la sua via fino ad un tragico incidente in cui un suo amico ha perso la vita. Miki sa che, per ritrovare la luce negli occhi del figlio, deve a tutti i costi compiere una missione, un viaggio indicatole da un sogno in cui un’aquila le diceva: «Una lunga strada ti attende, ma è l’unica strada che puoi percorrere; solo lassù, nel silenzio, le tue preghiere potranno essere esaudite. Solo lassù, dopo un lungo cammino, potrai aiutarlo». E così Miki intraprende il viaggio. Sola. Nell’ultima area wilderness d’Europa: il Padjelantala National Park, nelle lontane lande della Lapponia svedese…&lt;br /&gt;«D'i nostri sensi ch'è del rimanente / non vogliate negar l'esperïenza, /di retro al sol, del mondo sanza gente / Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza». Queste le parole che Dante fa dire ad Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno. Parole che testimoniano la tenacia di Ulisse, che diventa simbolo dell’intera umanità, nel volersi spingere oltre i confini dell’ignoto per trovare la conoscenza. Confini; limiti: parole sconosciute per chi, come Miki, decide di avventurarsi in una landa sperduta senza traccia di civiltà. Miki è l’alter - ego di Mirna Fornasier, autrice di &lt;i&gt;Nel silenzio dell’aquila&lt;/i&gt;, reportage di un viaggio compiuto realmente in solitaria dall’autrice e narrato sotto le spoglie di una fiction. Perché, se i personaggi che si muovono attorno a Miki sono di pura fantasia, l’autrice ha davvero calpestato il suolo del Padjelantala National Park, venendo a contatto con dimensioni inimmaginabili per chi, abituato al tran tran del quotidiano, fa fatica anche a fare cento metri a piedi. Una narrazione al confine tra il reale e l’immaginato, dunque, in cui trovano spazio le descrizioni degli immensi spazi del Grande Nord, dei suoi infiniti silenzi e dei suoi abitanti: i Sami, coloro che i coloni del sud apostrofarono con il nome di Lapponi. La descrizione di un rapporto con la natura e con la terra che diventa carnale e spirituale al contempo; un cammino verso la scoperta della propria catarsi e della propria forza interiore, tra mille difficoltà ed ostacoli. Una salita che diventa allegoria di ogni esperienza umana, raccontata nelle centododici di pagine di un libro che si nutre soprattutto di silenzio: quello dell’aquila…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-4734853773381917520?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/4734853773381917520/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=4734853773381917520' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4734853773381917520'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4734853773381917520'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/05/nel-silenzio-dellaquilai.html' title='Nel silenzio dell&apos;aquila'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-IWMGF-DDg4I/TdTpgj-vH-I/AAAAAAAAAR0/CJH1VCaY7ts/s72-c/Nel%2Bsilenzio%2Bdell%2527aquila.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8106256594051883137</id><published>2011-05-19T11:56:00.000+02:00</published><updated>2011-05-19T11:56:23.020+02:00</updated><title type='text'>Psicopatico</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-wlNQiqMzdG8/TdTn2g_j4VI/AAAAAAAAARs/frCbTgo1Xog/s1600/Psicopatico.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="139" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-wlNQiqMzdG8/TdTn2g_j4VI/AAAAAAAAARs/frCbTgo1Xog/s320/Psicopatico.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Carles Quilez&lt;br /&gt;Traduzione di Francesca Sammartino&lt;br /&gt;NonSoloParole&lt;br /&gt;2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Daniel Sala Atarés è un giornalista di Barcellona. Nel 1994 è stato inviato in Bosnia, durante l’assedio di Sarajevo da parte delle truppe serbe di Slobodam Milosevic, rischiando la sua stessa vita. Nel giorno del Pilar del 2001 Daniel decide di contattare Santiago Germán, avvocato penalista esperto nella difesa di persone impossibili. Una di queste è l’uomo sul quale il giornalista vuole scrivere un libro: José Gascón Fonollosa, autore di delitti cruenti, stupri e rapine a mano armata, rinchiuso nella cella 6369 del carcere di Quatre Camins. Gascón accetta e inizia tra lui e Daniel un periodo di incontri in cui il detenuto racconta la sua storia, a partire da quel giovedì dell’ottobre 1972 in cui il detenuto venne arrestato per la prima volta: aveva tredici anni. Ma avere a che fare con Gascón non è impresa semplice: Daniel viene introdotto in un vortice di violenza, sangue e morte; di vita nel carcere e vendette, fino agli angoli più oscuri della mente di José Gascón Fonollosa, uno psicopatico…&lt;br /&gt;Se dovessimo limitarci ad analizzare esclusivamente il contenuto di&lt;i&gt; Psicopatico&lt;/i&gt;, potremmo dire che Carles Quílez ha costruito un ottimo reportage travestito da romanzo, in cui l’autore veste i panni del narratore onnisciente e immerge il suo alter-ego Daniel Sala Atarés in una torbida vicenda realmente esistita. José Gascón Fonollosa è il nome fittizio di un personaggio reale, con il quale l’autore ha avuto una ventina di incontri che hanno permesso a Quílez, giornalista giudiziario, di costruire un libro che si sostiene tramite l’ausilio di fonti di prima mano direttamente fornite dal protagonista, il quale ripercorre a ritroso la sua vita criminale. Ma un’opera letteraria è composta da contenuto e forma. E qui la nota dolente, perché Psicopatico presenta una serie di mende macroscopiche che lascerebbero allibito anche un non addetto ai lavori. Si incontrano nella lettura errori ortografici, errato uso dei segni paragrafematici, un uso improprio della punteggiatura e vari casi di disgrafia sparsi lungo tutto il testo. Ad un certo punto, addirittura, ci si imbatte in «credemmo a terra» che è la ciliegina sulla torta di un testo zeppo di errori. Anche se non è nostro compito correggere gli errori di chi scrive, quando si manda in stampa un libro bisognerebbe aver compiuto un minimo di editing. Sinceramente, sembra ovvio che nella pubblicazione di &lt;i&gt;Psicopatico&lt;/i&gt; ciò non sia stato fatto, o fatto con poca cura. Un vero peccato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8106256594051883137?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8106256594051883137/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8106256594051883137' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8106256594051883137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8106256594051883137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/05/psicopatico.html' title='Psicopatico'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-wlNQiqMzdG8/TdTn2g_j4VI/AAAAAAAAARs/frCbTgo1Xog/s72-c/Psicopatico.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2668952095766714392</id><published>2011-05-11T17:59:00.001+02:00</published><updated>2011-05-11T18:00:28.244+02:00</updated><title type='text'>Intervista a Massimo Lugli</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-DkMess2kBtA/Tcqv2YHtjtI/AAAAAAAAARk/xBpQ1kt2SGM/s1600/Massimo%2BLugli.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="299" width="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-DkMess2kBtA/Tcqv2YHtjtI/AAAAAAAAARk/xBpQ1kt2SGM/s320/Massimo%2BLugli.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Massimo Lugli è una leggenda nell'ambiente giornalistico romano: un cronista di Nera formidabile, sempre in trincea sulla strada e nei bassifondi della metropoli. Chi meglio di lui quindi conosce gli abissi della violenza, del degrado, dell'emarginazione, del delitto? E se decide di raccontare un po' di questo mondo in una serie di romanzi, è davvero un'occasione da non perdere per chi ne subisce il fascino irresistibile. E un'occasione altrettanto imperdibile per noi intervistarlo (in due tempi successivi)!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Come è nata l'idea di ambientare il tuo romanzo &lt;i&gt;La legge di Lupo solitario&lt;/i&gt; nell'universo degli homeless metropolitani? E ti sei in qualche modo 'documentato' sull'argomento?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono sempre stato affascinato dalla città "invisibile", quell'universo nascosto che sfioriamo senza vederlo, governato da leggi, consuetudini, modi completamente diversi da quelli a cui siamo abituati. Un mondo che frequento da anni e anni, giorno e (soprattutto) notte per motivi di servizio. Questo tema era l'argomento del mio primo libro, &lt;i&gt;Roma Maledetta&lt;/i&gt; (Donzelli 1998) ma in quel caso si trattava di una specie di saggio. Volevo far volare la fantasia, cimentarmi con un romanzo e Lupo mi si è letteralmente materializzato davanti. Non ho mai incontrato un tipo come lui, sulla strada, è la somma di tanti personaggi in cui mi sono imbattuto lavorando in cronaca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Mi ha molto colpito l'assenza di passato del protagonista: chi è Lupo prima di essere Lupo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa domanda mi piace molto. Lupo non ha un passato perchè tutta la sua vita precedente verrà raccontata nel sequel, in realtà un prequel che si intitolerà "L'istinto del Lupo" e uscirà il 5 settembre per Newton Compton. Non ho scritto prima il prequel, semplicemente l''idea mi è venuta dopo la pubblicazione di "Lupo". Posso anticiparti tranquillamente che il protagonista viene da una famiglia agiata e nasce (guarda caso come me) a metà degli anni 50. Ad ogni modo, mentre scrivevo Lupo (ci ho messo circa 3 anni con pause di mesi interi) pensavo a un libro unico. Poi... l'appetito vien mangiando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La vicenda della pantera che qualche anno fa ha monopolizzato le prime pagine era senza dubbio interessante anche per la carica simbolica che portava con sé: nell'economia della storia che racconti tu, che ruolo ha questa figura quasi soprannaturale?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pantera è un simbolo di quei segreti, quei misteri e quelle incredibili sorprese che una grande città può riservare. Ma al tempo stesso è un mio splendido ricordo. Già perchè la pantera di Roma, quella che ha dato il nome al movimento degli studenti, non era una leggenda metropolitana come si è scritto in seguito. Io l'ho vista, e non solo io: un giorno, durante la grande caccia alla pantera di tanti anni fa, uscì da un boschetto e fu fotografata e filmata dalle telecamere del Tg3 regionale. La vista di quel felino nero (era piuttosto piccolo, un cucciolone ma non era un gatto. Era grosso più o meno come un cane lupo) che correva libero in un boschetto circondato da militari della finanza e sorvolato da un elicottero mi ha mozzato il fiato, è stata una delle cose più belle che mi siano capitate in 33 anni di cronaca nera. N.B.: la pantera non è mai stata catturata, nonostante un imbecille sia andato in giro a dire di averlo fatto. Forse è ancora libera, da qualche parte, chissà...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Hai pensato a un eventuale sequel del romanzo? Leggeremo mai - che so - le avventure di Lupo braccato dai satanisti in Madagascar?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedi sopra. ...Comunque un sequel mi sembrava difficile, un lupo vecchio e grasso di ritorno dal Madagascar sarebbe stato un po' ridicolo. Meglio il prequel, no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Che lettore è Massimo Lugli? Quali sono gli scrittori ai quali ti senti più affine?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amo soprattutto i romanzi storici, ho una passione smisurata per Bernard Cornwell e ho divorato tutto quello che ha scritto Gary Jennings a cui mi sono ispirato per il ritmo mozzafiato dei suoi impareggiabili romanzoni. Ma il mio scrittore preferito, quello con cui vorrei avere un colloquio a quattr'occhi a qualunque prezzo è Mario Vargas Llosa. La sua "Conversazione nella cattedrale" mi ha spinto a diventare giornalista (l'ho letto a 12 anni e riletto almeno 7 volte) tutti gli altri romanzi (da Elogio della matrigna a La guerra della fine del mondo) mi hanno stregato, affascinato e incantato. E dire che non ho la passione dei sudamericani. Vivendo tra indagini, omicidi, poliziotti e carabinieri non sopporto i gialli e i polizieschi anche se la Patricia Cornwell iniziale mi piaceva ma poi è diventata una che scrive sempre lo stesso libro e ne vende (beata lei) milioni di copie... La mia ambizione nella vita è scrivere un romanzo storico ambientato sul campo della battaglia di Crecy (agosto 1346) ma purtroppo è già comparsa in un recente romanzo di Cornwell e anche nell'ultimo di Ken Follett. Comunque, non si sa mai...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cosa ne pensi del boom del noir in Italia? Meglio così o si rischia l'overdose?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il noir non mi piace gran che, devo dirlo perchè spesso è sciatto e usa un linguaggio tra verbale di polizia e bassa macelleria. Non credo che La legge di Lupo solitario sia un noir: è una favola feroce ambientata in un sottobosco metropolitano che può essere di Roma ma anche di qualunque altra città d'Italia. Non vorrei peccare di presunzione ma oggi basta mettere un commissario sfigato e un bel po' di budella sparpagliate e il gioco è fatto... Tra l'altro il commissario, tecnicamente, è una figura che non esiste: sono quasi tutti vicequestori aggiunti, specie chi dirige squadre mobili o, appunto, commissariati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Con &lt;i&gt;L'adepto &lt;/i&gt;torna Marco Corvino: più anziano, più amareggiato, più disincantato. Quanto ti riconoscevi nel giovane giornalista alle prime armi de &lt;i&gt;Il carezzevole&lt;/i&gt; e quanto in questo cinquantenne a disagio con la vita e con il suo mestiere?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Corvino è il mio alter ego. Si parva licet Flaubert diceva: Madame Bovary sono io... Beh, io sono il mio personaggio. E mi riconosco nel ventenne pieno di entusiasmo e di sogni che lavorava da volontario a Paese sera, così come nel cinquantenne sfigato (mi sono regalato otto anni di sconto) che si misura con un mestiere completamente diverso, cambiato, imbarbarito, in cui si riconosce solo in parte. Nei miei romanzi ho voluto raccontare il giornalismo, con le sue contraddizioni e se sue involuzioni, supponendo che a qualcuno interessi.  Ma credo che, nonostante tutto, il mondo dei media sia ancora pieno di fascino per i lettori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Giornalismo vecchio e nuovo: che differenze vedi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un mondo di differenze. Il giornalismo di trentasei anni fa era, a mio parere, molto più rigoroso. Ti faccio un esempio: le interviste anonime praticamente erano inconcepibili. L'interlocutore, chiunque fosse, doveva parlare a viso scoperto e assumersi la responsabilità delle sue dichiarazioni. Oggi quello che conta è il titolo, spesso precostituito in redazione: il giornalista riceve un input e deve adeguarsi. La politica è entrata prepotentemente anche nella cronaca nera: "montare" un fatto di cronaca spesso ha lo scopo di dimostrare che una città, sotto una certa amministrazione, è o non è sicura, il che stravolge ogni sano e professionale criterio di valutazione. Il palinsesto dei telegiornali detta legge anche nella carta stampata, le agenzie sono la pietra miliare su cui si costruiscono le pagine. Negli uffici centrali, spesso, lavorano giornalisti che non hanno mai scritto un pezzo in vita loro. Tutto questo si avverte meno nelle redazioni locali (o di cronaca locale) ma purtroppo la tendenza è irreversibile. L'informazione globale e i siti internet hanno portato con se anche una preoccupante ventata di pressappochismo. Ma raccontare alla gente quello che succede (sotto casa o in Pakistan) è sempre e comunque un lavoro meraviglioso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Perché raccontare proprio una storia di esoterismo? Immagino ti sarai documentato molto durante la stesura de &lt;i&gt;L’adepto&lt;/i&gt;: c’è qualche aneddoto curioso che vuoi raccontarci? E durante la tua carriera di cronista t’è mai capitato di incontrare l’occulto?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'esoterismo mi ha sempre affascinato. Da ragazzo ho avuto esperienze che mi hanno fatto venire i brividi (ho partecipato per lavoro ad alcune sedute di spiritismo e mi sono infiltrato in una setta molto agguerrita made in Corea) da cui ho tratto una morale: mai pasticciare col mondo dell'occulto. Al tempo stesso, ho sfatato alcuni luoghi comuni: il vudù, ad esempio, che non è solo stregoneria, zombie e maledizioni ma una bellissima religione molto spirituale. E proprio mentre cercavo di documentarmi sul vudù (o voodoo, i pareri sono discordi) sono andato a Berlino per altre ragioni e, appena sceso dall'aereo, mi sono trovato faccia a faccia col manifesto di una splendida e documentatissima mostra a tema di cui non sapevo niente. Una coincidenza che ha qualcosa di "magico". La storia dello scudo d'amore (la protezione della benevolenza sulle maledizioni) mi è stata raccontata di persona da un occultista quando ero ragazzo. E me ne sono servito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ne&lt;i&gt; L’adepto&lt;/i&gt; Marco Corvino è alle prese anche con una storia d’amore. Una novità rispetto ai romanzi precedenti. Come mai?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, la storia d'amore di Marco è uno degli aspetti dell'angoscia che, lentamente, pervade tutta la sua vita. Mi sono divertito a costringere il mio personaggio nel ruolo di tante donne che hanno una relazione con un uomo sposato: lunghe attese, week end di solitudine sperando almeno in un sms o una telefonata, appuntamenti rubati al tran tran matrimoniale dell'amato, insicurezza costante e gelosia. In più ho cercato di descrivere la passione virtuale che oggi dilaga: mail e messaggini che sostituiscono le lettere e le conversazioni di una volta e rendono tutto più immediato ma anche più squallido. Il personaggio di Lupetta prende spunto dalla realtà come il 90 per cento degli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il tema dominante dei tuoi romanzi rimane comunque il male. Questa volta, rispetto a  Il carezzevole lo hai declinato in una forma diversa, più ampia ed estesa. Parlaci di questo aspetto.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, il male assume diverse forme. Quello spirituale, secondo me, è più insidioso e pericoloso di quello fisico. Il male ci cammina accanto, si nasconde in mezzo a noi, prende la forma del vicino di casa o del collega e spesso è di una banalità terrificante. Quando vai su un fattaccio di cronaca al novanta per cento ti senti dire: chi l'avrebbe mai detto? Una persona così perbene, buongiorno e buonasera ecc...Ecco, il male è camaleontico, sfuggente, indistinguibile. E io credo che L'adepto faccia molta più paura de Il carezzevole, perché pochi di noi rischiano di essere rapiti e assassinati da un serial killer mentre il pericolo di un inquinamento, di una contaminazione spirituale, secondo me, è sempre incombente. Ma su questo i pareri di chi ha avuto la bontà di leggermi sono discordanti. Nel romanzo che sto scrivendo il male prenderà una terza forma, legata alle arti marziali, ma questo è un altro discorso...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;A proposito di arti marziali, Marco Corvino è passato dal Karate al Tai Ki Kung: sembra che esse occupino una bella fetta della tua scrittura…&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anch'io sono passato dal Karate al Tai Ki kung dopo aver praticato anche Judo, Tae Kwon Do, Wing Tsun cinese e qualche breve incursione nelle discipline occidentali di combattimento del Rinascimento. Ho cominciato a nove anni e pratico ogni giorno per almeno un'ora. Amo le arti marziali con tutto me stesso e senza la pratica non credo che sarei mai stato capace di lavorare e superare tanti momenti difficili della mia vita. Raccontare il combattimento, le forme, la meditazione, il lavoro individuale, umile, silenzioso e ripetuto vuol dire dipingere emozioni e sensazioni assolutamente uniche, spesso indescrivibili. Chi inizia a frequentare una palestra, generalmente, lo fa per imparare a difendersi o, nel peggiore dei casi, a picchiare. Ma dopo due o tre anni le cose cambiano anche perché la maggior parte delle arti marziali, in uno scontro di strada fatto di fantasia, dolore e cattiveria, non funzionano. Una buona cintura nera rischia di essere messo ko in trenta secondi da un coatto che fa a cazzotti sul serio. A lungo andare, il praticante abbraccia la non violenza assoluta e capisce che il vero avversario da battere è se stesso, le proprie paure, la propria pigrizia, i propri limiti. Impara anche a comprimere l'ego e a non reagire alle provocazioni, a fare Wu Wei, non agire, non opporre forza alla forza e aggressione all'aggressione. Non credo che esista una strada migliore per il corpo, la mente e lo spirito della pratica di una vera arte marziale tradizionale, da non confondere con gli sport da combattimento (boxe e boxe thay, full contact, savate, lotta, ecc) o con le versioni modernizzate tipo street fight che sono solo ed esclusivamente autodifesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;So che da poco sono stati opzionati i diritti cinematografici de &lt;i&gt;Il carezzevole&lt;/i&gt; e de &lt;i&gt;L’adept&lt;/i&gt;o: che emozione si prova, e chi vedresti bene nei panni di Marco Corvino?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una profonda emozione e una grande speranza. Se uno dei miei libri diventasse un film ne sarei felicissimo: credo che andrei a vederlo tutti i giorni per almeno una settimana. Adoro il cinema e chi vuol farmi un complimento mi dice che ho una scrittura cinematografica. Ma non voglio farmi troppe illusioni. Se dovessi scegliere un protagonista mi piacerebbe vedere il viso strano e sofferto di Giorgio Tirabassi ma per &lt;i&gt;Il Carezzevole&lt;/i&gt; ci vorrebbe qualcuno di più giovane... Basta che non sia troppo bello, vanno bene tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;In questi giorni si fa un gran parlare delle candidature al premio Strega: tu che sei stato finalista nel 2009 che opinione ti sei fatto di questa kermesse e di quello che c’è dietro le quinte?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Strega mi ha dato una grande visibilità e mi ha fatto conoscere al grande pubblico. Mi ha permesso di conoscere un ambiente che, da semplice cronista di nera quale sono, è lontanissimo dal mio mondo. Sarebbe troppo facile atteggiarsi a scrittore snob e parlarne male, denunciare le camarille, gli intrighi da conclave rinascimentale e lo strapotere degli editori rispetto al valore reale delle opere. Ma io non mi atteggio e conosco i miei limiti.  Non sarò mai abbastanza grato alla Newton &amp; Compton per aver proposto me, un perfetto sconosciuto, un signor Nessuno, al più importante concorso letterario nazionale. E non dimentichiamo che lo Strega ha l'enorme merito di aver lanciato autori giovani, spesso esordienti, che si sono dimostrate penne validissime. Partecipare è uno stress tremendo, una tensione spasmodica, un lavoro durissimo ma anche un'emozione meravigliosa. Se potessi, lo rifarei tutti gli anni. E chi dice il contrario o mente o semplicemente è a un livello tale che può permetterselo: beato lui. Io parteciperei anche al premio letterario del centro anziani di Tor Bella Monaca, se me lo chiedessero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista di David Frati e Lorenzo Strisciullo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2668952095766714392?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2668952095766714392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2668952095766714392' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2668952095766714392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2668952095766714392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/05/intervista-massimo-lugli.html' title='Intervista a Massimo Lugli'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-DkMess2kBtA/Tcqv2YHtjtI/AAAAAAAAARk/xBpQ1kt2SGM/s72-c/Massimo%2BLugli.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1749256890091892973</id><published>2011-05-09T16:51:00.000+02:00</published><updated>2011-05-09T16:51:15.541+02:00</updated><title type='text'>L'assassino di Banconi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-CkCJHQcxnv4/Tcf_E8QikHI/AAAAAAAAARc/XRuYoPnCKIE/s1600/L%25E2%2580%2599assassino%2Bdi%2BBanconi.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="152" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-CkCJHQcxnv4/Tcf_E8QikHI/AAAAAAAAARc/XRuYoPnCKIE/s320/L%25E2%2580%2599assassino%2Bdi%2BBanconi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Moussa Konaté&lt;br /&gt;Traduzione di Ondina Granato&lt;br /&gt;Del Vecchio&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bamako, capitale del Mali. In una latrina del quartiere povero di Banconi viene rinvenuto il cadavere di una giovane donna. Sembra che Sira abbia sofferto molto prima di morire, apparentemente per un malore. L’unico a sostenere la stranezza della morte della donna e a chiedere di aspettare prima di darle la sepoltura per accertarne le cause della morte è suo figlio Ibrahim, mentre l’intero quartiere viene convinto dal marabutto Ladji Silla, una specie di santone, a non sfidare l’ira di Allah, l’unico in grado di dare e togliere la vita. Nel frattempo, sempre a Banconi, vengono trovati altri due cadaveri, sempre all’interno di una latrina e con la medesima espressione di terrore e dolore. Come se non bastasse, pare che in città ci sia un traffico di banconote false e che qualche sedizioso voglia indurre il popolo alla rivolta. Il commissario Habib e il suo collaboratore, il giovane ispettore Sosso, hanno poco tempo per portare avanti le indagini prima che il caso sia assegnato alla D2, la spietata polizia politica, famosa per la sua crudeltà nel torturare le sue vittime…&lt;br /&gt;“Uno dei più grandi scrittori africani contemporanei”: sono queste le parole con le quali il quotidiano francese Libération ha definito Moussa Konaté, autore maliano che, prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, è stato per molti anni insegnante alla École Normale Supérieure di Bamako. Proprio la capitale del Mali è al centro della vicenda narrata ne &lt;i&gt;L’assassino di Banconi&lt;/i&gt;, secondo romanzo di Konaté tradotto in Italia, con la descrizione di uno dei suoi suoi quartieri più poveri: Banconi, fulcro di un’indagine basata sull’intuito del commissario Habib – uomo dai metodi legali e nemico della cruenta polizia politica – e sull’intraprendenza del giovane ispettore Sosso, entrambi determinati nel voler scavare un terreno fitto, costituito dalla superstizione dettata dalla solita cerchia che impiega la religione per scopi personali, usando il popolo come un grande burattino tirato dai fili dell’ignoranza. L’Africa raccontata da Konaté, infatti, è quella della povera gente che affolla le strade, delle prostitute, della fame e la sporcizia, presenze costanti e ingombranti dei vicoli. Una terra che vive di contraddizioni, di suoni, di odori, in una totale sinestesia ossimorica che lo scrittore maliano dipinge con un linguaggio asciutto e frizzante, attraverso il quale ci comunica che, nonostante i secolari problemi che attanagliano il continente nero, esistono uomini e donne che lottano quotidianamente per ribadire la propria dignità e il proprio amore nei confronti delle proprie radici. Gente come il commissario Habib e l’ispettore Sosso. Gente come Moussa Konaté.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1749256890091892973?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1749256890091892973/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1749256890091892973' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1749256890091892973'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1749256890091892973'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/05/lassassino-di-banconi.html' title='L&apos;assassino di Banconi'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-CkCJHQcxnv4/Tcf_E8QikHI/AAAAAAAAARc/XRuYoPnCKIE/s72-c/L%25E2%2580%2599assassino%2Bdi%2BBanconi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-5749285905999582436</id><published>2011-05-05T11:07:00.001+02:00</published><updated>2011-05-05T11:07:30.046+02:00</updated><title type='text'>Y pla (La peste)</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xWFTI32yC0A/TcJoKCUDJkI/AAAAAAAAARU/9vrdbgjVDeY/s1600/Y%2Bpla%2B%2528La%2Bpeste%2529.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="166" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-xWFTI32yC0A/TcJoKCUDJkI/AAAAAAAAARU/9vrdbgjVDeY/s320/Y%2Bpla%2B%2528La%2Bpeste%2529.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Wiliam Owen Roberts&lt;br /&gt;Traduzione di Andrea Bianchi, Silvana Siviero&lt;br /&gt;MobyDick&lt;br /&gt;2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cairo, 1347. Salah Ibn Khatib è un giovane studente della Madrasa che si appresta a compiere il suo primo Hajj: il pellegrinaggio alla Mecca. Un giorno viene raggiunto dallo zio Ahmad al Khatib, latore di una triste notizia: il padre di Salah è molto malato e sta per morire. Sul letto di morte l’anziano uomo ordina al figlio di recarsi in Europa per uccidere Filippo di Valois, re di Francia, l’uomo che in battaglia ha ucciso il nonno di Salah durante una crociata. Alla fine del settembre 1347 il ragazzo lascia l’Egitto, culla della sua infanzia, dei suoi ricordi e della sua amata religione, e si imbarca su una nave alla volta dell’Europa.  Un viaggio che dal Mar Nero lo porterà fino al villaggio gallese di Dolbenmaen, dove cova il germe dell’abolizione dei legami feudali che stanno mettendo in ginocchio gli abitanti. Ma Salah, giunto nel continente europeo con la missione di uccidere, non sa che proprio la sua nave ha portato con sé un assassino ben più pericoloso di lui: la peste…&lt;br /&gt;Un calderone di personaggi in un periodo storico definito e fondamentale nella storia europea, &lt;i&gt;Y Pla (La peste)&lt;/i&gt; è il secondo romanzo – pubblicato nel 1987 – di Wiliam Owen Roberts (sì, proprio con una sola l), scrittore gallese, autore di sceneggiati radiofonici, soap opera televisive e commedie. Siamo nel triennio 1347- 1350. Anni cruciali per un Europa ancora inchiodata al mondo feudale e vittima di un evento che causerà la morte di circa un terzo della popolazione: la peste nera, il cui avvento provocò una mutazione radicale nella società medievale. Le gravissime perdite umane provocarono, infatti, una ristrutturazione della società che portò pian piano al crollo dei valori del medioevo, segnando di fatto un preludio all’evo moderno. Un avvenimento che venne immortalato, tra il 1349 e il 1351, dall’eterno &lt;i&gt;Decameron&lt;/i&gt; di Giovanni Boccaccio, in cui la brigata di sette uomini e tre donne si spostava in campagna per sfuggire alla peste nera che imperversava a Firenze. Proprio l’opera dell’autore fiorentino sembra rappresentare un modello fondamentale per la stesura di &lt;i&gt;Y Pla (La peste)&lt;/i&gt;, romanzo che narra lo svolgersi di due viaggi: quello di Salah Ibn Khatib verso il compimento della sua missione, e quello della peste verso il continente europeo e verso il piccolo villaggio gallese di Dolbenmaen, per il quale l’avvento del pestilenziale morbo rappresenterà uno spartiacque sostanziale. Il plot rivela, in un secondo momento, livelli narrativi reconditi, come la descrizione del lato grottesco di una società sull’orlo dell’anarchia; la presenza ingombrante della religione e della morale; il bisogno di stabilire un nuovo ordine sociale. E in tutti questi elementi vi è un solo, universale e costante valore che ha accompagnato l’uomo sin dalla sua ancestrale nascita: la violenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-5749285905999582436?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/5749285905999582436/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=5749285905999582436' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5749285905999582436'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5749285905999582436'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/05/y-pla-la-pestew.html' title='Y pla (La peste)'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-xWFTI32yC0A/TcJoKCUDJkI/AAAAAAAAARU/9vrdbgjVDeY/s72-c/Y%2Bpla%2B%2528La%2Bpeste%2529.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3404255020050134880</id><published>2011-04-27T21:44:00.001+02:00</published><updated>2011-04-27T21:45:23.257+02:00</updated><title type='text'>Spy</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-oPv8fuTHKto/TbhxnFntJ2I/AAAAAAAAARM/JpUtvt5PlYk/s1600/Spy.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="156" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-oPv8fuTHKto/TbhxnFntJ2I/AAAAAAAAARM/JpUtvt5PlYk/s320/Spy.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ted Bell&lt;br /&gt;Traduzione di Stefano Bortolussi&lt;br /&gt;TEA&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bacino amazzonico. Alex Hawke è riuscito miracolosamente a fuggire dal campo di prigionia in cui era stato rinchiuso dopo che il che la sua barca – uno yawl di legno dallo scafo nero, il Pura Vida – era stata assaltata da un gruppo di terroristi capeggiati da Muhammad Top, un folle estremista islamico che sta organizzando ed addestrando, in Brasile, un esercito efficientissimo. Intanto a Prairie, nei pressi del confine tra il Messico e il Texas, lo sceriffo Franklin Dixon è alle prese con la scomparsa di cinque ragazze e con una gang di strada armata fino ai denti e finanziata da un’organizzazione internazionale, quella di Muhammad Top, intenzionato a scatenare una guerra tra i paesi del Sudamerica e gli stati Uniti e sferrare l’ultimo attacco all’Occidente. Ma Alex Hawke, discendente di Blackhawke – nobile inglese e pirata leggendario – e agente dell’M-16 è pronto ad entrare in azione, coadiuvato dall’ispettore Ambrose Congreve di Scotland Yard e il gigantesco Stokely Jones: c’è la pace mondiale da salvare…&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Spy &lt;/i&gt;è il quarto romanzo della serie che vede protagonista Alex Hawke, personaggio nato dalla penna di Ted Bell, scrittore americano che è stato presidente della Leo Burnett Company e direttore creativo della Young &amp; Rubicam, una delle agenzie pubblicitarie più importanti del mondo. Azione e suspense abbondano in &lt;i&gt;Spy&lt;/i&gt;, in cui capitoli veloci e serrati diventano contenitore di un viaggio che va dalla giungla primitiva del Brasile – con ambientazioni che ricordano il fumetto bonelliano Mister No –  al confine tra Messico e Stati Uniti, da sempre crocevia di frontalieri che cercano fortuna nell’America ricca e di narcotrafficanti spietati. Il tema è comune ai romanzi di avventura e spionaggio degli ultimi tempi: il solito estremista islamico che vuole abbattere l’Occidente e spargere sangue tra gli infedeli. Ma la bravura di Bell sta nel tessere una trama che attira continuamente e rapidamente il lettore, il cui orizzonte di attesa viene spezzato attraverso colpi di scena sparsi nell’intero plot. Originale appare la costruzione del protagonista Alex Hawke, agente segreto milionario discendente del pirata Blackhawke e paladino della pace nel mondo, alle prese con una storia d’amore tormentata con il segretario di Stato americano, Consuelo de los Reyes. "Ted Bell è il nuovo Clive Cussler e Alex Hawke il nuovo James Bond", ha affermato lo scrittore James Patterson, il quale ha saputo racchiudere, in poche parole, le caratteristiche fondamentali dei romanzi di Bell, mix puro di spionaggio e azione. Romanzi che gli affezionati di Clive Cussler, Wilbur Smith e James Rollins, assetati di avventure e di viaggi negli angoli sperduti del globo, non possono lasciarsi sfuggire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3404255020050134880?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3404255020050134880/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3404255020050134880' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3404255020050134880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3404255020050134880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/04/spyt.html' title='Spy'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-oPv8fuTHKto/TbhxnFntJ2I/AAAAAAAAARM/JpUtvt5PlYk/s72-c/Spy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7213477710044366799</id><published>2011-04-11T17:41:00.002+02:00</published><updated>2011-04-11T17:44:23.689+02:00</updated><title type='text'>Il marchio di Caino</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-EG8dzfi3C8g/TaMhSgDQmLI/AAAAAAAAARE/iAVC8jbzt8o/s1600/Il%2Bmarchio%2Bdi%2BCaino.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="151" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-EG8dzfi3C8g/TaMhSgDQmLI/AAAAAAAAARE/iAVC8jbzt8o/s320/Il%2Bmarchio%2Bdi%2BCaino.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Tom Knox&lt;br /&gt;Traduzione di Stefano Mogni&lt;br /&gt;Longanesi&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Londra. Simon Quinn è un giornalista freelance di cronaca nera e sta indagando su una serie di efferati omicidi: alcuni anziani vengono brutalmente torturati e uccisi. Omicidi che apparentemente non hanno elementi comuni, tranne il fatto che tutte le vittime sono benestanti. Phoenix. L’avvocato David Martinez è partito da Londra perché suo nonno sta morendo in un ospizio. Sergio Martinez è il suo unico parente perché i genitori di David sono morti quindici anni prima in un incidente in un paesino dei Pirenei. Prima di morire l’anziano lascia una mappa al nipote, dicendogli che, per scoprire le sue origini, deve recarsi a Bilbao e da lì a Lesaka, dove dovrà trovare un certo José Garovillo. Dopo la morte di Sergio, David scopre che il nonno – che credeva povero – gli ha lasciato un’eredità di due milioni di dollari. Giunto nel paese basco David incappa in un bar dove conosce Amy, un’insegnante di lingua inglese, e Miguel, un violento terrorista dell’ETA, l’organizzazione terroristica che lotta per l’indipendenza basca. Qui David inizia ad indagare, venendo a conoscenza di segreti che affondano nelle radici nel periodo nazista e nelle persecuzioni dei Cagot, un popolo di paria che nel Medioevo era diffuso su entrambi i lati dei Pirenei e che la superstizione popolare vedeva come oggetto di disprezzo e orrore. Segreti che accomunano gli omicidi sui quali indaga Simon Quinn. Segreti che non devono essere scoperti. Segreti che aiuterebbero David a conoscere le sue origini. Ma deve stare attento, perché Miguel è già sulle sue tracce, pronto ad ucciderlo…&lt;br /&gt;Intricato e intrigante &lt;i&gt;Il marchio di Caino&lt;/i&gt;, secondo romanzo – dopo &lt;i&gt;Il segreto della Genesi&lt;/i&gt; – di Tom Knox, pseudonimo del giornalista e scrittore inglese Sean Thomas. Mistero, storia e azione si alternano in un plot mozzafiato ed elaborato ad arte per non concedere tregua al lettore. Scene violente e tesissime; una carrellata di personaggi cuciti addosso ad un’ambientazione che si sposta dalla Gran Bretagna alla Guascogna, dalla Spagna basca alla Namibia; ricostruzioni storiche, basate a detta dell’autore su fonti autentiche, che ripercorrono gli studi genetici sulla razza e sull’ereditarietà di Eugen Fischer, lo scienziato tedesco che studiò i Baster della Namibia e, successivamente, fu al servizio di Hitler. E poi la storia dei Cagot: un popolo di cui pochissimi conoscono le vicende. Un popolo che ha subìto violente persecuzioni fino alla quasi completa estinzione. Un popolo che diventa emblema di tutte le minoranze che nello scorrere della storia sono state vittime dell’ignoranza e della superstizione dell’uomo. Un popolo che porta sulla sua pelle un emblema maledetto, il simbolo della Bestia, dell’infamia, della vergogna. E un marchio, quello di Caino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7213477710044366799?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7213477710044366799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7213477710044366799' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7213477710044366799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7213477710044366799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/04/il-marchio-di-cainot.html' title='Il marchio di Caino'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-EG8dzfi3C8g/TaMhSgDQmLI/AAAAAAAAARE/iAVC8jbzt8o/s72-c/Il%2Bmarchio%2Bdi%2BCaino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-313299307149996898</id><published>2011-04-07T12:17:00.001+02:00</published><updated>2011-04-07T12:17:24.440+02:00</updated><title type='text'>La gabbia dei matti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-wKl-o_wxbR8/TZ2OaGJRdbI/AAAAAAAAAQ0/MVAncEGp1nU/s1600/La%2Bgabbia%2Bdei%2Bmatti.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="152" width="100" src="http://1.bp.blogspot.com/-wKl-o_wxbR8/TZ2OaGJRdbI/AAAAAAAAAQ0/MVAncEGp1nU/s320/La%2Bgabbia%2Bdei%2Bmatti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Luca Rinarelli&lt;br /&gt;Agenzia X&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torino. 7 luglio 2010. Giuseppe “Jack” Bonetti è sconvolto perché la cooperativa di recupero presso la quale è in cura sta per chiudere a causa dei tagli dei fondi della Regione. Quella struttura è l’unico luogo che lo fa sentire a casa e lo sta aiutando ad uscire dal tunnel della depressione. Jack cammina nella notte; urla. Per questo viene fermato da una pattuglia della polizia e portato in commissariato per schiamazzi notturni. Ma qui qualcosa va storto, e Jack muore. Le indagini interne e l’autopsia escludono qualsiasi responsabilità da parte degli agenti: Jack è caduto dalle scale mentre tentava di scappare. Una versione che non convince Marco,operatore della cooperativa e diretto responsabile del recupero di Jack. Vuole conoscere la verità e sa che c’è un solo modo: rapire il vicequestore Cagnazzo, sequestrarlo in una fabbrica dismessa e costringerlo a confessare i nomi dei diretti responsabili dell’omicidio di Jack. Sembra un’ impresa folle e Marco coinvolge Pietro, Cimu e Cesco – tre ragazzi inseriti nel programma di convivenza guidata assieme a Jack – Daniela, una collega salentina della quale si sta innamorando e l’ex legionario Franco Borghi. Gli interrogatori verranno filmati e pubblicati su YouTube, in modo da sollevare l’interesse dell’opinione pubblica e far sì che Jack abbia giustizia e che la sua storia non cada nel dimenticatoio…&lt;br /&gt;Lo avevamo lasciato alle prese con il killer tedesco Werner Harteinstein - protagonista di &lt;i&gt;In perfetto orario&lt;/i&gt; -  e lo ritroviamo alle prese con un romanzo che attinge a piene mani dai recenti casi di cronaca come la morte di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi: lui è lo scrittore torinese Luca Rinarelli e &lt;i&gt;La gabbia dei matti&lt;/i&gt; inaugura, insieme al romanzo di Paola Bottero &lt;i&gt;‘Ndranghetown&lt;/i&gt;, la nuova collana di Agenzia X, diretta dallo scrittore Matteo Di Giulio, “Inchiostro rosso – noir di rivolta”. Alla base della collana vi è un concetto di giustizia ribaltato rispetto al canone del noir: qui non c’è nessun poliziotto atto a ristabilire il corso degli eventi. Qui l’unica giustizia a farla da padrona è quella sociale, troppo spesso ridotta al silenzio dalle stanze del potere. È questo l’assunto de &lt;i&gt;La gabbia dei matti&lt;/i&gt;, nel quale i protagonisti sono mossi dal dolore e dall’esasperazione di aver perso ingiustamente un amico. Ma non solo. Ciò che è al centro della vicenda è la sete di far sapere attraverso uno strumento come il web, unico grimaldello per scardinare le porte della democrazia. Questo Rinarelli ce lo racconta attraverso una scrittura tesa e asciutta, in cui le parole trovano spazio in un periodo serrato, che non concede pause a scapito, rispetto al suo primo lavoro, della descrizione per immagini che relega, questa volta, la città di Torino al ruolo di mera spettatrice dei fatti. Molto azzeccata appare la costruzione dei personaggi, tutti preda delle loro debolezze - e al contempo vittime dello svolgimento degli eventi che li porterà a compiere delle scelte estreme e a varcare quella soglia, a volte sottile, tra il bene e il male - e dei fitti dialoghi che si susseguono nel romanzo, infondendogli, a volte, una struttura quasi teatrale. Una curiosità: l’inquietante copertina è opera del disegnatore Maurizio Rosenzweig, il quale dà il particolare risalto iconico al filo rosso dell’intero romanzo: il lato oscuro dell’individuo, sempre pronto ad uscir fuori dalla propria gabbia…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-313299307149996898?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/313299307149996898/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=313299307149996898' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/313299307149996898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/313299307149996898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/04/la-gabbia-dei-mattil.html' title='La gabbia dei matti'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-wKl-o_wxbR8/TZ2OaGJRdbI/AAAAAAAAAQ0/MVAncEGp1nU/s72-c/La%2Bgabbia%2Bdei%2Bmatti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-4499965122326454569</id><published>2011-04-05T21:48:00.001+02:00</published><updated>2011-04-07T01:03:55.552+02:00</updated><title type='text'>Nelle nebbie del Gambero d'Oro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-LfL73loaYPA/TZtxivdqvHI/AAAAAAAAAQs/JR6dSDn2iDs/s1600/Nelle%2Bnebbie%2Bdel%2BGambero%2Bd%25E2%2580%2599Oro.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="139" width="100" src="http://2.bp.blogspot.com/-LfL73loaYPA/TZtxivdqvHI/AAAAAAAAAQs/JR6dSDn2iDs/s320/Nelle%2Bnebbie%2Bdel%2BGambero%2Bd%25E2%2580%2599Oro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Gianna Baltaro&lt;br /&gt;Angolo Manzoni&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torino, novembre 1933, pieno periodo fascista. Una diciassettenne, Marina Grossi, viene trovata morta nella cantina del suo palazzo, in via San Tommaso, nella Contrada del Gambero d’Oro, un quadrilatero delimitato da via XX Settembre, via San Francesco d’Assisi, via Pietro Micca e via Garibaldi. Sul luogo del delitto si trova Andrea Martini – ex commissario della Squadra Mobile che ha lasciato la polizia e si è trasferito nelle Langhe albesi per produrre vino – giunto a Torino per un congresso enologico, ospite della sorella. Quando incontra il commissario Vincenzo Piperno – l’attuale dirigente della Mobile –  Martini gli chiede di partecipare alle indagini, in fondo non è la prima volta che aiuta la polizia e lui fa parte del quartiere... Gli interrogatori degli abitanti del palazzo non portano a nulla, fino quando uno di questi, il colonnello Dughera, un militare in pensione, viene avvelenato. Pare che sapesse qualcosa riguardo all’omicidio…&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Nelle nebbie del Gambero d’Oro&lt;/i&gt; è la prima indagine del commissario Andrea Martini, personaggio nato dalla penna di Gianna Baltaro –  scrittrice di romanzi polizieschi e giornalista di cronaca nera, scomparsa nel 2008 e definita “la Signora in giallo sotto la Mole” – e protagonista di una serie di diciotto romanzi. Siamo nel 1933, a Torino, città in cui risuonano le note di “Parlami d’amore Mariù” mentre i programmi musicali vengono trasmessi dall’EIAR. Siamo nel vivo del ventennio fascista, quando il codice Rocco aveva introdotto la pena di morte ed esisteva la tassa sul celibato; quando ai funerali venivano chiamate a partecipare, sotto compenso, delle giovani orfanelle, le ‘verdoline’, e la donna veniva ritenuta una poco di buono se non si sposava giovane o se fumava. Per questo &lt;i&gt;Nelle nebbie del Gambero d’Oro&lt;/i&gt; diventa occasione per guardare con la lente d’ingrandimento un periodo non molto lontano, vissuto dai nostri stessi nonni e ci offre lo spaccato di una città fatta di botteghe e di caffè, di Monti di pietà e di gente che lotta dignitosamente per sopravvivere, mentre il regime, perseguendo il suo programma di grandi opere pubbliche, ha inaugurato il primo tratto della via Roma con i suoi pavimenti e portici di marmo.  In questo scenario storico si colloca l’indagine di Martini e Piperno, tra deduzione e pranzi a base di salame crudo e buon vino mentre l’immancabile nebbia e la pioggia rendono il tutto più malinconico e, al contempo, magico. Una curiosità editoriale: Nelle nebbie del Gambero d’Oro è stato scritto nel 1994, stampato nel 2004 e ristampato nel 2010 in formato ‘Grandi caratteri – Corpo 16’ su carta avoriata, per soddisfare, come è scritto in quarta di copertina, il piacere di leggere senza fatica. Esperienza da provare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-4499965122326454569?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/4499965122326454569/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=4499965122326454569' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4499965122326454569'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4499965122326454569'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/04/nelle-nebbie-del-gambero-dorog.html' title='Nelle nebbie del Gambero d&apos;Oro'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-LfL73loaYPA/TZtxivdqvHI/AAAAAAAAAQs/JR6dSDn2iDs/s72-c/Nelle%2Bnebbie%2Bdel%2BGambero%2Bd%25E2%2580%2599Oro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8967648277122866539</id><published>2011-04-05T21:44:00.001+02:00</published><updated>2011-04-07T12:17:47.578+02:00</updated><title type='text'>L'apocalisse secondo Marie</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-wy70yWBGWdk/TZtvnSvTDAI/AAAAAAAAAQk/ZPUkgCtDy3I/s1600/L%25E2%2580%2599apocalisse%2Bsecondo%2BMarie.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="155" width="100" src="http://2.bp.blogspot.com/-wy70yWBGWdk/TZtvnSvTDAI/AAAAAAAAAQk/ZPUkgCtDy3I/s320/L%25E2%2580%2599apocalisse%2Bsecondo%2BMarie.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Patrick Graham&lt;br /&gt;Traduzione di Marà Dompè&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2009 &lt;br /&gt;TEA&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultima indagine è stata devastante per Marie Parks, profiler dell’FBI e cacciatrice di serial e cross killer. È stata costretta a fare i conti con il suo passato e con l’individuo che da bambina l’ha rapita dopo aver ucciso i suoi genitori: Daddy. L’esperienza ha ulteriormente peggiorato la sua condizione mentale e accresciuto il suo disturbo borderline di personalità che la costringe ad essere, al contempo, l’agente Parks e Gardener, donna violenta e assetata di sangue. Nel frattempo, a New Orleans si sta scatenando un uragano e la Reverenda Madre Debbie Cole, una vecchietta all’estremo delle forze e braccata da mendicanti che le danno la caccia, riesce a trasmettere i suoi poteri ad una bambina nera di undici anni: Holly Amber Habscomb. Uno scienziato, Bugh Kassam, è riuscito a sintetizzare il DNA di un’antica mummia,  creando un virus che provoca l’invecchiamento istantaneo e la successiva morte e che ucciderebbe il 99,8 per cento della popolazione. Holly rappresenta l’unica speranza per l’umanità. Ma cosa può fare da sola una bambina di undici anni con dei poteri che non conosce? Per questo, per salvare l’intera umanità, ha bisogno di Marie…&lt;br /&gt;Sembra che negli ultimi anni si sia creato uno smodato interesse nei confronti di scenari apocalittici che disegnano un’umanità in pericolo a causa di virus letali e devastanti. Pellicole come “Rec”, “Doomsday”, “Io sono leggenda”, sono l’esempio lampante di come l’umanità non abbia più paura di vampiri e lupi mannari ma di malattie e flagelli che ne causerebbero l’estinzione. In questo filone si pone &lt;i&gt;L’apocalisse secondo Marie&lt;/i&gt;, secondo romanzo dello scrittore francese, naturalizzato statunitense, Patrick Graham, dopo l’ottima prova de &lt;i&gt;Il vangelo secondo Satana&lt;/i&gt;, che gli è valso la vittoria del premio “Prix Maison de la Presse”. Un calderone di generi nel quale si fondono thriller, visioni catastrofiche, paranormale, spionaggio, archeologia e fantasy e che non offre punti di vista temporali determinati come si trovano, ad esempio, nei romanzi di Glenn Cooper. Il risultato è un romanzo che offre un plot non sempre omogeneo e personaggi inverosimili, come la stessa Marie, in grado di sgominare da sola un’intera squadra dell’FBI. Se nelle prime pagine si ha l’impressione di leggere un thriller ben costruito sul dialogo tra la protagonista e il suo psichiatra, successivamente il ritmo rallenta e compie una brusca virata su mondi fantastici dominati da elfi e guardiani dei fiumi. Restano le immagini che Graham ha saputo sapientemente costruire per disegnare lo scenario apocalittico. Resta la forza di alcune scene, come quella della donna che partorisce un bambino già vecchio. Resta il monito ad un’umanità condannata all’estinzione. Ma resta anche l’impressione di essere davanti a roba già vista.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8967648277122866539?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8967648277122866539/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8967648277122866539' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8967648277122866539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8967648277122866539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/04/lapocalisse-secondo-mariep.html' title='L&apos;apocalisse secondo Marie'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-wy70yWBGWdk/TZtvnSvTDAI/AAAAAAAAAQk/ZPUkgCtDy3I/s72-c/L%25E2%2580%2599apocalisse%2Bsecondo%2BMarie.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3581647135111977343</id><published>2011-03-29T14:29:00.001+02:00</published><updated>2011-03-29T14:29:52.853+02:00</updated><title type='text'>Uomo del Rinascimento</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-qz4du6YELto/TZHQXNt5xMI/AAAAAAAAAQc/6NNtJkbS1SM/s1600/Uomo%2Bdel%2BRinascimento.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="149" width="100" src="http://1.bp.blogspot.com/-qz4du6YELto/TZHQXNt5xMI/AAAAAAAAAQc/6NNtJkbS1SM/s320/Uomo%2Bdel%2BRinascimento.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Giuseppe Pagliara&lt;br /&gt;Book&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Urbino. 12 giugno 1502. Mentre legge il De Catilinae Coniuratione di Cicerone, G. è preso da violenti spasmi: il suo inconscio lo avverte dell’incombente pericolo che sta per abbattersi sulla città. In effetti è dal 1498, anno in cui ha abbandonato il cardinalato, che Cesare Borgia, duca di Valentinois, medita di farsi spazio nel mondo politico della penisola acquistando uno stato, partendo dal centro Italia, per poi espandersi verso gli altri stati. La prima tappa del suo disegno prevede la presa della città di Urbino di Guidubaldo da Montefeltro, duca di Urbino, destinato a non lasciare eredi a causa della sua sterilità. Per questo il duca, dopo averne parlato con la moglie, Elisabetta Gonzaga, decide di ricorrere all’adozione di Francesco Maria Della Rovere. Ma Cesare Borgia, il Valentino, aiutato dal padre Rodrigo Borgia, papa Alessandro VI, è deciso a compiere la sua impresa tramando nell’ombra. Intanto sta già adunando le truppe…&lt;br /&gt;È impresa ardua affrontare un romanzo come Uomo del Rinascimento, seconda opera di Giuseppe Pagliara – docente di Lingua e Letteratura inglese – dopo Giallo Pompeiano. La lettura, infatti, si rivela impervia e dai ritmi blandi a causa delle mille sottotrame che si succedono sulla pagina e di un linguaggio prettamente classicheggiante che non si limita ai soli dialoghi ma viene esteso anche alle parti narrate. Sfilano, nell’arco di due settimane, personaggi storici come il duca di Urbino Guidubaldo da Montefeltro, il duca Valentino Cesare Borgia, Francesco Soderini, Giuliano de’ Medici, Niccolò Machiavelli. Proprio lo scrittore fiorentino – insieme a &lt;i&gt;Il Cortegiano&lt;/i&gt; di Baldassar Castiglione – sembra rappresentare un saldo punto di riferimento per Pagliara, il quale si cala letteralmente nel Cinquecento e si fa spettatore di un periodo che ha mutato gli equilibri italiani, attraverso il personaggio fittizio di G, fictum caput proiettato nello svolgersi degli eventi e al contempo sdegnoso spettatore. Per questo &lt;i&gt;Uomo del Rinascimento&lt;/i&gt; diventa cronaca puntuale di un periodo storico, anche grazie all’avallo delle fonti, e spunto allegorico per descrivere la brama di potere e il malcostume che avvolge l’universo della politica. Così tutte le azioni dei personaggi di questo romanzo-fiume sembrano muoversi nella comune direzione che lo scrittore ha voluto infondere – con un controllo linguistico notevole, seppur di non facile fruizione – all’intera costruzione narrativa: il dimostrare che in ogni epoca e in ogni dove gli interessi personali e la brama di potere soverchiano irrimediabilmente i diritti di ogni individuo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3581647135111977343?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3581647135111977343/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3581647135111977343' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3581647135111977343'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3581647135111977343'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/uomo-del-rinascimentog.html' title='Uomo del Rinascimento'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-qz4du6YELto/TZHQXNt5xMI/AAAAAAAAAQc/6NNtJkbS1SM/s72-c/Uomo%2Bdel%2BRinascimento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-6036997757830887620</id><published>2011-03-24T10:25:00.000+01:00</published><updated>2011-03-24T10:25:52.360+01:00</updated><title type='text'>Uomini e ossa</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-NzI5TyfR15I/TYsNkF-yY8I/AAAAAAAAAQM/8cSAVKzBsp0/s1600/Uomini%2Be%2Bossa.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="151" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-NzI5TyfR15I/TYsNkF-yY8I/AAAAAAAAAQM/8cSAVKzBsp0/s320/Uomini%2Be%2Bossa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Bill Bass, Jon Jefferson&lt;br /&gt;Traduzione di Dario Leccacorvi&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1980 nasce a Knoxville, nel Tennessee, su una manciata di acri di terra piena di ciarpame, l’Anthropology Reserach Facility, noto come la Fabbrica dei Corpi. All’interno, al sicuro dai predatori, vengono collocati cadaveri umani per registrare e documentare lo sviluppo e i tempi della decomposizione nell’arco di un intervallo postmortem. Il primo cadavere a scopo di ricerca varca i cancelli della Fabbrica nel maggio 1981 e per salvaguardarne l’anonimato viene stabilito un sistema di numerazione che fa riferimento ai cadaveri attraverso codici numerici invece che nomi. Così quel primo cadavere diventa 1-81, seguito dal 2-81 e via discorrendo. Fautore di questo progetto è il dottor Bill Bass, antropologo forense che, grazie all’esperienza pionieristica della Fabbrica dei Corpi, è riuscito a risolvere casi di omicidio in cui polizia e FBI brancolavano nel buio. Casi come quello dell’omicidio di Leoma Patterson e del viceprocuratore distrettuale Ted Barnett, o casi eclatanti come quello del disastro aereo del 3 febbraio 1959, in cui morirono Buddy Holly, noto per la canzone “That’ll be that day”, Ritchie Valens, voce della canzone “La bamba”, e J.P Richardson Jr. detto il “Big Bopper”. Con l’avvento della tecnologie le scienze forensi hanno subito un incremento di successi dovuti, ad esempio, alla maggiore conoscenza del DNA umano o ai programmi di ricostruzione facciale che permettono di riconoscere il volto di un teschio; ma se l’antropologia forense ha subito una massiccia evoluzione lo dobbiamo soprattutto agli studi del dottor Bass e agli esperimenti della Fabbrica dei corpi…&lt;br /&gt;Era il 1994 quando Patricia Cornwell pubblicava &lt;i&gt;La fabbrica dei corpi&lt;/i&gt;, romanzo in cui la detective italo-americana Kay Scarpetta si avvaleva dell’aiuto dell’istituto che studia la decomposizione dei cadaveri. Ebbene, quell’istituto esiste realmente ed è frutto del lavoro dell’antropologo forense Bill Bass, il quale, insieme a Jon Jefferson, giornalista, divulgatore scientifico e documentarista, aveva aperto le porte della Fabbrica nel saggio &lt;i&gt;La vera fabbrica dei corpi&lt;/i&gt;; i due, tra l’altro, sono coautori con lo pseudonimo di Jefferson Bass di una serie di romanzi thriller che si muovono sullo sfondo della Fabbrica dei corpi e hanno come protagonista l’antropologo forense Bill Brockton, personaggio che rappresenta l’alter-ego di Bill Bass. In Uomini e ossa Bass e Jefferson ripercorrono l’epopea della Fabbrica dei corpi e descrivono i casi in cui l’antropologo forense è stato chiamato a mettere in campo la sua competenza. Il saggio è arricchito dall’ormai consueta appendice con lo schema dello scheletro umano, con un apparato fotografico che proviene direttamente dall’archivio del dottor Bass e un glossario di termini tecnici, fondamentali per orientarsi in un universo fatto di uomini e ossa… e sangue.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-6036997757830887620?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/6036997757830887620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=6036997757830887620' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6036997757830887620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6036997757830887620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/uomini-e-ossa.html' title='Uomini e ossa'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-NzI5TyfR15I/TYsNkF-yY8I/AAAAAAAAAQM/8cSAVKzBsp0/s72-c/Uomini%2Be%2Bossa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-986989698046470827</id><published>2011-03-22T22:40:00.001+01:00</published><updated>2011-03-22T22:41:06.649+01:00</updated><title type='text'>Dictator - Il trionfo di Cesare</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-JDt1ocUgAUo/TYkW46rcc0I/AAAAAAAAAQE/jTFn8gbzhOw/s1600/Dictator%2B%25E2%2580%2593%2BIl%2Btrionfo%2Bdi%2BCesare.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="151" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-JDt1ocUgAUo/TYkW46rcc0I/AAAAAAAAAQE/jTFn8gbzhOw/s320/Dictator%2B%25E2%2580%2593%2BIl%2Btrionfo%2Bdi%2BCesare.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Andrea Frediani&lt;br /&gt;Newton &amp; Compton&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 agosto 47 a.C.: dopo aver sgominato le truppe di Pompeo Magno a Farsalo ed essersi riposato in Egitto tra le braccia di Cleopatra, Gaio Giulio Cesare è in Siria, nel Ponto, per sconfiggere definitivamente il re Farnace, figlio del leggendario Mitridate Eupatore. A Roma, intanto, i soldati sono in rivolta, esasperati dai continui rinvii del loro congedo, e ad aggravare la situazione concorre l’incapacità di Marco Antonio, nominato magister equitum, nel tenere a bada gli scontri tra le bande dei tribuni della plebe  Dolabella e Trebellio, che hanno gettato la città in uno stato di vera e propria guerriglia urbana. Ma per Cesare le battaglie non sono ancora finite. I suoi oppositori, infatti, dopo Farsalo hanno posto le basi della rivolta in Africa. Al condottiero non rimane che partire con le sue legioni e il fido germano barbaro Ortwin alla volta del continente, dove si troverà al cospetto di Metello Scipione, Marco Porcio Catone l’Uticense, Pompeo il Giovane, Tito Labieno e suo figlio Quinto: gli ultimi baluardi prima che Cesare celebri l’ultimo e definitivo trionfo… &lt;br /&gt;Si conclude la saga di &lt;i&gt;Dictator&lt;/i&gt;, trilogia dedicata alla figura di colui che gettò le basi del  passaggio dall’età Repubblicana a quella Imperiale di Roma, il condottiero più grande della storia romana: Gaio Giulio Cesare. L’autore, Andrea Frediani, è laureato in Storia medievale e si occupa principalmente di storia antica, con particolare riguardo nei confronti di quella romana. &lt;i&gt;Dictator – Il trionfo di Cesare&lt;/i&gt; è il racconto delle ultime gesta del dittatore romano, dal periodo immediatamente successivo alla battaglia di Farsalo, alle battaglie di Tapso e Munda che posero, di fatto, la città nelle mani di Cesare. Le vicende narrate attingono direttamente da fonti storiche, quali la Storia romana di Cassio Dione, la Guerra civile di Appiano e la Vita dei Cesari di Svetonio e vengono impreziosite dall’originale punto di vista dell’autore che immagina un diverso svolgimento dei fatti: nella finzione del romanzo, infatti, l’acerrimo nemico di Cesare, Tito Labieno, fungerebbe da infiltrato nelle file anticesariane e le vittorie del condottiero sarebbero influenzate in modo decisivo da questo evento. Accanto a Labieno e Cesare, sicuramente i protagonisti del romanzo, sfilano in queste pagine figure che hanno riempito le pagine della Storia romana, come Asinio Pollione e Aulo Irzio, Marco Antonio e Metello Scipione, fino al tragico, e al contempo poetico, suicidio di Catone, e figure di fantasia come i germani Ortwin e Veleda, le cui vicende si susseguono in una sottotrama di inseguimenti e ritrovamenti. E insieme al loro le migliaia di soldati che si scontrano sul campo nelle cruente battaglie che Frediani racconta con un taglio realistico e con un ritmo sempre serrato.  Molto interessante, infine, è la descrizione di un Cesare stanco, oppresso dagli affanni e preda di attacchi epilettici che lo stringono a stare lontano dai campi di battaglia. Un Cesare deriso dai soldati mentre celebra il suo trionfo a Roma. Un Cesare nella cui mente rimbomba come un mantra la parola “declino”. Un Cesare che, nonostante sia giunto all’apice della sua vicenda umana e politica, è lontano da quello che, varcato il Rubicone, affermò le celeberrime parole: “Alea iacta est”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-986989698046470827?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/986989698046470827/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=986989698046470827' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/986989698046470827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/986989698046470827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/dictator-il-trionfo-di-cesarea.html' title='Dictator - Il trionfo di Cesare'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-JDt1ocUgAUo/TYkW46rcc0I/AAAAAAAAAQE/jTFn8gbzhOw/s72-c/Dictator%2B%25E2%2580%2593%2BIl%2Btrionfo%2Bdi%2BCesare.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2955425460779170408</id><published>2011-03-18T21:59:00.001+01:00</published><updated>2011-03-18T21:59:49.209+01:00</updated><title type='text'>Così si muore a God's Pocket</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-MwF0pT_3EX0/TYPHXkQUxEI/AAAAAAAAAP8/8h3nGh-OtXU/s1600/Cos%25C3%25AC%2Bsi%2Bmuore%2Ba%2BGod%25E2%2580%2599s%2BPocket.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="158" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-MwF0pT_3EX0/TYPHXkQUxEI/AAAAAAAAAP8/8h3nGh-OtXU/s320/Cos%25C3%25AC%2Bsi%2Bmuore%2Ba%2BGod%25E2%2580%2599s%2BPocket.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Pete Dexter&lt;br /&gt;Traduzione di Tommaso Pincio&lt;br /&gt;Einaudi&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leon Hubbard è un ragazzo difficile. Ha ventiquattro anni e vive nel quartiere di God’s Pocket, a Filadelfia, insieme alla madre Jeanie e il suo compagno, Mickey Scarpato. È stato proprio lui a trovare un lavoro al ragazzo come muratore di primo livello nel cantiere del nuovo reparto di traumatologia dell’Holy Redeemer Hospital. Leon non si separa mai dal rasoio che porta nella tasca posteriore dei pantaloni. Quello strumento lo fa sentire sicuro. Ha con esso un rapporto quasi morboso: ci parla, ci dorme, ci mangia: è come se facesse parte del suo corpo. Un giorno, però, il ragazzo sbaglia a tirarlo fuori e ferisce un collega, il vecchio Lucy, un nero che nella vita ha solo lavorato e non ha mai dato problemi a nessuno. Sono giorni che in cantiere nessuno sopporta Leon. Neanche il vecchio Lucy, il quale, dopo aver visto il rivolo di sangue scendere dalla sua gola, prende un tubo e fracassa la nuca di Leon, lasciandolo esanime. Quando arriva la polizia il capocantiere Coleman Peets decide di nascondere la verità e di far passare la morte del ragazzo come un incidente sul lavoro. Ma questa versione non convince la madre di Leon, Jeanie, pronta a conoscere la verità sulla morte del figlio, coinvolgendo la polizia, la stampa – soprattutto il giornalista Richard Shellburn – e un quartiere che è un vero e proprio universo concentrazionario: il God’s Pocket…&lt;br /&gt;Era il 1983 quando il giornalista Pete Dexter esordiva nella narrativa con &lt;i&gt;Così si muore a God’s Pocket&lt;/i&gt;, poco tempo dopo aver rischiato di morire pestato a sangue da una folla inferocita che lo massacrò in un bar a causa di un articolo scritto sulla morte un giovane spacciatore. Il quartiere non apprezzò le parole del giornalista e decise di fargliela pagare duramente. Proprio questo evento diede lo spunto narrativo a Dexter, il quale, con Così si muore a God’s Pocket, costruisce un romanzo corale a metà strada tra le pellicole di Clint Eastwood e &lt;i&gt;Ragazzi di vita&lt;/i&gt; di Pier Paolo Pasolini, disegnando la mappa di un quartiere che diventa simbolo della periferia americana dei primi anni Ottanta; un quartiere in cui la vita scorre lenta e si trascina sui banconi dei bar. Un affresco di una Filadelfia razzista che diventa la città dei perdenti, in cui nessuno vince e, a loro modo, tutti subiscono la propria sconfitta esistenziale. E tutto ciò Dexter lo racconta attraverso una scrittura spigolosa e tagliente, pregna di malinconia e di denuncia sociale, priva di colpi di scena, quasi rassegnata, come rassegnati appaiono gli abitanti di God’s Pocket davanti allo scorrere dell’esistenza e del tempo, nell’attesa di morire di cancro tra un traffico di carne e uno di droga, già consapevoli di aver perso anche l’ultimo dei baluardi prima della resa definitiva: la speranza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2955425460779170408?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2955425460779170408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2955425460779170408' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2955425460779170408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2955425460779170408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/cospi-si-muore-gods-pocket.html' title='Così si muore a God&apos;s Pocket'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-MwF0pT_3EX0/TYPHXkQUxEI/AAAAAAAAAP8/8h3nGh-OtXU/s72-c/Cos%25C3%25AC%2Bsi%2Bmuore%2Ba%2BGod%25E2%2580%2599s%2BPocket.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-5308015431388336790</id><published>2011-03-18T21:56:00.000+01:00</published><updated>2011-03-18T21:56:46.011+01:00</updated><title type='text'>Intervista a Wilbur Smith</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-uTTMUknXTNM/TYPFHCcW8VI/AAAAAAAAAP0/aKDIFQD-tzI/s1600/Wilbur%2BSmith.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="305" width="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-uTTMUknXTNM/TYPFHCcW8VI/AAAAAAAAAP0/aKDIFQD-tzI/s320/Wilbur%2BSmith.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Nato nel 1933 nella Rhodesia del Nord (l’attuale Zambia), ma cresciuto in Sudafrica, Wilbur Smith è uno che i libri li vende a centinaia di milioni: decine di milioni solo in Italia - e trovatemene un'altro, che ci riesce. Non lo diresti, a guardare questo azzimato signore anziano dritto come un fuso che ha sempre un sorriso per tutti e una professionalità invidiabile. Umiltà, semplicità, disponibilità: le virtù dei grandi. E lui, infatti, è un grande della letteratura d'avventura. Forse il più grande. M'hai detto niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quanto ha contato nella formazione del tuo gusto per l'avventura la tua infanzia africana?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nascere in Africa è stata di gran lunga la cosa più importante della mia vita. L'Africa è uno scrigno di tesori e di racconti, ha una disponibilità infinita di storie. Io scrivo da 45 anni e posso dire di aver soltanto scalfito la superficie.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;È&lt;b&gt; vero che fu tua madre a insegnarti l'amore per i libri?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assolutamente sì. Quando ero bambino del resto non esisteva la televisione, e le madri leggevano libri ai bambini prima di andare a letto o nei lunghi pomeriggi di pioggia. Sono profondamente grato a mia madre per avermi trasmesso l'amore per la lettura e per la scrittura, ha fatto la mia fortuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Visto il tuo affascinante passato, perché la scelta di non scrivere un'autobiografia?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'autobiografia è l'estrema vanità. Forse in fin di vita ne scriverò una: ma sarà fatta più di fiction che di realtà. Un'autobiografia alla Wilbur Smith, insomma.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La corona di re dei bestseller è pesante da portare?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, per niente. Soprattutto perché non prendo troppo sul serio questa cosa. Esistono tanti scrittori al mondo, ognuno ha la sua nicchia personale nella quale si colloca e sta comodo, ma tutti hanno qualcosa di interessante da dire. Senza nessuna competizione, per carità.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cosa pensi della divisione tra letteratura di serie A e serie B? I libri non dovrebbero avere tutti una stessa dignità?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Penso che anche solo l'idea di libri più validi solo perché riconosciuti tali da un'èlite sia una vera idiozia. Shakespeare scriveva per il popolo, e il suo pubblico andava dagli spazzini al re. Si trattava quindi di letteratura popolare, eppure sono opere di elevatissimo livello o sbaglio? E poi perché ora Shakespeare è invece considerato riservato ai lettori colti? I confini sono variabili, confusi. La divisione tra libri di serie A e B non ha semplicemente senso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Qual è il segreto del fascino che l'antico Egitto esercita sui lettori e quale fascino esercita il personaggio di Taita in particolare su di te?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti non possono fare a meno di essere affascinati dall'Egitto antico perché semplicemente si tratta della culla della nostra civiltà. Lì sono nate la scrittura, la Matematica, l'Astronomia, la Filosofia, etc. etc. E poi aggiungiamoci monumenti grandiosi, affreschi splendidi, un'estetica intrigante... La valle del Nilo ha dato i natali all'uomo, e io mi sento un discendente diretto degli antichi egizi. Con Taita negli anni si è creato un rapporto che definirei quasi di amicizia stretta. E' un uomo complicato, contraddittorio, sempre capace di sorprendermi, e mi piace chiacchierare con lui ogni tanto, chiedergli anche dei consigli. Ah, Taita...&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il viaggio di Taita è davvero senza fine come dice lui alla fine del romanzo &lt;i&gt;Alle fonti del Nilo&lt;/i&gt;? Quale sarà la sua prossima tappa?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non se è saggio credere a Taita, fidarsi di lui. Forse il suo viaggio continuerà, chissà. Ma anche se fosse non è certo tipo da venire a raccontare i dettagli a me (ride, ndr)!&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ne &lt;i&gt;La legge del deserto&lt;/i&gt; affronti il tema dell’integralismo islamico. Hector Cross, il protagonista del romanzo, lo definisce “La Bestia”. Qual è il tuo pensiero riguardo la religione islamica e le sue estremizzazioni, quali, appunto, l’integralismo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni religione che viene portata agli estremi diventa qualcosa di malvagio e questo viene sottolineato nei dialoghi dei protagonisti del mio libro. Hazel, la protagonista femminile, ad un certo punto esprime la sua indignazione, il suo orrore sulle modalità con le quali le persone vengono castigate in base alla Sharia, la legge islamica. Quando lei assiste a queste esecuzioni afferma che questa gente non è umana. Hector le risponde che tutte le religioni hanno avuto delle fasi estreme, determinate da uomini che applicano le leggi religiose in modo integralista. In questo modo la religione diventa espressione di odio e violenza. Anche la religione cristiana ha attraversato questa fase, se pensiamo, ad esempio, all’Inquisizione spagnola. Quando la religione diventa strumento politico in mano di pochi determina persecuzioni, pogrom. Il Cristianesimo ha superato questa fase mentre alcune parti del mondo islamico odiano ancora chiunque non sia maomettano. Per il resto ritengo che l’Islam sia una religione molto vicina al Cristianesimo e l’Ebraismo; è una religione monoteista e Gesù Cristo viene ritenuto uno dei Profeti; non vengono adorati gli idoli. Questi sono elementi comuni che appartengono a queste tre grandi religioni monoteiste, mentre nell’applicazione concreta si vengono a creare diversità che in passato non erano ampie come oggi. Il Cristianesimo, nel frattempo, si è ammorbidito ed è diventato più umano, cosa che non è avvenuta per alcune parti del mondo islamico. La cosa che più mi trova in contrasto con la religione islamica è il trattamento delle donne. So che ci sono molte donne islamiche che sostengono di non avere problemi ad indossare il burqa ma credo che questo derivi dal fatto che esse non conoscano altre realtà e altre situazioni. Tutto ciò mi rattrista molto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nel romanzo &lt;i&gt;La legge del deserto&lt;/i&gt; sembra non esistere il tema del perdono, anzi, tutti i personaggi sono mossi dalla vendetta, dallo sceicco Tippu Tip ad Adam, da Tariq fino agli stessi Hazel ed Hector. Il pensiero dei personaggi rispecchia il tuo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente non è questa la mia visione ma prettamente quella dei miei personaggi. D’altra parte il concetto della faida di sangue esiste tutt’ora in molte parti del mondo e viene perpetrata di generazione in generazione. Penso, ad esempio, all’ambito mafioso: ancora oggi assistiamo a faide tra famiglie ed è un elemento ancora più forte in Medio Oriente, insito nella stessa religione islamica. È un dato di fatto che ovviamente non appartiene al mio modo di pensare e credo che il concetto di perdono sia più radicato nella religione Cristiana e non nelle altre religioni. In realtà i protagonisti del romanzo non sono in cerca di vendetta quanto, piuttosto, di un modo per porre fine a questa faida e capiscono che l’unico modo è quello di applicare la stessa legge del nemico, quella della Sharia. Quindi, secondo la sua legge, l’unico modo per porre fine alla scia di sangue creatasi è la sua morte. Sulla questione del perdono, mi piace citare una frase del generale Norman Schwarzkopf, soprannominato “Stormin’ Norman”, il quale, al giornalista che lo interrogò sulla questione del perdono riguardo Saddam Hussein, rispose: “Il perdono non è il mio lavoro ma quello di Dio. Il mio è fare in modo che Saddam vada al Creatore più in fretta possibile a chiedere perdono!”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Hazel ed Hector sembrano disumani. Sanno fare praticamente di tutto. Hai mai conosciuto gente così?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vedi cosa sono in grado di fare gli atleti professionisti puoi già farti un’idea del fatto che esistano persone in grado di fare ciò che fanno Hazel ed Hector. Nel calcio, ad esempio, vediamo dei gesti tecnici straordinari come la rovesciata. Il corpo umano è capace di cose veramente straordinarie se allenato in modo adeguato. Qui parliamo di una donna che è stata una campionessa mondiale di tennis e di un ex militare che dopo una lunga giornata di lavoro va ad allenarsi in palestra e al poligono di tiro ogni giorno. E ci sono persone così. Dalla nostra prospettiva di persone che conducono una vita sedentaria, o quasi, ci possono apparire sovrumani ma solo perché non ci alleniamo come loro. Un giorno mia moglie ed io eravamo a fare una passeggiata nelle campagne inglesi e abbiamo visto una fila di soldati che correva con i zaini in spalla: stavano facendo un addestramento. Io ho detto a mia moglie: “Lo sai che  ognuno di quegli zaini pesa quaranta libbre (circa 20 kg, n.d.r.)?”. Lei non mi ha creduto e si è messa a correre dietro ad un sergente che faceva finta di non vederla – ma sicuramente l’ha notata perché è una bella donna – chiedendogli: “È vero che lo zaino pesa quaranta libbre?”. E lui con una faccia fiera le ha risposto: “No! Quaranta chili!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sei ritenuto il maestro incontrastato dell’avventura. Cos’è per te l’avventura?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Avventura” significa lasciare i sentieri battuti e mettersi in situazioni di cui non si può avere il controllo. Per me può essere andare a fare un safari o scalare una montagna, cosa che non faccio più oggi ma in passato ho fatto varie volte, o attraversare il deserto con una carovana di cammelli. Lasciare ciò che si conosce e andare verso l’ignoto: questa è l’avventura secondo me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;La legge del deserto&lt;/i&gt;, però, oltre a parlare di azione e avventura descrive anche una miriade di sentimenti: amore declinato in varie forme, odio, paura...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando scrivo un romanzo come La legge del deserto mi piace affrontare e considerare l’intera gamma dei sentimenti umani. Ci sono diversi temi che mi stanno a cuore e ricorrono nei miei libri: il rapporto tra un genitore e un figlio, il rapporto tra i compagni di squadra, quindi la totale fiducia nell’affidare la propria vita a qualcun altro, e, soprattutto, il rapporto tra un uomo e una donna, forse quello più importante, quello che ci permette di procreare e propagare le nostre generazioni. Sono sfaccettature delle nostre esperienze che a livello individuale si manifestano in modo unico. È come prendere un gioiello e guardarlo da varie angolazioni: cambia il colore, cambia la forma e questo ci distingue, la capacità di accoppiarci per la vita, di avere dei figli e saperli allevare, la capacità di instaurare rapporti di fiducia e stima reciproca. Questi sono gli elementi distintivi dell’umanità.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;In Italia i tuoi romanzi vanno a ruba. Come spieghi questo fenomeno?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sinceramente non me lo so spiegare. Ad esempio, può esserci un buon libro che scompare sotto la superficie della coscienza umana senza nemmeno incresparne le acque. Ce ne può essere un altro che crea uno tsunami. Occorre un tocco di magia che susciti entusiasmo nei lettori. In un anno i libri che possono creare questo entusiasmo sono al massimo due o tre. Per quanto riguarda i miei libri, forse non causano tsunami ma sono certamente delle belle ondate che arrivano costantemente sulla spiaggia. In Italia molte persone leggono i miei libri ed è capitato che i padri li facessero conoscere ai figli e ora siamo già a tre generazioni di lettori. Sicuramente ho toccato i tasti giusti nelle menti dei lettori italiani, mentre in Germania non sono affatto conosciuto. Eppure la Germania è un paese molto vicino all’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista di David Frati e Lorenzo Strisciullo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-5308015431388336790?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/5308015431388336790/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=5308015431388336790' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5308015431388336790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5308015431388336790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/intervista-wilbur-smith.html' title='Intervista a Wilbur Smith'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-uTTMUknXTNM/TYPFHCcW8VI/AAAAAAAAAP0/aKDIFQD-tzI/s72-c/Wilbur%2BSmith.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3336957346931943747</id><published>2011-03-18T21:46:00.001+01:00</published><updated>2011-03-18T21:47:22.843+01:00</updated><title type='text'>La legge del deserto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-VcfJaEyWHgs/TYPEbAxCblI/AAAAAAAAAPs/4QdMdzLTCqI/s1600/La%2Blegge%2Bdel%2Bdeserto.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="155" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-VcfJaEyWHgs/TYPEbAxCblI/AAAAAAAAAPs/4QdMdzLTCqI/s320/La%2Blegge%2Bdel%2Bdeserto.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Wilbur Smith&lt;br /&gt;Traduzione di Giampiero Hirzer&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’entroterra dell’emirato di Abu Zara c’è una concessione petrolifera  un tempo di proprietà della Shell ed ora appartenete alla Bannock Oil, la società petrolifera della ex tennista Hazel Bannock, donna bellissima che ha ereditato un impero finanziario dopo la morte del marito Henry e che conduce gli affari in modo eccelso. Ad occuparsi della sicurezza degli impianti, oggetto di frequenti attacchi terroristici, è la Cross Bow Security Limited, agenzia di mercenari capeggiata da Hector Cross, ex maggiore delle SAS, uomo d’azione e dai metodi estremi nel fronteggiare i nemici. Hazel ha una figlia, la diciannovenne Cayla, una ragazza viziata che si trova a bordo dello yacht di famiglia in rotta verso l’isola di Mahé nelle Seychelles: l’Amorous Dolphin. Cayla non sa che l’uomo con il quale sta avendo una relazione di sesso e che lei stessa ha fatto salire a bordo offrendogli un lavoro come steward – Rogier Marcel Moreau – in realtà si chiama Adam Abdul Tippu Tip e si trova lì per rapirla. Adam è il nipote dello sceicco Tippu Tip, capo dei pirati del Puntland somalo i quali, proprio grazie ad Adam, riescono ad incrociare il lussuoso yacht e rapire Cayla. Quando arriva la richiesta di riscatto Hazel Bannock inizia a smuovere tutti i canali ufficiali ma non ottiene risultati. Nonostante i rapporti con Hector Cross non siano i migliori, Hazel sa che solo lui può tentare l’ardua impresa di riportare a casa Cayla…&lt;br /&gt;Torna Wilbur Smith, come un evento al quale ormai ci si è abituati da decenni, con un nuovo romanzo d’avventura. Lo scrittore, nato nel 1933 a Broken Hill, nella Rhodesia Settentrionale – l’attuale Zambia – ha esordito nel 1964 e da allora i suoi romanzi sono diventati bestseller internazionali, soprattutto in Italia dove Smith è di gran lunga lo scrittore più venduto. &lt;i&gt;La legge del deserto&lt;/i&gt; affronta un tema caldo e di estrema attualità come quello dell’integralismo islamico e della pirateria nelle coste africane e lo fa con gli ingredienti che hanno reso Smith un maestro del genere: le ambientazioni esotiche del continente africano, una serie di personaggi a confronto dei quali Rambo sembra uno scolaretto, un plot serrato che non lascia scampo e che conduce il lettore in un viaggio che si compone di salite e discese, di azione e di descrizione di sentimenti quali la paura, la vendetta, l’odio, l’amicizia e l’amore. Attraverso gli occhi dei suoi personaggi, Wilbur Smith getta lo sguardo sul mondo islamico e sulle dure leggi della Sharia, le quali, poste nelle mani di persone sbagliate come lo sceicco Tippu Tip, diventano incunabolo di ignoranza e deflagrano in atti di violenza e odio. E davanti a tali atti  ad Hazel ed Hector non resta che abbandonare i propri preconcetti e le proprie esperienze e calarsi in un mondo dominato da una sola legge. Quella del deserto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3336957346931943747?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3336957346931943747/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3336957346931943747' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3336957346931943747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3336957346931943747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/la-legge-del-deserto.html' title='La legge del deserto'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-VcfJaEyWHgs/TYPEbAxCblI/AAAAAAAAAPs/4QdMdzLTCqI/s72-c/La%2Blegge%2Bdel%2Bdeserto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-4790649322056722336</id><published>2011-03-04T16:50:00.000+01:00</published><updated>2011-03-04T16:50:32.936+01:00</updated><title type='text'>La mappa del destino</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-U0JhQpCv77A/TXEJ4jrmXDI/AAAAAAAAAPc/ttna-XI22Uk/s1600/La%2Bmappa%2Bdel%2Bdestino.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="153" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-U0JhQpCv77A/TXEJ4jrmXDI/AAAAAAAAAPc/ttna-XI22Uk/s320/La%2Bmappa%2Bdel%2Bdestino.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Glenn Cooper&lt;br /&gt;Traduzione di Amalia Rincori, Velia Februari&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Périgord, Francia. 1899. Édouard Lefevre e suo cugino Pascal s’imbattono in un’antica caverna: una scoperta straordinaria. Pieni d’entusiasmo si recano in una locanda nel piccolo villaggio di Ruac per raccontare al proprietario e ai clienti del loro ritrovamento. Un errore, perché non fanno neanche in tempo a finire il racconto che sono già cadaveri. Ruac, oggi. Un incendio si è scatenato tra le mura di un’abbazia e nascosto in un muro crollato viene ritrovato un libro risalente al Medioevo, ornato con borchie d’argento, scritto in codice e pieno d’immagini che raffigurano animali e piante. Le prima pagine sono in latino e riportano strane parole: “Io Barthomieu, monaco dell’abbazia di Ruac, ho duecentoventi anni. E questa è la mia storia”. Hugo Pieneau, l’antiquario a cui il prezioso libro è stato affidato dall’abate Menaud per essere restaurato, non ha dubbi nel convocare un suo amico per fargli visionare il volume: l’archeologo Luc Simard. All’interno del libro i due trovano una mappa che li conduce all’interno di una caverna formata da dieci stanze, nei pressi di Ruac. Un ritrovamento dal valore archeologico immenso. La caverna è piena di dipinti rupestri che raffigurano bisonti, cavalli, cervi, uomini, gli stessi raffigurati nel libro, insieme a quelli della decima stanza, dove l’artista preistorico ha lasciato la testimonianza di un segreto che potrebbe cambiare le sorti dell’umanità. Un segreto che gli abitanti di Ruac vogliono difendere ad ogni costo…&lt;br /&gt;&lt;i&gt;La mappa del destino&lt;/i&gt; è il terzo romanzo dello scrittore newyorchese Glenn Cooper, il quale ha momentaneamente abbandonato le sorti di Will Piper, il protagonista dei best-seller &lt;i&gt;La biblioteca dei morti&lt;/i&gt; e Il &lt;i&gt;libro delle anim&lt;/i&gt;e, per spostare il centro dell’attenzione su un nuovo personaggio, l’archeologo francese Luc Simard, il quale si trova da un giorno all’altro di fronte alla scoperta che qualsiasi archeologo vorrebbe fare: una caverna piena di dipinti rupestri risalenti addirittura al 30.000 BP (acronimo di “Before Present”, un sistema di datazione utilizzato da diverse discipline scientifiche che fissa il punto di riferimento nel 1950). Luc è il classico personaggio che potremmo trovare in un romanzo di Clive Cussler o Wilbur Smith: bello, colto, tombeur de femmes; nello svolgersi della trama il personaggio acquista maggiore spessore e ne scopriamo le debolezze, la psiche, i modi di pensare, davanti ad una serie di eventi che metteranno a dura prova la sua stessa vita. Eventi che trovano spunto da una serie d’ingredienti che tengono sempre alto il ritmo della tensione: una cittadina, Ruac, che pare custodire un ancestrale segreto e i suoi cittadini pronti a tutto per difenderlo. Tutto ciò attraverso una scrittura sempre precisa nel raccontare termini archeologici o anche lo stesso gergo che si usa in un campo di scavi. Ma il punto di forza de La mappa del destino, così come l’intera opera narrativa dello scrittore, sta nel saper mescolare i diversi piani storici e temporali che non danno punti di riferimento al lettore, portato a spasso nella Storia da una scrittura che viene utilizzata come la DeLorean di “Ritorno al futuro”. A parte il capitolo iniziale di contorno, ambientato nel 1899, Cooper ci parla della vita dell’Homo Sapiens, degli scontri con l’uomo di Neanderthal e degli inizi del processo comunicativo umano, per poi fare un salto nel Medioevo dove personaggi del calibro del monaco Abelardo e san Bernardo di Chiaravalle hanno avuto tra le mani l’antico manoscritto rinvenuto a Ruac, teatro di eventi drammatici e cruenti, ingrediente principale e sostanziale per un gran action-thriller a sfondo storico/archeologico come &lt;i&gt;La mappa del destin&lt;/i&gt;o.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-4790649322056722336?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/4790649322056722336/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=4790649322056722336' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4790649322056722336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4790649322056722336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/la-mappa-del-destino.html' title='La mappa del destino'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-U0JhQpCv77A/TXEJ4jrmXDI/AAAAAAAAAPc/ttna-XI22Uk/s72-c/La%2Bmappa%2Bdel%2Bdestino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8260537417942316961</id><published>2011-03-04T16:46:00.003+01:00</published><updated>2011-03-05T10:19:16.282+01:00</updated><title type='text'>Intervista a Glenn Cooper</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-vAnoQTHpbJ4/TXEIi8fo5HI/AAAAAAAAAPM/fKsi0aM865M/s1600/Glenn%2BCooper.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="302" width="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-vAnoQTHpbJ4/TXEIi8fo5HI/AAAAAAAAAPM/fKsi0aM865M/s320/Glenn%2BCooper.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Glenn è un esempio lampante di self-made man: laurea in Archeologia a Harvard, dottorato in Medicina, presidente ed amministratore delegato di un’industria biotech, sceneggiatore e produttore cinematografico. Fino al 2009, anno in cui ha deciso di dedicarsi alla narrativa, da subito con enorme successo. Per questo quando il direttore mi ha detto che era in Italia per una serie di presentazioni a Milano, Roma ed Avellino non ho perso tempo e mi sono attivato per intervistarlo. L’ho incontrato in una sala da tè adorna di mobili d’epoca, in un hotel a due passi da Piazza di Spagna, e lo scrittore si è rivelato una persona deliziosa, sempre sorridente ed amichevole, un vero gentiluomo, un esempio di stile. Una figura ben lontana da molti scrittori che si sentono facenti parte di una sorta di Empireo pur avendo venduto nemmeno la metà delle copie che ha venduto lui.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Quando hai esordito con &lt;i&gt;La biblioteca dei morti&lt;/i&gt; ti aspettavi un successo così vasto, direi planetario?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assolutamente no! Il successo de La biblioteca dei morti mi ha reso, ovviamente, felice ma, soprattutto, sono rimasto spiazzato e sorpreso da un tale riscontro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;La mappa del destino&lt;/i&gt;, il tuo ultimo romanzo, non è legato alle vicende di Will Piper, il protagonista de &lt;i&gt;La biblioteca dei morti&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Il libro delle anime&lt;/i&gt;, ma ne ricalca il genere. Questa volta il romanzo è maggiormente condito da spunti archeologici. Quanto i tuoi studi ti hanno condotto verso questa direzione?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente i miei studi hanno avuto un grande impatto su questo libro. Volevo scrivere un romanzo che nascesse dal mio amore nei confronti dell’archeologia. Quando ero all’università ho studiato in particolare il Paleolitico e questo periodo mi interessa molto perché rappresenta la transizione dall’uomo incapace di comunicare all’uomo che comunica attraverso i dipinti rupestri: un’evoluzione del cervello umano che ha permesso all’uomo di catturare ed esprimere le proprie emozioni attraverso queste fantastiche forme d’arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Il libro delle anime&lt;/i&gt; chiude le vicende di Will Piper. Hai intenzione di scrivere un altro romanzo con Will protagonista?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre a &lt;i&gt;La mappa del destino&lt;/i&gt; ho scritto due libri in cui Will non appare. Sono romanzi singoli, che non fanno parte di una serie. Uno ha come protagonista una suora italiana che viene convocata per salvare il Vaticano, l’altro è un libro sull’esperienza di pre-morte e sulla vita nell’aldilà. Credo che a breve mi metterò a scrivere il terzo libro della serie di Will Piper perché recentemente ho avuto un’idea gustosa per concludere la trilogia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;È prevista una trasposizione cinematografica de &lt;i&gt;La biblioteca dei morti&lt;/i&gt; e de I&lt;i&gt;l libro delle anime&lt;/i&gt;?&lt;/b&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finora ho avuto circa dieci trattative per la realizzazione del film con diversi produttori di Hollywood, ma non sono andate a buon fine. I produttori americani mi dicono che realizzare un film sui miei romanzi  è difficile perché sono ambientati in diverse epoche storiche. Spero che un produttore europeo decida di intraprendere quest’avventura perché secondo me i miei romanzi sarebbero meglio rappresentati da un film europeo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Spesso i tuoi libri vengono accostati a quelli di Dan Brown, soprattutto per la scelta di ambientare la narrazione in un periodo storico lontano per poi svilupparla nella contemporaneità. Secondo te quali differenze ci sono tra i tuoi e i suoi romanzi?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto lui vende cento volte più di me! È vero che Dan Brown parte da un evento storico, ma mentre le sue storie si sviluppano interamente nel presente, a me piace giocare con la Storia, sovrapporre i diversi piani temporali e far sì che il passato si intersechi con il presente nell’arco dell’intero romanzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Visto il grande successo dei tuoi primi due romanzi, cosa ti aspetti da &lt;i&gt;La mappa del destino&lt;/i&gt;? Ci affezioneremo anche a Luc Simard?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inizialmente ero un po’ preoccupato perché dopo aver scritto due romanzi di successo non sai mai come verrà accolto il nuovo libro e se piacerà al lettore come gli altri. A quanto pare La mappa del destino sta riscuotendo un buon successo e se i lettori si appassioneranno alla figura di Luc Simard sicuramente scriverò altri romanzi con lui protagonista. Non sono sicuro se questo libro piacerà ai francesi, perché di solito ai francesi non piace quando gli americani scrivono sulla Francia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8260537417942316961?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8260537417942316961/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8260537417942316961' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8260537417942316961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8260537417942316961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/intervista-glenn-cooper.html' title='Intervista a Glenn Cooper'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-vAnoQTHpbJ4/TXEIi8fo5HI/AAAAAAAAAPM/fKsi0aM865M/s72-c/Glenn%2BCooper.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-6983639034460701513</id><published>2011-03-04T12:27:00.000+01:00</published><updated>2011-03-04T12:27:06.875+01:00</updated><title type='text'>James Ellroy</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-Cu-cPDeNen8/TXDLxn0ouXI/AAAAAAAAAPE/06Xj8pjuGK4/s1600/James%2BEllroy.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="303" width="200" src="http://1.bp.blogspot.com/-Cu-cPDeNen8/TXDLxn0ouXI/AAAAAAAAAPE/06Xj8pjuGK4/s320/James%2BEllroy.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;"Mi piace il mio lavoro, amo battermi, odio perdere, non mollo mai. Se esco ammaccato, fa niente. Scrivere è come fare la lotta, mi piacciono le cicatrici. Con gli alimenti che devo pagare dopo il divorzio, o scrivo o sono cazzi amari".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lee Earle Ellroy nasce a Los Angeles il 4 marzo 1948 da Armand Ellroy, un erotomane che sostiene di aver lavorato per Rita Hayworth e averle “fatto assaggiare la sua bestia di 40 centimetri”, e Geneva Hilliker Ellroy, infermiera professionale che fa da balia alle stelle alcolizzate di Hollywood.  Nel 1955 i due divorziano e Geneva va a vivere con il figlio nel quartiere di El Monte. Tre anni dopo, nel giugno del 1958, quando Lee Earle ha dieci anni, un poliziotto si presenta a casa per dirgli che la madre è stata assassinata. Il cadavere di Geneva è stato trovato seminudo in un cespuglio vicino un liceo di El Monte. Tre mesi prima, durante il suo compleanno, Lee Earle aveva deciso di vivere con il padre e la madre gli aveva dato un ceffone tanto forte da fargli sbattere la testa su un tavolino, provocando le maledizioni del figlio. Pochi mesi dopo la morte della madre il piccolo Lee Earle riceve in regalo dal padre un libro di Jack Webb, &lt;i&gt;The Badge&lt;/i&gt;, che parla del Los Angeles Police Department; un libro che Lee Earle leggerà in modo ossessivo e che gli fa conoscere la storia di Elizabeth Short, la Dalia Nera, brutalmente torturata, assassinata e tranciata di netto in due a Los Angeles il 15 gennaio 1947: un delitto irrisolto, come quello della madre, un’ossessione, uno spunto narrativo. Ma sono ancora lontani gli anni della scrittura. Dopo la morte di Geneva, Lee Earle va a vivere definitivamente con Armand. Sono gli anni delle estenuanti serate passate davanti al televisore a guardare gli incontri di boxe e a bere birra. Sono gli anni del liceo di Fairfax, dove Ellroy si avvicina a ideali neonazisti e razzisti. Nel 1965 è già stato cacciato dal liceo quando anche il padre muore. Lee Earle finge un esaurimento nervoso, inizia a balbettare e lascia l’esercito, dove nel frattempo si era arruolato volontario, con disonore. Le ultime parole del padre sono state: “Scopati tutte le cameriere che puoi”.  Nello stesso anno, durante i fatti di Watts – sei giorni di sommossa a sfondo razziale – tenta con alcuni amici di entrare nella zona della rivolta, senza riuscirci. Ora Lee Earle è solo al mondo e inizia per lui un periodo di deriva e dissolutezze: alcol, droga, anfetamine e tamponi di Benzedrex, delinquenza, carcere, lavoretti occasionali, feticismo, mutandine rubate nei ricchi appartamenti di Hancock Park e Kosher Kanyon West, appostamenti e pedinamenti, massacranti masturbazioni, vagabondaggio, ossessioni, soprattutto quella per la Dalia Nera e per la madre, due pensieri fissi nella sua vita. A causa della sua vita sregolata rischia due volte di morire di polmonite. L’unica àncora di questo periodo è la lettura di romanzi gialli, l’unica luce in tunnel lungo e oscuro. Vive da solo nell’appartamento del padre mentre quello di un suo amico diventa suo tutore. Quando nel 1968 esce per la seconda volta di prigione, inizia a lavorare in una libreria la cui proprietaria gli ricorda la madre. Ma l’alcol e i tamponi di Benzerdrex, che ormai ingoia direttamente affinché facciano più effetto, lo stanno distruggendo, per questo Lee Earle decide di disintossicarsi. Quello che egli stesso definisce “Il giro di giostra” finisce nel 1975, quando, dopo l’ennesima disintossicazione, riesce a raggiungere il traguardo che si era prefissato sin dall’infanzia: scrivere. Lee Earle Ellroy si trasforma in James Ellroy e debutta nel mondo della narrativa con &lt;i&gt;Prega detective&lt;/i&gt;. Molti anni dopo essere diventato uno scrittore cult di fama mondiale Ellroy decide di affrontare la sua ossessione più grande e torna sul luogo del delitto per avviare un’indagine privata sull’omicidio della madre. Intanto si sposa con Helen Knode, scrittrice anche lei, e va a vivere a Kansas city. Ma nel 2006 i due divorziano e lo scrittore torna a Los Angeles, la città che gli ha tolto la madre, la città che lo ha visto trasformarsi da uno sbandato ad uno scrittore di successo mondiale, la città che nessuno come lui ha saputo descrivere in modo così maniacale, morboso e ossessivo, la città che lo ha visto morire e rinascere sotto altre spoglie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-6983639034460701513?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/6983639034460701513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=6983639034460701513' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6983639034460701513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6983639034460701513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/james-ellroy.html' title='James Ellroy'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Cu-cPDeNen8/TXDLxn0ouXI/AAAAAAAAAPE/06Xj8pjuGK4/s72-c/James%2BEllroy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7567819680762901062</id><published>2011-03-04T12:22:00.001+01:00</published><updated>2011-03-04T12:22:35.314+01:00</updated><title type='text'>Il cacciatore di ossa</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-V1SXYBEboII/TXDKyjqinHI/AAAAAAAAAO8/2Mh5axRI250/s1600/Il%2Bcacciatore%2Bdi%2Bossa.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="165" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-V1SXYBEboII/TXDKyjqinHI/AAAAAAAAAO8/2Mh5axRI250/s320/Il%2Bcacciatore%2Bdi%2Bossa.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Stuart MacBride&lt;br /&gt;Traduzione di Claudia Businaro&lt;br /&gt;Newton &amp; Compton&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aberdeen, Scozia. Una buia notte di inizio estate viene squarciata dal triste barlume di un incendio: un palazzo prende fuoco mentre un perverso omicida è nascosto nel buio, eccitato dalle urla delle vittime che egli stesso ha intrappolato nell’inferno di fuoco. Durante la stessa notte due agenti della polizia trovano, in vicolo buio del quartiere a luci rosse, il cadavere nudo di una donna che è stata massacrata di botte: Rosie Williams. Tutti gli agenti della polizia sono impegnati nell’incendio, per questo sulla scena del delitto viene chiamato il sergente Logan McRae, sottoposto ad un’ indagine perché uno dei suoi uomini è rimasto gravemente ferito durante un’azione della quale è diretto responsabile. Proprio per questo Logan è stato rimosso dalla squadra dell’ispettore Insch e inserito nel team dell’ispettrice Steel – una donna volgare e incompetente – la cosiddetta “Squadra Coglioni”. Per uscirne Logan ha una sola possibilità : trovare l’assassino e risolvere il caso. Ma deve fare presto, perché altre donne vengono trovate morte con il medesimo modus operandi. Sembra che ad Aberdeen ci sia un serial killer, anzi due, perché le notti di Aberdeen vengono infiammate da altri roghi…&lt;br /&gt;Dopo &lt;i&gt;Il collezionista di bambini&lt;/i&gt; Stuart  Macbride – scrittore scozzese che nella vita ha svolto i più svariati lavori, da addetto alle pulizie a sviluppatore di applicazioni per l’industria del petrolio – continua  la saga che vede protagonista il sergente Logan McRae con questo &lt;i&gt;Il cacciatore di ossa&lt;/i&gt;. Il dato che immediatamente emerge dalla lettura è la struttura labirintica del plot: Macbride costruisce infatti una trama che si muove su due casi apparentemente paralleli, creando un senso di vertigine al lettore che si trova spiazzato e non sa che pesci prendere, come se si trovasse davanti al gioco delle tre carte. In questo dedalo si muovono i personaggi che Macbride descrive con dovizia di particolari e un sorprendente realismo, condendo i dialoghi con ironia prettamente britannica. In tutto ciò l’autore trova il tempo per descrivere alcuni aspetti “malati” della società scozzese ma che in fondo sono fondo comune della maggio parte dei paesi: la corruzione, la violenza, la prostituzione, sempre con uno stile che rende &lt;i&gt;Il cacciatore di ossa&lt;/i&gt; un ottimo punto d’incontro tra un thriller mozzafiato e un noir duro, durissimo. Sinceramente lascia un po’ di dubbi la traduzione del titolo, visto che l’originale, &lt;i&gt;Dying Light&lt;/i&gt; (&lt;i&gt;Luce morente&lt;/i&gt;) sarebbe stato sicuramente più aderente alla natura di un romanzo che racconta i bassifondi di una Scozia che non si trova nei depliant delle agenzie di viaggio e ruota intorno ad eventi che si compiono di notte, quando la luce è, appunto, morente. Se non già morta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7567819680762901062?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7567819680762901062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7567819680762901062' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7567819680762901062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7567819680762901062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/il-cacciatore-di-ossa.html' title='Il cacciatore di ossa'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-V1SXYBEboII/TXDKyjqinHI/AAAAAAAAAO8/2Mh5axRI250/s72-c/Il%2Bcacciatore%2Bdi%2Bossa.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3443956748172788797</id><published>2011-03-01T11:25:00.000+01:00</published><updated>2011-03-01T11:25:17.059+01:00</updated><title type='text'>I barbari</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-G1CafFpUkzw/TWzJXejwCPI/AAAAAAAAAO0/xgHFaLBbzEU/s1600/I%2Bbarbari.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="154" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/-G1CafFpUkzw/TWzJXejwCPI/AAAAAAAAAO0/xgHFaLBbzEU/s320/I%2Bbarbari.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Alessandro Baricco&lt;br /&gt;Feltrinelli&lt;br /&gt;2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La società sta subendo una mutazione. E i barbari sono alle porte. L’invasione barbarica è una realtà condivisa e diffusa e viene alimentata quotidianamente dall’industria culturale, dalla politica, dai mezzi d’informazione. Ma chi sono i barbari e come si muovono? L’effetto della loro azione, che genera la mutazione sociale e culturale, colpisce la consuetudine dei gesti, il modo di pensare e di vivere – espandendosi in diversi ambiti - frantuma gli ordini costituiti, apre le porte alla comunità, a partire dal mondo della cultura del vino, del calcio e dell’editoria. Quando poi la mutazione è completata, le porte del sapere vengono scardinate: pensiamo all’avvento di Google, un vero e proprio spartiacque nel modo di concepire la navigazione e, di conseguenza, l’universo della conoscenza e dell’esperienza. Infatti, mentre i modelli che storicamente portavano al risultato dell’esperienza  erano legati allo scavare per trovare l’essenza delle cose, grazie ad un lavoro certosino di metodo, studio e intuizione, il nuovo modello, dovuto alla mutazione, ha scardinato quello precedente, fondandosi principalmente sulla logica della superficie, fondata – a sua volta –  sulla velocità di fruizione e sul “multitasking”  e ha provocato la perdita dell’anima, concetto che venne introdotto solo a partire dall’Umanesimo ed esploso realmente solo nell’Ottocento Romantico. Ma come ci si difende dai barbari? Bisogna fare come i Cinesi, che tra il 1400 e il 1600, per paura delle invasioni barbariche, costruirono la Grande Muraglia?&lt;br /&gt;Nel 2006, tra il 12 maggio e il 21 ottobre, sul quotidiano La Repubblica apparvero trenta articoli firmati da Alessandro Baricco, raccolti il 21 novembre dalla Fandango e ripresi nel 2008 da Feltrinelli. &lt;i&gt;I barbari&lt;/i&gt; rappresenta il tentativo di affrontare l’universale paura socio – culturale  di un’ imminente e violenta mutazione che investe tutti gli aspetti del vivere umano, dalla cultura alla società, dalla politica al costume e che colpisce il modo di pensare e di vivere. Il nucleo che provoca lo sgomento e il terrore da invasione barbarica, ci dice Baricco, viene dettato dalla crisi dei valori della cultura del passato in favore del “nuovo che avanza”,  in un discorso che analizza esempi disparati ed eterogenei che vanno da Google, al calcio, dalla musica classica ai libri, il tutto attraverso un dialogo diretto con il lettore che assume molto spesso aspetti didascalico – didattici, in cui lo scrittore abbandona lo stile ricercato dei suoi romanzi e si concentra sul messaggio del testo. E se i barbari di Baricco certamente non sono gli stessi descritti da Tacito nel 98 d.C nella Germania, si può affermare che hanno preso ormai l’avvento nei meandri della società, come in tutte le rivoluzioni che si rispettino, e altro non possiamo fare che accettare la mutazione e abbandonare il paradigma dello scontro tra civiltà per capire realmente chi sono i moderni barbari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3443956748172788797?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3443956748172788797/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3443956748172788797' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3443956748172788797'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3443956748172788797'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/03/i-barbari.html' title='I barbari'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-G1CafFpUkzw/TWzJXejwCPI/AAAAAAAAAO0/xgHFaLBbzEU/s72-c/I%2Bbarbari.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-5325536282502178148</id><published>2011-02-28T13:40:00.000+01:00</published><updated>2011-02-28T13:40:41.582+01:00</updated><title type='text'>City</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-8GGksl9R2h0/TWuXcYObvMI/AAAAAAAAAOk/kKod2jwnDYg/s1600/City.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="154" width="100" src="http://2.bp.blogspot.com/-8GGksl9R2h0/TWuXcYObvMI/AAAAAAAAAOk/kKod2jwnDYg/s320/City.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Alessandro Baricco&lt;br /&gt;Feltrinelli&lt;br /&gt;2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’ottobre del 1987 la case editrice CRB decide di indire un referendum tra i suoi lettori per decidere le sorti di Mami Jane, la madre del supereroe cieco Ballon Mac, dentista di giorno e acerrimo nemico del male di notte grazie ai poteri della sua saliva. Shatzy Shell è una delle otto impiegate che rispondono al telefono per raccogliere i pareri dei lettori. Ha trent’anni, gira sempre con un piccolo registratore da cui nasce un western, e sul comodino ha le foto di Eva Braun e Walt Disney. Un giorno arriva una telefonata. È Gould, un ragazzo di tredici anni, un genio, laureato a undici anni, un sicuro premio Nobel. Gould non vede mai i genitori. La madre è fuggita o è chiusa in una clinica psichiatrica e il padre è un generale dell’esercito sempre fuori per lavoro. Vive con Diesel, un gigante impossibilitato a viaggiare a causa della sua mole, e il muto Poomerang. Dopo la telefonata Shatzy diventa la governante di Gould e tra i due nasce un rapporto sincero, perché la donna è l’unica a capire il ragazzino, senza porgli troppe domande e senza opprimerlo, neanche quando si chiude in bagno e, ascoltando la radio, crea la leggenda del pugile Larry Gorman. Ma Gould capisce che sta sprecando la propria vita e prende l’unica decisone possibile: quella di andar via e iniziare a vivere realmente… &lt;br /&gt;&lt;i&gt;City&lt;/i&gt;, il quarto romanzo pubblicato da Alessandro Baricco, rappresenta uno dei primi casi di lancio editoriale effettuato esclusivamente sul Web, attraverso un sito dedicato. L’autore ha spiegato che il libro è “costruito come una città, come l’idea di una città”, dove “le storie sono quartieri, i personaggi sono strade”. Quartieri e strade che si mescolano e frammentano, creando un universo diegetico che non lascia punti di riferimento, attraverso la sovrapposizione di tre trame che scorrono parallele per poi confluire in un medesimo mare narrativo, quasi a richiamare opere come il &lt;i&gt;Finnegan's Wake&lt;/i&gt; di Joyce o il &lt;i&gt;Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo&lt;/i&gt; di Sterne. Alla storia di Gould e Shatzy Shell, infatti, fanno da contraltare la storia del pugile Larry Gormann e il western raccontato dalla ragazza, ribaltando il testo in forme di ipertesto in cui personaggi, luoghi e tempo assumono trasparenza ed opacità nello stesso momento. In questo universo si muovono personaggi bizzarri, come il professor Taltomar, acuto osservatore delle partite di calcio, e il professor Mondrian Kilroy, autore del “Trattato sull’onestà intellettuale”, in cui spiega che qualsiasi idea, appena espressa, ed ancor di più quando diventa oggetto di discussione, si altera fino a diventare tutt'altra cosa: diventa pian piano campo di battaglia dialettico, proprio come i dialoghi che compongono City, in cui la parola viene sezionata in un puro gioco stilistico che sfiora il surrealismo nei voli tra un “disse” e un “non disse”. E attraverso questo gioco di alternanza di codici il lettore viene accompagnato per mano nella volontà di sogno di Baricco, per poi essere lasciato solo nella sua città, fatta di “gente. Strade. Si prendono le strade e si va”. Questo è &lt;i&gt;City&lt;/i&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-5325536282502178148?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/5325536282502178148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=5325536282502178148' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5325536282502178148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5325536282502178148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/02/city.html' title='City'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-8GGksl9R2h0/TWuXcYObvMI/AAAAAAAAAOk/kKod2jwnDYg/s72-c/City.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7123104894784106870</id><published>2011-02-28T13:37:00.000+01:00</published><updated>2011-02-28T13:37:45.279+01:00</updated><title type='text'>Ragazzi di vita</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-p7a5WEYpOao/TWuWrLI9Z5I/AAAAAAAAAOc/_GqZD8ewpYo/s1600/Ragazzi%2Bdi%2Bvita.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="161" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/-p7a5WEYpOao/TWuWrLI9Z5I/AAAAAAAAAOc/_GqZD8ewpYo/s320/Ragazzi%2Bdi%2Bvita.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Pier Paolo Pasolini&lt;br /&gt;Garzanti&lt;br /&gt;2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una Roma in pieno dopoguerra – siamo nel 1946 – il Riccetto e Marcello, due adolescenti della periferia, si danno ai furti di rottami e, per racimolare qualche soldo, saccheggiano una fabbrica distrutta dai bombardamenti della guerra, la Ferro-Beton, per tutti la Ferrobedò, a Monteverde. Con i soldi racimolati il Riccetto affitta una barca con la quale, insieme ai suoi amici, si avventura nel Tevere per fare il bagno. È estate e il fiume è l’unico modo per trovare un po’ di refrigerio se non si vuole andare fino al mare di Ostia. La vita del sottoproletariato della Capitale è dura e il Riccetto impara da un napoletano il gioco delle tre carte con il quale truffa i passanti. Intanto la scuola dove Riccetto  e altri sfrattati sono ospitati crolla e Marcello viene travolto e ucciso. L’esistenza del Riccetto è fatta di espedienti: mangia alla mensa dei frati e compie furti, come quello ai danni di una signora alla quale, insieme al suo amico Caciotta, ruba il portafogli, fino a quando non conosce l’esperienza del carcere. Il Riccetto non è più una ragazzo. Ora è diventato uomo…&lt;br /&gt;Era il 13 aprile del 1955 quando Pier Paolo Pasolini spediva all’editore Garzanti il dattiloscritto di &lt;i&gt;Ragazzi di vita&lt;/i&gt;, romanzo d’esordio narrativo che procurò allo scrittore accuse di oscenità a causa della scabrosità di uno dei temi trattati: la prostituzione maschile. Malgrado le feroci stroncature di critici come Emilio Cecchi e Roberto Asor Rosa, e l’esclusione dal premio Strega e dal premio Viareggio,&lt;i&gt; Ragazzi di vita&lt;/i&gt; ottenne un enorme successo di pubblico, mentre la procura di Milano aveva accolto la denuncia di carattere pornografico del romanzo. Ma cos’è che fece gridare allo scandalo i benpensanti degli anni Cinquanta? Si tratta di un romanzo corale che prende in esame il sottoproletariato urbano della Capitale nell’immediato dopoguerra, una cruda testimonianza della vita nelle borgate romane, ricche di miseria e di fame, i cui abitanti vivevano alla giornata, arrangiandosi alla meglio, con furti e, spesso, prostituendosi. I protagonisti, alcuni dei quali vengono presentati con il loro nome (Amerigo, Genesio, Marcello) e altri attraverso un soprannome espressionista come il Riccetto, il Lenzetta, il Piattoletta, sono al centro di avventure che vanno dal comico, al grottesco, al tragico. Vivono d’azione e si esprimono attraverso il dialetto romano. Personaggi che non si evolvono, che non trovano una soluzione che possa risolvere la loro condizione di degrado, di polvere, di fame e di violenza. D’altra parte Pasolini offre una sua personalissima visione del mito del “buon selvaggio”, perché, in fondo, nessuno dei ragazzi che egli descrive è in realtà un violento e, in un rovesciamento del punto di vista, anche il più cattivo e torbido diventa una vittima, un vinto, per dirla con le parole di Verga, un sommerso per dirla con le parole di Primo Levi. Tutto questo Pasolini lo racconta con spirito documentaristico, più che narrativo, offrendo un affresco di una città che successivamente approfondirà nell’indimenticabile pellicola “Mamma Roma”, attraverso un lessico aderente alla realtà, che altro non fa se non descrivere il degrado sociale ed economico che aveva colpito l’Italia nel dopoguerra. E nel farlo, lo scrittore ha scelto i ragazzi di vita, i deboli, uno di quelli che (secondo la ricostruzione ufficiale) nella notte tra il 1 e il 2 novembre del 1975 all’idroscalo di Ostia pose fine alla vita di uno dei maggiori esponenti della cultura italiana del Novecento, per dirla con le parole di Alberto Moravia, “una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un'epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile”: Pier Paolo Pasolini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7123104894784106870?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7123104894784106870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7123104894784106870' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7123104894784106870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7123104894784106870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/02/ragazzi-di-vita.html' title='Ragazzi di vita'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-p7a5WEYpOao/TWuWrLI9Z5I/AAAAAAAAAOc/_GqZD8ewpYo/s72-c/Ragazzi%2Bdi%2Bvita.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-397977472256105428</id><published>2011-01-25T16:00:00.000+01:00</published><updated>2011-01-25T16:00:07.030+01:00</updated><title type='text'>Appunti di un venditore di donne</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TT7lAztc-ZI/AAAAAAAAAOQ/FeBFoGnf6RA/s1600/Appunti%2Bdi%2Bun%2Bvenditore%2Bdi%2Bdonne.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="151" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TT7lAztc-ZI/AAAAAAAAAOQ/FeBFoGnf6RA/s320/Appunti%2Bdi%2Bun%2Bvenditore%2Bdi%2Bdonne.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Giorgio Faletti&lt;br /&gt;Baldini Castoldi Dalai&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aprile 1978. L’Italia è sconvolta dal rapimento di Aldo Moro e il clima sociale e politico è rovente. Milano è teatro degli scontri di piazza e preda del banditismo, e si appresta a diventare la bibita degli anni Ottanta. All’Ascot Club, il tempio indiscusso del cabaret milanese, muove i primi passi una generazione di comici e cabarettisti. Un luogo che, insieme ai ristoranti di lusso, le bische clandestine e le discoteche, è terreno fertile per gli affari di un uomo affascinante e impenetrabile che tutti conoscono con il nome di Bravo e che di mestiere fa il venditore di donne. Niente violenza, solo proposte. In questo modo Bravo è riuscito a farsi un nome nell’ambiente. Ma nessuno sa che Bravo ha un menomazione fisica. A causa di uno sgarbo è stato evirato. La sua vita cambia quando conosce Carla, una donna bellissima che risveglia in lui istinti ormai soffocati, soprattutto quando gli sussurra cinque parole che diventano una tortura: “Con te ci verrei gratis”. Carla vuole lavorare con lui, per lui e durante un festino avviene una strage in cui tutti vengono trucidati. Tutti tranne Carla. La donna è scomparsa e Bravo si trova coinvolto in una torbida storia in cui egli diventa al contempo capro espiatorio e preda di una caccia all’uomo che vede coinvolti i Servizi Segreti deviati, le Brigate Rosse, la polizia e la criminalità organizzata…&lt;br /&gt;Che Giorgio Faletti fosse un personaggio eclettico era un fatto appurato dalla sua lunga carriera che lo ha visto cabarettista, cantante, attore e scrittore: e le pagine di &lt;i&gt;Appunti di un venditore di donne&lt;/i&gt; danno l’ulteriore conferma che lo scrittore astigiano  non riesce a soffermarsi su di un genere ma ha bisogno di allargare i suoi orizzonti e dilatarli attraverso una scrittura in continua evoluzione. Lo avevamo lasciato con &lt;i&gt;Io sono dio&lt;/i&gt;, il thriller pubblicato nel 2009 che aveva come teatro d’azione le strade di New York e come deus ex machina la tragedia della guerra del Vietnam, e lo ritroviamo con un noir ambientato nel 1978, anno in cui l’Italia viveva un evento tragico come il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione della sua scorta.  È il protagonista, Bravo, a narrare la vicenda in prima persona e già il prologo è un pugno allo stomaco che lascia senza fiato: “Io mi chiamo Bravo e non ho il cazzo”. È lui che inizia e conduce un viaggio nel tempo in una Milano armata e blindata, bagnata dal sangue delle vittime delle Brigate Rosse e della criminalità organizzata. Ma non solo. A Milano sorge l’Ascot Club, evidente omaggio al Derby Club, il teatro dove molti artisti della comicità italiana hanno mosso i primi passi: Diego Abatantuono, Claudio Bisio, Massimo Boldi, Cochi &amp; Renato, Mauro Di Francesco, Gino &amp; Michele, I Gatti di Vicolo Miracoli, I Gufi, Enzo Iacchetti, Enzo Jannacci, Paolo Rossi, Francesco Salvi, Teo Teocoli, Guido Nicheli e lo stesso Faletti, il quale ha abbandonato lo stile americano dei lavori precedenti e si è immerso nella narrazione dello spaccato di un’Italia in cui non era facile vivere, attraverso un genere, il noir, che sta diventando sempre più il punto di forza degli scrittori nostrani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-397977472256105428?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/397977472256105428/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=397977472256105428' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/397977472256105428'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/397977472256105428'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/appunti-di-un-venditore-di-donne.html' title='Appunti di un venditore di donne'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TT7lAztc-ZI/AAAAAAAAAOQ/FeBFoGnf6RA/s72-c/Appunti%2Bdi%2Bun%2Bvenditore%2Bdi%2Bdonne.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-9111990026397157165</id><published>2011-01-24T13:39:00.000+01:00</published><updated>2011-01-24T13:39:43.385+01:00</updated><title type='text'>Il carezzevole</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TT1yvwwNgHI/AAAAAAAAAOI/zRn6Gxrqxwc/s1600/Il%2Bcarezzevole.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="160" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TT1yvwwNgHI/AAAAAAAAAOI/zRn6Gxrqxwc/s320/Il%2Bcarezzevole.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Massimo Lugli&lt;br /&gt;Newton &amp; Compton&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma. Primi anni Settanta. Il giovane Marco Corvino muove i primi passi in cronaca nera come volontario nella redazione di una testata nazionale. La capitale è in pieno fermento. Gli scontri tra i “neri” e i “rossi” sono all’ordine del giorno, così come le rapine, gli attentati, le sparatorie e le guerre della malavita organizzata. L’apprendistato di Marco procede all’ombra dei principi della Nera Sandro Tarioli e Dario Mirioni e le sfuriate del caporedattore l’Orbace. Nella capitale, intanto, agisce uno spietato assassino che rapisce le sue vittime e le introduce in una spirale di torture fisiche e psicologiche secondo un antico rituale cinese legato ai cinque elementi della tradizione naturalistica del Tao-Te-Ching: acqua, fuoco, terra, legno, metallo. L’assassino ha bisogno di divulgare le proprie gesta e il proprio credo e per farlo sceglie proprio il giovane cronista, catapultato di colpo in un universo di violenza e perversione, quello del Carezzevole…&lt;br /&gt;Nel 2009 si è classificato terzo al Premio Strega con &lt;i&gt;L’istinto del lupo&lt;/i&gt;, praticamente una vittoria per un romanzo di genere. Lui è Massimo Lugli, uno dei più grandi giornalisti di cronaca nera della capitale e dell’intero panorama giornalistico nazionale, sempre in trincea, sempre in strada per raccontare fatti di sangue, tragedie umane e drammi sociali. In questo teatro è ambientato il suo terzo romanzo, &lt;i&gt;Il carezzevole&lt;/i&gt;, un noir spietato, scritto con l’indelebile inchiostro del sangue, quelle delle persone comuni, vittime di rapine e di omicidi, che il protagonista Marco Corvino è costretto a guardare e respirare per fare la gavetta nel difficile mondo della cronaca nera, e quello delle vittime del Carezzevole, spietato serial killer che si muove in una Roma di piombo e di contestazioni, che deve il suo nome, come egli stesso spiega al giovane cronista, al carnefice dell’imperatore cinese, che inferiva ai condannati torture indicibili. Per questo Il carezzevole è un romanzo crudele, a volte disumano, che attinge molto spesso dai casi di cronaca nera che hanno infestato la Capitale negli anni Settanta e sono diventati pane quotidiano per i cronisti come Massimo Lugli che descrive alcune scene con dovizia di particolari e getta il lettore in un baratro senza ritorno attraverso una scrittura incalzante e serrata, intervallata da spunti ironici che infondono al romanzo un sapore da commedia nera, declinata secondo un solo colore, quello della cronaca, quello dell’orrore e quello di un geniale finale al cardiopalma, il nero, appunto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-9111990026397157165?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/9111990026397157165/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=9111990026397157165' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/9111990026397157165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/9111990026397157165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/il-carezzevole.html' title='Il carezzevole'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TT1yvwwNgHI/AAAAAAAAAOI/zRn6Gxrqxwc/s72-c/Il%2Bcarezzevole.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8899330669035019863</id><published>2011-01-20T16:28:00.000+01:00</published><updated>2011-01-20T16:28:08.571+01:00</updated><title type='text'>Intervista a Roberto Parodi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TThOkpqtYzI/AAAAAAAAAOA/nFG-p1fHobw/s1600/robertoparodi.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="309" width="200" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TThOkpqtYzI/AAAAAAAAAOA/nFG-p1fHobw/s320/robertoparodi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Roberto, fratello di Cristina e Benedetta, nella vita ha fatto prima l’ingegnere meccanico e poi il banker. Basette lunghe da rocker, ad un tratto ha capito che la sua vera passione era la scrittura e si è messo a fare lo scrittore e il giornalista. Ma non solo. Un’altra passione è quella per le moto, l’Harley Davidson in particolare, a bordo della quale nel febbraio 2009 ha compiuto in viaggio attraverso il deserto del Sahara fino alla cima dell’Assekrem. Un’esperienza che è diventata ispirazione per un romanzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Scheggia&lt;/i&gt; è la storia del viaggio di tre arlisti quarantenni nel deserto del Sahara.  Il protagonista Scheggia ha i basettoni, lavora per una banca, suona la chitarra, ha tre figli e possiede una Road King. Quanto c’è di autobiografico nel romanzo? &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Detta così si farebbe prima a dire cosa "non c'è" di autobiografico, visto che gli elementi citati sono proprio quelle mie caratteristiche personali che ho voluto lasciare anche al protagonista.  Oltre a questi elementi "di colore" ho in comune anche nella realtà due amici unici e insostituibili e l'insofferenza per ciò che la vita urbana ha fatto di noi, dopo vent'anni di banche estere, business e competizione. Scheggia è un po' la mia controfigura coraggiosa: un uomo che, invece di limitarsi a sognarlo, molla tutto per davvero da un giorno all'altro e trova la forza di ritrovarsi insieme ai suoi amici più cari, con la sua moto e l'affascinante atmosfera del deserto. Grazie a ciò riguadagnerà un suo equilibrio personale che aveva perso nel corso della sua vita.  In questa cosa, per fortuna, io sono messo molto meglio di Scheggia: grazie a mia moglie e ai miei figli, riesco a bilanciare l'avventura con una serena vita familiare alla quale non potrei mai rinunciare.  Sono un Dr Jekhill e Mr Hyde, un po' ingordo: sono felice solo se ho entrambe le cose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il romanzo sembra riprendere i temi della letteratura Beat. Quali sono le letture che ti hanno influenzato? &lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto &lt;i&gt;Il giovane Holden&lt;/i&gt; di Salinger, specie nell'uso di alcuni avverbi ed aggettivi che nello stile del grande autore sono utilizzati molto spesso. Il riferimento alla letteratura beat e in particolare al Kerouac di &lt;i&gt;On the road&lt;/i&gt; e a &lt;i&gt;Dos Passos&lt;/i&gt;, è corretto, ma tra gli autori che sento più vicini ci sono John Fante e Joe Lansdale.  Aggiungo che mi ha dato molto anche un libro di Stephen King: &lt;i&gt;On Writing&lt;/i&gt;, nel quale il grande romanziere spiega la genesi dei suoi capolavori.  Mi sembra quasi blasfemo citare questi grandissimi scrittori anche solo come riferimenti al mio piccolo libro, però in fondo è giusto seguire stelle luminose, anche se si è solo un viandante che brancola nel buio. Mi piacerebbe aggiungere che ho ricevuto molta ispirazione anche da opere cinematografiche come "Fandango", "Marrakech Express" e "Into the Wild", di cui ho cercato di ricreare atmosfere e suggestioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Uno dei protagonisti (non diciamo chi per non rovinare la sorpresa) dice: “A tutti coloro che amano il rock, prima o poi, viene il desiderio di abbandonare tutto. Salire sulla propria moto con la chitarra e scappare nella notte. È l’anima del rock, signori, non c’è da stupirsi”. Cosa rappresenta per te il rock? &lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rock è un'angolo prezioso che conservo in fondo all'anima.  A volte salta fuori e si prende tutto, debordando nella vita di tutti i giorni, e non solo quando suono la mia chitarra e l'armonica a bocca, ma specialmente quando trovo il coraggio di dire ciò che penso davvero ed essere ciò che sono nel mio intimo.  Altre volte se ne sta lì, tranquillo e sotto controllo, ma so che c'è e che potrei chiedere il suo aiuto quando ne sentissi davvero il bisogno. E' un'anima pericolosa come solo la vera libertà sa essere. Nel film "Easy Rider", Jack Nicholson dice a Peter Fonda e Dennis Hopper, "Parlare di libertà ed essere liberi sono due cose diverse.  Tutti parlano di libertà ma poi quando vedono qualcuno veramente libero, ne hanno paura"  Questa frase racchiude in sè molto della vera anima del rock.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Chi sono i Threepercenters?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Threepercenters sono i membri del club che abbiamo fondato quasi dieci anni fa insieme a Mario Giugovaz e Roberto De Piano.  Non è un circolo a cui ci si può iscrivere.  Si diventa Threepercenters solo se prima di essere motociclisti cazzuti si è davvero amici.  Il nome fa riferimento agli OnePercenters, bikers USA degli anni cinquanta, che erano orgogliosi di essere considerati "l'uno per cento dei motociclisti americani: quelli con cui i vostri genitori non vorrebbero mai che usciste..."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;Come fai a conciliare la tua grande passione per i viaggi e la moto con la famiglia, visto che hai moglie e tre figli?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come ho detto, è un'alchimia di tempo e di impegno familiare. Fare un viaggio di due settimane in moto in africa mi fa ritornare talmente ritemprato che posso essere un grande papà e un eccellente marito per almeno altri sei mesi.. o perlomeno provarci.  Scherzi a parte, è fondamentale avere una grande donna accanto che sa capirti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Scheggia è anche una storia di amicizia. Esistono Accio e Raniero?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assolutamente no, anche se chi mi conosce si divertirà a cercare di ritrovare nei due amici di Scheggia, alcuni elementi caratteriali di Mario e Roberto, i miei amici con cui ho girato il mondo in Harley. Preciso però che Accio e Raniero sono figure completamente inventate e prive di ogni riferimento reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;A quando il prossimo viaggio a bordo di un’Harley?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono appena tornato (domenica scorsa) da un lungo giro in moto in Senegal, Mali, Burkina e Togo, arrivando fino a Timbuctù! Un posto incredibile ma vista la quantità di sabbia e di piste, ho fatto questo giro con la mia vecchia BMW R80 G/S (che rappresenta la mia anima enduro, il contraltare dell'Harley) .  L'Harley non ce l'avrebbe fatta.  Credo però che quest'estate potrei organizzare qualcosa con i Threepercenters, e allora sarebbe con l'Harley certamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;E il prossimo romanzo?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già quasi pronto.  E si parlerà di Asia...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8899330669035019863?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8899330669035019863/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8899330669035019863' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8899330669035019863'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8899330669035019863'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/intervista-roberto-parodi.html' title='Intervista a Roberto Parodi'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TThOkpqtYzI/AAAAAAAAAOA/nFG-p1fHobw/s72-c/robertoparodi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7266584398107020198</id><published>2011-01-19T16:48:00.001+01:00</published><updated>2011-01-19T16:48:16.769+01:00</updated><title type='text'>Scheggia</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TTcHS9GN65I/AAAAAAAAAN4/ALKbJteVQZI/s1600/9788850223107g.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="157" width="100" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TTcHS9GN65I/AAAAAAAAAN4/ALKbJteVQZI/s320/9788850223107g.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Roberto Parodi&lt;br /&gt;TEA&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scheggia vive a Milano, ha tre figli, una moglie e un posto di lavoro come banker presso la Morgan Chartered International. Ma soprattutto Scheggia ha una grande passione: la moto, o meglio, la Harley Davidson. Passione che condivide con Raniero, avvocato penalista che sta vivendo una crisi di coscienza e Accio, produttore televisivo tradito dalla moglie brasiliana. I tre fanno parte di un gruppo, i “Threepercenters”, e non si vedono da cinque anni, presi dai problemi della quotidianità, fino a quando si ritrovano al funerale di un loro amico, Fedro, tragicamente scomparso in un incidente mentre si trovava da solo in Africa a bordo della sua Harley. Proprio durante il funerale a Scheggia viene l’idea di portare le ceneri di Fedro lì dove aveva deciso di vivere e ha trovato la morte: nell’estremo confine del Sahara algerino. L’avventura ha inizio e Scheggia, Accio e Raniero possono staccare la spina e partire alla volta dell’Africa, dove li aspettano un viaggio difficoltoso a bordo di una moto, l’Harley, inadatta ad attraversare il deserto, e la riscoperta di valori come l’amicizia e la libertà…&lt;br /&gt;Nel 1957 venne pubblicato per la prima volta &lt;i&gt;On the road&lt;/i&gt; di Jack Kerouac, emblema della Beat generation, in cui dominava la cosiddetta voglia di prendere e mollare tutto, partire e scoprire posti nuovi, a dispetto delle rigide regole borghesi. È questo il bacino a cui sembra attingere Roberto Parodi (per la cronaca fratello di Cristina e Benedetta) con &lt;i&gt;Scheggi&lt;/i&gt;a. Dopo&lt;i&gt; Il cuore a due cilindri&lt;/i&gt;, l’autore torna a raccontare la sua passione, quella per l’Harley Davidson, a bordo della quale Scheggia, Accio e Raniero compiono un viaggio incredibile che li vedrà protagonisti di mille peripezie all’interno del Sahara algerino. Ma come si fa ad attraversare il deserto a bordo di un’Harley? È ciò che si chiede chiunque incontri i tre scalmanati biker nel deserto ed è ciò a cui solo Roberto Parodi può rispondere, protagonista nel febbraio 2009 del viaggio raccontato nel romanzo. Ma &lt;i&gt;Scheggia &lt;/i&gt;non è solo un viaggio fisico, ma rappresenta anche un viaggio allegorico dei tre protagonisti, alla scoperta dei veri valori, quelli che s’imparano solo di fronte alla vastità del deserto, in cui ci sei solo tu, la tua moto e i tuoi pensieri. Scheggia è anche la storia di un’amicizia con la A stra-maiuscola, raccontata attraverso uno stile semplice e diretto, condito spesso da un linguaggio triviale che, come spiega Parodi nella nota d’autore, attribuisce ai protagonisti perché “quando si ha a che fare con i motori, qualche maledizione di troppo può scappare”.  Le maledizioni dei protagonisti alle prese con carter spaccati, frizioni bruciate, moto impantanate, da una parte, e con i magnifici silenzi delle notti africane, dall’altra, sfondo di un romanzo accompagnato da una colonna sonora costante e chiuso da un finale a tratti commovente e a tratti degno di un romanzo di formazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7266584398107020198?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7266584398107020198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7266584398107020198' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7266584398107020198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7266584398107020198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/scheggia.html' title='Scheggia'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TTcHS9GN65I/AAAAAAAAAN4/ALKbJteVQZI/s72-c/9788850223107g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7397397939449042720</id><published>2011-01-14T16:14:00.000+01:00</published><updated>2011-01-14T16:14:57.210+01:00</updated><title type='text'>Per chi suona la campana</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TTBmij9YZ_I/AAAAAAAAANw/yxZ9-6sZMQI/s1600/Per%2Bchi%2Bsuona%2Bla%2Bcampana.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="169" width="100" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TTBmij9YZ_I/AAAAAAAAANw/yxZ9-6sZMQI/s320/Per%2Bchi%2Bsuona%2Bla%2Bcampana.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ernest Hemingway&lt;br /&gt;Traduzione di Maria Napolitano Martone&lt;br /&gt;Mondadori&lt;br /&gt;2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Guerra civile spagnola. 1937. Si fronteggiano le truppe anti - marxiste  dei nazionalisti falangisti del “Caudillo” Francisco Franco e quelle governative dei repubblicani. Tra queste, a Navacerrada, nei pressi di Madrid, agisce una banda di partigiani guidata da Pablo, un combattente rozzo, duro e spietato, e da Pilar, la sua amante. Un giorno la banda è raggiunta da uno straniero, un americano che si chiama Robert Jordan, un intellettuale, un docente di Spagnolo negli stati Uniti, che all’inizio della guerra civile ha lasciato il suo paese per arruolarsi nelle truppe repubblicane. Il suo è un compito difficile, delicato e rischioso: azioni di sabotaggio dietro le linee franchiste. Robert è stato incaricato dal generale Golz di far saltare un ponte su un fiume in modo tale da impedire alle truppe franchiste di portare i rifornimenti a Segovia mentre l’esercito repubblicano è impegnato ad attaccare la città. Ha solo tre giorni di tempo e organizzare l’azione non è per nulla semplice. Per questo ha bisogno dell’aiuto dei partigiani di Pablo, il quale cerca invece di ostacolarlo in tutti i modi. A complicare la situazione c’è il fatto che Robert incontra Maria, una rivoluzionaria reduce dalle torture dei falangisti, e se ne innamora. Ma il tempo a disposizione è poco e Robert ha una missione da portare a termine a tutti i costi…&lt;br /&gt;Ernest Hemingway amava visceralmente la Spagna, sin dal 1922, quando compì il primo viaggio nella penisola iberica. In Spagna è ambientato &lt;i&gt;Fiesta&lt;/i&gt;. Alla Spagna erano rivolte il cuore, la testa, le emozioni nel 1937, quando partì dagli&lt;/i&gt; Stati Uniti per guardare con i propri occhi le prove generali del conflitto mondiale che sarebbe esploso due anni dopo: la guerra civile spagnola. Da questo dato parte&lt;i&gt; Per chi suona la campana&lt;/i&gt;, completato dallo scrittore di Oak Park nel 1940, quando le truppe di Hitler erano alle porte di Parigi. Un romanzo il cui il tempo della narrazione viene dilatato all’inverosimile: poco più di settantadue ore raccontate in 530 pagine, in cui, oltre ai tragici eventi bellici che segnarono in qualche modo le sorti della democrazia spagnola ed europea, Hemingway pone l’accento sulle riflessioni dei personaggi, sulle loro paure, le loro consapevolezze, stravolgendo completamente i rapporti cronotopici. Attraverso il suo inconfondibile stile frammentato, quotidiano, privo di ogni velleità descrittiva a favore del dialogo mimetico, lo scrittore affronta il doppio binario del dramma universale della guerra e quello individuale del dramma sentimentale, attraverso un’esperienza di vita che diventa esemplare, perché P&lt;i&gt;er chi suona la campana&lt;/i&gt; diventa consapevolezza del proprio dovere anche di fronte ad una sicura morte, tema che ricorre ossessivamente nelle opere di Hemingway. E alla fine Robert Jordan porterà a termine il suo incarico e quel ponte diventerà emblema di libertà e di speranza di un intero popolo. Ma permane il tono elegiaco che ha portato Ernest Hemingway all’insano gesto del 1961, perché la sconfitta è sempre dietro l’angolo e, come recitano le parole della canzone dei Metallica For whom the bell tolls, "per chi suona la campana il tempo incombe".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7397397939449042720?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7397397939449042720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7397397939449042720' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7397397939449042720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7397397939449042720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/per-chi-suona-la-campana.html' title='Per chi suona la campana'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TTBmij9YZ_I/AAAAAAAAANw/yxZ9-6sZMQI/s72-c/Per%2Bchi%2Bsuona%2Bla%2Bcampana.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-9067941161180780160</id><published>2011-01-13T15:35:00.001+01:00</published><updated>2011-01-14T16:01:27.771+01:00</updated><title type='text'>Seta nera</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TS8NTB3iHaI/AAAAAAAAANo/ilvaHl5-KtU/s1600/Seta%2Bnera.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="150" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TS8NTB3iHaI/AAAAAAAAANo/ilvaHl5-KtU/s320/Seta%2Bnera.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Rafael Dezcallar&lt;br /&gt;Traduzione di Fabio Badin&lt;br /&gt;FBE&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bruxelles. Due individui si presentano al negozio di Ibrahimi per acquistare un tappeto Chelaberd. L’antiquario ne ha molti, ma non sa che i due vogliono proprio quello che non ha intenzione di vendere e che ha acquistato da poco a Baku, la capitale dell’Azerbaigian: un Karabakh Chelaberd del XVIII secolo. Il giorno dopo Ibrahimi viene ucciso e il tappeto rubato. Proprio a Baku è diretto Juan, ingegnere spagnolo della Oil Britannia, compagnia petrolifera inglese in lotta con le altre compagnie per il controllo della regione e il dominio dello sfruttamento dell’oro nero. Esiste, infatti, un documento risalente al periodo dell’Unione Sovietica riguardo ad un ricco pozzo petrolifero: la mappa sismica della quadriglia G62, un vero e proprio tesoro. Juan si trova involontariamente coinvolto in un intrigo internazionale intorno alla mappa sismica, mentre il governo azero si mette sulle tracce del tappeto rubato a Bruxelles, l’unica testimonianza  che potrebbe risolvere il conflitto intorno alla regione del Nagorno - Karabakh tra Armenia e Azerbaigian. Baku, quindi, diventa il crocevia delle sorti di una zona calda e in perenne rischio di conflitto come il Caucaso…&lt;br /&gt;Rafael Dezcallar è attualmente ambasciatore di Spagna in Germania, dopo essere stato ambasciatore in Israele, Stati Uniti, Russia, Cuba ed Etiopia, nonché direttore generale di Politica Estera per il Ministero degli Affari Esteri Spagnolo. Tra il 1995 e il 1998 ha vissuto a Mosca e compiuto diversi viaggi nelle ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale e del Caucaso. Per questo &lt;i&gt;Seta nera&lt;/i&gt; rappresenta una preziosa testimonianza dei meccanismi diplomatici, economici, politici e sociali di una delle regioni più calde del mondo, quella del Caucaso e del mar Caspio, soprattutto dopo lo scioglimento, nel 1991, dell’Unione Sovietica che garantiva una sorta di equilibrio tra popoli eterogenei segnati da differenze etnico - religiose molte volte inconciliabili. &lt;i&gt;Seta ner&lt;/i&gt;a racconta la discriminazione russa nei confronti degli azeri, definiti “culi neri”; l’eterno conflitto tra Turchia e Armenia; l’odio dei paesi satelliti nei confronti di Mosca; la difficile situazione della Cecenia; il KGB; il Fronte Popolare. Tutto ciò a discapito della trama, che viene messa in secondo piano rispetto alle concrete e realistiche descrizioni delle usanze e delle abitudini dei popoli, intorno alle quali si muovono personaggi che riescono ad infondere coerenza e credibilità ad una seppur lenta lettura. Se da una parte, quindi, &lt;i&gt;Seta ner&lt;/i&gt;a si rivela un’occasione per gettare uno sguardo storico-antropologico ad un territorio lontano e ricco di spunti culturali, dall’altra porta il lettore a viaggiare in un universo corale di storie, intrighi e guerra fredda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-9067941161180780160?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/9067941161180780160/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=9067941161180780160' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/9067941161180780160'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/9067941161180780160'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/seta-nera.html' title='Seta nera'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TS8NTB3iHaI/AAAAAAAAANo/ilvaHl5-KtU/s72-c/Seta%2Bnera.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-6492534454155229569</id><published>2011-01-11T20:23:00.000+01:00</published><updated>2011-01-11T20:23:15.688+01:00</updated><title type='text'>I quarantanove racconti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TSytxH0VZVI/AAAAAAAAANg/HqyLisXLZjo/s1600/I%2Bquarantanove%2Bracconti.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="160" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TSytxH0VZVI/AAAAAAAAANg/HqyLisXLZjo/s320/I%2Bquarantanove%2Bracconti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ernest Hemingway&lt;br /&gt;Traduzione di Vincenzo Mantovani&lt;br /&gt;Mondadori&lt;br /&gt;2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La breve vita felice di Francis Macomber, alle prese con una difficile battuta di caccia in Africa; Madrid, i toreri e la fine dell’inconsapevole Paco; il Kilimangiaro e i dolori di Harry e Helen; l’incontro, durante la guerra di Spagna, con il vecchio che badava alle bestie; Jim Gilmore, l’uomo che dal Canada giunse a Hortons Bay, nel Michigan; le vicende di Nick Adams; i viaggi in Italia di un rivoluzionario; il signor Elliot e la signora Elliot;  il ritrovamento di un gatto durante un temporale; i ricordi di Joe e di suo padre; il torero Manuel García; un freddo autunno a Milano, e la guerra; le colline della valle dell’Ebro, come elefanti bianchi; un viaggio a La Spezia; Jack Brennan, pugile giunto a fine carriera, si prepara all’ultimo incontro contro un pugile più giovane, e scommette cinquanta bigliettoni contro se stesso; i discorsi di William Campbell e il suo lenzuolo; il dialogo nel Venerdì Santo dei tre soldati che uccisero Gesù; la storia di un torero intubato e in fin di vita; il senso dell’esistenza di un vecchio, cioè un posto illuminato dove poter sorseggiare un mojito; l’amore per la Patria e il vino che la rievoca; una battuta di caccia di Nick Adams e il padre…&lt;br /&gt;Era il lontano 1938 quando &lt;i&gt;I quarantanove racconti&lt;/i&gt; vennero pubblicati insieme alla commedia &lt;i&gt;La quinta colonn&lt;/i&gt;a, tre atti scritti nel 1937 a Madrid che non ebbero il successo auspicato, a tal punto che Ernest Hemingway decise di non cimentarsi mai più nel teatro. Lo scrittore iniziò a comporre i racconti nel 1921 con Su nel Michigan, scritto a Parigi, mentre l’ultimo della serie in ordine cronologico è Vecchio al ponte, telegrafato da Barcellona nell’aprile del 1938. I temi affrontati nei racconti sono quelli tradizionalmente cari ad Hemingway: la guerra, l’amicizia, lo sport, il pugilato, la caccia, le sbronze, la corrida, la Spagna, l’Africa, le riflessioni sulla vita e la morte. Temi che sono stati il fulcro dell’opera letteraria dello scrittore, piccoli focolai esplosi nelle opere successive, il cui centro rimane sempre la guerra – evento che Hemingway ha vissuto in prima persona (fu ferito a Fossalta del Piave durante la Prima Guerra Mondiale) – e racconta con il suo inconfondibile stile sintetico, paratattico, contraddistinto dall’uso parsimonioso degli aggettivi e cesellato da un costante lavoro di labor limae, aderente alla realtà. I dialoghi, infatti, appaiono come uno specchio del vissuto, registrazioni dell’esistenza quotidiana, crude esperienze raccontate con l’occhio di chi ha vissuto, violenza allo stato puro, soprattutto quando si parla di caccia o di vicende belliche. E nel farlo Ernest Hemingway non ha bisogno di artifici letterari e retorici, perché i suoi racconti sono pura narrazione, genuina descrizione e, come dice egli stesso, “in questo libro ci sono racconti di ogni genere, spero che ne troverete qualcuno che vi piace”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-6492534454155229569?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/6492534454155229569/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=6492534454155229569' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6492534454155229569'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6492534454155229569'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/i-quarantanove-racconti.html' title='I quarantanove racconti'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TSytxH0VZVI/AAAAAAAAANg/HqyLisXLZjo/s72-c/I%2Bquarantanove%2Bracconti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1057457517087805069</id><published>2011-01-10T20:20:00.001+01:00</published><updated>2011-01-11T20:24:20.743+01:00</updated><title type='text'>Vivere da morire</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TStaMzGeu6I/AAAAAAAAANY/KOU2-7bU8JA/s1600/Vivere%2Bda%2Bmorire.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="151" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TStaMzGeu6I/AAAAAAAAANY/KOU2-7bU8JA/s320/Vivere%2Bda%2Bmorire.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Pier Francesco Grasselli&lt;br /&gt;Mursia&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tony ha vinto l’ultima edizione del Grande Fratello con un record personale: è riuscito a trombarsi tutte le donne all’interno della casa. A Portofino è ospite di Valentina Taviani, la figlia del ricco stilista Donato Taviani, e i due sono fidanzati. Solo in teoria, però, perché Tony è un playboy, e quando per caso incontra la pornostar Eva Blond, fa ovviamente di tutto per abbordarla. Playboy lo è anche il conte Cesare Malatesta, nobile dal passato oscuro e dal presente torbido, segnato da un oscuro segreto.  Claudio, invece, è un figlio di papà che non sa cosa vuole dalla vita, in perenne analisi psichiatrica per via di un sogno che lo tormenta e un tentativo di suicidio, e alla ricerca di qualcosa che dia una scossa alla sua esistenza. Uomini e donne che d’estate si danno appuntamento negli esclusivi locali di Portofino e Forte dei Marmi e d’inverno conducono le loro vite sregolate a Milano e Roma, tra sesso, droga, alcol, e copertine. Ma chiunque ha qualcosa da nascondere. Pane per i denti del paparazzo Marcello Marini…&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Vivere da morire&lt;/i&gt; è il romanzo che chiude la trilogia dannata - per dirla con le parole dell’autore Pier Francesco Grasselli - iniziata con &lt;i&gt;L’ultimo Cuba Libre&lt;/i&gt; e proseguita con &lt;i&gt;All’inferno ci vado in Porsche&lt;/i&gt;. Se in prima battuta potrebbe sembrare il surrogato di una delle tante riviste di gossip che ormai popolano le nostre edicole, &lt;i&gt;Vivere da morire&lt;/i&gt; si rivela, man mano che ci si addentra all’interno delle sue 452 pagine, un romanzo che denuncia la crisi di valori delle nuove generazioni. Donne che fanno di tutto pur di apparire in uno schermo che le vuole nude e mute, uomini palestrati e lampadati che per entrare nel mondo dello spettacolo non si fanno scrupoli a diventare vere e proprie geishe di produttori cinematografici viziosi e pervertiti. A tal proposito emblematica è la caratterizzazione del personaggio di Jerry D’Agostino,un viscido produttore che molesta il malcapitato Tony, il quale deve sottostare ai suoi voleri per sfondare nel mondo del cinema. Con uno stile istintivo condito da descrizioni a volte troppo approfondite, soprattutto nelle scene di sesso, Grasselli racconta un mondo torbido che si nutre di compromessi e attinge a piene mani dagli ultimi casi di cronaca, come l’inchiesta di Vallettopoli e l’universo delle sette sataniche e degli snuff movies, il tutto a base di un’insolita colonna sonora che alterna la house delle discoteche ai riff martellanti dei gruppi black metal, tra i quali spuntano i nomi dei Marduk e i Mayhem, soprattutto gli ultimi sembrano adatti all’ultima parte del romanzo, che si rivela cruenta e al limite del thriller, soprattutto perché la band norvegese è stata protagonista di efferati episodi di omicidi e suicidi. &lt;i&gt;Vivere da morir&lt;/i&gt;e, quindi, si rivela una discreta prova che dimostra l’attitudine dell’autore nel saper maneggiare registri diversi e spaziare in ambienti eterogenei, con un plot che alterna momenti di stallo e spunti interessanti e in definitiva si rivela un’interessante denuncia delle malattie che hanno colpito l’uomo occidentale alle prese con i vizi scaturiti dal processo che chiamiamo “modernità”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1057457517087805069?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1057457517087805069/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1057457517087805069' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1057457517087805069'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1057457517087805069'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/vivere-da-morire.html' title='Vivere da morire'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TStaMzGeu6I/AAAAAAAAANY/KOU2-7bU8JA/s72-c/Vivere%2Bda%2Bmorire.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-4691862441552949533</id><published>2011-01-05T20:35:00.001+01:00</published><updated>2011-01-06T13:33:15.941+01:00</updated><title type='text'>A l'alfabetista</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TSTHSc_F-jI/AAAAAAAAANQ/j7WlfnZp5Rs/s1600/A%2Bl%2527alfabetista.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="153" width="100" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TSTHSc_F-jI/AAAAAAAAANQ/j7WlfnZp5Rs/s320/A%2Bl%2527alfabetista.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Torsten Pettersson&lt;br /&gt;Traduzione di Kerstin Ӧstgren, Martina Cocco, Mattias Cocco, Raimondo Cocco&lt;br /&gt;Newton &amp; Compton&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ottobre 2005. Nella piccola cittadina finlandese e svedesofona di Forshӓlla viene trovato il cadavere di una donna, Gabriella Evelina Dahlstrӧm. L’assassino l’ha strangolata, denudata, le ha cavato gli occhi e ha inciso sul suo ventre una lettera, una “A”. Forshӓlla non è certo abituata ad eventi del genere. Non è New York né Los Angeles, per questo le indagini della polizia, guidate dal commissario Harald  Lindmark, brancolano nel buio e si concentrano su moventi passionali e legati alle conoscenze della vittima. Il caso sembra chiuso quando viene arrestato il fidanzato di Gabriella, Erik Lindell. Ma alcuni mesi dopo viene trovata un’altra vittima: ha gli occhi cavati e una lettera incisa sul ventre, una “M”. Lindell è quindi innocente e il commissario Lindmark si rende conto di essere alle prese con uno spietato serial killer, il Cacciatore, una mina vagante dal modus operandi indecifrabile, la cui ferocia sembra destinata a non fermarsi…&lt;br /&gt;Romanzo d’esordio per il finlandese Torsten Petterson, docente di Letteratura all’università di Uppsala, poeta e scrittore.&lt;i&gt; A L’alfabetista&lt;/i&gt; è il primo romanzo di una trilogia che dimostra l’ormai appurata tendenza dei paesi scandinavi a farsi portavoce di un genere, il thriller, che è diventato un marchio di fabbrica. Sarà per le fredde atmosfere finlandesi, già note per i fatti del lago di Bodom, dove nel 1960 quattro adolescenti furono brutalmente assassinati, sarà per la perizia dello scrittore, bravo a costruire un romanzo che si compone come un puzzle, disseminando le tessere che solo nel finale prendono forma, ma la lettura di &lt;i&gt;A L’alfabetista&lt;/i&gt; si rivela avvincente sin dalle prime pagine, nelle quali il lettore viene scaraventato in medias res, in un delitto che all’apparenza non presenta elementi di novità rispetto ad altri romanzi di genere. Ma, come la realtà di “Matrix”, il plot viene frammentato e il lettore perde quelle poche certezze acquisite anche grazie alla struttura del romanzo che si presenta come un vero e proprio dossier redatto in prima persona dai protagonisti, compreso il serial killer. All’interno della trama trova spazio uno spaccato della società finlandese e del tarlo della prostituzione minorile, che assume un peso specifico nello svolgersi dei fatti. Malgrado il ritmo scorra a bassi regimi – e questa è un po’ la caratteristica comune dei thriller scandinavi – Torsten Pettersson ha il merito di aver costruito un romanzo coinvolgente che ruota intorno alla figura del commissario Lindmark e alla sua capacità di immedesimarsi nelle scene del delitto attraverso la mente del’assassino. E solo grazie a lui il lettore riesce a trovare le chiavi per uscire dal freddo dedalo del plot per trovarsi al cospetto del Cacciatore, l’alfabetista…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-4691862441552949533?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/4691862441552949533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=4691862441552949533' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4691862441552949533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4691862441552949533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/lalfabetista.html' title='A l&apos;alfabetista'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TSTHSc_F-jI/AAAAAAAAANQ/j7WlfnZp5Rs/s72-c/A%2Bl%2527alfabetista.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-4808174120001655650</id><published>2011-01-02T21:42:00.001+01:00</published><updated>2011-01-02T21:43:21.813+01:00</updated><title type='text'>Più forti del male</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TSDjBZ5oLOI/AAAAAAAAANI/Ss3d1MihSiA/s1600/Pi%25C3%25B9%2Bforti%2Bdel%2Bmale.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="155" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TSDjBZ5oLOI/AAAAAAAAANI/Ss3d1MihSiA/s320/Pi%25C3%25B9%2Bforti%2Bdel%2Bmale.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Padre Gabriele Amorth, Roberto Italo Zanini&lt;br /&gt;San Paolo&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il male è ovunque e s’insinua nelle anime deboli, cerca gli anfratti per penetrare nell’animo umano e prenderne possesso. Il male può assumere varie forme ed essere nominato in mille modi, ma per la Chiesa si riassume nel nome del principe delle tenebre, l’angelo ribelle, Satana. Sin dai tempi dei Vangeli si parla di possessione demoniaca, quel fenomeno che soprattutto nell’era contemporanea viene spesso considerato un mero problema psichiatrico, ma vi sono dei metodi per capire se un individuo è realmente posseduto dal demonio. Una volta appurata la possessione, l’ossessione, l’infestazione o la vessazione da parte del demonio, inizia un percorso difficile, costellato di sofferenza e preghiera, di elevazione spirituale e avvicinamento a Dio, una lotta tra fede e tentazione che anche Gesù Cristo aveva dovuto affrontare e che l’uomo deve sostenere quotidianamente, perché il serpente è sempre pronto a colpire con il suo veleno…&lt;br /&gt;Era il lontano 1973 quando la pellicola di William Friedkin “L’esorcista” sconvolse e spaventò il mondo intero. Ma ciò che tutti abbiamo visto sullo schermo è pura invenzione o può realmente accadere? A questa e ad altre domande rispondono padre Gabriele Amorth, il più grande esorcista italiano, e Roberto Italo Zanini, giornalista di Avvenire. Padre Amorth è stato ordinato esorcista nel 1986, quando il cardinale vicario di Roma Ugo Poletti decise di affiancarlo a padre Candido Amantini, spossato dalla sua attività. Da allora padre Amorth ha iniziato una dura lotta con il demonio, diretta, fitta di colloqui con satana, di cui Roberto Italo Zanini è stato testimone oculare assistendo a scene in cui il posseduto cambiava voce e parlava latino o aramaico o era preda di spasmi disumani. &lt;i&gt;Più forti del male&lt;/i&gt; non affronta solo il tema dell’esorcismo ma è un’ampia disamina storico–sociologica sui motivi che determinano l’avvento del male nella società contemporanea, dai costumi corrotti dei media alle sette sataniche, dai maghi, fattucchiere e cartomanti ad Halloween, il tutto analizzato con una lucidità metodologica che compie numerose incursioni nell’agiografia e nelle scritture sacre e termina con un messaggio di speranza: il demonio entra solo nell’anima di chi gli apre le porte e, per dirla con le parole di padre Amorth, “La vita è una lotta continua col male e per combattere bisogna conoscere. Per vincere un nemico la cui arma principale è l’inganno, la conoscenza piena è mezza salvezza. L’amore che si ottiene con la preghiera, il trionfo”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-4808174120001655650?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/4808174120001655650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=4808174120001655650' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4808174120001655650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4808174120001655650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2011/01/piu-forti-del-male.html' title='Più forti del male'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TSDjBZ5oLOI/AAAAAAAAANI/Ss3d1MihSiA/s72-c/Pi%25C3%25B9%2Bforti%2Bdel%2Bmale.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2284561102822930082</id><published>2010-12-24T16:33:00.002+01:00</published><updated>2011-01-11T20:25:44.558+01:00</updated><title type='text'>Il canto della notte</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TRS8yC9KvjI/AAAAAAAAAM8/p_Imppgy1Q8/s1600/9788895381183g.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="150" width="100" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TRS8yC9KvjI/AAAAAAAAAM8/p_Imppgy1Q8/s320/9788895381183g.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Camilla Morgan Davis&lt;br /&gt;Zero91&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maila è una diciottenne che vive ad Amadriade, nei pressi del paesino di Robilante, in Piemonte. È orfana e vive con Victor e Lisaika, i sui genitori adottivi che si prendono cura di altri mutaforme, esseri dalle sembianze umane che si trasformano in lupi ma che non si cibano di carne umana, i Toron Isil. La vita scorre più o meno tranquilla per la piccola comunità, attenta a non farsi scoprire dagli umani e dai Disincarnati, umani folli, tra i pochi a sapere della loro esistenza e sempre a caccia di licantropi, considerati la discendenza di un ancestrale patto con il diavolo. Le cose cambiano quando due lupi aggrediscono un uomo del posto. Gli Artigli Rossi son tornati. Essi sono licantropi che si cibano di carne umana, allontanati tempi addietro dai Toron Isil, confinati in un limbo protetto da magneti, un luogo infernale chiamato il Non Dove. Per salvare gli umani e se stessi i Toron Isil hanno bisogno di un Prescelto designato dalla Luna e annunciato dal Canto della Notte, un suono che gli umani non possono percepire, un suono che annuncia che la Prescelta è proprio Maila, l’unica in grado di decapitare Seimo, il capo degli Artigli Rossi, e ricacciare la sua stirpe nel Non Dove…&lt;br /&gt;Non fai in tempo ad accettare i nuovi vampiri proposti da &lt;i&gt;Twilight&lt;/i&gt; ed ecco spuntare i nuovi licantropi che non si cibano di carne umana e che combattono contro i veri licantropi, quelli cattivi, quelli a cui ci avevano abituato la letteratura di genere, inaugurata dal romanzo vittoriano di Georg William Reynolds &lt;i&gt;Wagner the wehr-wolf&lt;/i&gt;  pubblicato tra il tra il 1847 e il 1847, e il cinema, soprattutto con la pellicola di John Landis “Un lupo mannaro americano a Londra”, del 1981. I licantropi che la sanremese Camilla Morgan Davis (pseudonimo della scrittrice Carlotta De Melas) propone ne &lt;i&gt;Il Canto della notte&lt;/i&gt; cercano di integrarsi con gli esseri umani, ascoltano mp3, si vestono di nero e comprano su eBay, seguendo i dettami di un genere, l’urban fantasy, che si compone di ambientazioni contemporanee ed urbane, limitando la narrazione in una determinata zona geografica. In questo caso teatro dell’azione è il Piemonte e i boschi di Robilante, una piccola provincia di circa duemila abitanti, che diventa il centro di una lotta che potrebbe cambiare le sorti dell’intero genere umano. Ma non solo. Come ogni fantasy che si rispetti, il plot viene arricchito da un viaggio, quello di Maila alla volta degli Altri Tatra seguita dal fedele Ren, un Othar addestrato a difendere la Prescelta, e da lotte cruente, in cui il nero della notte e il rosso del sangue si mischiano nelle pagine di un romanzo ricco di allegorie, leggenda e poesia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2284561102822930082?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2284561102822930082/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2284561102822930082' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2284561102822930082'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2284561102822930082'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/12/il-canto-della-notte.html' title='Il canto della notte'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TRS8yC9KvjI/AAAAAAAAAM8/p_Imppgy1Q8/s72-c/9788895381183g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-6750399307429331946</id><published>2010-12-24T12:07:00.003+01:00</published><updated>2011-01-11T20:24:43.319+01:00</updated><title type='text'>Il ritorno del diavolo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TRR-ugzShhI/AAAAAAAAAM0/w05-UqJEDj8/s1600/Il%2Britorno%2Bdel%2Bdiavolo.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="138" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TRR-ugzShhI/AAAAAAAAAM0/w05-UqJEDj8/s320/Il%2Britorno%2Bdel%2Bdiavolo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Giovanni Merenda&lt;br /&gt;Scrittura &amp; Scritture&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il commissario Luigi Martino è tornato in Sicilia dopo quattro anni per sostituire il suo collega e amico Pietro Giunita, e subito viene coinvolto in un’indagine che lo coinvolge direttamente. Una donna è stata trovata assassinata nella stanza 35 del dipartimento di Scienze Etnologiche dell’università e sul suo corpo sono state poste delle lettere ritagliate dai giornali con un sinistro messaggio. La donna è Aldina Giunita, sorella di Pietro, assistente del professor Fattori, autore del libro &lt;i&gt;Il ritorno del diavolo&lt;/i&gt;, un volume che analizza il fenomeno del paranormale – o presunto tale – in Italia, dai finti maghi alle sette sataniche. Il commissario Martino per portare avanti le sue indagini ha bisogno dei suoi fedeli collaboratori, il brigadiere Di Blasi, amante delle citazioni shakespeariane, e l’appuntato Orlando. Il mistero s’infittisce quando Luigi Martino scopre che nella stessa stanza del delitto cento anni prima era stato assassinato un frate esorcista…&lt;br /&gt;Terzo romanzo per il messinese Giovanni Merenda che, dopo &lt;i&gt;Il segnale&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;L’esilio&lt;/i&gt;, propone un giallo alla vecchia maniera, ricco di mistero, suspense e deduzione, quella del commissario Luigi Martino, siciliano che torna nella sua isola con la speranza di trovare il sole e il bel mare e si trova, invece, travolto da un costante temporale. Ad aiutarlo sono due simpatici coprotagonisti, il brigadiere Di Blasi e l’appuntato Orlando (a onor del vero in Polizia non esistono questi gradi), che aggiungono una vela ironica in un plot che si rivela condito da una componente gialla che conduce il lettore verso molteplici direzioni, fino a quando l’arguzia del protagonista riesce a svelare l’intrigo, raccontato con uno stile asciutto, preciso e senza fronzoli. Interessante appare il tentativo metaletterario di Giovanni Merenda di far ruotare l’intera storia intorno ad un libro che ha per titolo lo stesso del romanzo: &lt;i&gt;Il ritorno del diavolo&lt;/i&gt;, accompagnato da una colonna sonora che sembra assecondare gli umori del commissario Martino, il quale, giunto davanti ad una verità spiazzante quanto inquietante, non potrà fare altro che abbandonare l’amata isola, patria di dolori e delusioni e tornarsene a chilometri di distanza con il gatto rosso Fredastaire, Orlando e Di Blasi. E con loro il lettore, il quale non deve aver paura di immergersi nella lettura de &lt;i&gt;Il ritorno del diavolo&lt;/i&gt;. Nella realtà non miete vittime…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-6750399307429331946?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/6750399307429331946/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=6750399307429331946' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6750399307429331946'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6750399307429331946'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/12/il-ritorno-del-diavolo.html' title='Il ritorno del diavolo'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TRR-ugzShhI/AAAAAAAAAM0/w05-UqJEDj8/s72-c/Il%2Britorno%2Bdel%2Bdiavolo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1852570036608689261</id><published>2010-12-21T09:03:00.000+01:00</published><updated>2010-12-21T09:03:16.426+01:00</updated><title type='text'>Scasso con stupro</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TRBeugDtqvI/AAAAAAAAAMs/rmI4g4Zqkck/s1600/Scasso%2Bcon%2Bstupro.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="154" width="100" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TRBeugDtqvI/AAAAAAAAAMs/rmI4g4Zqkck/s320/Scasso%2Bcon%2Bstupro.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;James Ellroy&lt;br /&gt;Traduzione di Carlo Prosperi&lt;br /&gt;Bompiani&lt;br /&gt;2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Los Angeles, 2004. È morto Danny Gatchell, il direttore della rivista scandalistica Hush-Hush, il re indiscusso dello “sbircio”. Prima di essere stroncato dall’AIDS Danny aveva subito minacce, denunce e linciaggi per aver messo a nudo i dietro le quinte di una Los Angeles che sguazzava nella droga, nella prostituzione e nella corruzione, soprattutto quella del LAPD. Il detective “Rino” Rick Jenson, invece, non fa parte della schiera di poliziotti corrotti come Linus Lauter, capitano della Narcotici indagato per riciclaggio. Rino è onesto e sta indagando su una serie di furti in appartamento a BelAir e Holmby Hills. Un topo d’appartamento che s’intrufola nelle case quando la gente dorme e si mette ad annusare gli indumenti intimi delle donne.  Intanto uno squilibrato manda delle mail minatorie a Donna Donahue, un’ex fiamma di Rino, o meglio, la sua ossessione, come quella dell’omicidio irrisolto di Stephanie Gorman, brutalmente stuprata ed uccisa nel 1965. Un caso al quale Rino non smette mai di pensare…&lt;br /&gt;Diciamo la verità: più che un romanzo Scasso con stupro è un racconto che avrebbe meritato una più onesta collocazione in una raccolta à la &lt;i&gt;Destination: Morgue&lt;/i&gt;. Stampate in un carattere enorme, queste 138 pagine non brillano di una trama degna del migliore James Ellroy (quello di &lt;i&gt;Dalia Nera&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;L.A Confidentia&lt;/i&gt;l, per intenderci) ma offrono una carrellata dei punti di forza dell’universo dello scrittore losangelino: una città perennemente preda di droga e corruzione, un detective – già incontrato nel racconto “Troiaio a Hollywood” nella raccolta citata – preda delle proprie ossessioni, come quella per Donna Donahue – trasposizione letteraria dell’attrice e amica dello scrittore, Dana Delaney – o per il caso irrisolto di Stephanie Gorman. La trama, quindi, sembra assumere, in una sorta di ribaltamento dei ruoli formali, il ruolo di contenitore di uno stile ricco di frammentazioni fonico - linguistiche, ritmi cadenzati e nervosi. L’occhio di Ellroy è sempre quello dell’attento osservatore di una società che egli stesso conosce molto bene per averla vissuta fino in fondo, in una vorticosa discesa e una difficile risalita, insieme alle sue ossessioni, le mutandine annusate furtivamente, la vita da vagabondo, l’alcol, la droga e gli immancabili delitti irrisolti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1852570036608689261?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1852570036608689261/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1852570036608689261' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1852570036608689261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1852570036608689261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/12/scasso-con-stupro.html' title='Scasso con stupro'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TRBeugDtqvI/AAAAAAAAAMs/rmI4g4Zqkck/s72-c/Scasso%2Bcon%2Bstupro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3819691688091248319</id><published>2010-12-16T20:43:00.002+01:00</published><updated>2010-12-20T16:45:55.750+01:00</updated><title type='text'>Dimmi chi sei, Marlowe</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ96CILUmZI/AAAAAAAAALs/1IviMikJHpU/s1600/Dimmi%2Bchi%2Bsei%252C%2BMarlowe.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="170" width="100" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ96CILUmZI/AAAAAAAAALs/1IviMikJHpU/s320/Dimmi%2Bchi%2Bsei%252C%2BMarlowe.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Frank Spada&lt;br /&gt;Robin&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il detective Marlowe si trova in una clinica messicana di Ciudad de Loco Hermoso per farsi asportare dei calcoli biliari. È qui che conosce la bellissima infermiera Miranda, con la quale inizia un rapporto di piacevoli chiacchierate e sigarette fumate al buio di una stanza. Quando Marlowe esce dalla clinica per fare ritorno negli Stati Uniti manda dei fiori a Miranda, e per questo viene fermato dalla polizia al confine: vogliono sapere perché abbia mandato i fiori alla donna dopo averla uccisa. Uccisa? Dopo avere chiarito la sua posizione Marlowe viene raggiunto dalla telefonata di Conchita, sorella gemella di Miranda, avvolta dalla medesima bellezza, che gli propone di incontrarsi in un aeroporto messicano. Conchita racconta a Marlowe la storia dell’amore saffico tra lei e la sorella gli rivela i propri sospetti sull’omicidio di Miranda. Le due erano proprietarie di due gioielli a quanto pare molto preziosi e ora Conchita teme per la propria vita. Per questo chiede a Marlowe di proteggerla e fare luce sul caso. Sorprendentemente le indagini del detective iniziano proprio nella sua città…&lt;br /&gt;Torna Marlowe, detective di chandleriana memoria nato dalla penna dello scrittore udinese che si cela dietro lo pseudonimo di Frank Spada, giunto al suo secondo romanzo. Rispetto alla prima prova, &lt;i&gt;Dimmi chi sei, Marlowe&lt;/i&gt; offre un plot più veloce, avvincente e misterioso, soprattutto perché il detective è personalmente coinvolto nelle indagini. Il tutto condito da uno stile ricco di metafore e note ironiche che rendono la lettura piacevole e mai banale. In fondo risiede proprio in questo la bravura di Frank Spada, nell’essere riuscito a creare uno stile personale ed originale, fatto di minuziose descrizioni psicologiche del protagonista, alle prese con i fitti dialoghi con se stesso e con il padre morto, e scorci dell’America degli anni Cinquanta, dei suoi brogli elettorali e le sue selvagge speculazioni edilizie. Ovviamente il punto di forza sta nella caratterizzazione del protagonista Marlowe, a bordo della sua affezionata Olds – la sua puledrina – sempre al fianco della fedelissima 45 e con l’immancabile Lucky tra le labbra, fiumi di whisky e pause da Minnie’s dove potersi immergere in pace nei suoi pensieri e godere della vista di qualche soffice balconcino eccessivamente esposto. La narrazione viene accompagnata da una colonna sonora  a base di jazz della West Coast, che scandisce il ritmo di un romanzo di altri tempi – immortalati nella bella fotografia in copertina di Walker Evans, che risale al 1947 – da immaginarsi prettamente in bianco e nero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3819691688091248319?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3819691688091248319/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3819691688091248319' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3819691688091248319'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3819691688091248319'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/12/dimmi-chi-sei-marlowe.html' title='Dimmi chi sei, Marlowe'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ96CILUmZI/AAAAAAAAALs/1IviMikJHpU/s72-c/Dimmi%2Bchi%2Bsei%252C%2BMarlowe.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3696477625510202599</id><published>2010-12-10T13:58:00.003+01:00</published><updated>2010-12-20T16:48:14.909+01:00</updated><title type='text'>Intervista a Mauro Evangelisti</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ96uRmrQQI/AAAAAAAAAL8/qooJnVAy7r4/s1600/Mauro%2BEvangelisti.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="299" width="200" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ96uRmrQQI/AAAAAAAAAL8/qooJnVAy7r4/s320/Mauro%2BEvangelisti.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Il primo contatto tra me e Mauro è avvenuto su Facebook, dove si parlava, tra le altre cose, della dura realtà del mondo del giornalismo. Un ambiente che lui conosce bene perché è un cronista de “Il Messaggero”. Dopo aver pubblicato tre libri-reportage Evangelisti, classe ’67, ha fatto il suo esordio nella narrativa con un romanzo che nel settembre 2010 gli è valso il Premio Carver. Un bel personaggio, insomma, e Mangialibri non poteva certo perdere l’occasione di conoscerlo di persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Hai vinto il premio Carver 2010 con il tuo &lt;i&gt;Johnny Nuovo&lt;/i&gt;. Una bella soddisfazione...&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando scrivi un romanzo non sai se davvero qualcuno ti prenderà sul serio, leggerà fino alla fine la storia. Questo valeva con molta forza per me che ero al mio primo romanzo. Sapere che una giuria, fra centinaia di libri, ha scelto proprio il mio romanzo rappresenta una soddisfazione inattesa e una sorta di legittimazione. Poi, certo, il fatto che il premio sia dedicato a Carver rende la cosa più bella. Sarà un caso, ma ora sono alle prese con dei racconti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Johnny Nuovo&lt;/i&gt; è la storia di uno strano “esperimento” sociologico. Come è nata l’idea di chiudere un bambino in una stanza e farlo crescere al di fuori del mondo, o meglio, all’interno di un mondo costruito?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A volte inseguiamo i nostri pensieri, la nostra immaginazione, ci domandiamo: cosa succederebbe se... Ecco, &lt;i&gt;Johnny Nuovo&lt;/i&gt; all'inizio degli anni 2000 nacque proprio così, inseguendo un pensiero, un’ipotesi di fantasia. Qualche anno dopo alcuni drammatici fatti di cronaca hanno proposto all'attenzione storie simili a quella dell'esperimento di K. Come dire che a volte la fantasia anticipa drammaticamente la realtà. Per scelta però la storia di K non è quella di un maniaco o di un sadico. K ha una personalità forse impalpabile, che non rientra in uno schema tradizionale. La sfida della storia era anche questa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il tuo romanzo mi ricorda la pellicola coreana “Old boy”, in cui un uomo viene rinchiuso in una stanza per quindici anni. Sei stato influenzato da film o libri del genere?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Onestamente non penso di essere stato influenzato né da altre opere di fantasia, né da fatti reali. Piuttosto all'inizio degli anni 2000 prendeva corpo una società sempre più sorvegliata, controllata dalle telecamere, ognuno di noi, di fatto, è al centro di un esperimento. Va ricordato, anche se non è l'elemento che colpisce maggiormente il lettore forse perché a questo siamo quasi abituati, che il ragazzo cresce nella stanza controllato costantemente dalle telecamere installate da K.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Il protagonista di &lt;i&gt;Johnny Nuovo&lt;/i&gt; si chiama K, come i personaggi dei romanzi di Kafka Il castello e Il processo. Un caso?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà la scelta del nome di K è più casuale, meno affascinante. Quando scrivevo non sapevo come chiamare il protagonista, come rappresentare la sua personalità così forte con un nome, per cui per convenzione scrivevo K per poi decidere un nome alla fine. Quando ho riletto il romanzo mi sono accorto che K funzionava e non l'ho più cambiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;C’è nelle pagine del tuo romanzo una sorta di critica alla società moderna?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cerco di fare un'analisi scarna e senza fronzoli più che alla società ai vari personaggi e alle loro debolezze, che poi sono le debolezze di ognuno di noi. Senza dare giudizi. Poi, ripensandoci su anche alla luce dei commenti di chi ha letto il libro, alcuni elementi del romanzo portano anche ad alcuni riflessioni: c'è chi osserva che K, come avviene nelle famiglie di oggi, tenta, in modo estremo, di proteggere il ragazzino, Johnny. Di evitargli dolore e sofferenza. Altri sottolineano il tema della manipolazione, anche questo di evidente attualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Cosa c’è scritto sul tuo biglietto da visita: giornalista o scrittore?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è scritto, in grande, giornalista. E molto, molto piccolo anche scrittore. Speriamo che la definizione giornalista resti, ma che prenda consistenza anche la seconda. Scrittore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3696477625510202599?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3696477625510202599/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3696477625510202599' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3696477625510202599'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3696477625510202599'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/12/intervista-mauro-evangelisti.html' title='Intervista a Mauro Evangelisti'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ96uRmrQQI/AAAAAAAAAL8/qooJnVAy7r4/s72-c/Mauro%2BEvangelisti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8280953269207245447</id><published>2010-12-02T15:13:00.001+01:00</published><updated>2010-12-20T16:48:53.495+01:00</updated><title type='text'>Johnny Nuovo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ964QPJTwI/AAAAAAAAAME/IlOvG44b4Gc/s1600/Johnny%2BNuovo.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="152" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ964QPJTwI/AAAAAAAAAME/IlOvG44b4Gc/s320/Johnny%2BNuovo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Mauro Evangelisti&lt;br /&gt;Carta Canta&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;K ha un matrimonio fallito alle spalle e dopo aver girato tutto il mondo fa ritorno al suo paese perché il padre è morto. Quando era piccolo il padre di K, rientrando a casa, ha trovato la moglie a letto con un altro uomo. Non ha esitato. Ha preso una pistola e ha fatto fuoco. Prima sull’uomo, poi sulla moglie. Il padre di K è uno stimato ingegnere ed è riuscito ad insabbiare la storia. K non sa la verità e non la saprà mai. Dopo la morte del padre K decide di volere un bambino. Per questo, dopo aver girato alcuni paesi, trova una ragazza disposta a vendergli il suo. Dopo alcuni giorni il bambino muore. Per caso K s’imbatte in Lea, una prostituta in fuga dal suo protettore. Lea è incinta e K la porta a casa sua: la aiuterà a partorire. Ma Lea muore durante il parto e il bambino si salva. K decide di tenerlo e fa costruire sotto la sua villa una grande stanza delle dimensioni di un campo di calcio, senza finestre ma con la luce artificiale, niente televisore né elettrodomestici. Il bambino dovrà crescere in questa stanza senza sapere che fuori esiste il mondo. L’unica porta darà sulla stanza di K e il bambino non potrà mai oltrepassarla. L’unico riferimento per il bambino sarà lui: K…&lt;br /&gt;Nel 1998 in &lt;i&gt;The Truman Show&lt;/i&gt; Jim Carrey interpretava Truman Burbank, un trentenne che ignorava che la sua esistenza fosse al centro dello spettacolo televisivo incentrato sulla sua stessa vita, ripresa in diretta sin dalla sua nascita. Truman viveva su un isolotto ricostruito all’interno di un enorme studio televisivo dove tutti erano attori e recitavano un ruolo nella sua vita. Ancora più atroce è l’esperimento del signor K, psicopatico protagonista di Johnny Nuovo, primo romanzo del giornalista de &lt;i&gt;Il Messaggero&lt;/i&gt; Mauro Evangelisti, vincitore del Premio Carver per la narrativa 2010. La vicenda che viene raccontata si muove intorno a nuclei narrativi semplici e di stampo cronachistico, sviluppati su piani temporali differenti. Si parte con il passato del signor K e dai suoi traumi esistenziali che scatenano in lui una voglia folle e innaturale: prendere un essere umano, collocarlo in uno spazio delimitato e plasmarlo. Sta proprio qui la chiave di lettura di &lt;i&gt;Johnny Nuovo&lt;/i&gt;, il plasmare a proprio piacimento un individuo, fallo crescere seguendo i propri istinti, non spiegargli il concetto di mondo, morte, inizio e fine. Solo la vita. Anzi due. Quella del signor K, creatore di un personalissimo reality-show, e quella del ragazzo, ignaro protagonista di un gioco perverso. Ma l’uomo vive di scoperte e di rinascite. E quando il ragazzo si accorgerà dell’esistenza di un “fuori”, di una realtà esterna, sarà pronto a vivere la propria rinascita e presentarsi al mondo con un nome e un cognome: Johnny Nuovo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8280953269207245447?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8280953269207245447/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8280953269207245447' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8280953269207245447'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8280953269207245447'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/12/johnny-nuovo.html' title='Johnny Nuovo'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ964QPJTwI/AAAAAAAAAME/IlOvG44b4Gc/s72-c/Johnny%2BNuovo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1815218076190655023</id><published>2010-11-30T09:06:00.003+01:00</published><updated>2010-12-20T16:49:37.911+01:00</updated><title type='text'>Corpi da reato</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97DnYw0mI/AAAAAAAAAMM/NGMoCOxkEHs/s1600/Corpi%2Bda%2Breato.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="152" width="100" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97DnYw0mI/AAAAAAAAAMM/NGMoCOxkEHs/s320/Corpi%2Bda%2Breato.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;James Ellroy&lt;br /&gt;Traduzione di Sergio Claudio Perroni&lt;br /&gt;Bompiani&lt;br /&gt;2000&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 giugno 1998: da una base d’asta di 150 mila dollari vengono battute le quattordici lettere d’amore che Lana Turner mandava al gangster Johnny Stomponato tra l’ottobre del 1957 e il marzo 1958. Il 4 aprile dello stesso anno la relazione viene troncata dalla figlia della donna, la quattordicenne Cheryl Crane, la quale accoltella Stomponato per difendere la madre dalle sue violenze... Domenica 2 gennaio 1994. A Los Angeles vengono trovati i cadaveri di Ronald Godman e Nicole Brown Simpson, ex moglie di O. J. Simpson, giocatore di football ed attore di Hollywood. Per cinque anni O. J. Aveva sistematicamente picchiato la moglie. Si apre, così, uno dei processi che raggiungerà un’altissima risonanza e livello mediatico… Giugno 1958, il cadavere di una donna viene ritrovato seminudo, abbandonato in un vicolo di Los Angeles, tra i cespugli accanto al campo di atletica di un liceo di El Monte, in periferia. La vittima è Geneva Hilliker Ellroy, di 43 anni. È stata strangolata e il suo assassino non verrà mai trovato. Nel 1938, a 23 anni, Geneva aveva vinto un concorso di bellezza e nel 1940, già divorziata, si era innamorata di Armand Ellroy. La Morte di Geneva avviene undici anni dopo un omicidio efferato che si consuma a Los Angeles, quello di Elizabeth Short, la Dalia Nera…&lt;br /&gt;Queste vicende ed altre sette, compongono il collage di &lt;i&gt;Corpi da reato&lt;a href="http://mangialibri.com/node/7299"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;, raccolta di racconti ed articoli pubblicati su “GQ” dal 1993 al 1999, divisa in due nuclei narrativi. Nella prima parte Ellroy analizza la realtà corrotta di Los Angeles, novella Sodoma, con un particolare occhio di riguardo nei confronti del mondo del giornalismo d’assalto e della violenza quotidiana che inghiotte i suoi abitanti come un vortice implacabile. L. A. la “giungla glamour” in cui “arrivi spregiudicato, riparti pregiudicato”, la culla dei sogni sbagliati e dei fallimenti personali, la città dei delitti irrisolti, come quello di Elizabeth Short, la Dalia Nera, ritrovata brutalmente assassinata e fatta a pezzi a Leimert Park o di Geneva Hillier Ellroy, la madre dello scrittore - che all’epoca aveva appena dieci anni. Proprio il tema materno è al centro della seconda parte della raccolta, in cui Ellroy affronta la storia del suo dolore, che si acutizzava ogni qualvolta che la Città degli Angeli restituiva un cadavere di una donna; racconti in cui è difficile capire cosa è frutto della cronaca e cosa è stato partorito dalla geniale mente dell’autore, il quale nel racconto dedicato alla madre, “L’assassinio di mia madre”, visiona il dossier dell’omicidio con tutti i verbali, gli interrogatori e le agghiaccianti foto del delitto. Una morte che, per dirla con le parole di Ellroy, “corruppe e ingagliardì la mia immaginazione. Mi liberò e al contempo mi imprigionò. Si appaltò il mio curriculum mentale. Mi laureai in omicidio con specializzazione in donne vivisezionate. Crebbi e scrissi romanzi sul mondo maschile che sanciva le loro morti”. Romanzi su cadaveri, o corpi… da reato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1815218076190655023?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1815218076190655023/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1815218076190655023' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1815218076190655023'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1815218076190655023'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/11/corpi-da-reato.html' title='Corpi da reato'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97DnYw0mI/AAAAAAAAAMM/NGMoCOxkEHs/s72-c/Corpi%2Bda%2Breato.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-6286692376382754687</id><published>2010-11-29T15:57:00.001+01:00</published><updated>2010-12-20T16:50:35.753+01:00</updated><title type='text'>La sequenza mirabile</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97R-h6jDI/AAAAAAAAAMU/do95fsMfXq0/s1600/La%2Bsequenza%2Bmirabile.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="155" width="100" src="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97R-h6jDI/AAAAAAAAAMU/do95fsMfXq0/s320/La%2Bsequenza%2Bmirabile.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Giulio Leoni&lt;br /&gt;Mondadori&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma. Alla porta di uno scrittore di gialli si presentano due strani personaggi: Ermete Cimbro e sua figlia Amaranta. Vogliono che lo scrittore, Giulio Leoni, cerchi un testo risalente ai primi anni del Novecento. Un libro scritto dal matematico Gerolamo Martini che contiene il segreto per sbancare i casinò ingannando la roulette: la Sequenza Mirabile. Il testo sarebbe passato dalle mani dei Nani, cinque fratelli acrobati morti in circostanze misteriose a quelle di Aristotele Cimbro, antenato di Ermete, improvvisamente diventato ricco e in seguito assassinato – apparentemente – per rapina. Sembra un’impresa folle, il delirio di due pazzi assetati di ricchezza, ma lo scrittore, il cui nuovo romanzo vive un momento di stallo, ha tempo per fare qualche ricerca e in fondo qualche soldo in più non ha mai fatto mai male a nessuno. Giulio inizia le sue indagini, che lo trascinano in una storia in cui conosce personaggi assurdi e che affonda le sue radici nel 1920, all’impresa di Fiume e a Gabriele d’Annunzio; pare, infatti, che anche il Poeta abbia avuto tra le mani la Sequenza e abbia tentato un colpo di mano al casinò di Zara. Intanto tutti coloro che ruotano intorno alla Sequenza Mirabile iniziano a morire…&lt;br /&gt;Se non ci fosse scritto nel colophon di apertura che i fatti narrati ne &lt;i&gt;La sequenza mirabile&lt;/i&gt; sono frutto di fantasia, saremmo indotti a pensare di trovarci davanti ad un romanzo autobiografico, perché il protagonista della vicenda è lo stesso Giulio Leoni che narra le sue peripezie in prima persona. Come in un &lt;i&gt;Cluedo di carta&lt;/i&gt; il lettore viene chiamato a scoprire la chiave per scardinare un intrigo ben congeniato, mandando a farsi benedire la figura dello scrittore onnisciente. Se in &lt;i&gt;E trentuno con la morte&lt;/i&gt; Leoni, quello vero, aveva descritto le imprese di Fiume, qui “la città libera” diventa crocevia di un segreto che dura novant’anni e uccide chiunque tenti di addentrarsi in esso. Almeno così pare e spetta proprio al Leoni di fantasia sbrogliare un bandolo della matassa che lo porterà davanti ad alchimisti pazzi, esperti di statistica, antiquari, nani da circo, ex arditi, marinai della Regia Marina e, ovviamente, la storia del Comandante, Gabriele d’Annunzio, figura poetica ed eroica di inizio Novecento, con la sua visione vitalistica e ‘panica’ dell’esistenza. Per questo è sempre un piacere immergersi nella lettura di un libro di Leoni, per la sua capacità di mescolare presente e passato, facendo respirare aria d’altri tempi e facendo rivivere personaggi della storia visti in chiave personalissima – come accade nella saga dedicata ad un Dante Alighieri calato nelle vesti di detective – con uno stile, ricercato nel lessico e allo stesso tempo condito da una forte componente ironica, che rende “mirabili” queste pagine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-6286692376382754687?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/6286692376382754687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=6286692376382754687' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6286692376382754687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6286692376382754687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/11/la-sequenza-mirabile.html' title='La sequenza mirabile'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97R-h6jDI/AAAAAAAAAMU/do95fsMfXq0/s72-c/La%2Bsequenza%2Bmirabile.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1954124168884436342</id><published>2010-11-29T15:55:00.002+01:00</published><updated>2010-12-20T16:51:07.813+01:00</updated><title type='text'>I vampiri di Ciudad Juarez</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97ZWq6v2I/AAAAAAAAAMc/OJy45Jw2VYU/s1600/I%2Bvampiri%2Bdi%2BCiudad%2BJuarez.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="148" width="100" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97ZWq6v2I/AAAAAAAAAMc/OJy45Jw2VYU/s320/I%2Bvampiri%2Bdi%2BCiudad%2BJuarez.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Clanash Farjeon&lt;br /&gt;Traduzione di Chiara Vatteroni&lt;br /&gt;Gargoyle Books&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Città del Messico. 16 marzo 1997. In una clinica muore, a causa di un intervento di liposuzione mal riuscito, Florio Bastida Morales alias Amado Portillo Perez, capo indiscusso del narcotraffico di Ciudad Juarez, una piccola cittadina dello stato del Chihuahua, all’estremo nord del Messico. Juarez è tristemente famosa a causa di migliaia di omicidi di giovani donne trovate terribilmente mutilate, a partire dal 1993. Michael Davenport, giornalista inglese free lance, ha deciso di compiere un viaggio negli Stati Uniti per cercare del materiale per un documentario e sfuggire al freddo clima inglese che gli procura perenni malanni. Giunto a El Paso, Michael conosce Chuck Bowman, un ex agente della DEA – l’agenzia federale antidroga ­– a cui qualcuno ha ucciso un figlio sciogliendolo nell’acido, che propone a Michael di portarlo sul confine per fare alcune riprese ai frontalieri messicani. Durante le riprese accade un fatto straordinario: Michael riprende una tigre siberiana e subito dopo due loschi figuri gli rubano la telecamera e il passaporto. Michael ha passato il confine e ora si trova a Ciudad Juarez, la città delle donne assassinate, la città di Amado Portillo Perez – che in realtà non è morto – la città dei vampiri…&lt;br /&gt;Era il lontano 1897 quando Bram Stoker scriveva il suo Dracula ispirato alla storia di Vlad III. Da allora il vampirismo ha assunto significati e connotati diversi fino a giungere a quello proposto da Stephenie Meyer, romantico e soprattutto facoltativo. I vampiri che propone Clanash Farjeon - anagramma dell’attore inglese Alan John Scarfe - non hanno paura del sole, non odiano l’aglio, non sono immortali né romantici. I protagonisti de &lt;i&gt;I vampiri di Ciudad Juarez&lt;/i&gt;, primo romanzo di una trilogia, sono narcotrafficanti che impestano il Messico con la loro droga e la loro sete di sangue, sono “vampiri sociali”. Appare chiaro sin dall’inizio l’intento allegorico che lo scrittore inglese cela dietro una trama che dall’horror sfocia nel noir: la critica dei cartelli del narcotraffico sudamericano, vero e proprio punto focale dell’economia messicana, una nave d’oro che naviga in un mare di povertà. In questa situazione viene proiettato Michael Davenport, protagonista involontario dal classico humor inglese, che nella vicenda scopre l’orrore e lo attraversa, fino a quando s’imbatte nei veri vampiri che infestano il globo: i potenti e la loro brama di potere. In questo caso mafia russa e narcotrafficanti. Due nomi che potrebbero essere sostituiti da qualsiasi altra entità che ‘toglie il sangue’ alla gente. Proprio come i vampiri di Ciudad Juarez.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1954124168884436342?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1954124168884436342/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1954124168884436342' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1954124168884436342'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1954124168884436342'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/11/i-vampiri-di-ciudad-juarez.html' title='I vampiri di Ciudad Juarez'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97ZWq6v2I/AAAAAAAAAMc/OJy45Jw2VYU/s72-c/I%2Bvampiri%2Bdi%2BCiudad%2BJuarez.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7507842597334752398</id><published>2010-11-25T16:16:00.002+01:00</published><updated>2010-12-20T16:51:46.070+01:00</updated><title type='text'>Destination: Morgue</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97kLDUcII/AAAAAAAAAMk/zjrxQWZEjfE/s1600/Destination%2BMorgue.jpg" imageanchor="1" style="clear:left; float:left;margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;img border="0" height="155" width="100" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97kLDUcII/AAAAAAAAAMk/zjrxQWZEjfE/s320/Destination%2BMorgue.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;James Ellroy&lt;br /&gt;Traduzione di Carlo Prosperi, Sergio Claudio Perroni&lt;br /&gt;Bompiani&lt;br /&gt;2003&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Los Angeles. 1955. Armand Ellroy e Geneva Hilliker si separano e la donna si trasferisce con il figlio Lee Earl nel quartiere di El Monte. Armand è un erotomane che sostiene di aver lavorato per Rita Hayworth e averle fatto “assaggiare la sua bestia” di 40 centimetri. Geneva, infermiera professionale, fa da balia alle stelle di Hollywood alcolizzate. Dopo la separazione inizia per il piccolo Lee Earl la spola tra la casa della madre e quella del padre, fino a quando Geneva viene assassinata - nel giugno del 1958. Inizia per Lee Earl un periodo di dissolutezze, di abbandono della scuola e di pedinamenti alle ragazze ricche di Hancock Park e Kosher Kanyon West, di totale dedizione alle anfetamine prima, e ai tamponi di Benzedrex poi. Il T-Bird, le massacranti masturbazioni, l’ossessione per la madre e per Elizabeth Short, la Dalia Nera, il Nazismo, il vagabondaggio, la vita da caddie, le mutandine rubate alle ragazze, il carcere, le cliniche di recupero. Tutto ciò fino al 1977.  A ventinove anni Lee Earl Ellroy ha imparato tutto ciò che c’era da imparare. Ha coltivato “il dono e la maledizione dell’ossessione” e alla fine ha vinto il dono. È tempo che il tossico, l’ubriaco, l’ossessionato, il delinquente, esca di scena, lasciando spazio a James Ellroy, lo scrittore…&lt;br /&gt;Se all’inizio del Novecento scrittori come Svevo, Joyce, Tozzi, sostenevano la necessità di lasciare libero sfogo alla scrittura e farla fluire sulla pagina, sulla scia degli insegnamenti della psicanalisi di Freud, James Ellroy sembra attingere a piene mani da questo bacino nei saggi &lt;i&gt;Destination: Morgue&lt;/i&gt;, in cui lo scrittore losangelino ripercorre lucidamente le fasi della sua vita, sempre sull’orlo del baratro, sempre in trincea in una guerra esistenziale che spesso lo ha visto perdere. Ellroy racconta esperienze che gli hanno dato occasione di imparare: “Ho cambiato la mia vita. Riconosco a Dio il merito della mia salvezza. Dell’aver ripudiato l’iniquità. Dell’aver perseguito la rettitudine. Dell’aver desiderato con tutte le forze scrivere libri. La letteratura è una vocazione profonda. Ne sono stato cosciente anche nel punto più basso della mia vergogna”, scrive Ellroy e lo fa con uno stile frenetico, nervoso, senza compromessi, estremamente paratattico, senza alcuna presenza di subordinate. Solo punti. Nessuna virgola nel suo flusso di coscienza, puro espressionismo della parola. Ellroy ci parla della sua vita di delinquente, di disperato, ma non solo. Nell’antologia trovano spazio anche alcuni racconti noir ambientati, neanche a dirlo, nella Los Angeles dei poliziotti corrotti e dei quintali di droga. Poi, riflessioni sul giornalismo scandalistico dagli anni Cinquanta ai Settanta, la descrizione del memorabile incontro di boxe tra Morales e Barrera, le elezioni del 2000 in cui si scontrarono Bush e Gore, fino ad arrivare al disperato tentativo di far luce sull’omicidio irrisolto di Stephanie Lynn Gormann. Irrisolto come quello della Dalia Nera e della madre Geneva. Perché, in fin dei conti, gli scritti di Ellroy, siano essi romanzi, saggi o racconti, si muovono sempre verso un solo destino, verso un’unica e imprescindibile destinazione: l’obitorio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7507842597334752398?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7507842597334752398/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7507842597334752398' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7507842597334752398'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7507842597334752398'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/11/destination-morgue.html' title='Destination: Morgue'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TQ97kLDUcII/AAAAAAAAAMk/zjrxQWZEjfE/s72-c/Destination%2BMorgue.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-6577658264267734150</id><published>2010-11-19T13:39:00.001+01:00</published><updated>2010-11-19T13:49:36.598+01:00</updated><title type='text'>La casa dei corpi sepolti</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TOZxz6jThfI/AAAAAAAAALk/P09cy9FG3gA/s1600/9788811670285g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 159px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TOZxz6jThfI/AAAAAAAAALk/P09cy9FG3gA/s320/9788811670285g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5541241528230577650" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Elly Griffiths&lt;br /&gt;Traduzione di Matteo Curtoni, Maura Parolini&lt;br /&gt;Garzanti&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Norwich, regione del Norfolk. Inghilterra. Ruth Galloway è un’archeologa forense esperta nella datazione di ossa e spesso ha aiutato la polizia nelle indagini. La giovane donna è chiamata da un collega, Max Grey, per dare un’occhiata negli scavi di un’antica villa romana presso la quale sono state ritrovate delle piccole ossa umane: i resti di un bambino. Bisogna stabilire se queste ossa risalgano all’epoca romana – i Romani avevano la consuetudine di seppellire ossa di bambini nei pressi di un’abitazione come sacrificio a Giano, dio dei passaggi, degli inizi e delle fini, protettore delle porte domestiche – o se si tratti di un omicidio compiuto in epoca recente. Per questo sul posto è stato chiamato anche Harry Nelson, ispettore capo della Omicidi. Nel frattempo altre ossa appartenenti ad un altro bambino vengono rinvenute durante l’abbattimento di un orfanotrofio vittoriano. Le indagini di Nelson lo portano davanti ad una verità risalente a quarantadue anni prima, quando dall’orfanotrofio scomparvero due bambini, Martin ed Elizabeth Black, mai più ritrovati. Appartengono a loro quelle ossa? Sta a Nelson scoprirlo ma qualcuno sta cercando si spaventare Ruth Galloway la quale, oltre a se stessa, deve difendere anche il bambino che adesso porta in grembo…&lt;br /&gt;Elly Griffiths - pseudonimo che la scrittrice londinese Domenica De Rosa ha preso in prestito da sua nonna, ritenendolo più adatto ad una scrittrice di gialli - torna con un romanzo che, dopo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il sentiero dei bambini dimenticati&lt;/span&gt;, propone nuovamente come leit motiv la morte violenta di bambini. La scrittrice ha rivelato che le storie che racconta sono ispirate dal marito, che ha abbandonato un lavoro in ufficio per darsi all’archeologia e dalla zia, vera e propria fonte di miti e leggende del Norfolk. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La casa dei corpi sepolti&lt;/span&gt; parte in sordina e, come un buon motore diesel, ha bisogno di un po’ di pagine prima di carburare. I primi capitoli scorrono lenti e il ritmo di lettura ne risente, anche a causa dell’infinità di parentesi che la scrittrice inserisce tra un periodo e l’altro. Sull’altro piatto della bilancia si pone una trama che si nutre di mitologia romana e celtica e alcune descrizioni paesaggistiche delle paludi del Norfolk - un luogo che sembra essere un incrocio tra cielo e terra - che rappresentano una piacevole parentesi di un romanzo che esplode solo nelle ultime pagine, nelle quali il ritmo sale febbrilmente, fino al finale che però un attento e navigato lettore di gialli non mancherà di intuire in anticipo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-6577658264267734150?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/6577658264267734150/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=6577658264267734150' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6577658264267734150'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6577658264267734150'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/11/la-casa-dei-corpi-sepolti.html' title='La casa dei corpi sepolti'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TOZxz6jThfI/AAAAAAAAALk/P09cy9FG3gA/s72-c/9788811670285g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2059086689110177999</id><published>2010-11-08T18:18:00.004+01:00</published><updated>2010-11-08T18:23:27.343+01:00</updated><title type='text'>Anharra - Il santuario delle tenebre</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TNgxPIJ3opI/AAAAAAAAALc/nH4OXxEH04A/s1600/9788804569749g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 151px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TNgxPIJ3opI/AAAAAAAAALc/nH4OXxEH04A/s320/9788804569749g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5537229877808702098" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;J.P. Rylan/ Giulio Leoni&lt;br /&gt;Mondadori&lt;br /&gt;2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ad Anharra cominciò la follia, qui la follia conoscerà il suo termine. Là i vivi si aggirano tra le tombe, i morti devastano la terra. Cosa cercano i morti tra le tue fontane prosciugate? Quali segreti trafugano i vivi dalle tue rovine?”. Le “Tavole” custodite nella Sala Negata della Biblioteca di Menthor, andata per sempre perduta a causa di un rogo terribile, parlano chiaro: da Anharra si scateneranno le forze delle Tenebre e per tutti sarà la fine. Vargo, eroe dal passato oscuro e dal destino segnato, Amnor, medico ed astronomo di Menthor, Shanda e Khaima, appartenenti al Cerchio delle Sgualdrine, sono riusciti a raggiungere Anharra dopo un viaggio pieno di ostacoli. Nella città hanno assistito al risveglio di Vemerin e allo scatenarsi dell’esercito delle Tenebre, composto da uomini e demoni. Dopo essersi sbarazzati dell’esercito della Guardia, Vemerin e le Tenebre sono diretti verso Menthor per cancellare dalla faccia della Terra l’intera umanità. Miracolosamente Vargo e i suoi compagni, ai quali si è aggiunto il sergente Kon, unico superstite della Guardia, riescono a fuggire dalla città maledetta e a portar con loro un sarcofago di cristallo in cui giace, in un sonno a metà strada tra la vita e la morte, Athramala, la figlia di Vemerin, sulla quale è tatuato il rito del Trentesimo Canto, l’unico che può rigettare Vemerin nel sonno eterno. Ma affinché ciò avvenga c’è bisogno del Popolo Ribelle, l’unico che trenta secoli prima sia riuscito a ribellarsi al Re folle…&lt;br /&gt;Si entra nel vivo di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Anharra&lt;/span&gt;, ciclo fantasy di J.P. Rylan, pseudonimo dello scrittore italiano Giulio Leoni, che qui presenta il secondo capitolo della serie: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il santuario delle tenebre&lt;/span&gt;. Siamo all’alba della fine dell’umanità, un’apocalisse oscura, illuminata solo dalla luce di Nester, la stella che dopo trenta secoli è tornata a brillare per annunciare il ritorno di Vemerin, colui che vuole spazzare via il genere umano, colui che non vuole che si compia il destino di un uomo che «avrebbe ucciso suo padre senza riconoscerlo, gli avrebbe strappato il regno e senza riconoscerla avrebbe preso sua madre sul letto di nozze». Colui che non vuole che un marinaio costruisca un cavallo di legno sulle spiagge di una città nemica per poi bruciarla. Edipo e Ulisse, simboli umani, miti che Vemerin vuole distruggere per gettare sulla Terra gli artigli delle tenebre, miti che J.P. Rylan/ Giulio Leoni pone a testimonianza del genere umano destinato a perire. Tutto ciò sarebbe stato perfetto se alle porte di Menthor lo scrittore avesse disegnato una battaglia epica, lo scontro definitivo tra il Bene e il Male, invece si assiste ed una vera e propria guerriglia senza ordine, in cui tutti pensano a salvare se stessi. Tutti tranne Vargo, ovviamente, il quale, novello Enea, può fuggire lontano da Anharra, da Vemerin, dalle Tenebre e da una Menthor/ Troia in fiamme e raggiungere una nuova terra oltre il Vuoto. Una terra «sull’altra riva del grande oceano che sbarra la strada al regno dei morti. Fertile, ricca di acque e di pianure, dove mandrie di grandi tori corrono libere. Le sue coste sono ricche di pesci; le sue montagne daranno la pietra e i suoi boschi immensi il legno per costruire nuove città; e le sue caverne il ferro per le nuove spade ». Una terra che Vargo chiamerà Europa…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2059086689110177999?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2059086689110177999/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2059086689110177999' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2059086689110177999'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2059086689110177999'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/11/anharra-il-santuario-delle-tenebre.html' title='Anharra - Il santuario delle tenebre'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TNgxPIJ3opI/AAAAAAAAALc/nH4OXxEH04A/s72-c/9788804569749g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8093448859670513425</id><published>2010-11-03T13:48:00.002+01:00</published><updated>2010-11-03T14:03:03.792+01:00</updated><title type='text'>Il corpo del reato</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TNFc1rw_MLI/AAAAAAAAALU/JLFf3K7hR_M/s1600/9788842916260g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 151px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TNFc1rw_MLI/AAAAAAAAALU/JLFf3K7hR_M/s320/9788842916260g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535307494366064818" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Jefferson Bass&lt;br /&gt;Traduzione di Mara Dompè&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È tempo di riprendere in mano la propria vita per Bill Brockton, antropologo forense fondatore della Fabbrica dei Corpi, un laboratorio a cielo aperto dove si studia la decomposizione dei cadaveri. Jess Carter è morta, e Bill è chiamato a testimoniare contro il suo assassino Garland Hamilton, ex medico legale, il quale ha tentato di far ricadere la colpa sull’antropologo prima, e cercato di ucciderlo poi. È un’estate torrida a Knoxville, nel Tennessee. Qualche giorno prima una donna, Mary Latham, è stata trovata completamente carbonizzata all’interno della sua auto e i principali sospetti sono rivolti verso il marito Stuart, il quale, però, ha un alibi di ferro: al momento dell’incendio si trovava a Las Vegas. Come se non bastasse l’avvocato Burt de Vriess, l’uomo che ha difeso Bill quando era sospettato dell’omicidio di Jess, chiede aiuto all’antropologo quando gli vengono restituiti i “cremains” – le ceneri dopo la cremazione – della zia. Tutto normale se non fosse che nell’urna c’è di tutto tranne che resti umani. Bill è chiamato, quindi, a scoprire cosa si nasconde dietro il giro delle cremazioni e dimostrare che Stuart Latham è colpevole dell’omicidio della moglie. Intanto Garland Hamilton riesce ad evadere dal penitenziario in cui era rinchiuso…&lt;br /&gt;C’è molta carne al fuoco ne &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il corpo del reato&lt;/span&gt;, terzo appuntamento della serie &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Body Farm &lt;/span&gt;di Jefferson Bass, pseudonimo che rivela le sapienti doti narrative di Bill Bass e Jon Jefferson. Il protagonista della serie, Bill Brockton, uomo di scienza dal marcato spirito euristico, questa volta deve volgere le proprie forze, intellettuali e non, su tre fronti: risolvere l’indagine sul ritrovamento del cadavere carbonizzato di Mary Latham, salvarsi dalla vendetta di Garland Hamilton, l’ex medico legale assassino di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Anatomia di un delitto&lt;/span&gt; e trovare il bandolo della matassa in un caso di finte cremazioni, portandolo alla scoperta di centinaia di cadaveri in avanzato stato di decomposizione ammassati nei boschi vicini ad una società di pompe funebri, fatto realmente accaduto nel 2002 quando 331 cadaveri venero trovati ammassati o parzialmente sepolti nel crematorio di Noble, in Georgia. Anche questa volta Bill potrà fare affidamento su Art Bohanan, personaggio realmente esistente, Miranda Lovelady e Burt de Vriess, ormai passato dalla parte dei “buoni” dopo la brillantissima prova nel processo contro Bill. Sempre costanti, quindi, sono i richiami ai lavori precedenti, anche se i fatti a cui si fa riferimento vengono sempre spiegati; ma per apprezzare realmente l’universo di Bill Brockton e della Fabbrica dei corpi – che questa volta resta un po’ in secondo piano – bisogna necessariamente leggere i libri in serie. Solo in questo modo si potrà gustare a fondo la suspence, respirare la paura e il puzzo di decomposizione che permea queste pagine, completate dall’ormai consueto schema del corpo umano in appendice. Il corpo del reato chiude la serie Body Farm? Speriamo vivamente di no!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8093448859670513425?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8093448859670513425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8093448859670513425' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8093448859670513425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8093448859670513425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/11/il-corpo-del-reato.html' title='Il corpo del reato'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TNFc1rw_MLI/AAAAAAAAALU/JLFf3K7hR_M/s72-c/9788842916260g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8488976861518844062</id><published>2010-11-03T12:45:00.003+01:00</published><updated>2010-11-03T14:07:59.319+01:00</updated><title type='text'>Anharra - Il trono della follia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TNFLjrnTRlI/AAAAAAAAALE/piQSL8S-2H8/s1600/9788804553137g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 156px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TNFLjrnTRlI/AAAAAAAAALE/piQSL8S-2H8/s320/9788804553137g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5535288493390120530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;J.P. Rylan/ Giulio Leoni&lt;br /&gt;Mondadori&lt;br /&gt;2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Non fu sempre così la forma della Terra. Più volte il sole mutò il suo oriente, e gli astri il loro corso. Fiumi e laghi sorsero e si inaridirono dove oggi regna il deserto, montagne si innalzarono dalle pianure. E generazioni di popoli abitarono le terre che oggi sono il regno di ghiacci. Città furono erette e sparirono, con i loro splendori e infamie. Tutto questo è già accaduto. Tutto questo accadrà di nuovo. Ma niente si vide mai simile alla città di Anharra e al Re che la eresse nella sua follia, Vemerin il Terribile”. Questo recitano le “Tavole”, custodite nella Sala Negata della Biblioteca di Menthor, andata perduta in un tremendo rogo. Ma l’ultimo ad averle lette è stato Amnor, sciamano, astronomo e medico imperiale, che in una locanda di Hirush, città posta al confine del Vuoto, incontra Vargo, grande guerriero dal passato oscuro. Amnor gli mostra una mappa segnata su una strana pergamena fatta di pelle umana. L’esercito imperiale sta organizzando una spedizione nel Vuoto e il vecchio propone al guerriero di farsi assoldare e trovare l’uomo sulla pelle del quale è scolpita la seconda metà della mappa. Il viaggio ha inizio e ai due viandanti si uniscono Shanda e Kahima, due donne bellissime, che si sono allontanate dal Cerchio delle Sgualdrine. Un viaggio difficile ed irto di ostacoli, verso una città fondata trenta secoli prima da un sovrano, Vemerin, che ha stretto un patto con le Tenebre ed è caduto nella follia. Una città che nasconde tesori immensi. Una città in cui vivi e morti s’incontrano: Anharra…&lt;br /&gt;Nel luglio del 2009 si tenne a Roma un incontro sulla fantascienza italiana durante il quale Giulio Leoni, autore di gialli storici noto soprattutto per la serie che vede protagonista Dante Alighieri nei panni di detective, ruppe gli indugi e rivelò di pubblicare anche sotto lo pseudonimo di J. P. Rylan. Benvenuti ad Anharra, quindi, città maledetta, in direzione della quale si volge una compagnia assortita dai vaghi richiami alla Compagnia dell’anello di J. R. R. Tolkien. Ma se ne &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Signore degli anelli&lt;/span&gt; tutti si muovevano compatti nel perseguire uno scopo comune, qui le cose cambiano. Vargo, eroe tormentato dai ricordi, vuole conoscere la verità ed è mosso dal destino ineluttabile che egli porta segnato sulla sua fronte: il marchio dell’impero; Shanda e Kahima, appartenenti al Cerchio delle Sgualdrine, cercano ad Anharra ciò che da secoli ha spinto migliaia di avventurieri a volgere lo sguardo verso l’ignoto: la brama di ricchezza; Amnor, vero e proprio coprotagonista che rovescia la figura del mago saggio dalla lunga barba bianca à la Gandalf, rappresenta un punto di rottura all’interno del plot: imprevedibile, sempre sul confine tra bene e male, non indugia nel gettare un bambino in un pozzo davanti ad una madre cieca e morente.  Il viaggio, dunque. Un topos della letteratura fantasy che qui J. P. Rylan/Giulio Leoni condisce con mille imprevisti dalle oscure tinte horror e con la scoperta di diabolici marchingegni che caratterizzano del resto anche il ciclo di Dante Alighieri (come non ricordare la macchina di Federico II ne &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I delitti della luce&lt;/span&gt;?). &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il trono della follia&lt;/span&gt; è, in definitiva, un romanzo che percorre campi già battuti da mostri sacri del genere, quindi la trama non offre molti spunti di novità rispetto al canone, ma immergendosi nella lettura si viene piacevolmente colpiti da uno stile asciutto e dalle non eccessive descrizioni paesaggistiche, vero e proprio neo di “romanzoni” che, tra draghi e viaggi interminabili, sfiorano molto spesso le mille pagine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8488976861518844062?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8488976861518844062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8488976861518844062' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8488976861518844062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8488976861518844062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/11/anharra-il-tronno-della-follia.html' title='Anharra - Il trono della follia'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TNFLjrnTRlI/AAAAAAAAALE/piQSL8S-2H8/s72-c/9788804553137g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1371375575735887099</id><published>2010-10-29T23:55:00.001+02:00</published><updated>2010-10-29T23:58:59.392+02:00</updated><title type='text'>Anatomia di un delitto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TMtDIgNavTI/AAAAAAAAAK8/j35o106ao7A/s1600/9788850221912g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 157px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TMtDIgNavTI/AAAAAAAAAK8/j35o106ao7A/s320/9788850221912g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533590380519013682" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Jefferson Bass&lt;br /&gt;Traduzione di Emanuela Cervini&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2007&lt;br /&gt;TEA&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Knoxville, nel Tennessee, esiste un laboratorio a cielo aperto dove si studia la decomposizione dei cadaveri in tutte le condizioni possibili: la Fabbrica dei Corpi, unica al mondo a compiere studi del genere. Direttore e fondatore della Fabbrica è Bill Brockton, antropologo forense che, grazie ai suoi studi, è stato decisivo in moltissime indagini della polizia e dell’F.B.I.  Su richiesta del medico legale Jess Carter, Bill ha ricreato la scena di un delitto avvenuto in un paesino vicino, Chattanooga, dove il cadavere di un uomo vestito da donna è stato trovato legato ad un albero a testa in giù e decomposto solo nelle parti inferiori del corpo. Il dottor Brockton è anche docente all’università e si mette nei guai quando, durante una lezione, ha un battibecco con uno studente cristiano sostenitore della teoria creazionista, la quale riconduce la nascita dell’universo, della Terra, dell’uomo e di tutti gli esseri viventi all’intervento di un’entità divina, mentre Bill è un fervido sostenitore della teoria darwiniana-evoluzionista. Costretto a difendersi dal polverone sollevato su di lui dalle associazioni cristiane e impegnato nell’indagine sul cadavere di Chattanooga, Bill è sull’orlo di un baratro quando un evento interviene a sconvolgere la sua vita, costringendolo a chiedere aiuto all’odiato avvocato “Da Grease”…&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Anatomia di un delitto&lt;/span&gt; è il secondo romanzo della serie “Body Farm” che vede protagonista Bill Brockton e la sua Fabbrica dei Corpi, dopo l’ottimo esordio di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Rigor Mortis&lt;/span&gt;. Dietro lo pseudonimo di Jefferson Bass si celano le quattro mani di Bill Bass, guru della medicina forense americana e fondatore della vera Fabbrica dei corpi, il Forensic Anthropology Center - reso famoso da un romanzo di Patricia Cornwell - e Jon Jefferson, giornalista e documentarista. Sono molteplici gli elementi che compongono il plot, a partire dall’indagine che Bill è chiamato a risolvere grazie ai suoi esperimenti, descritti nei minimi particolari anatomici, resi ancora più chiari dallo schema del corpo umano in appendice. Ad un secondo livello d’analisi si pone il rapporto-scontro tra il Creazionismo di Lamarck e l’Evoluzionismo di Darwin, che assume nella vicenda una piega che denuncia l’interesse attuale intorno all’argomento da parte della comunità scientifica. Il romanzo decolla nel momento in cui un evento spezza la trama spostandola dai binari del medical-thriller a quelli contorti e cupi del legal- thriller dal sapore “grishamiano”. Il tutto viene impreziosito da uno stile avvincente, da una scrittura in prima persona che rende ancora più difficile la risoluzione del caso- o meglio dei casi- con una presenza costante dall’inizio alla fine di queste pagine: la morte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1371375575735887099?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1371375575735887099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1371375575735887099' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1371375575735887099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1371375575735887099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/10/anatomia-di-un-delitto.html' title='Anatomia di un delitto'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TMtDIgNavTI/AAAAAAAAAK8/j35o106ao7A/s72-c/9788850221912g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8790005372304512010</id><published>2010-10-28T12:45:00.002+02:00</published><updated>2010-10-28T12:59:48.484+02:00</updated><title type='text'>Prega detective</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TMlXL392A_I/AAAAAAAAAK0/CHEH3Ib7QWM/s1600/9788804498872g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 158px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TMlXL392A_I/AAAAAAAAAK0/CHEH3Ib7QWM/s320/9788804498872g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5533049478714885106" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;James Ellroy&lt;br /&gt;Traduzione di Stefano Bortolussi&lt;br /&gt;Mondadori&lt;br /&gt;2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Los Angeles, 1980. Fritz Brown è un investigatore privato di origini tedesche e patito di musica classica che si occupa di espropri d’auto per conto di Cal Myers. Fritz ha un passato oscuro: cacciato dalla polizia, è un ex alcolizzato sempre in lotta con se stesso per non ricadere nel baratro. Un giorno nel suo ufficio si presenta Freddy “Fat Dog” Baker - un caddie razzista dall’aria trascurata, butterato e sgradevole - per offrirgli un incarico: Brown deve indagare su Sol Kupferman, un ricco ebreo presso il quale la sorella di Fat Dog, Jane, si è rifugiata, chiudendo tutti i contatti con il fratello. Kupferman è anche il vecchio proprietario del Club Utopia, un locale che nel 1968 è stato incendiato da tre piromani subito catturati e giustiziati. C’era, però, un quarto uomo di cui si sono perse le tracce. Il caso sembra interessante e Fritz, tediato dalla quotidianità degli espropri, ci si butta a capofitto, iniziando le indagini in una città, Los Angeles, che vive di contraddizioni e si divide tra le luci e i clamori di Hollywood e lo squallore dei bassifondi e nasconde nel sottobosco poliziotti corrotti e un serial killer piromane che da anni miete vittime, indisturbato…&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prega detective&lt;/span&gt;, titolo italiano di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Brown’s Requiem&lt;/span&gt;, segna l’esordio narrativo del padre del noir americano James Ellroy, il quale pubblicò questo romanzo nel 1981, dopo circa sei anni di gestazione. Rispetto alle opere successive, stilisticamente più complesse e frammentate, Prega detective si presenta lineare e maggiormente ipotattico, tagliente, rapido e offre molti spunti autobiografici, come lo spaccato sull’universo dei caddie, eleganti e sorridenti di giorno, tristi, alcolizzati e spesso senza dimora di notte, condizione che lo stesso Ellroy ha vissuto, o il torbido giro di scommesse clandestine della Los Angles del trentennio ’50-‘80, vero e proprio terreno fertile per la criminalità, prima della legalizzazione. L’eccezionalità dello scrittore di Los Angeles sta proprio nel descrivere situazioni reali stravolgendole nel gioco della narrazione, creando una trama all’interno della quale si muovono personaggi che hanno fatto la storia del genere. Fritz Brown, protagonista assoluto della vicenda, rimane nel suo limbo; non è un vincente né un perdente, vive una condizione di continua catarsi e ricaduta, nonostante i suoi sforzi di redenzione, in una città in cui tutti perdono, tutti hanno un conto in sospeso e sono chiamati a pagarlo caro e nessuno è innocente. Ma oltre ad essere un detective che segue sicuramente le orme di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Continental Op&lt;/span&gt; e Sam Spade di Dashiell Hammett o &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Marlowe&lt;/span&gt; di Raymond Chandler, Brown è anche un romantico, nel senso letterale del termine, in quanto estimatore dei musicisti romantici dell’Ottocento come Beethoven e Bruckner, conosciuti grazie all’amico di sempre Walter, alter-ego malinconico del protagonista. Se nel 1987 James Ellroy esploderà con &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dalia Nera&lt;/span&gt;, la deflagrazione inizia con &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Prega detective&lt;/span&gt;, dove già si scorge l’incunabolo narrativo e geniale di uno scrittore che in trent’anni di carriera è diventato un classico della letteratura americana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8790005372304512010?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8790005372304512010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8790005372304512010' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8790005372304512010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8790005372304512010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/10/prega-detective.html' title='Prega detective'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TMlXL392A_I/AAAAAAAAAK0/CHEH3Ib7QWM/s72-c/9788804498872g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2119712194223382348</id><published>2010-10-18T12:52:00.004+02:00</published><updated>2010-10-18T13:10:38.819+02:00</updated><title type='text'>Bari &amp; dispari</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TLwqe41o31I/AAAAAAAAAKs/Oy9fVrezRjE/s1600/9788872856260g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 146px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TLwqe41o31I/AAAAAAAAAKs/Oy9fVrezRjE/s320/9788872856260g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5529341152645930834" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gianpaolo Santoro&lt;br /&gt;Manifestolibri&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Napoli. Paolo Sansovito ha un importante appuntamento di lavoro, un colloquio con Marco Ansaldo, direttore della Alisud - azienda del gruppo Finmeccanica - quando viene raggiunto da una telefonata: è il Lupo, alias Enea Cucco, un uomo che nella vita ha fatto mille lavori e ora ha una pizzeria a Roma. Che vuole il Lupo? Ha un affare importante da proporre a Sansovito, il quale, senza esitare, snobba l’appuntamento con Ansaldo e si dirige verso l’autostrada. Direzione: la Capitale. L’affare consiste nel riciclare un’enorme somma, circa sei miliardi di lire – residuo del tesoro di Craxi – nel giro dei Casinò della Costa Azzurra. E chi meglio di Franco Meda può introdurli nel circuito? Franco è nato con le carte in mano. A ventisei anni era già pronto per fare il grande salto, anche grazie a Stefano Sorgi, un mago del poker, e diventare il leader del gioco in tutta la Toscana. Ma quando un re si abitua a dominare, il regno diventa stretto e si aprono nuovi orizzonti: e il nuovo orizzonte di Franco si chiama Nizza, a due passi da Cannes e Montecarlo, sedi dei maggiori casinò della Costa Azzurra…&lt;br /&gt;Lo Chemin de fer, la roulette, il poker, il black jack sono gli agenti patogeni della malattia del gioco che Gianpaolo Santoro, storico giornalista de Il Mattino e de L’Avanti - ora in pensione - descrive in questo simpatico romanzo in cui personaggi fittizi si mischiano a personaggi, fatti e situazioni reali. Un romanzo che si divide tra i noti casinò della Costa Azzurra e le bische clandestine di Napoli, in cui a fare da minimo comune denominatore è la febbre del gioco, davanti alla quale tutti sono uguali, dall’imprenditore annoiato, al giovane rampollo, dal camorrista all’operaio, come davanti alla morte ne &lt;span style="font-style:italic;"&gt;‘A Livella di Totò&lt;/span&gt;. Il racconto è una panoramica sui luoghi storici del gioco d’azzardo, come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La Cisterna&lt;/span&gt;, un circolo napoletano – vera e propria “università” del gioco – o Montecatini, sede storica del “totonero”; sui rapporti che legano mafia e gioco clandestino e non, e su tutti i trucchi che hanno reso ricchi i migliori professionisti dell’azzardo. A tal proposito è inserita un’interessante appendice in cui vengono annoverati i maestri assoluti del campo: Enrico Altavilla, leggendario inviato del Corriere della Sera, che insegnò a giocare a carte ai gerarchi nazisti Goering e Goebbels; Tomas “Señor” Garcia e il suo infallibile sistema per vincere alla roulette; Nicolas Zographos e il “Sindacato greco”; Giuseppe Martorana, il baro dei due mondi; Charles Wells, che ispirò una canzone di Charles Coburu, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’uomo che fece saltare il banco a Montecarlo&lt;/span&gt;; Joseph Jagger, il meccanico e ingegnere che vinceva grazie alle imperfezioni dalla roulette; Ashley Revell, famoso per il suo unico colpo “mordi e fuggi”. Professionisti o semplici avventori, accomunati da una febbre incontrollabile, quella del gioco, il quale, per dirla con le parole di Enrico Altavilla, “può dare due grandi gioie: vincere e perdere; chi si diverte soltanto quando vince non è un vero giocatore”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2119712194223382348?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2119712194223382348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2119712194223382348' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2119712194223382348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2119712194223382348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/10/bari-dispari.html' title='Bari &amp; dispari'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TLwqe41o31I/AAAAAAAAAKs/Oy9fVrezRjE/s72-c/9788872856260g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-126010088941117783</id><published>2010-10-03T21:13:00.002+02:00</published><updated>2010-10-03T21:15:29.520+02:00</updated><title type='text'>Sangue misto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TKjV9UP2c9I/AAAAAAAAAKk/Af2I0UGbWsA/s1600/sanguemisto_0.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 155px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TKjV9UP2c9I/AAAAAAAAAKk/Af2I0UGbWsA/s320/sanguemisto_0.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523900192353842130" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Roger Smith&lt;br /&gt;Traduzione di Fabiano Massimi&lt;br /&gt;Einaudi&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Città del Capo, meta di turisti e di fuggiaschi. Uno di questi è Jack Burn, giunto nella città sudafricana dopo una rapina finita con un poliziotto ucciso a Milwaukee. Jack, un ex-marine, una sera è a cena con la moglie incinta Susan e il suo figlioletto di quattro anni, Matt, quando due delinquenti strafatti entrano in casa armi in pugno. Burn vive in un quartiere ricco e i due vengono dai Cape Flats, il ghetto nel quale era stata segregata la popolazione nera durante il periodo dell’apartheid. Jack ha poco tempo per decidere il da farsi e quando si muove i due sono già cadaveri. L’americano riesce a nascondere i corpi ma, sfortunatamente, i due tossici erano in affari con Rudi “Gatsby” Barnard, ispettore corrotto della polizia, un bianco che fa schifo sia dal punto di vista fisico che morale. Le indagini violente e omicide di Barnard portano verso Burn, il cui unico scopo è salvare la sua famiglia e fuggire verso il prossimo rifugio sicuro. Ad aiutarlo c’è Benny Mezzosangue, un ex-galeotto dal volto sfigurato che sta cercando di mettere la sua vita sui binari giusti lavorando come guardia giurata. La sua unica compagna di vita è una cagnolina di nome Bessie. Quando Barnard pesta ai piedi a Benny, compie l’errore più grande della sua vita, perché, si sa, quando ti prende di mira “Benny Mezzosangue dice buonanotte”…&lt;br /&gt;Violentissimo. Il romanzo d’esordio del sudafricano Roger Smith - di cui Samuel L. Jackson ha subito acquistato i diritti cinematografici - si riassume in un aggettivo. La violenza che si dipana nelle pagine di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sangue misto&lt;/span&gt; cancella i confini tra bene e male, tra vittima e carnefice in un paese - unico nel continente africano - in cui fino a pochi anni fa (e tutto sommato anche oggi) essere nero voleva dire essere confinato in un ghetto come i Cape Flats, su cui torreggia la figura di Rudi Barnard, soprannominato “Gatsby” per via del panino dalle dimensioni di un pallone da rugby che mangia ogni giorno. Barnard è il prototipo di poliziotto che generalmente s’incontra in un romanzo noir, corrotto, al di sopra – o meglio, al di fuori della legge – invischiato nel traffico di droga. Ma ciò che colpisce è la cattiveria che connota questo personaggio, che non si fa scrupoli nello sparare in faccia ad un ragazzino di dieci anni per poi dargli fuoco. Attraverso le storie dei tre protagonisti, Gatsby, Jack Burn e Benny Mezzosangue – storie che sono destinate ad incrociarsi – Roger Smith ci immerge nei sobborghi di Città del Capo, una metropoli dal duplice volto, in cui i quartieri ricchi dei bianchi fanno da contraltare agli slum in cui si dorme in catapecchie e gli unici affari possibili sono la droga e la prostituzione, mentre i sentimenti della gente vengono cavalcati dalla paura e dalla consapevolezza di un futuro nero come la propria pelle. Quei sentimenti e quella condizione che Nelson Mandela ha combattuto strenuamente pagando il prezzo di ventisette anni di carcere. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sangue misto&lt;/span&gt; è un noir, ma anche un libro di denuncia sociale, che ci racconta una realtà nella quale non esiste l’infanzia, un quadro che non troviamo solo a Città del Capo ma che prende il nome di “quotidianità” da Rio de Janeiro a Calcutta, da Bogotà a Buenos Aires passando per Città del Messico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-126010088941117783?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/126010088941117783/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=126010088941117783' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/126010088941117783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/126010088941117783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/10/sangue-misto.html' title='Sangue misto'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TKjV9UP2c9I/AAAAAAAAAKk/Af2I0UGbWsA/s72-c/sanguemisto_0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3896012750440216871</id><published>2010-10-01T18:32:00.004+02:00</published><updated>2010-10-01T18:39:28.679+02:00</updated><title type='text'>Il ricatto</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TKYNJ2R30OI/AAAAAAAAAKc/pZ-xXgLJgR4/s1600/9788804598282g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 155px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TKYNJ2R30OI/AAAAAAAAAKc/pZ-xXgLJgR4/s320/9788804598282g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5523116455856951522" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;John Grisham&lt;br /&gt;Traduzione di Nicoletta Lamberti&lt;br /&gt;Mondadori&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Kyle McAvoy è un giovane di venticinque anni che frequenta la scuola di legge di Yale ed è direttore dello &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Yale Law Journal&lt;/span&gt;, la rivista della sua scuola. Il suo futuro sembra essere in discesa, quando Kyle viene avvicinato da due sedicenti agenti dell’FBI, i quali affermano di avere un video risalente ai tempi in cui frequentava il college. Il video mostrerebbe le prove di uno stupro. Quando il giovane si trova davanti a Bennie Wright, un losco individuo che afferma di essere un detective, le carte vengono scoperte. Kyle sta subendo un ricatto. Se vuole che il video non diventi di dominio pubblico e la sua vita venga per sempre rovinata, deve, dopo aver conseguito la laurea e l’abilitazione di avvocato, farsi assumere in un mega-studio legale di New York, il più importante del mondo, lo Scully &amp; Pershing.  Lo studio si occupa di una causa in cui sono coinvolte due aziende che si danno battaglia per la costruzione di un aereo ipersonico, il B-10, commissionato dall’Air Force e dal Pentagono. Il piano prevede che, una volta assunto, Kyle entri a far parte del team di avvocati che si occupa della controversia e rubi delle informazioni preziose per poi passarle ai suoi ricattatori. Col passare dei giorni Kyle si rende conto di dover compiere una scelta: compiere un crimine e assecondare il ricatto o dare retta alla sua morale e cercare una difficile via d’uscita. Ma il sedicente Bennie Wright e i suoi complici è gente che non scherza…&lt;br /&gt;Le sue ultime prove avevano fatto storcere un po’ il naso a fan e addetti ai lavori, perché, si sa, è sempre difficile eccellere in territori sconosciuti, soprattutto quando il tuo nome è John Grisham e hai venduto milioni di copie. Per questo lo scrittore dell’Arkansas è tornato a quello che gli riesce meglio e lo ha visto scalare vertiginosamente le classifiche di vendita in tutto il mondo: il legal thriller. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il ricatto&lt;/span&gt; si colloca in quella schiera di romanzi che han fatto la fortuna dell’autore, a partire da &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il socio&lt;/span&gt; del 1991, e che hanno avuto un gran successo anche nelle relative trasposizioni cinematografiche. Il canovaccio è sempre lo stesso: un avvocato che si trova nei guai e un processo scottante. Una formula che funziona, soprattutto grazie alla certosina costruzione della suspense che cresce di pagina in pagina. Il romanzo ruota intorno alla figura di Kyle McAvoy, giovane avvocato che viene risucchiato da un gioco molto più grande di lui, e al suo senso della morale, che ad un certo punto lo spinge a cercare uno spiraglio per sfuggire al ricatto di cui è vittima. In sostanza &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il ricatto&lt;/span&gt; termina qui, perché di colpi di scena se ne vedono ben pochi. Ad un ritmo sostenuto non corrisponde uno sviluppo sofisticato della trama, che scorre fino alla fine lasciando un sapore insipido, come se mancassero una cinquantina di pagine, come se dopo una cena pantagruelica fossimo costretti a rinunciare al caffè.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3896012750440216871?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3896012750440216871/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3896012750440216871' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3896012750440216871'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3896012750440216871'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/10/il-ricatto.html' title='Il ricatto'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TKYNJ2R30OI/AAAAAAAAAKc/pZ-xXgLJgR4/s72-c/9788804598282g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3556542413041093826</id><published>2010-09-30T16:01:00.001+02:00</published><updated>2010-09-30T16:02:52.956+02:00</updated><title type='text'>Io ti farò del male</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TKSYTJDb0xI/AAAAAAAAAKU/6xc3XqmUuoY/s1600/9788838499203g.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 162px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TKSYTJDb0xI/AAAAAAAAAKU/6xc3XqmUuoY/s320/9788838499203g.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5522706497678332690" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Derek Haas&lt;br /&gt;Traduzione di Alfredo Colitto&lt;br /&gt;Piemme&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vive a Boston. Pochi sanno del suo passato e pochissimi conoscono il suo vero nome. Di professione fa il killer su commissione e si fa chiamare Columbus da quando Vespucci, il suo primo intermediario, gli ha fatto compiere il primo omicidio in una vecchia fabbrica che si chiamava “Columbus Textiles”. Ora Columbus ha un nuovo incarico: deve uccidere Abe Mann, il portavoce della Casa dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti, candidato nella corsa per diventare Presidente. L’omicidio dovrà avvenire a Los Angeles, ultima tappa della campagna elettorale.&lt;br /&gt;Columbus è abituato ad uccidere. Non ha scrupoli. Per lui uomini, donne, bambini non fanno differenza. Ma questo nuovo incarico ha qualcosa di particolare: Abe Mann è l’uomo che ventinove anni prima ha messo incinta LaWanda Dickerson, una prostituta alla quale è stato sottratto il bambino per portarlo in un orfanotrofio e in seguito trovata morta. Sua madre. Per questo Columbus vuole a tutti i costi portare a termine questa difficile missione che si complica quando Pooley, suo intermediario e amico, scopre che altri due killer sono stati ingaggiati per uccidere Abe Mann…&lt;br /&gt;Il passato torna e si declina in vendetta. Se poi passato vuol dire una madre mai conosciuta e un padre responsabile della sua morte, la vendetta è un obbligo, soprattutto se di professione fai il killer. È questo l’assunto di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Io ti farò del male&lt;/span&gt;, romanzo che segna l’esordio narrativo di Derek Haas, noto a Hollywood per aver sceneggiato “2 fast 2 furious”,  “Quel treno per Yuma” con Russel Crowe e “Wanted” con Angelina Jolie. Protagonista è Columbus, un sicario senza scrupoli, che non esita ad uccidere chiunque valga la sua parcella o gente innocente trovatasi per sbaglio sulla sua strada. Per questo si rimane spiazzati quando, immergendosi nella lettura, ci si accorge di essere costretti a stare dalla sua parte. Il tentativo che compie l’autore è quello di entrare totalmente nella mente di un killer - attraverso una narrazione in prima persona e al presente - risucchiando il lettore in un vortice nero dal quale è difficile uscire, specialmente quando viene immerso nel flusso di coscienza del protagonista, che si alterna senza soluzione di continuità ai ricordi del passato in cui Columbus evoca la sua storia e l’ascesa nel mondo del crimine.&lt;br /&gt;Particolarmente brillante è la costruzione della sceneggiatura, che infonde all’intera struttura un sapiente equilibrio tra atmosfere noir, ritmo thriller e movimenti d’azione, soprattutto quando Columbus è alle prese con i killer rivali, scene che ricordano -  forse un po’ troppo – “Assassins”, la pellicola del 1995 in cui Sylvester Stallone interpretava  Robert Rath, il sicario che giocava alla caccia all’uomo con Miguel Bain, un altro assassino interpretato da Antonio Banderas. Ah, e c’è un sequel in arrivo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3556542413041093826?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3556542413041093826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3556542413041093826' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3556542413041093826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3556542413041093826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/09/io-ti-faro-del-male.html' title='Io ti farò del male'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TKSYTJDb0xI/AAAAAAAAAKU/6xc3XqmUuoY/s72-c/9788838499203g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7225212588234621976</id><published>2010-09-17T14:18:00.002+02:00</published><updated>2010-09-17T14:22:08.770+02:00</updated><title type='text'>Morsa di ghiaccio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TJNc-nVimtI/AAAAAAAAAKM/Fx33mylV6CQ/s1600/morsadighiaccio.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 151px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TJNc-nVimtI/AAAAAAAAAKM/Fx33mylV6CQ/s320/morsadighiaccio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5517856199239965394" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Clive Cussler, Dirk Cussler&lt;br /&gt;Traduzione di Paola Mirizzi Zoppi&lt;br /&gt;Longanesi&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aprile 1848, Stretto di Vittoria, oceano Artico. La spedizione esplorativa di sir John Franklin è miseramente fallita quando la “Erebus” e la “Terror”, le due navi della missione, sono rimaste intrappolate nei ghiacci e, a bordo della prima, l’equipaggio ha iniziato a dare segni di pazzia. Il resto degli uomini cerca la salvezza addentrandosi nei territori interni, abbandonando le navi e i propri compagni al loro destino. Impresa folle, perché a quelle temperature il freddo non perdona e spinge l’equipaggio verso l’unico destino possibile: la morte... 2011. La Terra ha raggiunto un livello di riscaldamento globale insostenibile. Gli Stati Uniti sono alla disperata ricerca di fonti energetiche alternative al petrolio e al carbone. La soluzione la trova una ricercatrice di Washington, Lisa Lane, la quale riesce a creare in laboratorio il meccanismo della fotosintesi artificiale, in grado di abbassare il preoccupante riscaldamento terrestre. Il processo, per funzionare, ha però bisogno di un minerale che funga da catalizzatore, il rutenio, le cui ultime scorte erano trasportate a bordo delle navi di Franklin. Intanto una serie di strani incidenti gettano Stati Uniti e Canada sull’orlo di un conflitto. Gli incidenti sono stati provocati appositamente da Mitchell Goyette, un finanziere bramoso di potere e ricchezza che ricorre ad ogni sorta di infamia pur di ottenere i propri scopi. Se gli studi sul rutenio andassero in porto, Goyette dovrebbe rinunciare alle esportazioni di gas naturale, di cui ha il monopolio in tutto il Canada. Per questo deve assolutamente trovare il rutenio e boicottare le ricerche. Non ha fatto i conti, però, con Dirk Pitt e gli uomini della NUMA, disposti a tutto per trovare il rutenio, risolvere l’intrigo ed evitare un conflitto dalle conseguenze disastrose…&lt;br /&gt;Era il lontano 1965 quando Clive Cussler esordiva nel mondo della narrativa, in un periodo in cui badava ai figli durante la notte mentre la moglie lavorava presso il dipartimento di polizia. e quarantasei anni dopo il buon Clive sembra ancora avere le energie necessarie per immergere i lettori in avventure straordinarie. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Morsa di ghiaccio&lt;/span&gt; è il ventesimo romanzo della saga dedicata a Dirk Pitt, alter ego dello scrittore (amante del mare e della storia e collezionista di auto d’epoca), il quale è chiamato, come al solito, a risolvere un intrigo che affonda le radici nella storia, secondo una formula stra-collaudata in tutti i romanzi di Cussler. A differenza dei precedenti lavori, però, il ritmo scorre a bassi regimi; non assistiamo ad effetti pirotecnici almeno fino a metà romanzo, quando la situazione dell’intrigo è chiara e Dirk Pitt è pronto ad entrare in azione, aiutato dai soliti, fedeli collaboratori Al Giordino, Rudi Gunn, l’ammiraglio Jim Sendecker - divenuto intanto vicepresidente degli Stati Uniti - Hiram Yaeger e Julien Perlmutter, con la new entry rappresentata da Dirk Jr. e Summer, figli dello stesso Pitt. Se molti alla veneranda età di Clive Cussler sono da tempo in pensione e si godono il meritato riposo, lo scrittore sembra non voler rinunciare alla sua attività, come l’acciaccato Dirk Pitt il quale, rispondendo alla domanda di Al Giordino se non si fosse stancato dell’avventura e non preferisse un posto dietro una scrivania, risponde che “l’esistenza è una continua ricerca e io ho fatto della ricerca la mia vita; dovranno usare il cric per staccarci dai comandi”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7225212588234621976?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7225212588234621976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7225212588234621976' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7225212588234621976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7225212588234621976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/09/morsa-di-ghiaccio.html' title='Morsa di ghiaccio'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TJNc-nVimtI/AAAAAAAAAKM/Fx33mylV6CQ/s72-c/morsadighiaccio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1060190926753729102</id><published>2010-09-12T14:03:00.002+02:00</published><updated>2010-09-12T14:07:00.224+02:00</updated><title type='text'>La morte ha mille mani</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TIzCEF39pPI/AAAAAAAAAJ8/MlwNx7U4oxA/s1600/lamortehamillemani.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 154px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TIzCEF39pPI/AAAAAAAAAJ8/MlwNx7U4oxA/s320/lamortehamillemani.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5515997019174184178" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Luigi Guicciardi&lt;br /&gt;Hobby &amp; Work&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Modena. Notte del 14 dicembre. Una macchina è ferma in Rua Frati Minori. Piove. Quando Fabio Zanasi esce dal portone di un palazzo, la macchina lo investe e lo lascia cadavere sulla strada. Un omicidio. Zanasi era un chirurgo plastico. Il più bravo nella città emiliana, tutti coloro che volevano rivedersi giovani guardandosi allo specchio si rivolgevano a lui. Ad occuparsi delle indagini è il commissario Giovanni Cataldo, trasferitosi a Modena da Catania. Lo aiuta il suo fedele vice Muliere. Il caso non è semplice, perché le piste da seguire sono molteplici: una vendetta per un intervento non riuscito, un omicidio a scopo passionale o economico, la brama di potere. Gli eventi sembrano prendere una strana piega quando altre due persone vengono trovate morte. Entrambe legate al chirurgo. La lista dei sospetti aumenta e le indagini sembrano girare a vuoto. Cataldo deve fare appello al suo intuito e alla sua esperienza per svelare i pochi indizi e risolvere un caso complicatissimo…&lt;br /&gt;Una morte all’apparenza misteriosa e senza senso. Si apre così questo undicesimo romanzo della serie che vede protagonista il siciliano commissario Cataldo, trapiantato a Modena, città nella quale l’autore, Luigi Guicciardi, insegna al liceo Tassoni ed è ricercatore di storia contemporanea. Gli ingredienti per un buon giallo ci sono tutti: un’ampia rosa di possibili colpevoli, tutti con un buon motivo per essere sospettati e con un bel po’ di scheletri nascosti nell’armadio; indizi che sembrano condurre sulla retta via ma che puntualmente conducono ad un vicolo cieco; dialoghi costruiti a puntino per aumentare l’alone di mistero che aleggia in tutta la narrazione; l’intuito del commissario Cataldo che solo nelle ultime pagine riesce ad avvolgere il bandolo della matassa. E poi c’è Modena, con le sue tinte fosche e grigie, una città di provincia non abituata a casi di cronaca così efferati, una città che Cataldo ha imparato ad apprezzare e conoscere, dopo il trasferimento da Catania chiesto per fare carriera. Attraverso lo sguardo “giallo”, l’autore apre una finestra sul mondo della chirurgia estetica. Un universo che sembra non essere composto solo dalle luci dei riflettori e dalle cliniche eleganti. C’è da fare i conti con i baroni, con le ingiustizie, con gli errori, le invidie, la morte. Perché, come scrisse T.S. Eliot, “la morte ha mille mani e cammina lungo mille sentieri; puoi salire lungo una scala di giorno e scivolare su un gradino malfermo; puoi sederti a mensa e sentire di colpo un gelo nelle midolla”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1060190926753729102?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1060190926753729102/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1060190926753729102' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1060190926753729102'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1060190926753729102'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/09/la-morte-ha-mille-mani.html' title='La morte ha mille mani'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TIzCEF39pPI/AAAAAAAAAJ8/MlwNx7U4oxA/s72-c/lamortehamillemani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-170433654927099603</id><published>2010-09-11T14:07:00.002+02:00</published><updated>2010-09-11T14:10:50.558+02:00</updated><title type='text'>I delitti della luce</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TItxg-JiLlI/AAAAAAAAAJ0/usd29iEJ_R0/s1600/delittidellaluce.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 162px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TItxg-JiLlI/AAAAAAAAAJ0/usd29iEJ_R0/s320/delittidellaluce.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5515626979898043986" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Giulio Leoni&lt;br /&gt;Mondadori&lt;br /&gt;2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comune di Firenze. Estate del 1300. Il priore Dante Alighieri viene raggiunto da una guardia che gli riferisce del ritrovamento di una galea nelle fetide paludi dell’Arno. Giunto sul posto Dante si trova davanti ad uno spettacolo raccapricciante: l’intero equipaggio è stato assassinato e pare che l’autore dello scempio si sia diretto a Firenze. Ad attirare l’attenzione del priore sono i resti di uno strano marchingegno nascosto in una cabina della nave: gli ingranaggi di un enorme orologio. Sembra che Firenze sia diventata culla di strani eventi. Prima viene ritrovato il cadavere di Brunetto, un decoratore diretto a Roma, la cui vera identità è quella di Guido Bigarelli, architetto di Federico II. Poi un gruppo di fanatici capeggiati dal monaco Brandano giunge in città per mostrare ai fedeli il miracolo della Vergine di Antiochia. Nel frattempo vengono uccisi altri cinque uomini, in qualche modo legati tra loro, con la stessa modalità, un doppio squarcio sul collo. Sembra che la presenza della morte sia diventata una costante a Firenze e Dante ha poco tempo per le indagini perché il suo mandato di priore sta per scadere. La sua è una corsa contro il tempo e verso la storia, perché gli strani eventi paiono condurre inequibovabilmente alla sete di conoscenza di Federico II, alla sua morte misteriosa e al suo tentativo di creare la luce…&lt;br /&gt;Terzo appuntamento della saga dedicata a Dante Alighieri: dopo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I delitti della medusa&lt;/span&gt; - con il quale Giulio Leoni aveva vinto il premio Tedeschi - e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I delitti del mosaico&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;I delitti della luce&lt;/span&gt; trova spunto dall’oscura dipartita di Federico II di Svevia, ultimo baluardo dell’Impero prima della definitiva vittoria della chiesa dei papi e fautore di quella Scuola Siciliana che segna l’inizio ufficiale della storia della letteratura italiana. Siamo nel 1300, anno cruciale per l’Italia e per Firenze. È l’anno del primo Giubileo, istituito da Papa Bonifacio VIII, che concedeva l’indulgenza plenaria a tutti coloro i quali si recavano in visita nelle basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura, e Firenze diventa meta di passaggio per le masse di pellegrini che si recano nella Capitale. Ma il 1300 rappresenta anche per il sommo Poeta una data fondamentale, perché inizia a lavorare alla Commedia, che verrà ambientata proprio in quel periodo, quando Dante ha trentacinque anni, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, quando l’uomo-Dante Alighieri, che si fa allegoria del genere umano, ha raggiunto il culmine del peccato e della perdizione. Ed è proprio questa la condizione che Giulio Leoni descrive perché, mentre messer Durante è ligio ai suoi doveri di priore, dal punto di vista privato non è molto diverso dai suoi concittadini: indebitato e vizioso, sono frequenti le sue incursioni nel bordello di monna Lagia e le notti passate nelle braccia di Pietra, la prostituta che ha ispirato le rime “petrose”, simbolo dell’amor sensuale. I rimandi culturali e storici abbondano in queste pagine, dove s’incontrano il burlone Cecco Angiolieri e l’odioso cardinale d’Acquasparta e aleggia l’aura di Bice Portinari. Il tutto viene completato da una trama gialla ben costruita, un intrigo che trova soluzione solo alla fine ed enigmi che Dante è chiamato a risolvere. Roba da far sembrare Robert Langdon un poppante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-170433654927099603?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/170433654927099603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=170433654927099603' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/170433654927099603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/170433654927099603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/09/i-delitti-della-luce.html' title='I delitti della luce'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TItxg-JiLlI/AAAAAAAAAJ0/usd29iEJ_R0/s72-c/delittidellaluce.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2886009831415488773</id><published>2010-09-05T23:46:00.003+02:00</published><updated>2010-09-05T23:49:27.719+02:00</updated><title type='text'>Il libro delle anime</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TIQP58AMNHI/AAAAAAAAAJs/XtwwFPxm6mI/s1600/illibrodelleanime.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 156px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TIQP58AMNHI/AAAAAAAAAJs/XtwwFPxm6mI/s320/illibrodelleanime.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5513549331842217074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Glenn Cooper&lt;br /&gt;Traduzione di Gian Paolo Gasperi, Velia Februari&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;New York. Il caso “Doomsday” è ormai alle spalle e Will Piper, ex agente dell’FBI, è in pensione. Ha sposato la sua collega Nancy e ora hanno un figlio. A dir la verità la sua vita è diventata un po’ noiosa, ma le cose cambiano quando Henry Spence e Alf Kenyon, due vecchietti che appartengono al “club 2027”, si presentano a casa sua a bordo di un enorme camper. In Inghilterra sta per essere bandita un’asta il cui pezzo forte sembra essere un libro risalente al 1527. Un libro che all’apparenza è un registro di nascite e morti. I due vogliono che Will recuperi il libro e compia alcune indagini su di esso. Il tempo a disposizione è poco, perché Henry Spence sa che deve morire tra alcuni giorni. L’impresa non è semplice perché sulle tracce dell’antico testo si trova anche Malcom Frazier, il capo della sicurezza dell’Area 51. Le indagini di Will lo portano a scoperte sconvolgenti: il libro è l’ultimo superstite di una biblioteca i cui testi sono stati scritti nell’abbazia di Vectis da scrivani autistici dai capelli rossi e gli occhi verdi, non si sa se messaggeri divini o diabolici; libri in cui sono segnate le date di nascita e morte dell’intera umanità a partire dall’VIII secolo dopo la nascita di Cristo fino ad una data che sembra contenere un messaggio apocalittico: il 9 febbraio 2027; libri che fanno parte della biblioteca dei morti…&lt;br /&gt;Un caso editoriale con 280 mila copie vendute solo in Italia nel 2009. Un thriller che mescola esoterismo ed enigmatici meccanismi polizieschi: questo era stato &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La biblioteca dei morti&lt;/span&gt;, romanzo d’esordio dello scrittore newyorchese Glenn Cooper che si era concluso con degli indizi che portavano verso un probabile sequel. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il Libro delle anime&lt;/span&gt; porta alla luce alcuni elementi che erano rimasti oscuri nel romanzo precedente, maggiormente incentrato sulla figura del serial killer che faceva strage nelle strade di New York. Qui invece troviamo massicce digressioni storiche inserite per risalire alle origini della biblioteca che contiene il destino dell’intero genere umano, in cui s’incontrano personaggi del calibro di Giovanni Calvino, il grande teologo del Cinquecento che diede vita al Calvinismo, William Shakespeare e Nostradamus, tutti venuti in contatto con il Libro delle anime. Protagonista assoluto rimane Will Piper, chiamato all’ardua impresa di recuperare il libro, svelare gli enigmi in esso contenuto, riuscire a sopravvivere agli agguati di Frazier e mettere in salvo la sua famiglia. Attraverso un ritmo sempre incalzante e senza cali di tensione, Glenn Cooper anche questa volta ha costruito un romanzo che non mancherà di attirare gli amanti del genere e che rappresenta un “must” per chi ha apprezzato il lavoro precedente. Il cerchio si chiuderà con l’attesa trasposizione cinematografica, i cui diritti sono già stati acquistati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2886009831415488773?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2886009831415488773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2886009831415488773' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2886009831415488773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2886009831415488773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/09/il-libro-delle-anime.html' title='Il libro delle anime'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TIQP58AMNHI/AAAAAAAAAJs/XtwwFPxm6mI/s72-c/illibrodelleanime.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7137551918804113168</id><published>2010-09-02T14:46:00.001+02:00</published><updated>2010-09-02T14:49:10.727+02:00</updated><title type='text'>L'ombra del Duomo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TH-dEwxsWBI/AAAAAAAAAJk/m6M1Y6nabfQ/s1600/lombradeduomo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 149px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TH-dEwxsWBI/AAAAAAAAAJk/m6M1Y6nabfQ/s320/lombradeduomo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5512297174063142930" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Andrea Sora, Matteo Pontes&lt;br /&gt;Gingko&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5 dicembre 2009. Roma è invasa dal “Popolo viola”. Circa un milione di persone si dà appuntamento a Piazza della Repubblica per dare l’inizio ad un corteo che ha come destinazione Piazza San Giovanni, la piazza più grande della Capitale. È il “No B Day”, la prima manifestazione che nasce dalla Rete e che raggiunge delle cifre del genere. L’Italia è stanca e chiede a gran voce le dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale ha raggiunto il livello minimo di gradimento da quando è “sceso in campo”. 13 dicembre 2009. Milano. Alle spalle di Piazza Duomo è stato allestito un palco. È in corso il tesseramento del Pdl e il premier è atteso per un breve discorso ai suoi elettori. Alla fine del comizio (Berlusconi ha trasformato un breve discorso in un vero e proprio comizio), il premier sta facendo ritorno alla sua macchina, accerchiato dagli uomini della sua scorta. Stringe mani. Scambia parole con i suoi affezionati, quando succede qualcosa d’imprevisto: viene colpito al volto da un oggetto, una statuetta in miniatura del Duomo di Milano...&lt;br /&gt;Il 13 dicembre 2009 ha segnato un confine. Prima di quella fatidica data la popolarità di Silvio Berlusconi era al minimo. Da quando è stato eletto, il premier e i suoi ministri si sono mossi verso un percorso unidirezionale al fine di evitare al presidente di essere processato. Il “Lodo Alfano” e il cosiddetto “Processo breve” parlano chiaro. Proprio nel momento in cui l’Italia sembra svegliarsi da un intorpidimento mediatico e politico, succede l’inaspettato: Silvio Berlusconi subisce un attentato per opera di uno squilibrato di nome Massimo Tartaglia. Ma i fatti si sono svolti realmente come i media ce li hanno proposti? Matteo Pontes e Andrea Sora, fondatori del sito “Resistenzaweb.it”, cercano di rispondere a questo quesito, analizzando - tramite le immagini e i video non ufficiali e non censurati – e mettendo a nudo alcuni elementi che gettano luce sui fatti del 13 dicembre. Sono molte le discrasie in seno all’evento. Troppi movimenti che lasciano pensare ad una bufala, secondo gli autori. Ad un attentato costruito a puntino per placare le acque agitate intorno al premier e trasformare la sua figura da “carnefice” a “martire”, per poi dare la colpa ai soliti “nemici”: il gruppo Repubblica – L’Espresso, il “terrorista mediatico” Marco Travaglio ( parole di Cicchitto durante un discorso alla Camera), la trasmissione di Santoro Anno Zero e Antonio Di Pietro, tutti definiti “ i mandanti morali” dell’attentato. Pontes e Sora portano avanti la loro tesi ponendo una serie di dubbi al lettore. Dubbi che prendono corpo dal comportamento della scorta e di Silvio Berlusconi dopo l’attentato, dalle condizioni in cui è arrivato il premier in ospedale, dalla diagnosi, dalla mancanza di sangue sulla camicia del premier dopo la frattura del setto nasale e di due denti e una ferita sullo zigomo. Ma il dubbio che riassume questo saggio si espleta nelle parole stesse di Pontes e Sora: “Dietro al simbolo del Duomo c’è solo una piccola ombra appartenente ad una mente malata e isolata qual è Tartaglia, oppure quell’ombra è ben più grande, e sotto di essa sosta, inconsapevole, quella stessa piccola mano facilmente manipolabile?”. Dubbi più che legittimi in un Paese libero e democratico, quale dovrebbe essere l’Italia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7137551918804113168?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7137551918804113168/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7137551918804113168' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7137551918804113168'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7137551918804113168'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/09/lombra-del-duomo.html' title='L&apos;ombra del Duomo'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TH-dEwxsWBI/AAAAAAAAAJk/m6M1Y6nabfQ/s72-c/lombradeduomo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-5928548245803151029</id><published>2010-08-01T12:02:00.005+02:00</published><updated>2010-08-01T12:07:19.845+02:00</updated><title type='text'>Intervista a Olle Lönnaeus</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFVGWHc2ThI/AAAAAAAAAJU/3fD4YtyCqtE/s1600/ollelonnaeus.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 296px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFVGWHc2ThI/AAAAAAAAAJU/3fD4YtyCqtE/s320/ollelonnaeus.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5500379865674042898" /&gt;&lt;/a&gt;In Svezia è diventato un caso editoriale, vincendo il premio della Swedish Crime Writer’s Academy come miglior esordiente. Lui è Olle Lönnaeus, e di professione fa il giornalista investigativo, una figura che in Italia praticamente non esiste (e non potrebbe essere diversamente con le leggi attuali). Il suo lavoro lo ha portato in Libia, Iran, Israele e Palestina. Lo incontro all’Auditorium di Roma, dopo aver ricevuto la mia dose giornaliera di traffico, in un torrido pomeriggio di inizio estate. Altro che città ghiacciata...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sei un giornalista. Cosa ti ha spinto a cimentarti nella narrativa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, sono un giornalista, ho scritto di politica, società e molto altro per circa vent’anni. Per alcuni anni ho coltivato questo mio &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il bambino della città ghiacciata&lt;/span&gt; dentro di me, doveva solo uscire. I temi che tratto nei miei libri sono principalmente il razzismo e l’intolleranza e c’è stato un evento in particolare che mi ha spinto a scrivere un romanzo: ho letto un articolo sul giornale per il quale lavoro che il primo maggio del 2007 la tradizionale parata che organizzavano i Socialdemocratici svedesi sarebbe stata organizzata da un partito che si chiama Sverigedemokraterna, un partito che affonda le proprie radici nel neo-nazismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La Svezia ha una tradizione thriller/crime molto importante. Una scuola, praticamente. Come si colloca il tuo romanzo all’interno del panorama letterario svedese?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è una domanda ricorrente alla quale non so mai rispondere in modo esauriente. Noi scrittori svedesi di crime stories siamo piuttosto eterogenei e gli elementi in comune sono pochi. Due degli elementi che possono essere considerati ricorrenti sono: l’amore per la natura e la solitudine. Infatti si dice che gli svedesi siano un popolo solitario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Perché in Svezia si scrivono e si leggono molti thriller?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’estero la ragione del successo degli scrittori svedesi tra i lettori americani, francesi, italiani che leggono molti thriller, può essere ricondotta all’immaginario che si ha sulla Svezia: un paese efficiente, un po’ noioso, con poche persone, tra l’altro piene di sé. Quando gli scrittori di gialli danno un’immagine diversa, violenta, della Svezia, il lettore estero può pensare: “Allora anche loro hanno dei problemi”, e questo li attrae. Ma questa è solo una mia teoria.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il bambino della città ghiacciata è ambientato a Tomelilla, una piccola cittadina di provincia. Perché questa scelta?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto perché ci sono cresciuto. Poi perché le piccole città svedesi, queste piccole realtà di campagna, con fabbriche dismesse, negozi abbandonati, edifici in decadenza sono ideali per l’ambientazione di un thriller. Sono paesi in cui vige il sospetto verso qualsiasi cosa non riesca a capire, come la crisi finanziaria, l’immigrazione e la multiculturalità. Per questo rappresentano terreno fertile per partiti politici razzisti e populisti che fanno leva sull’ignoranza della gente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;N&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;el romanzo affronti temi come il razzismo e la diversità. Lo sguardo verso questi temi deriva dalla tua carriera di giornalista?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà no. Io sono interessato al fenomeno in sé. Non bisogna esagerare nel pensare che la Svezia sia una realtà totalmente razzista. Tantomeno, ad esempio, la Germania o l’Italia. D’altra parte il razzismo è un fenomeno verso il quale dobbiamo restare vigili, in Svezia come in Francia o in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ti sei ispirato ad eventi reali per la stesura del romanzo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In linea di massima ciò che ho ripreso fedelmente dalla realtà è l’ambientazione e la mentalità della popolazione. Ci sono eventi che racconto che hanno un forte riscontro nella realtà. Uno di questi riguarda Sven, l’amico di Konrad che sogna di andare sulla Luna. Quando ero piccolo a Tomelilla avevo un amico il cui unico sogno era quello di volare.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quali scrittori ti hanno influenzato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggo moltissimo. Tra gli autori italiani mi son piaciuti molto Niccolò Ammaniti, Umberto Eco ed Elsa Morante. Poi una serie di scrittori svedesi che non ti dico perché hanno nomi per te impronunciabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La trilogia di Stieg Larsson ha venduto milioni di copie. Come vedete voi scrittori svedesi questo fenomeno?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stieg Larsson non ha potuto godersi né la fama né i soldi e questo mi dispiace. Lui è davvero un mostro sacro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-5928548245803151029?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/5928548245803151029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=5928548245803151029' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5928548245803151029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5928548245803151029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/08/intervista-olle-lonnaeus.html' title='Intervista a Olle Lönnaeus'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFVGWHc2ThI/AAAAAAAAAJU/3fD4YtyCqtE/s72-c/ollelonnaeus.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1690061861619986381</id><published>2010-08-01T11:59:00.003+02:00</published><updated>2010-08-01T12:01:54.213+02:00</updated><title type='text'>Il bambino della città ghiacciata</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFVFq6KnpPI/AAAAAAAAAJM/jD8L4_gnY-o/s1600/ilbambinodellacittaghiacciata.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 147px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFVFq6KnpPI/AAAAAAAAAJM/jD8L4_gnY-o/s320/ilbambinodellacittaghiacciata.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5500379123373548786" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Olle Lönnaeus&lt;br /&gt;Traduzione di Kerstin Östgren, Martina Cocco, Mattias Cocco&lt;br /&gt;Newton &amp; Compton&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono passati tanti anni da quando Konrad Jonsson ha lasciato Tomelilla, una piccola città della Svezia meridionale. Konrad è un giornalista in crisi dopo essere scampato miracolosamente ad un rapimento in cui un suo amico ha perso la vita. Ora è costretto a tornare nella cittadina nella quale ha trascorso l’infanzia perché Herman e Signe, i suoi genitori adottivi, sono stati assassinati con un colpo di Luger alla nuca e lui è tra i principali sospettati. Ma tornare a Tomelilla vuol dire per Konrad fare i conti con il suo passato. Rivede l’odiato fratellastro Klas e il suo unico amico, l’eccentrico Sven. Ma soprattutto torna a galla l’evento che ha cambiato radicalmente la sua vita: la scomparsa di sua madre Agnes, una donna sola e discriminata da tutto il paese perché polacca. Le sue indagini lo portano a scoprire un segreto che è custodito a Tomelilla, mentre nel frattempo vengono uccisi due ragazzi stranieri che tentavano di intrufolarsi in casa di un vecchio razzista. Solo recuperando i pezzi del passato Konrad può ricostruire il puzzle del presente…&lt;br /&gt;La Svezia ha sfornato da qualche anno a questa parte dei romanzi di genere che l’hanno portata ad essere considerata la culla dei migliori scrittori contemporanei di crime stories: l’esordio letterario di Olle Lönnaeus conferma questa tendenza. L’autore è un noto giornalista investigativo che con i suoi reportage sui paesi del Medioriente ha vinto numerosi premi. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il bambino della città ghiacciata&lt;/span&gt; fa parte di quella schiera di romanzi che avvolgono completamente il lettore e lo costringono a provare emozioni forti, viscerali. Siamo abituati a pensare alla Svezia come un paese in cui tutto va bene, un paradiso di tolleranza e ricchezza. Ma non è così. Lönnaeus ci racconta con gli occhi di chi ci vive la realtà di una piccola cittadina di provincia nella quale essere straniero è una colpa. “Sporco polacco” veniva chiamato Konrad durante la sua adolescenza. “Puttana polacca” la madre, la cui sparizione rappresenta il fulcro dell’intera narrazione, narrazione che l’autore costruisce con uno stile equilibrato, accompagnando per mano il lettore verso l’abisso della verità, per poi lasciarlo da solo alle sue riflessioni. Come definire Il bambino della città ghiacciata? Un giallo? Un thriller? Mai come questa volta le etichette stanno strette e l’unica risposta possibile è che Olle Lönnaeus ha scritto un ottimo romanzo che ci permette di addentrarci nei meandri di una cultura tanto lontana dalla nostra, abituati come siamo alle classiche sparatorie all’ombra dello skyline di Manhattan.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1690061861619986381?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1690061861619986381/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1690061861619986381' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1690061861619986381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1690061861619986381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/08/il-bambino-della-citta-ghiacciata.html' title='Il bambino della città ghiacciata'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFVFq6KnpPI/AAAAAAAAAJM/jD8L4_gnY-o/s72-c/ilbambinodellacittaghiacciata.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1325767332802451664</id><published>2010-07-30T09:12:00.005+02:00</published><updated>2010-08-01T12:08:15.580+02:00</updated><title type='text'>Intervista a Roberto Goracci</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFJ7jcdjRYI/AAAAAAAAAJE/GmBbTiC4feg/s1600/robertogoracci.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 302px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFJ7jcdjRYI/AAAAAAAAAJE/GmBbTiC4feg/s320/robertogoracci.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5499593943838573954" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Studente di Giurisprudenza, cuoco, soldato, ristoratore, cacciatore di tesori nei Caraibi, broker di yacht, skipper. No, non stiamo parlando di Superman né tantomeno di McGyver o Berlusconi. Queste sono le attività che nella vita ha svolto Roberto Goracci, romano del ’66 il quale dal 1995 al 1999 ha vissuto a Cuba, beato lui! Poi ad un certo punto ha deciso di trasferire su carta le sue esperienze ed è diventato scrittore. Lo abbiamo intervistato anche per capire se ha intenzione di cimentarsi in qualcos’altro o se è ormai appagato dalle sue mille avventure. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Hai fatto di tutto nella vita. Qual è l’esperienza che ricordi con più piacere?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I tre anni passati a Cuba lavorando con un catamarano, portando a spasso i turisti. Ormai quell'isola ce l'ho nelle vene e prima o poi ci tornerò a vivere. Anche perchè qui in Italia non si vede luce, e io sto invecchiando...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;In &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Acqua viziata&lt;/span&gt; racconti le manie degli italiani in mare. È tutto inventato o hai conosciuto davvero persone così?&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Persone così esistono eccome e capita spesso di incontrarne. Nel libro di inventato c'è  pochissimo. Più che la fantasia ho dovuto usare la memoria per ripescare certi personaggi tra i tantissimi che ho portato in barca e che ho conosciuto nei mie vent'anni da skipper. Se certe situazioni del libro possono sembrare estreme basta leggere un giornale qualsiasi per accorgersi che sono fin troppo realistiche.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quale dei personaggi che racconti ti rispecchi maggiormente?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che in ognuno ci sia qualcosa di autobiografico. Comunque quelli che più mi assomigliano sono Tommaso e Maurizio, due persone che sul mare ci lavorano.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi è il “cafonauta”?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Cafonauta" è un termine usato da un personaggio del libro che può ricordare un po' il Furio di Verdone, ed è riferito al proprietario di un grosso motoscafone che sfreccia vicino alle barche alzando onde altissime. Personalmente lo trovo un termine un pò snob e spesso usato da persone che ritengono di essere gli unici a sapere come si vada per mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cosa rappresenta il mare per te?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio ufficio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quando e come ti è venuta la voglia di cimentarti nella scrittura?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando sono tornato da Cuba. Era un periodo in cui l'isola andava di moda e molti ne parlavano in termini entusiastici, altri esprimevano giudizi totalmente negativi. Mi pareva che tanti avessero un'opinione preconfenzionata in base al loro indirizzo politico. Avendo vissuto Cuba in maniera assolutamente unica e diversa da come la descrivevano i giornali e certe trasmissioni televisive , mi venne voglia di raccontarla con un libro, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;A est dell'Avana&lt;/span&gt;, che poi ha avuto un grande successo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1325767332802451664?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1325767332802451664/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1325767332802451664' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1325767332802451664'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1325767332802451664'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/07/intervisa-roberto-goracci.html' title='Intervista a Roberto Goracci'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFJ7jcdjRYI/AAAAAAAAAJE/GmBbTiC4feg/s72-c/robertogoracci.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3297155022548154830</id><published>2010-07-30T09:10:00.002+02:00</published><updated>2010-07-30T09:12:03.356+02:00</updated><title type='text'>Acqua viziata</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFJ7CldhKHI/AAAAAAAAAI8/mFwPkAVqOas/s1600/acquaviziata.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 154px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFJ7CldhKHI/AAAAAAAAAI8/mFwPkAVqOas/s320/acquaviziata.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5499593379318671474" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Roberto Goracci&lt;br /&gt;TEA&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arriva l’estate e le strade si svuotano. Il traffico del Grande Raccordo Anulare si trasferisce nelle acque del litorale laziale. Lo sa bene lo skipper Tommaso che a bordo del suo “Kool”, un catamarano Catana 38 con il quale offre un servizio charter, imbarca otto clienti per portarli a fare una vacanza nelle limpide acque dell’isola di Ponza. Stessa destinazione per “Alfio III”, un Caipirinha 27 del 1978 di Alberto Miccichè, un patito della navigazione a vela che si crede un ammiraglio, tiene un minuzioso diario di bordo e odia in modo viscerale i “cafonauti”. Tutto è pronto sul “Wally Street”, un mega-yacht da sei milioni di euro capitanato dall’alcolizzato Carlo Sperati, un vecchio lupo di mare. Dopo aver preso a bordo Emanuele Sacripanti, un giovane milionario armatore della barca, e la sua famiglia, si fa rotta, neanche a dirlo, verso Ponza. Sul “Moana”, una barca da quarantatre metri, Riccardo, un palazzinaro arricchito, ha invitato Luca e altri amici per una festa particolare a base di cocaina, alcol e una decina di escort. Infine Maurizio, uno skipper esperto, durante un viaggio di lavoro in cui porta un peschereccio dalla Germania all’Italia, s’imbatte nelle acque intasate a largo di Ponza…&lt;br /&gt;Sembra che l’umanità si sia data appuntamento a Ponza, leggendo le pagine di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Acqua viziata&lt;/span&gt;, secondo romanzo dello skipper Roberto Goracci. Ma in fondo è ciò che realmente succede l’estate: le acque del Mediterraneo si riempiono di mega-yacht di imprenditori milionari, con a bordo veline tettone coperte solo dalla loro pelle, barche a vela di signorotti arricchiti che solo perché escono in mare un mese l’anno si credono novelli Paul Cayard pronti a partecipare alla Coppa America a bordo di Mascalzone Latino. È questa la realtà che racconta l’autore con un taglio estremamente ironico, disegnando dei personaggi grotteschi che ricordano vagamente quelli che s’incontrano nelle pagine de &lt;span style="font-style:italic;"&gt;L’ultimo capodanno dell’umanità&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Che la festa cominci&lt;/span&gt; di Niccolò Ammaniti. Con il suo stile diretto, nutrito di turpiloquio (a volte un po’ troppo), Goracci altro non fa che fotografare la realtà della società italiana, quella che si nutre di perbenismo e appena in vacanza dà il “meglio” di sé, dimostrando che il rispetto verso gli altri e verso l’ambiente sono solo concetti da salotto, parole che riempiono la bocca all'impegnato di turno. Le acque di Ponza diventano il luogo della discordia, del litigio, passerelle in cui si fa a gara a chi ha la barca più bella e più costosa (come accade sulla terraferma, d’altronde); terra di conquista per “cafonauti”, come direbbe il buon Alberto Miccichè.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3297155022548154830?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3297155022548154830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3297155022548154830' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3297155022548154830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3297155022548154830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/07/acqua-viziata.html' title='Acqua viziata'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFJ7CldhKHI/AAAAAAAAAI8/mFwPkAVqOas/s72-c/acquaviziata.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1158544154718300350</id><published>2010-07-29T00:32:00.003+02:00</published><updated>2010-07-29T00:37:24.344+02:00</updated><title type='text'>Stupefatti!</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFCwNn11Q6I/AAAAAAAAAI0/EI38Apa1kB4/s1600/stupefatti.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 150px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFCwNn11Q6I/AAAAAAAAAI0/EI38Apa1kB4/s320/stupefatti.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5499088893098935202" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Charles Baudelaire, Honoré de Balzac, Lev Nikolaevič Tolstoj, Sigmund Freud&lt;br /&gt;Piano B&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’assunzione di cinque sostanze a partire dalla metà del Seicento ha cambiato radicalmente le abitudini dell’intero genere umano. L’alcol, lo zucchero, il tè, il caffè e il tabacco vengono assunti quotidianamente per un unico scopo: il raggiungimento del piacere. Ma quando si eccede, superando i limiti imposti dalla natura, l’uomo va incontro all’unica soluzione possibile: si consuma… L’Hashish, o canapa indiana, è una pianta della famiglia delle urticacee. Le sue proprietà inebrianti sono note sin dai tempi dell’antico Egitto e, a seconda del tipo di composizione e del modo di preparazione che subisce nel paese dove è stata raccolta, assume nomi diversi: bangie in India, teriaki in Africa, madjound in Algeria. Ma tutti o quasi la conoscono con il nome unico ed universale di “erba”… La pianta della coca, “Erythroxylon coca”, viene coltivata in Sud America, soprattutto in Perù e Boliva. L’uso della coca venne scoperto dagli europei quando i conquistatori spagnoli misero piede in Perù e si accorsero che le popolazioni indigene facevano un largo uso delle foglie di questa pianta. Durante il lavoro venivano distribuite foglie di coca da masticare, e un indigeno riusciva a masticare un centinaio di grammi di coca al giorno…&lt;br /&gt;Vodka, vino, birra, hashish, morfina, cocaina. L’uomo ha bisogno di sostanze inebrianti. Ma qual è il motivo che lo spinge a drogarsi? Il concetto di droga assume significati polisemici e di ampia portata. Cos’è la droga? Quali sostanze possono essere annesse nel novero della droga? &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Stupefatti!&lt;/span&gt; è un’antologia di quattro saggi che ruotano intorno a questo tema sempre attuale che già riempiva i dibattiti culturali che avvenivano nei salotti di fine Ottocento. Honoré de Balzac nel “Trattato degli eccitanti moderni” del 1839 analizza gli effetti che sostanze assunte quotidianamente - alcol, zucchero, tè, caffè e tabacco- hanno sull’individuo. Il piacere e l’ebbrezza portano l’uomo alla tomba, perché “ogni eccesso che intacchi le mucose abbrevia la vita”. Ne “Il poema dell’hashish” del 1860 Charles Baudelaire, dopo aver dissertato sull’origine della canapa indiana, descrive i comportamenti degli adepti dell’hashish di Parigi. Sigmund Freud affronta il tema della cocaina nel trattato “Sulla coca” del 1884 e lo fa dal punto di vista storico e medico, analizzando gli effetti della coca sugli animali e sull’organismo umano, per poi passare in rassegna l’uso terapeutico della pianta. Nell’ultimo saggio, “Perché la gente si droga” del 1890, Lev Tolstoj cerca di trovare la risposta a questo quesito, affermando che “ la gente beve e fuma non così, non per noia, non per stare allegri, non perché allora a loro piace, ma per ottundere la propria coscienza”. Quattro scritti che analizzano in modo critico e senza elevare muri idealistici gli effetti che le sostanze stupefacenti e psicotrope hanno avuto - e hanno- sull’uomo e sulla società. Un tema, quello della droga, sempre più attuale, ancora capace di scatenare dibattiti tra i proibizionisti e gli anti-proibizionisti, tra i fautori della liberalizzazione e i difensori di antichi ideali conservatori. Chi ha ragione? Questo Balzac, Baudelaire, Freud e Tolstoj non ce lo hanno saputo dire, “limitandosi” ad aprire una finestra sull’uso sempre più massiccio di droghe nella nascente società moderna di fine Ottocento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1158544154718300350?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1158544154718300350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1158544154718300350' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1158544154718300350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1158544154718300350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/07/stupefatti.html' title='Stupefatti!'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TFCwNn11Q6I/AAAAAAAAAI0/EI38Apa1kB4/s72-c/stupefatti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2331800136718651598</id><published>2010-07-22T11:11:00.003+02:00</published><updated>2010-07-22T11:13:58.595+02:00</updated><title type='text'>Marlowe ti amo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TEgLphLIRFI/AAAAAAAAAIs/wrj1LxYZwFA/s1600/marlowetiamo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 171px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TEgLphLIRFI/AAAAAAAAAIs/wrj1LxYZwFA/s320/marlowetiamo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5496656153113281618" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Frank Spada&lt;br /&gt;Robin &lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sette giorni per un’indagine all’apparenza semplicissima: trovare Barbara G., una ragazza che, dopo la morte del padre in un incidente aereo si è allontanata da casa mettendo in ansia la matrigna, la signora Angela G., una donna avvenente dagli occhi di smeraldo. Siamo in California, negli anni Cinquanta. Il compito di rintracciare Barbara ed accertarsi che stia bene è affidato a Marlowe, detective privato che si muove a bordo della sua 'puledrina', una Olds decappottabile. L’indagine assume una strana piega quando Marlowe viene contattato dall’enigmatico Abel T., fratello della seconda vittima dell’incidente aereo, il quale vuole assumerlo per proteggere una ragazza: la stessa Barbara G. Marlowe è attratto dal caso, soprattutto dopo aver scoperto che l’incidente aereo in cui sono periti il signor G. e Cain T. potrebbe essere opera di un burattinaio che muove i fili a proprio piacimento. Per questo Marlowe, tra troppi whisky e sigarette, deve stare attento a dove mettere i piedi ed ascoltare la voce del suo doppio…&lt;br /&gt;Il jazz della West Coast: è quella la colonna sonora che accompagna piacevolmente la lettura di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Marlowe ti amo&lt;/span&gt;, romanzo d’esordio di Frank Spada. Il nome dello scrittore potrebbe trarre in inganno ed evocare un vecchio italoamericano che si strugge di nostalgia mentre scrive queste pagine, che in realtà sono state scritte da un italiano di Udine sotto pseudonimo. La storia editoriale del romanzo inizia due anni fa, quando Frank lo pubblica sul suo blog, e lì rimane fino a quando viene segnalato da Franz Haas, docente di Letteratura tedesca contemporanea dell’università di Milano, il quale ha definito l’autore “un bravissimo ballerino” per la sua capacità nel costruire i passaggi descrittivi e narrativi. Sta in fondo proprio qui la forza di Marlowe ti amo: nel linguaggio asciutto e diretto del protagonista, nel suo occhio descrittivo che ci fa toccare la realtà con mano e ci immerge nella sua psiche, soprattutto quando è alle prese con il suo doppio o si getta in voli psico-onirici quando ricorda il padre morto, quasi a richiamare personaggi del calibro di Zeno Cosini o Leopold Bloom. L’intera narrazione ruota, infatti, intorno a Marlowe, il quale ci espone i fatti in prima persona, ci regala momenti di solitudine straordinari grazie ai quali riusciamo a percepire la vera intenzione dell’autore: non tanto descrivere il lavoro del detective - la trama non viene approfondita più di tanto e l’indagine si rivela tutto sommato semplice - quanto porre l’accento sulla personalità di Marlowe, il cui nome richiama l’omonimo personaggio di Raymond Chandler ma anche il protagonista di Cuore di tenebra di Conrad, Marlow. È un duro, lui, uno di quelli che siamo abituati a vedere nelle vecchie pellicole hard-boiled: per questo, per non tradire le aspettative, nel momento in cui vi apprestate a leggere Marlowe ti amo abituatevi all’odore del tabacco e del whisky di cui le pagine sono intrise.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2331800136718651598?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2331800136718651598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2331800136718651598' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2331800136718651598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2331800136718651598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/07/marlowe-ti-amo.html' title='Marlowe ti amo'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TEgLphLIRFI/AAAAAAAAAIs/wrj1LxYZwFA/s72-c/marlowetiamo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3615435086549048478</id><published>2010-07-22T11:06:00.004+02:00</published><updated>2010-07-22T11:09:45.584+02:00</updated><title type='text'>Quello che manca</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TEgKTAPNexI/AAAAAAAAAIc/WG6MI_N3jQo/s1600/quellochemanca.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 150px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TEgKTAPNexI/AAAAAAAAAIc/WG6MI_N3jQo/s320/quellochemanca.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5496654666803280658" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Paolo De Lazzaro&lt;br /&gt;Zero91&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma. Carlo Martini viene trovato morto nella sua concessionaria d’auto sulla via Tiburtina. È stato freddato con un colpo di fucile da caccia. L’omicidio non è da collegare ad una rapina finita male, perché alla vittima non è stato portato via nulla. Quando il corpo viene ritrovato giungono sul posto il tenente dei Carabinieri Saverio Catalano e il maresciallo Riccardo Zanetti. Il sostituto procuratore Sergio Baratto, antipatico fino al midollo e uomo dall’ego smisurato, trova immediatamente il colpevole: Marcello Gallinari, vicino di casa della vittima e conduttore di una trasmissione radiofonica che parla solo ed esclusivamente della squadra di calcio della Roma. Il caso è chiuso. Non la pensa allo stesso modo il maresciallo Zanetti, il quale inizia un’indagine privata e non autorizzata con l’aiuto della sua compagna e collega, il carabiniere scelto Cristina Orlandini. Riccardo ha un solo scopo: conoscere la verità e riportarla a galla. Fa parte del suo essere, per questo da bambino voleva fare prima l’archeologo e poi il giornalista di cronaca. Persino un carabiniere può giungere alla verità delle cose, anche se il prezzo da pagare è molto alto…&lt;br /&gt;Romanzo d’esordio per il romano Paolo De Lazzaro, noto soprattutto per aver pubblicato diversi racconti sul mondo del calcio con lo pseudonimo Kammamuri. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quello che manca&lt;/span&gt; è un viaggio nel passato di Riccardo Zanetti, carabiniere atipico, il quale racconta in prima persona le vicende legate ad un caso di cronaca nera. Al piano strettamente narrativo, al quale corrisponde una narrazione al passato, si alterna un piano di analisi del presente, in cui lo stesso protagonista fa i conti con la sua condizione attuale, regalandoci pagine di infinita malinconia e piene di una nera consapevolezza sull’ineluttabilità del destino, accompagnate da una colonna sonora che si nutre soprattutto di jazz. In questa struttura binaria l’autore trova il tempo di descrivere le mille facce di Roma, una città costretta col passare degli anni ad indossare la maschera della metropoli pur rimanendo salda alle proprie tradizioni e fa da cicerone in un viaggio per i luoghi della Capitale. C’imbattiamo così nella caotica e piena di semafori via Tuscolana, nella ormai industrializzata via Tiburtina, nella borghese zona di Corso Trieste, nella sempiterna via Nomentana passando da piazza Bologna, il tutto circondato dall’ormai fondamentale e intasato Raccordo Anulare. Un romanzo che racconta la quotidianità, fatta dei rumori della strada, dei silenzi domenicali, di quelle piccole cose alle quali siamo abituati e aggiunge un tocco di poesia quando getta lo sguardo all’interno, nell’io del protagonista che non riesce a trovare se stesso, nella perenne sensazione di non essere compreso. Solo una formula matematica lo può aiutare a capirsi, a decifrare la realtà dalla quale è circondato: “Quello che c’era meno quello che c’è fa quello che manca; e quello che manca scava; scava e brucia”. La consapevolezza è raggiunta. Il prezzo è stato pagato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3615435086549048478?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3615435086549048478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3615435086549048478' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3615435086549048478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3615435086549048478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/07/quello-che-manca.html' title='Quello che manca'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TEgKTAPNexI/AAAAAAAAAIc/WG6MI_N3jQo/s72-c/quellochemanca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-1282503049189302309</id><published>2010-07-19T00:51:00.006+02:00</published><updated>2010-07-22T11:24:48.931+02:00</updated><title type='text'>Ritual</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TEOFitaePLI/AAAAAAAAAIU/HgCARQXpgMI/s1600/ritual.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 147px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TEOFitaePLI/AAAAAAAAAIU/HgCARQXpgMI/s320/ritual.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5495382801674812594" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mo Hayder&lt;br /&gt;Traduzione di Adria Tissoni&lt;br /&gt;Longanesi&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Porto di Bristol. Phoebe “Flea” Marley, sergente del Reparto sommozzatori della polizia, sta scandagliando i fondali in seguito ad una segnalazione. Sta cercando una mano mozzata, e la trova. La prima sensazione di Flea è che la mano non appartenga ad un cadavere ma che possa essere stata tagliata ad una persona ancora in vita: sensazione che viene confermata dalle analisi del patologo. Alcuni giorni dopo viene trovata una seconda mano nella zona antistante ad un ristorante gestito da un sudafricano.Le indagini vengono condotte dal detective Jack Caffery, giunto da Londra con il suo carico di dolore e fantasmi del passato. Anche Flea è tormentata: due anni prima i genitori hanno perso la vita nel Bushman’s Hole, la fossa di Boesmansgat, uno stagno del Sudafrica che nasconde un abisso. Uniti dalle loro esperienze personali Flea e Jack cercano a loro modo di risolvere il caso imbattendosi in un universo antropologico che si nutre di arti mozzati e si abbevera di sangue umano: la medicina “Muti”, un’antica dottrina sudafricana che affonda le radici nella superstizione e nella pratica di strani rituali…&lt;br /&gt;Mo Hayder è una scrittrice britannica che ha viaggiato molto e cambiato spesso lavoro prima di trovare la sua strada. Questo suo carattere inquieto lo troviamo trasposto nella protagonista di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ritual&lt;/span&gt;, Flea Marley, donna problematica e preda delle ossessioni che giungono dal passato. Inizialmente l’autrice aveva deciso di incentrare la narrazione sulla protagonista femminile, dopo aver mandato in pensione il detective Jack Caffery, protagonista di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Birdman&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il trattamento&lt;/span&gt;. Per due romanzi quindi il buon vecchio Jack era stato cestinato perché dopo un forte amore nei suoi confronti la Hayder aveva avuto bisogno di una ventata di aria fresca e di nuovi personaggi. Le cose sono cambiate in seguito all’incontro con John, un uomo che la scrittrice scorgeva spesso camminare lungo la tangenziale di Bath. Incuriosita, ha deciso di fermarlo e di farsi raccontare la sua storia. Così è nato il personaggio dell’Uomo che cammina, enigmatico, dal passato oscuro e che rappresenta una parentesi all’interno dell’intero plot. Ma l’Uomo che cammina aveva bisogno di una ragione d’esistere, di una giustificazione e allora l’autrice ha pensato all’unica soluzione possibile: il ritorno di Jack Caffery, perfetto per un confronto con il misterioso personaggio. Scelta azzeccata e che funziona, perché Jack Caffery è un personaggio al quale ci si affeziona perché rappresenta il tipo di poliziotto che maggiormente piace al lettore: imperfetto, passionale (nel senso letterale del termine), a volte irrazionale, in poche parole, umano. La bravura della Hayder sta proprio nel saper rappresentare i propri personaggi, anche quelli secondari, attraverso l’attenta descrizione del carattere, della psiche e delle pulsioni, anche se a volte la narrazione perde un po’ di ritmo. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ritual&lt;/span&gt; è comunque un thriller interessante, che parte in sordina, dalle oscure e limacciose acque del porto di Bristol, e termina con un finale a sorpresa, inaspettato; quando si è sicuri della soluzione Mo Hayder mischia le carte, azzera tutto, costringendoci a leggere in modo maniacale le pagine per giungere alla soluzione dell’intrigo. Proprio quello che ci si aspetta da un libro con una copertina come questa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-1282503049189302309?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/1282503049189302309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=1282503049189302309' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1282503049189302309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/1282503049189302309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/07/ritual.html' title='Ritual'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TEOFitaePLI/AAAAAAAAAIU/HgCARQXpgMI/s72-c/ritual.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-859033884648931255</id><published>2010-07-04T22:15:00.003+02:00</published><updated>2010-07-04T22:19:02.535+02:00</updated><title type='text'>Una tragedia italiana</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TDDsUN-17oI/AAAAAAAAAIM/NTxqJUl04jg/s1600/unatragediaitaliana.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 151px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TDDsUN-17oI/AAAAAAAAAIM/NTxqJUl04jg/s320/unatragediaitaliana.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5490147777859415682" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Andrea Amici&lt;br /&gt;Longanesi&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Italo Pizzo è un giovane sanremese. Nell’estate del 1943 viene arruolato nella Regia Marina Militare. La sua destinazione è La Spezia, dove è ancorata la flotta italiana. Quando arriva nella città ligure Italo si rende conto della nave sulla quale sarà imbarcato: la corazzata Roma, fiore all’occhiello della Marina italiana, varata nel 1940 e consegnata due anni dopo. Una nave nuovissima e inaffondabile, vero terrore del Mediterraneo, ammiraglia di una flotta che comprende anche le gemelle Vittorio Veneto e Littorio, ribattezzata Italia dopo la caduta del fascismo nel 25 luglio del 1943. Italo viene assegnato al settimo reparto, quello dei fuochisti, che ha il compito di far funzionare le caldaie che muovono l’intera imbarcazione. La vita di bordo è alquanto noiosa, perché la Roma si muove solo per sporadiche esercitazioni. Ma l’8 settembre accade un fatto che cambia definitivamente le sorti dell’intera nazione: Pietro Badoglio firma l’armistizio con gli Alleati; l’Italia pone fino al conflitto al fianco della Germania. Il 9 settembre la flotta italiana riceve l’ordine di salpare. Tutte le navi devono trasferirsi in porti controllati dagli Alleati. Mentre la flotta naviga in mare aperto viene avvistato uno stormo di Dornier, i letali bombardieri tedeschi. Quando la prima bomba sfiora la Roma è il panico. La seconda fa centro e si scatena l’inferno. Nelle acque del golfo dell’Asinara alle 16.11 la corazzata Roma viene affondata e con essa trovano la morte 1393 dei 2021 uomini dell’equipaggio. Italo Pizzo riesce miracolosamente a salvarsi, ma inizia per lui una lunga odissea…&lt;br /&gt;L’8 settembre 1943 rappresenta per l’Italia un capitolo di storia amaro, doloroso. Un Paese spaccato a metà, in cui una lotta fratricida contrapponeva fratelli divisi e costretti a combattere. Un Paese in cui le navi militari non sapevano in quali porti approdare. Un Paese che non sapeva più distinguere l’amico dal nemico. Andrea Amici prova a fare luce su questo periodo, che vide l’affondamento della nave più forte di tutto il Mediterraneo: la corazzata Roma. Una nave contesa dalla brama trionfalistica degli alleati e dall’ottusità oltranzista dei tedeschi. Una nave che fu lo specchio di un’Italia che affondava, colpita da coloro che diffusero il verbo del male in tutta Europa. Una nave in cui era imbarcato Italo Pizzo, nonno di Andrea Amici, socio fondatore dell’Associazione Regia Nave Roma e sommozzatore dei Vigili del Fuoco. Un giorno si è imbattuto in un vecchio quaderno che conteneva le memorie del nonno e ha deciso di approfondire quella che è stata una parentesi dolorosissima della storia della Marina Militare Italiana. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Una tragedia italiana&lt;/span&gt; nasce dal diario che Italo scrisse per conservare la memoria di quegli anni bui e viene integrato dalle testimonianze degli altri superstiti, aprendo una finestra dalla quale possiamo assistere a ciò che realmente accadde in quei tragici momenti. L’abilità dell’autore risiede nell’aver trasformato il materiale raccolto in un racconto avvincente, una storia commovente che narra un viaggio verso l’unica speranza che i giovani italiani del ’43 covavano nel loro animo: tornare a casa e abbracciare la propria famiglia. Un racconto che esige e pretende la nostra attenzione affinché storie come questa non si inabissino come la corazzata Roma nel dimenticatoio della Storia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-859033884648931255?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/859033884648931255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=859033884648931255' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/859033884648931255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/859033884648931255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/07/una-tragedia-italiana.html' title='Una tragedia italiana'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TDDsUN-17oI/AAAAAAAAAIM/NTxqJUl04jg/s72-c/unatragediaitaliana.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8335745843323688132</id><published>2010-06-21T15:07:00.005+02:00</published><updated>2010-06-21T15:23:42.514+02:00</updated><title type='text'>Intervista a Matteo Di Giulio</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TB9kkUETAEI/AAAAAAAAAIE/F1jKZAqsRl8/s1600/matteodigiulio.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 299px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TB9kkUETAEI/AAAAAAAAAIE/F1jKZAqsRl8/s320/matteodigiulio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5485213446185353282" /&gt;&lt;/a&gt;Matteo Di Giulio, classe 1976, è nato e cresciuto e Milano, dove scrive stabilmente sulla rivista cinematografica Film TV. Alle spalle un curriculum “da paura”: vicedirettore dell'Asian Film Festival di Roma, ha collaborato con le riviste Sentieri Selvaggi e Nocturno Cinema, ha firmato diversi saggi come Cinema e generi o Non è tempo di eroi - Il cinema di Johnnie To. Lo abbiamo incontrato per fare due chiacchere sui suoi libri e sulla sua città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Oltre a essere scrittore sei anche critico cinematografico. Quanto ti hanno influenzato i film noir nella stesura di questo La Milano d'acqua e sabbia? Quali sono i film a cui ti sei maggiormente ispirato?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I film mi hanno sicuramente ispirato, anche se più come spettatore che in qualità di critico. L'influenza ha agito a livello inconscio, indirettamente: le visioni accumulate negli anni hanno prodotto alcune immagini, alcune suggestioni che ho cercato poi di inserire nel contesto del romanzo. Essendo la mia specializzazione critica il cinema orientale non sempre ho potuto seguire le sensazioni che provenivano dalla mia esperienza, in un paio di circostanze ho cercato di adattarle, spero in maniera costruttiva. E' difficile omaggiare senza scadere nella banalità della citazione fine a se stessa. Mi piace pensare che in Gianluca Fedeli, il mio protagonista, ci siano le contraddizioni di alcuni personaggi di Johnnie To, anche se sotto molti altri punti di vista sembra più un poliziotto al limite, di quelli messi in scena negli anni '70 da Damiano Damiani. So di essere ancora lontano dai loro vertici, ma la speranza è di essere riuscito a rubare loro qualche spunto di riflessione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E parlando di libri, quali sono quelli che ti hanno influenzato di più?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I miei gusti di lettore hanno costituito probabilmente la principale fonte di ispirazione per alcune scelte, anche se incosapevoli. I canoni della narrativa di genere noir sono tutti ben presenti: il mio tentativo è stato rielaborarli, riportarli in auge, attualizzarli a una società reale e complessa come la Milano - ma volendo anche l'Italia - di oggi. Sono cresciuto leggendo tanti hardboiled americani, Dashiel Hammett, Raymond Chandler, Chester Himes, Donald Westlake, David Goodis. Mi piacciono i personaggi cupi, come quelli di James Sallis e Lawrence Block, gli antieroi combattuti. Non sono per il bianco e nero, credo sia molto più stimolante scrutare nelle sfumature alla ricerca di indizi sulla fallibità umana. In questo senso non posso non citare Giorgio Scerbanenco, lo scrittore che più di chiunque altro, secondo me, ha saputo parlare di Milano e dei milanesi in modo attuale, con uno sguardo dal basso che, probabilmente, è ancora oggi l'unico possibile. Apprezzo molto anche Henning Mankell e il suo commissario Wallander, un altro esempio di poliziotto che insieme alla divisa si porta dietro un bel bagaglio di vita vissuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;A&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;lla fine di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La Milano d'acqua e sabbia&lt;/span&gt; lasci molte cose in sospeso, come la storia da Gianluca e Teresa o il trasferimento del commissario Tonioli. Come mai?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da lettore - oltre che da spettatore - ho sempre preferito i libri con finale in parte aperto, per lasciare il gusto di immaginare, di andare oltre, di non fermarsi a quanto deciso dal narratore. Non so con certezza se quelle specifiche storie o determinati personaggi secondari avranno un seguito, e se sì che tipo di seguito sarà, proprio al pari del lettore che, risolto l'intrigo principale, è spinto a chiedersi cosa avverrà adesso. E' interessante, proprio su questo punto, potersi confrontare con chi abbia letto il libro e discutere insieme dei possibili sviluppi futuri della storia. Raramente le opinioni sui personaggi e sulle vicende descritte coincidono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel tuo libro descrivi una Milano periferica abbandonata al degrado e nelle mani della malavita. Quanto c'è di vero in quello che hai scritto?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è molto di vero, in generale, anche se la storia e i singoli personaggi sono tutti frutto della finzione. Milano oggi non è più la città della mala, dei Vallanzasca, dei banditi; il potere è economico, detenuto da finanziarie, banche e grandi multinazionali. Il crimine cambia faccia, lo si legge tutti i giorni sulle pagine dei quotidiani. Nel mio romanzo cerco di inquadrare una di queste sfaccettature, legate al problema degli alloggi, delle riqualificazioni di interi quartieri, di speculazioni edilizie. Il palazzo di cui parlo esiste veramente, su trova in un complesso modernissimo nella zona Sud Ovest di Milano, ma per fortuna non è così marcio come nel romanzo. Anche il sistema delle cooperative edilizie, che stanno ridisegnando interamente una zona di periferia un tempo malfamata, come il Giambellino, non è inventato. Ho adattato fatti reali per una storia verosimile. La mia domanda, da scrittore, è stata: «Qui sembra essere andato tutto bene, ma se sotto ci fosse qualcosa di losco?» Ed è così che è nato &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La Milano d'acqua e sabbia&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel tuo libro, nell'ambito delle forze dell'ordine, appare solo un personaggio che puzza di corruzione: il pubblico ministero Dal Verme. Perché proprio un pubblico ministero e non un altro elemento qualsiasi della polizia? Hai preso spunto da fatti reali o presunti tali dall'opinione pubblica milanese?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In realtà non volevo personaggi positivi nel libro. Nemmeno il protagonista, un poliziotto pieno di dubbi, lo è fino in fondo. Era inevitabile, però, per come concepisco io il genere noir, creare una nemesi di cui diffidare. Il fatto che sia un magistrato in odore di corruzione è stato casuale, volevo più che altro sottolineare come, nel sistema, basti un ingranaggio che funziona male per inceppare l'intera macchina. Che sia un poliziotto che inquina le prove, un ispettore che prende scorciatoie, un procuratore con le mani in pasta con i potenti poco importa. La Milano moderna è un coacervo di pericoli e dubbi, di contraddizioni che, in ogni ruolo, in ciascuno di noi che la viviamo tutti i giorni, possono avere dei lati oscuri e pericolosi. Io ho cercato di indagare proprio questo lato oscuro, di portarne in luce le idiosincrasie.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il protagonista Gianluca Fedeli ha a che fare molto spesso con immigrati ( per esempio quando va a mangiare nei tanti ristoranti etnici sparsi per Milano). Lui sembra convivere con questi nuovi milanesi con molta serenità. E tu come ci convivi? E i tuoi concittadini?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ci convivo benissimo, al contrario di tanti concittadini - basti pensare alla recente proposta di dividere la metropolitana tra italiani e immigrati. Milano è oggi una città divisa in due: da un lato i ricchi, dall'altro i poveri. Poi vengono il colore della pelle e la lingua, ma il disagio è soprattutto tra ceti sociali in contrasto. Paradossalmente, in una situazione in cui la giunta pensa solo all'Expo e alla facciata scintillante, sono proprio i quartieri più insospettabili, Chinatown, Porta Venezia con i suoi negozi africani e indiani o Isola, a offrire un miglior tenore di vita. E' in quelle vie, lontano dal centro, che la vita è meno frenetica, in cui si riesce a sorridere al vicino di casa, anche se è straniero, o in cui mangiare bene non costa un'esagerazione. Un po' come Londra, la Milano multietnica sta mutando in un gigante. Un gigante però dai piedi d'argilla, spaccato in due, se non riuscirà a trovare una soluzione di continuità tra ciò che era e ciò che aspira a essere. E che non sarà mai finché non abbandonerà i residui di mentalità paesana per cui chi si sente superiore è in diritto di giudicare chi la pensi diversamente. E' un discorso complesso, che non vale solo per l'immigrazione ma, a monte, anche per le scelte politiche, etiche e culturali. Non c'è spazio per il diverso. E' scoraggiante.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;La tua storia è incentrata sui rapporti criminali tra industriali del mattone e politici corrotti. In molte città italiane questo è un problema molto grosso (penso soprattutto a Roma e agli scandali riguardanti l'ultimo piano regolatore). A Milano com'è la situazione? Pensi che in occasione della Expo2015 che si svolgerà a Milano possa esserci pericolo di speculazioni?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione di Milano è molto peggio di quanto si pensi. Non tanto e non solo per la corruzione, sicuramente presente a più livelli - e con l'Expo aumenterà, visto il giro di soldi previsto; così come sta avvenendo per il nuovo piano regolatore, che sta scatenando polemiche anche in Lombardia -, quanto per l'apatia con cui i cittadini non si ribellano all'idea di fare propria la città, di renderla un posto dove poter costruire un'idea di metropoli che non sia imposta dall'alto. Si parla tanto di Expo, di grattacieli, di centri commerciali, ma cosa c'è dietro ai palazzi di nuova generazione? Il precariato, il divario sociale, l'intolleranza sono sempre più marcati. Stanno scavando un solco. In questo solco proliferano i peggiori strati di umanità, che sfruttano il debole per portare avanti la politica del ricco. Lo racconta splendidamente Il paese di Saimir di Valerio Varesi. Ed è il motivo per cui una delle zone di cui parlo diffusamente nel mio romanzo, quella di via Savona, via Solari, un tempo cuore pulsante dell'industria lombarda, si sta trasformando in zona residenziale di lusso, senza tener conto delle esigenze di chi ci vive, senza offrire servizi primari. Senza scrupoli, tutto sommato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il personaggio di Gianluca Fedeli, così come la caratterizzazione dei personaggi secondari, sarebbe molto adatto a un ciclo di romanzi. Non ci hai mai pensato o sei già a lavoro su una seconda avventura del poliziotto Fedeli?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci ho pensato mentre scrivevo La Milano d'acqua e sabbia, ma subito dopo sì. Mi sono reso conto che avevo ancora molto da dire e che la voce, il corpo e gli errori di Gianluca Fedeli sarebbero stato un ottimo tramite per farlo. Infatti è già in cantiere un seguito, a cui sto apportando le ultime correzioni. Se nel primo libro l'ispettore si trova coinvolta in un'indagine apparentemente poco importante, che con il proseguire dell'inchiesta lo spinge a confrontarsi con i suoi lati oscuri, nel seguito avverrà più o meno il contrario. Fedeli partirà stavolta dal fondo, dal fango dell'inferno; e tramite un percorso molto peculiare, decisamente più cupo, sporco, proverà a vedere se è degno di mettere un piede in purgatorio. Non voglio però farne un personaggio seriale all'infinito. La saga di Gianluca Fedeli avrà ancora qualche episodio ma anche una parentesi di chiusura. Aspetto che sia lui a dirmi quando sarà il momento di tracciare la parole fine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Come nasce l’esigenza di descrivere la scena hardcore milanese in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quello che brucia non ritorna&lt;/span&gt;?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avendola vissuta in prima persona volevo ricordarla. In questo la mia esigenza coincide perfettamente con quella di Agenzia X, il mio editore, che ha come preciso scopo la ricerca di strada, del racconto orale, della tradizione urbana da riscoprire e analizzare. Vive forte in me, inoltre, la voglia di riportare alla luce una Milano, e un'Italia, differenti, che oggi faticano a trovare spazio ma rimangono possibili. Le realtà di cui parlo sono quelle degli spazi alternativi, dei centri sociali, degli alternativi, delle culture musicali di nicchia: la voce dei diversi, di chi non vuole omologarsi a un sistema che più si va avanti e più mi sembra invece preimpostato dall'alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;br /&gt;Quanto c’è di autobiografico nel personaggio di Smalley?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di puramente autobiografico c'è qualcosa. Di vero praticamente tutto. Smalley è un personaggio di fantasia in cui coincidono diverse persone reali, dai vari caratteri, dalle diverse esperienze ho cercato di trarre un modello che racchiudesse in sé gran parte delle caratteristiche di chi ha vissuto quel periodo. È una sorta di icona generazionale, un modello di tutti e di nessuno. Ci saranno persone che sicuramente si identificheranno in lui, nei suoi pensieri, nei suoi modi di agire, io stesso ho prestato molto di me a lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cosa rappresenta per te l’etica “straight edge”?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Straight edge va oltre la musica punk hardcore. È un modo di vivere, di pensare, di intendere la società, di ribellarsi a ciò che non sta bene. È un modo alternativo di protesta, un po' come la non violenza di Gandhi: passa attraverso una presa di coscienza che fa del rispetto, per se stessi e per tutto ciò che ci circonda, siano l'ambiente o le persone con cui viviamo, la propria bandiera. Gli straight edge urlano la loro rabbia attraverso il rifiuto di cedere al compromesso, il loro messaggio è ugualmente musicale, politico e sociale. È un messaggio trasmesso trasversalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intervista scritta in collaborazione con Fabio Napoli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8335745843323688132?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8335745843323688132/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8335745843323688132' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8335745843323688132'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8335745843323688132'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/06/intervista-matteo-di-giulio.html' title='Intervista a Matteo Di Giulio'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TB9kkUETAEI/AAAAAAAAAIE/F1jKZAqsRl8/s72-c/matteodigiulio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3719881849104682873</id><published>2010-06-21T15:03:00.002+02:00</published><updated>2010-06-21T15:07:37.469+02:00</updated><title type='text'>Quello che brucia non ritorna</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TB9jxfBoPtI/AAAAAAAAAH8/112k5lQRMX8/s1600/quellochebrucianonritorna.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 150px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TB9jxfBoPtI/AAAAAAAAAH8/112k5lQRMX8/s320/quellochebrucianonritorna.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5485212572953624274" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Matteo Di Giulio&lt;br /&gt;Agenzia X&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davide “Smalley” vive ad Amsterdam, città nella quale è approdato dopo aver girato mezza Europa. La sua, in realtà, è stata una fuga da una colpa misteriosa che lo ha costretto a lasciare la sua città: Milano. Nella città olandese Davide ha trovato il suo equilibrio, il suo stile di vita ma le cose cambiano quando compra per caso un giornale italiano in cui un articolo gli rivela la fine dell’esistenza del Laboratorio Anarchico, simbolo della sua adolescenza milanese, culla della sua crescita e del suo sentimento di ribellione. Smalley quindi fa ritorno nella sua città natale accompagnato da Jan, il suo migliore amico. Giunto a Milano carico di rancore, inizia la sua indagine personale alla ricerca della verità mentre i luoghi che ritrova lo riportano indietro nel tempo: i primi vinili da Zabriskie, l’incontro con Max, Lupo e Drew - i componenti della sua band, i Krakatoa - la scena underground milanese, la ribellione, l’etica “straight edge”, il Laboratorio Anarchico…&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Quello che brucia non ritorna&lt;/span&gt; è il secondo romanzo di Matteo Di Giulio, il quale, dopo aver descritto in &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La Milano d’acqua e sabbia&lt;/span&gt; una periferia in  preda al degrado e alla malavita, ci immerge nel pieno degli anni Novanta delle controculture milanesi, delle periferie che si ribellano a colpi di riff taglienti e sudore, nel cuore della scena hardcore. Protagonista è Davide “Smalley”, il cui nome è un omaggio a Dave Smalley, cantante e chitarrista celebre per aver fatto parte di gruppi come DYS, ALL e Dag Nasty; è lui a narrarci i fatti in prima persona seguendo un ritmo diaristico, senza filtri, creando un rapporto diretto con il lettore. Il tempo della narrazione è il presente, che diventa presente storico nei numerosi flashback in cui il protagonista racconta il suo passato. L’intera vicenda è un viaggio. Verso una città che è profondamente cambiata in peggio; verso un passato che ritorna con il suo tributo di ricordi e rabbia; verso la voglia di liberarsi dai demoni e raggiungere una catarsi personale; verso una vendetta per qualcosa che non può più esistere per colpa di qualcuno. Questo viaggio Matteo Di Giulio ce lo racconta attraverso una scrittura carica di cinismo, rabbia, disprezzo, con uno stile tagliente e senza fronzoli, proprio come l’hardcore, uno stile di vita grezzo e sincero, in cui gli ideali vengono urlati con voci cacofoniche ma dirette. Una scrittura che si vela di malinconia quando Smalley afferma che “quello che brucia non ritorna mai; e al tempo stesso non muore, dentro di noi”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3719881849104682873?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3719881849104682873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3719881849104682873' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3719881849104682873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3719881849104682873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/06/quello-che-brucia-non-ritorna.html' title='Quello che brucia non ritorna'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TB9jxfBoPtI/AAAAAAAAAH8/112k5lQRMX8/s72-c/quellochebrucianonritorna.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2320513859302322345</id><published>2010-06-17T21:58:00.007+02:00</published><updated>2010-06-18T16:08:56.205+02:00</updated><title type='text'>Intervista ad Élmer Mendoza</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TBp-tQyiutI/AAAAAAAAAH0/PwlzObczAcc/s1600/elmermendoza.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TBp-tQyiutI/AAAAAAAAAH0/PwlzObczAcc/s320/elmermendoza.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483834812343171794" /&gt;&lt;/a&gt;Torino, Genova, Milano, Bologna e Roma. Sono queste le tappe del tour italiano di Élmer Mendoza, uno degli intellettuali più attivi in Messico. L’appuntamento è a Roma ma è lui a fare gli onori di casa perché il luogo in cui ci sediamo per una piacevole chiacchierata è un immenso salone in stile settecentesco dell’Ambasciata del Messico. Finite le interviste e la conferenza siamo tutti invitati ad un aperitivo gentilmente offerto dall’ambasciatore e il tutto si conclude tra strette di mano, sorrisi, salatini e un ottimo bicchiere di Porto. Che bell’ambiente amichevole, peccato che fuori ci aspetti la pioggia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Proiettili d’argento&lt;/span&gt; tratta temi caldi, come il rapporto tra narcotraffico e potere politico o la corruzione della polizia. Hai ricevuto delle critiche per questo romanzo nel tuo paese?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì, ho ricevuto delle critiche. Proiettili d’argento è una storia inventata ma vuole essere una testimonianza di ciò che succede in Messico. I lettori fanno un confronto tra il mio romanzo e la realtà che vivono e tendono ad unire le due dimensioni. Io parlo di violenza e il mio paese ne è piena. Ogni giorno avvengono circa venticinque omicidi per fatti che ruotano intorno alla droga. Devo dire, però, che non ho avuto alcun tipo di problema né con il governo né tantomeno con i narcotrafficanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Invece in Italia scrittori come Roberto Saviano subiscono delle critiche perché con il loro lavoro “fanno pubblicità alla criminalità organizzata”. Credi che libri di questo genere, conditi da una forte denuncia sociale possano in qualche modo essere scomodi per certi ambienti e per certe gerarchie?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non ho mai ricevuto critiche di questo genere e non ho mai subito alcuna forma di censura. Chi ha avuto qualche problema sono stati i giornalisti, soprattutto nel momento in cui hanno aperto una finestra sul mondo del narcotraffico. Ora siamo in molti a scrivere romanzi che in qualche modo denunciano i mali della società, si è creato un vero e proprio movimento culturale e se la classe politica intervenisse cercando di fare ostracismo, si darebbe la zappa sui piedi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ci sono altri scrittori messicani che hanno trattato temi analoghi a quelli trattati da te?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì. Ci sono molti giovani che s’interessano a questi temi. Alcuni sono allievi del mio corso di scrittura. Molti, invece, appartengono alla mia generazione. Anche uno scrittore del calibro di Carlos Fuentes ha deciso di gettarsi nella mischia e scrivere di corruzione e narcotraffico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;All’inizio del romanzo scrivi che «la modernità di una città si misura dalla quantità di armi che rimbombano per le sue strade». Cosa intendi con queste parole?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto con questa frase voglio che il lettore sappia che si troverà davanti ad argomenti forti, scabrosi. Inoltre quella frase vuole essere un monito, una chiave di lettura sociologica di una società che si fa strada a colpi di mitra e revolver.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel romanzo usi il linguaggio dei bassifondi. In che modo ti sei documentato su questo tipo di linguaggio?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vengo dalla strada. Sono cresciuto lì. È una realtà che conosco di persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quali sono le reazioni che ti aspetti da chi leggerà questo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Proiettili d’argento?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio che i lettori tocchino con mano la realtà che descrivo. Voglio che si rendano conto di trovarsi davanti ad un nuovo modo di intendere la letteratura e ad un lavoro sorprendente. Voglio che, oltrepassata pagina 40, il mio mondo diventi anche il loro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2320513859302322345?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2320513859302322345/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2320513859302322345' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2320513859302322345'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2320513859302322345'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/06/intervista-ad-elmer-mendoza.html' title='Intervista ad Élmer Mendoza'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TBp-tQyiutI/AAAAAAAAAH0/PwlzObczAcc/s72-c/elmermendoza.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2538291346344568878</id><published>2010-06-17T16:45:00.004+02:00</published><updated>2010-06-18T12:15:09.513+02:00</updated><title type='text'>Proiettili d'argento</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TBo1R_Uh49I/AAAAAAAAAHs/Olrg7TqtXUw/s1600/proiettilidargento.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 143px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TBo1R_Uh49I/AAAAAAAAAHs/Olrg7TqtXUw/s320/proiettilidargento.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483754079448589266" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Élmer Mendoza&lt;br /&gt;Traduzione di Pino Cacucci&lt;br /&gt;La Nuova Frontiera&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Culiacán. Messico. Paola Rodriguez, una ragazza bellissima, si è introdotta in casa del suo ex. È armata. Lui l’ha lasciata e lei vuole vendicarsi. Peccato  che lui sia già morto: Bruno Canizales, avvocato di successo, candidato al titolo di uomo dell’anno, figlio di un importante politico, è riverso sul letto con un buco in testa. Si occupa delle indagini il detective Edgar “Zurdo” Mendieta, affiancato dalla collega Gris Toledo. Le indagini non sono semplici: pochi indizi. Due scarpe spaiate, un intenso profumo sulla scena del delitto e, soprattutto, un proiettile d’argento; Canizales è stato ucciso come fosse un lupo mannaro. Tra l’altro Zurdo non vive un bel momento. È in cura presso uno psicanalista per superare un trauma che risale alla sua infanzia e l’abbandono da parte della sua donna. Le indagini sulla morte di Canizales si muovono in varie direzioni e Zurdo deve barcamenarsi tra le pressioni dei media, la corruzione della polizia e della politica e il narcotraffico, unico vero padrone della città. Intanto altri cadaveri vengono trovati avvolti nelle coperte...&lt;br /&gt;Un noir che apre una finestra sulla realtà dei bassifondi messicani, attanagliati dalle prepotenze dei narcotrafficanti, mentre ai piani alti polizia, potere politico e capi dei principali cartelli si spartiscono la torta, lasciando alla povera gente nient’altro che una sembianza di briciole. Questo è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Proiettili d’argento&lt;/span&gt;, primo romanzo tradotto in Italia di Élmer Mendoza, docente all’università di Sinaloa e uno dei maggiori intellettuali del Messico, considerato il fondatore del “romanzo narco”, dopo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un asesino solitario &lt;/span&gt;del 1999. “La modernità di una città si misura dal fragore delle armi per le strade”. Così riflette all’inizio del romanzo Zurdo Mendieta, detective che risponde ai classici topoi del genere: duro, al limite dell’alcolismo e con una vagonata di problemi da risolvere. Ma c’è poco spazio per l’introspezione, perché &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Proiettili d’argento&lt;/span&gt; fila come il Galaxy Express 999, con il suo linguaggio asciutto, crudo, nervoso, in cui il dato che risalta è la mancanza dei segni d’interpunzione nei dialoghi, che si amalgamano nella struttura creando un flusso continuo tra parlato e raccontato. Proprio qui scoviamo la bravura del traduttore Pino Cacucci, il quale ha saputo rispettare la struttura senza interventi drastici, restituendoci il romanzo proprio come Mendoza lo ha costruito, denotando la sua sensibilità di scrittore. Travestendosi di finzione, il romanzo rappresenta un ponte con una cultura apparentemente lontana ma, se guardiamo la realtà come lo fa Élmer Mendoza, ci accorgiamo che anche le città in cui viviamo hanno raggiunto, e da un pezzo, il loro ragguardevole grado di modernità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2538291346344568878?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2538291346344568878/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2538291346344568878' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2538291346344568878'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2538291346344568878'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/06/proiettili-dargento.html' title='Proiettili d&apos;argento'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TBo1R_Uh49I/AAAAAAAAAHs/Olrg7TqtXUw/s72-c/proiettilidargento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-7638855700007604661</id><published>2010-06-04T12:46:00.003+02:00</published><updated>2010-06-04T12:52:48.284+02:00</updated><title type='text'>Ernest Hemingway</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TAjaDPpcwUI/AAAAAAAAAHk/ZeRia1XFPdE/s1600/ernesthemingway.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 303px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TAjaDPpcwUI/AAAAAAAAAHk/ZeRia1XFPdE/s320/ernesthemingway.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5478868695971053890" /&gt;&lt;/a&gt;"Non c’è nessun amico più leale di un libro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ernest Miller Hemingway nasce a Oak Park - un sobborgo di Chicago, nell’Illinois - in una calda mattinata del luglio 1899. Secondogenito di cinque figli, il piccolo Ernest vive un’infanzia poco felice a causa dei contini litigi dei genitori: Clarence Edmond Hemingway, medico, collezionista di monete, francobolli e cimeli indiani, appassionato di caccia e pesca, e Grace Hall, un contralto che abbandona la carriera musicale per problemi alla vista. Dopo gli studi elementari viene iscritto alla “Municipal High School”, dove incontra due insegnanti che notano la sua propensione alla letteratura e lo spingono a scrivere; nascono così i primi racconti e i primi articoli, che vengono pubblicati sui giornali scolastici “Tabula” e “Trapeze”. Nel 1917 ottiene il diploma ma rifiuta di iscriversi all’università e si trasferisce a Kansas city, dove inizia a scrivere per un quotidiano locale. Il 6 aprile di quell’anno gli Stati Uniti intervengono nelle sorti della Grande Guerra, schierandosi al fianco dell’Intesa e questo evento stimola Hemingway ad offrirsi volontario per il fronte. Viene però riformato per un problema alla vista e l’anno successivo si arruola come autista di ambulanze della Croce Rossa. In estate si trova sul fronte italiano, dove viene ferito; dopo una convalescenza di tre mesi e la delusione amorosa datagli da Agnes Hannah von Kurowsky, un’infermiera americana di origini tedesche, si ritira dalla Croce Rossa e combatte nell’esercito italiano fino all’armistizio. Al ritorno dal fronte Hemingway viene accolto da eroe per il suo coraggio, ma come tutti i reduci, trova grosse difficoltà nel riadattarsi alla vita civile; per questo motivo inizia a soffrire d’insonnia, che tenta di combattere iniziando a bere. Nel 1920 si reca a Toronto per allontanarsi dalla madre che non accetta la sua passione per la scrittura e inizia a collaborare con il “Toronto Star”. Questa esperienza si conclude nel giro di pochi mesi ed Hemingway si trasferisce nuovamente nell’Illinois, a Chicago, dove continua la sua attività di giornalista e, soprattutto, incontra e sposa Elizabeth Hadley Richardson, una ragazza orfana e di otto anni più grande di lui. Grazie all’aiuto economico della moglie e ad alcune lettere di raccomandazione di Sherwood Andersen a Gertrude Stein, Ezra Pound e James Joyce, raggiunge l’Europa e riprende la collaborazione con il “Toronto Star” come inviato. Si stabilisce a Parigi, dove inizia la sua carriera letteraria, che inizia con la pubblicazione di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Three Stories and Ten Poems&lt;/span&gt; nel 1923, anno in cui nasce il suo primo figlio John Hadley Nicanor, soprannominato “Bumby”. Nel 1925 l’editore americano Horace accetta di pubblicare il suo secondo libro &lt;span style="font-style:italic;"&gt;In our time&lt;/span&gt;.  Seguono &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fiesta&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Torrenti di primavera&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Men without Women&lt;/span&gt;. Nel 1927 divorzia dalla moglie e sposa una sua amica, Pauline Pfeiffer, redattrice di “Vogue”. L’anno dopo lascia l’Europa e torna negli Stati Uniti, dove trascorre il suo tempo immerso nella scrittura, nella caccia e nella pesca e dove nasce il suo secondogenito Patrick, dopo un parto complicato. Nello stesso anno il padre si toglie la vita, sparandosi un colpo di fucile alla testa. Nel 1929 pubblica Addio alle armi e due anni dopo nasce il terzo figlio, Gregory Hancock. Nel 1936 scoppia la guerra di Spagna e lo scrittore parte l’anno dopo come corrispondente di guerra per il “North American Newspaper Alliance”. Rimane nella penisola iberica fino al 1940, quando sposa la sua terza moglie Martha Gellhorn, giornalista e scrittrice, dopo aver divorziato da Pauline. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Hemingway si reca prima in Estremo Oriente come corrispondente di guerra, poi in Europa al seguito dell’esercito americano. Finita la guerra ottiene il divorzio da Martha, sposa la giornalista americana Mary Welsh e torna alla sua attività di scrittore, pubblicando nel 1950 &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Di là tra il fiume e tra gli alberi&lt;/span&gt; e nel 1952 &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il vecchio e il mare&lt;/span&gt;. L’anno successivo vince il Premio Pulitzer e nel 1954 il Premio Nobel per la letteratura, dopo un incidente aereo nel quale si riteneva fosse morto. Nonostante i riconoscimenti in tutto il mondo, lo scrittore entra in una crisi esistenziale che lo condanna all’inattività. Nel 1960 viene ricoverato in una clinica del Minnesota, dove è sottoposto ad una ventina di sedute di elettroshock che gli causano vuoti di memoria che lo scrittore vive come una vera e propria tragedia. Nell’aprile del 1961 tenta il suicidio, prontamente sventato dalla moglie. Il primo luglio del 1961 trascorre una giornata tranquilla, tranne i ricorrenti incubi di una persecuzione da parte dell’FBI. La mattina dopo un colpo di fucile risuona nella casa dello scrittore; quando la moglie corre a vedere, scopre la tragica verità: Hernest Hemingway si è sparato un colpo di fucile alla tempia. Mary ha dimenticato di nascondere le chiavi dell’armadietto che custodisce le armi, ed Ernest le ha trovate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-7638855700007604661?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/7638855700007604661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=7638855700007604661' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7638855700007604661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/7638855700007604661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/06/ernest-hemingway.html' title='Ernest Hemingway'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TAjaDPpcwUI/AAAAAAAAAHk/ZeRia1XFPdE/s72-c/ernesthemingway.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8765709749435637829</id><published>2010-06-02T10:27:00.003+02:00</published><updated>2010-06-17T16:50:33.320+02:00</updated><title type='text'>La lettera perduta</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TAYWWA1zS0I/AAAAAAAAAHc/Z3-pJTLwI8A/s1600/laletteraperduta.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 151px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TAYWWA1zS0I/AAAAAAAAAHc/Z3-pJTLwI8A/s320/laletteraperduta.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5478090564181379906" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Scott Mariani&lt;br /&gt;Traduzione di Velia Februari&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Austria. Oliver Llewellyn è un musicista che sta scrivendo un libro sulla morte di Mozart. Il suo cadavere viene ritrovato sulle sponde di un lago ghiacciato: la polizia archivia il caso come un incidente, ma in realtà Oliver è stato ucciso. La sera della sua morte era stato ad un party ed aveva assistito ad una scena agghiacciante, riuscendo a filmare tutto con il cellulare. Circa un anno dopo Leigh Llewellyn, sorella di Oliver e soprano di fama mondiale, riesce a sventare un tentativo di rapimento e, spaventata, chiede aiuto a Ben Hope, un ex militare delle SAS, compagno d’armi del fratello e sua vecchia fiamma. I due non credono alla tesi dell’incidente, soprattutto dopo aver visionato il cd che Oliver ha mandato alla sorella prima di morire. Ben inizia ad indagare e scopre che il suo amico è stato ucciso dai seguaci di una setta che affonda le sue radici nella Massoneria e che già nel lontano 1791 si è macchiata dell’uccisione di Mozart. A conferma di ciò esisterebbe una lettera in cui il grande compositore confessa di conoscere i motivi del male che lo sta portando alla tomba. Inizia per Ben e Leigh un viaggio per l’Europa alla ricerca della lettera e della verità, ma i due devono tenere gli occhi aperti perché la setta è sulle loro tracce…&lt;br /&gt;E se a causare la morte di Mozart non fosse stata l’invidia del rivale Antonio Salieri o una febbre reumatica ma la cospirazione di una setta massonica tramite l’avvelenamento con l’acqua toffana, un potente veleno in uso nel Settecento? È questo lo scenario che viene ipotizzato dall’eclettico scrittore scozzese Scott Mariani, musicista, traduttore, giornalista free lance e istruttore di tiro con la pistola. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;La lettera perduta&lt;/span&gt; prova a far luce su un argomento sul quale si sono scritte intere biblioteche, per dirla alla Benigni, ma lo fa con un taglio personale ed intrigante, mai banale. La bravura dello scrittore risiede nel saper amalgamare pseudo-verità storica e finzione narrativa, lasciando al contempo la possibilità al lettore di costruirsi un proprio punto di vista. La costruzione del plot si rivela frizzante, veloce e serrata e viene condita da tutti gli ingredienti tipici dell’action thriller: travestimenti, fughe rocambolesche da una città all’altra, colpi di scena, sparatorie, pochissima introspezione psicologica dei personaggi. Tutti elementi che infondono al romanzo un taglio decisamente cinematografico e che Scott Mariani sembra maneggiare sapientemente. Complotto massonico ed intrigo storico, come non pensare a Dan Brown? Ma chi s’imbatterà in queste pagine si accorgerà che altre strade sono percorribili anche all’interno di un genere che pare aver esaurito gli argomenti ma che viene impreziosito da storie interessantissime. Storie come questa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8765709749435637829?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8765709749435637829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8765709749435637829' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8765709749435637829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8765709749435637829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/06/la-lettera-perduta.html' title='La lettera perduta'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/TAYWWA1zS0I/AAAAAAAAAHc/Z3-pJTLwI8A/s72-c/laletteraperduta.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-2341897569093358133</id><published>2010-05-28T18:41:00.004+02:00</published><updated>2010-05-28T18:48:54.136+02:00</updated><title type='text'>Furia divina</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S__yapomIbI/AAAAAAAAAHM/ZIGK1HaBLiw/s1600/furiadivina.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 155px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S__yapomIbI/AAAAAAAAAHM/ZIGK1HaBLiw/s320/furiadivina.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5476362211572457906" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;José Rodrigues Dos Santos&lt;br /&gt;Traduzione di Luca Quadrio e &lt;br /&gt;Sara Quarantani&lt;br /&gt;Cavallo di ferro&lt;br /&gt;2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mayak. Russia. Un commando di guerriglieri ceceni riesce a penetrare in un impianto nucleare con l’aiuto di un colonnello corrotto e s’impadronisce di due casse contenenti plutonio e uranio. Intanto un messaggio in codice di al-Qaeda viene intercettato dall’intelligence americana: una serie di lettere e numeri apparentemente senza senso dietro la quale si nasconde una grave minaccia per l’Occidente. C’è bisogno di decifrare il codice e pare che l’unico in grado di farlo sia Tomàs Noronha, storico e crittografo portoghese che, per le sue doti, viene contattato dalla NEST, una costola della CIA che si occupa di emergenze che riguardano le armi nucleari. Nel frattempo in Egitto Ahmed, un bambino di sette anni, viene iniziato agli insegnamenti dell’Islam dal mullah della moschea Saad, il quale gli trasmette i valori pacifici della religione. Le cose cambiano quando nella “madrassa”, la scuola che Ahmed frequenta, appare un nuovo professore di religione, Ayman, che propone un Islam più radicale, estremista, aggressivo e intollerante. Chi dei due ha ragione? Qual è il vero insegnamento del Corano? Crescendo, Ahmed giunge ad una conclusione e compie la sua scelta…&lt;br /&gt;L’11 settembre ha lasciato segni indelebili nelle nostre coscienze e nel nostro modo di pensare. Ma fermiamoci un attimo e immaginiamo: se al-Qaeda avesse a disposizione una bomba nucleare da far esplodere in una delle nostre città, quale sarebbe lo scenario al quale assisteremmo? È quello che prova a chiedersi José Rodrigues Dos Santos con il suo settimo romanzo, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Furia divina&lt;/span&gt;. Lo scrittore - famosissimo in Portogallo dove svolge anche le attività di direttore dell’informazione della televisione nazionale “Rtp” e di docente universitario - riflette su uno dei problemi che attanaglia l’Occidente da decenni: il terrorismo islamico. E lo fa attraverso lo sguardo di chi si trova contemporaneamente all’interno e all’esterno della trincea. La narrazione, infatti, viene condotta su due piani, in una serrata alternanza di capitoli che conduce simultaneamente il lettore all’interno dei meccanismi del terrorismo internazionale - e delle misure che vengono adottate per prevenirlo - attraverso le vicende di Tomàs Noronha, e nel cuore dell’Islam attraverso la difficile crescita di Ahmed, fino a quando le loro storie s’incontrano in un pericoloso incrocio. Il tutto viene impreziosito dalle citazioni e le relative spiegazioni delle “sure” del Corano, denotando una precisa ed attenta documentazione da parte dell’autore, il quale avverte nella nota finale che “è vero che ci sono documenti di al-Qaeda e dichiarazioni dei loro dirigenti che rivelano l’intenzione del movimento di far detonare un dispositivo nucleare; è vero che, in possesso di cinquanta chili di uranio altamente arricchito, qualsiasi persona con conoscenze di ingegneria può montare in un garage una bomba nucleare, in meno di ventiquattro ore; è vero che è possibile entrare in possesso di uranio altamente arricchito o plutonio in paesi con misure di sicurezza di dubbia efficacia; è vero che sono già avvenuti vari furti di materiale nucleare in impianti russi, incluso Mayak; è vero che il Pakistan ha esportato per anni tecnologia nucleare verso i paesi islamici e i suoi scienziati sono stati consultati da Bin Laden e da altri dirigenti di al-Qaeda; è vero che più di centocinquanta versetti del Corano sono dedicati alla jihad”. In mezzo a questo mare di verità corriamo davvero il rischio di affogare nella paura?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-2341897569093358133?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/2341897569093358133/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=2341897569093358133' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2341897569093358133'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/2341897569093358133'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/05/furia-divina.html' title='Furia divina'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S__yapomIbI/AAAAAAAAAHM/ZIGK1HaBLiw/s72-c/furiadivina.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-8409578190980735172</id><published>2010-05-17T17:42:00.002+02:00</published><updated>2010-05-17T17:48:30.659+02:00</updated><title type='text'>Intervista a Gianni Canova</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S_Fj9V0JemI/AAAAAAAAAHE/PZsZDlVGIqQ/s1600/giannicanova.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 295px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S_Fj9V0JemI/AAAAAAAAAHE/PZsZDlVGIqQ/s320/giannicanova.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5472264927710902882" /&gt;&lt;/a&gt;È un pomeriggio di fine autunno plumbeo e piovoso a Roma. Mi dirigo verso la fantastica e un po’inquietante Villa Borghese, dove sorge la Casa del Cinema. Non c’è posto più adatto per incontrare Gianni Canova, critico cinematografico per le maggiori testate italiane, docente di Storia e critica del cinema alla IULM di Milano, preside della facoltà di Comunicazione della stessa università e studioso d’immagini, alle quali ha dedicato vent’anni della sua vita. Quella che mi trovo davanti è una persona schietta, diretta e senza peli sulla lingua, la quale, a fine intervista, mi lascia degli interessanti spunti di riflessione sulla realtà che ci circonda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ti occupi da una vita di cinema. Come è nata l’idea di un romanzo thriller?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’idea di scrivere un thriller nasce dall’esigenza di trasferire in forma narrativa alcune riflessioni e, soprattutto, alcune ossessioni che abitano in me da una vita. Ossessioni relative al rapporto che noi abbiamo con ciò che vediamo, con le immagini, prevalentemente quelle filmiche, ma anche le immagini televisive e fotografiche, che segnano il paesaggio del nostro mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il tuo campo d’indagine, quindi, si concentra sull’immagine. Qual è il tuo concetto d’immagine?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le immagini non chiariscono le idee, le complicano, per questo vale la pena occuparsene. L’uomo contemporaneo è caratterizzato da un ingorgo d’immagini; siamo passati da un consumo medio di quaranta immagini nel corso di una vita durante il medioevo a seicentomila immagini artificiali al giorno, oggi. Ciò che dobbiamo capire è cosa ci succede nell’entrare in contatto con una tale mole d’immagini. Ci sono due teorie al riguardo: qualcuno dice che tale visibilità rende il mondo più comprensibile; qualcun altro che nessun’epoca è stata meno informata su se stessa come la nostra. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Palpebre&lt;/span&gt; vuole essere un tentativo di riflessione su quelle forme di ottundimento della percezione che sono legate all’immagine. L’ho fatto con un romanzo perché ero divertito dall’idea di cambiare genere di scrittura, perché con i saggi non vai da nessuna parte, li leggono cento persone. Devo dire che ho avuto più riscontri con questo romanzo nel giro di pochi mesi che in trent’anni di carriera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Palpebre &lt;/span&gt;compie un’incursione all’interno delle paure e delle ossessioni. Secondo te di cosa si ha paura oggi?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si ha paura di aprire gli occhi veramente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Quanto le tue conoscenze cinematografiche hanno inciso sulla stesura del romanzo?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le mie passioni cinematografiche hanno inciso molto. Mentre scrivevo mi venivano in mente le immagini dei registi e dei film che amo: Cronenberg e Lynch soprattutto. Sento molto vicino a questo libro un film che pochi hanno visto, “Il coraggioso”, unica regia di Johnny Depp e penultima interpretazione di Marlon Brando. La storia narra le vicende di un indiano d’America poverissimo che non sa come mantenere la propria famiglia e allora decide di vendersi per uno snuff movie. La domanda che nasce da Palpebre è: che cosa spinge un uomo a spendere tantissimo denaro per uno snuff movie? Qualcuno afferma che questo fenomeno sia solo una leggenda metropolitana mentre io credo che il mercato degli snuff esista realmente. Ho dei dati che non posso rendere pubblici che dimostrano che esistono delle persone disposte a spendere una cifra enorme per un video in cui si vede un proprio simile che viene torturato, sventrato, fatto a pezzi, decapitato, ucciso. Questo pone un problema relativo al nostro rapporto con quello che vediamo e relativo all’essere umano in sé. Forse non potremo più dire “è disumano Auschwitz” o “è disumano Ground Zero”, perché quello fa parte dell’umano. La cultura cattolica ha dato delle risposte a questo ma io cerco, da ateo, delle risposte laiche. Non mi basta il “non farlo perché vai all’inferno”. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Palpebre&lt;/span&gt; è un tentativo di riflettere su questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ultimamente abbiamo assistito a scrittori di romanzi, soprattutto thriller e noir, che vengono da professioni disparate. Penso ad esempio a Faletti o a De Cataldo. Cosa pensi di questo fenomeno?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è un bene. Diffido degli scrittori di professione, quelli che fanno solo gli scrittori di romanzi, quelli che quando li chiami ti rispondono “ah, sto scrivendo” e magari il loro romanzo esce due anni dopo. Sì ma nel frattempo vivi, cazzo. Quindi, che una persona faccia il magistrato, lo showman, il cantante o il professore, come nel mio caso, è un bene perché è a contatto con il mondo, con degli squarci di vita e di realtà molto forti che possono avere delle aperture feconde e positive sul romanzo che sta scrivendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Hai intenzione di cimentarti ancora nella narrativa?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho già cominciato. Io ho cinquantacinque anni e una figlia di cinque. Da quando lei ha un anno ogni sera non si addormenta se non passo almeno mezz’ora con lei ad inventare delle storie. Ogni sera una storia diversa. Se lei dice “stasera voglio ridere”, devo inventare una commedia, se dice “stasera, papà, voglio aver paura”, invento storie gotiche per bambini. Questo esercizio quotidiano di riscoperta della narratività mi ha permesso di riscoprire lo stupore del raccontare, l’età dell’innocenza del racconto. Dopo quattro anni di storie per bambini mi è venuta voglia di raccontare una favola nera e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Palpebre&lt;/span&gt; è una favola nerissima, non la racconterei mai a mia figlia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-8409578190980735172?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/8409578190980735172/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=8409578190980735172' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8409578190980735172'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/8409578190980735172'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/05/intervista-gianni-canova.html' title='Intervista a Gianni Canova'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S_Fj9V0JemI/AAAAAAAAAHE/PZsZDlVGIqQ/s72-c/giannicanova.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-153304371660115442</id><published>2010-05-17T17:37:00.003+02:00</published><updated>2010-05-17T17:41:58.887+02:00</updated><title type='text'>Palpebre</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S_FjhozXIXI/AAAAAAAAAG8/6wf8mx4PPe4/s1600/palpebre.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 153px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S_FjhozXIXI/AAAAAAAAAG8/6wf8mx4PPe4/s320/palpebre.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5472264451771539826" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Gianni Canova&lt;br /&gt;Garzanti&lt;br /&gt;2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni Vigo è uno studioso del Purgatorio di Dante Alighieri, con particolare interesse verso le pene che il poeta fiorentino immagina inflitte ai dannati. Una mattina è seduto ad un tavolino di un bar nei pressi dell’Università Statale di Milano, dove tiene un seminario. Nota una donna bella ed affascinante parlare con un tizio che sembra Big Jim. Dopo alcuni minuti i due si avviano verso l’università ed entrano nei bagni, dove la donna, Mia, uccide barbaramente l’uomo. Vigo li ha seguiti ed è l’unico testimone del delitto. Il cadavere dell’uomo viene trovato giorni dopo dalla polizia: mancano i denti, gli occhi e l’intero apparato genitale. Giovanni è ossessionato dal delitto e decide di indagare con l’aiuto di Giorgio Simmel, giornalista di Radio Popolare. I due scoprono una verità sconvolgente e per Giovanni Vigo inizia un viaggio verso un’unica direzione: l’inferno, senza possibilità di ritorno…&lt;br /&gt;Un thriller spiazzante, crudo, visionario, apocalittico e di respiro internazionale: questo è Palpebre, romanzo che segna l’esordio narrativo di Gianni Canova, critico cinematografico, docente di filmologia e conduttore della trasmissione “Il Cinemaniaco” su Sky Cinema. Il titolo è un evidente richiamo ad una terzina del canto XIII del Purgatorio che ricorre spesso nel romanzo, quella in cui Dante descrive la pena inflitta agli invidiosi, puniti per aver guardato la vita e i beni altrui, con l’accigliatura, la cucitura delle palpebre. Si capisce quindi qual è il filo rosso dell’intera narrazione: l’immagine, l’atto del guardare e le conseguenze che esso comporta. Tema che troviamo anche nel secondo grande richiamo culturale: Il “Giudizio Universale” di Giotto, in cui i dannati dell’inferno sono appesi e trafitti in ogni parte del corpo tranne gli occhi, come se dovessero vedere il proprio martirio, in un caos che si contrappone all’inferno tomistico ed ordinato di Dante. Il luogo in cui si svolge la vicenda è Milano. Una città che l’autore ci restituisce tramite descrizioni sinestetiche, facendoci sentire gli odori della pioggia e del cemento. Una città che di giorno vive il suo tran tran quotidiano e la notte si trasforma in un luogo in cui prendono forma le più oscure perversioni, mentre in TV si assiste alla decapitazione in Iraq di Nick Berg e nelle sale esce "Kill Bill" di Quentin Tarantino. Il plot è costruito secondo un’alternanza di piani che vede l’uso simultaneo della terza e della prima persona, fino a quando quest’ultima prende il sopravvento e viviamo la vicenda secondo il punto di vista del protagonista, Giovanni Vigo (piccola curiosità: il nome è un omaggio al regista di inizio Novecento Jean Vigo, mentre Giorgio Simmel deve il suo nome al sociologo Georg Simmel). Scopriamo insieme a lui immagini raccapriccianti, talmente cruente e crude da avere l'impulso di serrare gli occhi come se le avessimo davvero davanti, fatto che denuncia l'approccio cinematografico dell’autore, che sembra usare la penna come fosse una telecamera attraverso la quale osservare l’orrore che circonda la realtà. Un romanzo ben riuscito, quindi: uno spunto di riflessione sul modo di guardare il mondo, sulla fruibilità del mare d’immagini che inonda i nostri occhi e a volte ci costringe ad un piccolo gesto per guardarci dentro: chiudere le palpebre…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-153304371660115442?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/153304371660115442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=153304371660115442' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/153304371660115442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/153304371660115442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/05/palpebre.html' title='Palpebre'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S_FjhozXIXI/AAAAAAAAAG8/6wf8mx4PPe4/s72-c/palpebre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-750868935894843920</id><published>2010-05-04T20:15:00.001+02:00</published><updated>2010-05-04T20:18:00.836+02:00</updated><title type='text'>Tenebre</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S-BkjHliT_I/AAAAAAAAAG0/hjRcvhdUYxM/s1600/tenebre.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 150px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S-BkjHliT_I/AAAAAAAAAG0/hjRcvhdUYxM/s320/tenebre.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5467480502122467314" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Michele Noccelli&lt;br /&gt;Aletti&lt;br /&gt;2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Claude è un patito delle tragedie di Shakespeare e una particolare compagnia teatrale, appena giunta in città, gli fa vivere l’Amleto in prima persona… Mancano tre giorni ad Halloween quando Jeff fa uno strano acquisto su Internet: una maschera in grado di dar vita ai peggiori incubi… Albert è disperato per la morte della sua ragazza e una bambola di pezza lo mette di fronte alla dolorosa verità del suo passato… Mark è un musicista che da anni cerca il successo; una notte, dal nulla, piomba in camera sua uno strano personaggio con una parrucca e un accento viennese. Dice di chiamarsi Mozart Wolfgang Amadeus… Oliver e Marta vivono un’intensa storia d’amore ma una serie di eventi cambia inesorabilmente le sorti della loro esistenza… La notte di San Valentino diventa un incubo per la bella Wendy… Al manicomio di Castel Pulci l’infermiere Max inizia ad avere strane visioni… George sta passeggiando nel bosco quando s’imbatte in una casa dove sembra dimorino i suoi ricordi…&lt;br /&gt;Otto racconti che si pongono a metà strada tra l’horror e il fantastico. Questa è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tenebre&lt;/span&gt;, antologia che ha trovato la nascita dopo dieci anni di gestazione da parte dell’autore, Michele Noccelli, il quale, dopo essersi cimentato con i versi di Disillusione - opera poetica che nel 2009 ha vinto il premio della critica nel Concorso nazionale di poesia e narrativa “Il golfo”- riflette sul tema della solitudine attraverso il punto di vista della paura. Maschere killer, bambole parlanti, case nel bosco sono tutti topoi della letteratura horror e la bravura dell’autore sta nel saperli maneggiare con cura, senza mai sconfinare nel banale. I personaggi presentati riflettono le paure della società moderna e le affrontano in uno scontro sul ring della vita dal quale il più delle volte escono sconfitti. Alla fine di ogni racconto, quando tutto sembra perduto nell’oscurità e la coscienza decide di alzare bandiera bianca, il plot offre un motivo di redenzione e di salvezza, portando il lettore alla riflessione. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Tenebre&lt;/span&gt; è l’ennesima conferma della netta crescita dell’interesse degli autori italiani per la narrativa di genere, in questo caso orrorifico: un genere in cui, come lo stesso Noccelli afferma, “il senso dell’orrore e della paura sgorgano da fortissimi desideri inconsci, dalla volontà precisa e pericolosamente prepotente di dare forma e sostanza agli impercettibili e tartassanti rantoli della fantasia”. Un mondo, quello della fantasia, in cui qualsiasi incubo può diventare realtà, soprattutto quando ci troviamo soli davanti ai nostri demoni e siamo avvolti dall’oscurità delle tenebre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-750868935894843920?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/750868935894843920/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=750868935894843920' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/750868935894843920'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/750868935894843920'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/05/tenebre.html' title='Tenebre'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S-BkjHliT_I/AAAAAAAAAG0/hjRcvhdUYxM/s72-c/tenebre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-848063513347267675</id><published>2010-05-02T17:39:00.002+02:00</published><updated>2010-05-02T17:41:43.504+02:00</updated><title type='text'>Fango</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S92dFJk1McI/AAAAAAAAAGs/7o6zczAeO6Q/s1600/fango.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 144px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S92dFJk1McI/AAAAAAAAAGs/7o6zczAeO6Q/s320/fango.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5466698234492957122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Niccolò Ammaniti&lt;br /&gt;Mondadori&lt;br /&gt;1999&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roma. Al Comprensorio residenziale delle isole, al civico 1043 della Cassia, tutti si apprestano a festeggiare l’avvento del nuovo anno. Manca poco allo scoccare della mezzanotte e nessuno sa che sta per vivere il suo ultimo Capodanno… Il sabato del branco inizia in discoteca e si conclude su una spiaggia di Ostia, tra alcol, alta velocità, ragazze e violenza… Francesca Morale è una ricercatrice italiana che vive a Londra. È perseguitata da ricorrenti sogni erotici con il suo ex Giovanni, il quale è sospettato di alcuni efferati omicidi avvenuti nel quartiere Parioli a Roma… Andrea Milozzi è uno studente di Scienze biologiche esasperato dall’esame di Zoologia. La sera prima dell’esame lo studente viene ucciso da tre naziskin ma in qualche modo riesce a presentarsi davanti al professore… Albertino è il gangster del boss Ignazio Petroni, detto “il Giaguaro”. Un giorno lo tradisce, ma si sa, il Giaguaro viene sempre a sapere le cose… Coluzza lavora al reparto di derattizzazione e disinfestazione della USL. Quando si reca al quartiere Montesacro per un apparente lavoro di routine si trova davanti ad uno spettacolo tanto insolito quanto sconvolgente… Mario Recchi una sera è arrapato. Per questo decide di farsi un giro e trovare una prostituta. Trova Priscilla però, e le sue prospettive cambiano drasticamente…&lt;br /&gt;Una miscela esplosiva che si nutre di generi diversi e converge nella prosa serrata e labirintica di Niccolò Ammaniti. Un grande laboratorio di scrittura in cui l’apparente normalità del quotidiano si mescola a risvolti imprevedibili, cupi e a volte surreali. Questo è &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Fango&lt;/span&gt;, antologia di racconti pubblicata nel 1996, opera terza dello scrittore romano. Il primo racconto ci propone una galleria di personaggi caricati di una valenza grottesca, che disegnano i vizi e le manie della società moderna. Dai tifosi del Nola in grado di distruggere tutto ciò che toccano all’avvocato Rinaldi, classico prodotto della società borghese ma che in realtà scarica le sue perversioni su una prostituta; da Enzo di Girolamo, perfetto modello dell’uomo medio italiano che tradisce la propria donna, a Cristiano Carucci e “Ossadipesce”, tipico esempio di una gioventù bruciata (soprattutto nel cervello). Proprio da questo racconto è stato tratto un film, “L’ultimo capodanno” nel 1998, con la regia di Marco Risi. La carrellata continua con la panoramica sulla gioventù che interpreta a suo modo la febbre del sabato sera, in un vortice che porta irrimediabilmente nei baratri più oscuri. Si entra successivamente, col terzo racconto, nel mondo del thriller psicologico e si continua con l’horror surreale dello “Zoologo”. Il quinto racconto - che dà il titolo alla raccolta - ci conduce in una dimensione pulp-noir, nella quale si respirano le atmosfere che si ritrovano nelle pellicole di Quentin Tarantino, con quella contaminazione tra cinema e letteratura che è tipica delle opere di Ammaniti.  Gli ultimi due mini-racconti esaltano per la capacità dell’autore di creare storie apparentemente banali ma divertenti e spiazzanti. Emerge dalla lettura l’ecletticità dell’autore, il quale dimostra di sapersi ben muovere in qualsiasi genere e forma letteraria, condendo il tutto con una vena comica che fa da fil rouge all’intera raccolta. Assolutamente da leggere per entrare nell’universo di uno dei massimi scrittori del panorama letterario italiano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-848063513347267675?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/848063513347267675/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=848063513347267675' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/848063513347267675'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/848063513347267675'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/05/fango.html' title='Fango'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S92dFJk1McI/AAAAAAAAAGs/7o6zczAeO6Q/s72-c/fango.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-4740984080899563872</id><published>2010-04-20T10:57:00.001+02:00</published><updated>2010-04-20T10:58:40.940+02:00</updated><title type='text'>Relazione di sangue</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S81slDjW07I/AAAAAAAAAGk/W0cSGbu6vf4/s1600/relazionedisangue.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 140px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S81slDjW07I/AAAAAAAAAGk/W0cSGbu6vf4/s320/relazionedisangue.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5462141306934842290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Salvatore Scalisi&lt;br /&gt;Zona&lt;br /&gt;2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra un pomeriggio come tanti in casa Pacelli. Ma bussano alla porta. È la polizia, che sta cercando un certo Mauro Bonfiglio, un malvivente che tempo addietro abitava in quell’appartamento. Risolto l’equivoco i poliziotti - piuttosto arroganti e indisponenti - vanno via, ma l’accaduto ha turbato Bruno e Carla, i figli di Antonio Pacelli. Anni dopo un poliziotto viene accoltellato in ascensore mentre rientra a casa. È l’ultima vittima di un serial killer che da anni uccide solo gli uomini in divisa. Intanto durante una vacanza a bordo di uno yacht, tra tuffi, gite e panorami romantici sboccia la passione tra Federica - una dolce veterinaria in cerca d’amore - e Mirko, un aitante giovane che sta cercando di riprendersi dopo un rapporto naufragato, che di professione fa il poliziotto…&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Relazione di sangue&lt;/span&gt; è il terzo romanzo del catanese Salvatore Scalisi, e già questa è una sorpresa, perché ci troviamo di fronte a un libro che sembra scritto da un esordiente, e non molto di talento per giunta. Il plot in realtà sarebbe stato un ottimo punto di partenza, se fosse stato sviluppato con maggiore attenzione: invece l’autore si dilunga nella descrizione della vacanza durante la quale i due protagonisti s’innamorano appesantendo la narrazione, che resta inchiodata ai blocchi di partenza come un centometrista a cui è venuto un crampo prima del colpo di pistola dello start. La mancanza dell’indicazione dei capitoli e dei paragrafi non dà punti di riferimento al lettore, il quale è chiamato a riordinare le pagine come se in realtà si trovasse di fronte ad una bozza, e non ad un romanzo finito. Non di rado ci si imbatte in errori di distrazione, come nel caso in cui, all’interno di un dialogo tra Federica e Mirko, l’autore si dimentica il nome dei due interlocutori ed inserisce un «disse Nadia» (per la cronaca, Nadia è la madre della protagonista e in quel momento non partecipa affatto alla scena). I dialoghi peraltro appaiono il più delle volte forzati o peggio inseriti per allungare il brodo, ricchi di frasi fatte, risposte monosillabiche e tempi morti. Ma ciò che lascia a dir poco esterrefatti è la massiccia presenza di errori grammaticali e refusi. Per dirne una, ci si trova spesso davanti a virgole inserite tra il soggetto e il verbo (!), errore che sinceramente ci sembra eccessivo per un libro che uscendo in libreria dovrebbe essere controllato con un minimo di accuratezza in fase di correzione. Non ce ne voglia Salvatore Scalisi, ma come diceva Oscar Wilde “ i libri sono scritti bene o sono scritti male”. E ci pare che &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Relazione di sangue&lt;/span&gt; appartenga decisamente alla seconda categoria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-4740984080899563872?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/4740984080899563872/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=4740984080899563872' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4740984080899563872'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4740984080899563872'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/04/relazione-di-sangue.html' title='Relazione di sangue'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S81slDjW07I/AAAAAAAAAGk/W0cSGbu6vf4/s72-c/relazionedisangue.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-3483233865300618780</id><published>2010-04-19T18:03:00.003+02:00</published><updated>2010-04-19T18:05:28.983+02:00</updated><title type='text'>Un solo errore</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S8x-91dCoFI/AAAAAAAAAGc/-aD3AgAYE3A/s1600/unsoloerrore.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 146px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S8x-91dCoFI/AAAAAAAAAGc/-aD3AgAYE3A/s320/unsoloerrore.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5461880048879575122" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tom Cain&lt;br /&gt;Traduzione di Velia Februari&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marzo 1993. Un aereo sta sorvolando l’Alaska quando prende fuoco e precipita. Unico superstite Waylon Mc Cabe, un petroliere milionario invischiato in sporchi traffici. L’aereo è stato sabotato da Samuel Carver, un ex agente operativo delle forze speciali inglesi, che attualmente di lavoro fa il killer su commissione. Carver ha una sua morale: uccide solo esseri ignobili che la legge non può punire e lo fa in modo che l’esecuzione sembri un banale incidente. Egli non sa che il suo obiettivo è riuscito a sopravvivere. Cinque anni dopo, il Capo di stato maggiore dell’esercito russo rivela che esistono, disseminati in tutto il Globo, un centinaio di ordigni nucleari portatili e che il governo del proprio paese non conosce l’esatta ubicazione di tali ordigni. Intano c’è già chi li sta cercando per creare un olocausto nucleare. Un uomo che solo Carver può fermare, uno dei pochi che è riuscito a salvarsi dai suoi sabotaggi. Ma Samuel Carver è inchiodato su un letto di ospedale, distrutto fisicamente e mentalmente…&lt;br /&gt;Tom Cain è un giornalista inglese giunto alla seconda fatica letteraria, dopo &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il giorno dell’incidente&lt;/span&gt;, in cui Samuel Carver si trovava a Parigi nell’agosto del 1997, il giorno in cui morì Lady Diana. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Un solo errore&lt;/span&gt; vede  protagonista lo stesso Carver il quale, dopo aver commesso una serie di crimini nel primo romanzo, cerca riscatto nel secondo. La peculiarità fondamentale dei romanzi di Cain consiste nel far muovere i propri personaggi in un contesto storico ben definito e reale, con una profonda accuratezza nel descrivere ambientazioni, personaggi e le circostanze, come nei migliori romanzi di Michael Chricton e Ian Fleming, il creatore di James Bond. Nella rappresentazione di Samuel Carver il richiamo più immediato sembra essere il Jack Racher di Lee Child, che ha ispirato Cain - come egli stesso ha confessato - nel creare un antieroe che si muove al limite della legalità e, malgrado tutto, riesce ad attirare le simpatie del lettore. Il risultato è quindi un romanzo piacevole, adrenalinico al punto giusto, con una serie di personaggi secondari ben assortiti. Thriller, azione, spionaggio si concentrano in queste pagine il cui neo è rappresentato dal finale. L’autore avrebbe potuto spendere qualche pagina in più per svilupparlo, invece, tradendo le aspettative e non creando alcun colpo di scena, genera una sensazione di mera incompiutezza, come se ad un bel puzzle mancasse un ultimo pezzettino per essere completato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-3483233865300618780?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/3483233865300618780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=3483233865300618780' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3483233865300618780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/3483233865300618780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/04/un-solo-errore.html' title='Un solo errore'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S8x-91dCoFI/AAAAAAAAAGc/-aD3AgAYE3A/s72-c/unsoloerrore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-5774759867582790888</id><published>2010-04-16T11:07:00.005+02:00</published><updated>2010-04-17T11:30:51.874+02:00</updated><title type='text'>Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S8gpQ7h1a4I/AAAAAAAAAGU/MawCul0Cquk/s1600/indianajoneseilregnodelteschiodicristallo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 154px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S8gpQ7h1a4I/AAAAAAAAAGU/MawCul0Cquk/s320/indianajoneseilregnodelteschiodicristallo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5460659919020977026" /&gt;&lt;/a&gt;James Rollins&lt;br /&gt;Traduzione di Valentina Ballardini e Marcella Bongiovanni&lt;br /&gt;Nord&lt;br /&gt;2008&lt;br /&gt;TEA&lt;br /&gt;2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1956. Il professor Henry “Indiana”Jones Jr. si trova nello Yucatan insieme al suo amico e compagno d’avventure George McHale, quando viene rapito e narcotizzato da un commando di soldati russi guidato dal colonnello Irina Spalko. Destinazione deserto del Nevada, dove all’interno di una base segreta americana è custodita una cassa che contiene un essere apparentemente extraterrestre, scoperto dieci anni prima dallo stesso Jones. I sovietici vogliono che Indy li aiuti a trovare la cassa. Siamo nel pieno della Guerra Fredda. L’archeologo riesce a fuggire, ma s’imbatte in una finta città che viene utilizzata per degli esperimenti nucleari. Proprio in quel momento esplode una bomba atomica ed Indiana Jones riesce miracolosamente a salvarsi, infilandosi in un frigorifero. Ritrovatosi in una base americana, una volta decontaminato dalle radiazioni, Jones viene accusato di essere una spia comunista e viene messo in aspettativa dall’università in cui insegna. Decide allora di lasciare gli Stati Uniti e recarsi a Londra, ma mentre sta per partire il giovane Mutt Williams gli chiede aiuto: la madre è stata rapita mentre s’interessava alla scomparsa del professor Oxley, il quale ha lasciato una lettera indecifrabile che solo Indiana può comprendere. Una lettera che porta a Nazca, in Perù, verso il Teschio di Cristallo di Akator, un antico manufatto oggetto di paura e venerazione, che anche i russi stanno cercando…&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo&lt;/span&gt; è la trasposizione letteraria dell’omonima pellicola uscita nelle sale nel maggio 2008 dopo un’attesa di diciannove anni, quarto appuntamento della saga creata da George Lucas e diretta da Steven Spielberg. Quando i due cineasti per la prima volta hanno deciso di chiedere a uno scrittore di scrivere un romanzo che vedesse protagonista l’archeologo interpretato da Harrison Ford, hanno scelto l’autore di bestseller action James Rollins, il quale ha garibaldinamente risposto “Obbedisco!”. Rollins è un ex veterinario che ad un certo punto della sua vita ha deciso di mollare tutto e dedicarsi alle sue vere passioni: la speleologia, le immersioni subacquee e la scrittura. La scelta non poteva essere più azzeccata. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo&lt;/span&gt; non è una semplice novelization della sceneggiatura, ma un vero e proprio romanzo autonomo che amplia e approfondisce la trama del film grazie alle doti narrative dello scrittore di Chicago, maestro del thriller avventuroso, che ha avuto mano libera nel giocare sulla stessa trama. Solitamente si è abituati ad aspettare la trasposizione cinematografica di un libro, ma questa curiosa operazione inversa immerge il lettore nel mondo di Indiana Jones: templi abbandonati che crollano sempre sul più bello, richiami storico-archeologici, colpi di scena e, soprattutto, fiumi d’avventura. Non dimenticate il cappello di feltro marrone e la frusta, prima di partire.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-5774759867582790888?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/5774759867582790888/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=5774759867582790888' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5774759867582790888'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/5774759867582790888'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/04/indiana-jones-e-il-regno-del-teschio-di.html' title='Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S8gpQ7h1a4I/AAAAAAAAAGU/MawCul0Cquk/s72-c/indianajoneseilregnodelteschiodicristallo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-6079824199480479276</id><published>2010-04-08T20:33:00.005+02:00</published><updated>2010-04-16T11:17:41.576+02:00</updated><title type='text'>Newton Forster</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S74hna_T8EI/AAAAAAAAAGM/tc5yp6T9qBQ/s1600/newtonforster.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 151px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S74hna_T8EI/AAAAAAAAAGM/tc5yp6T9qBQ/s320/newtonforster.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5457836759563104322" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Frederick Marryat&lt;br /&gt;Traduzione di Giovanni Giri&lt;br /&gt;Nutrimenti&lt;br /&gt;2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diciottesimo secolo. Sulle coste del Cumberland, in Inghilterra, Edward Forster sta assistendo al naufragio di un vascello, quando un cane terranova porta a riva un fagotto che contiene una neonata, miracolosamente salvatasi dalle grinfie delle fredde acque del mar d’Irlanda. Sui vestiti bagnati della bambina sono incise le sue iniziali: JF. Qualche tempo dopo il giovane Newton Forster s’imbarca su una nave mercantile e ripesca dalle acque un baule che contiene gioielli e vestiti, alcuni dei quali sembrano appartenere ad una bambina che si chiama JF. Newton è figlio di Nicholas Forster, un uomo stralunato che dedica la sua vita all’ottica e fratello di Edward, di cui non ha notizie da oltre vent’anni. Con il passare del tempo Newton continua la sua carriera a bordo di un vascello ma un destino avverso lo costringe ad allontanarsi dalla famiglia perché arruolato forzatamente su una nave da guerra. Dopo alcuni mesi viene fatto prigioniero dai francesi e, dopo essere stato fortunosamente liberato, rimane vittima di un naufragio che mette a repentaglio la sua stessa vita…&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Newton Forster&lt;/span&gt; venne pubblicato a puntate nel lontano 1832 sul “Metropolitan Magazine”, rivista culturale della quale Frederick Marryat era direttore. Lo scrittore, contemporaneo di Charles Dickens e suo amico, è ritenuto uno dei pionieri dei romanzi ambientati in mare, e ha dato vita a quel filone letterario che ci ha regalato capolavori come &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Moby Dick&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Il vecchio e il mare&lt;/span&gt;. Si dedicò alla letteratura a partire dal 1830, dopo aver vissuto in prima persona le avventure che racconta: arruolatosi nella Marina britannica a soli quattordici anni, percorse tutti i gradi del cursus honorum fino a raggiungere il grado di capitano e ad assumere il comando di diverse navi. La sua particolare capacità nel salvare uomini in mare gli valse il soprannome di ‘Lifeboat’ e inventò una speciale scialuppa di salvataggio. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Newton Forster&lt;/span&gt; viene riproposto dalla casa editrice Nutrimenti dopo decenni in cui era caduto nell’oblio ed è certamente un titolo che non può mancare nelle librerie degli appassionati del genere. Pagina dopo pagina si snoda una vicenda rocambolesca che porterà le sorti dei personaggi ad intrecciarsi tra di loro, con il costante zampino della Provvidenza, in un plot a forti tinte manzoniane. Lo stile narrativo risente dell’influenza ottocentesca, soprattutto quando l’autore si dilunga nei passaggi di raccordo con monologhi didattico–moralistici, lunghi flashback ed aneddoti autobiografici nei quali si rivolge direttamente al lettore. Questo atteggiamento in qualche modo appesantisce la narrazione, ma ci dà la consapevolezza di avere tra le mani un libro d’altri tempi. Un classico, appunto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-6079824199480479276?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/6079824199480479276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=6079824199480479276' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6079824199480479276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/6079824199480479276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/04/newton-forster.html' title='Newton Forster'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S74hna_T8EI/AAAAAAAAAGM/tc5yp6T9qBQ/s72-c/newtonforster.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-4055018088112743665</id><published>2010-03-31T00:23:00.003+02:00</published><updated>2010-03-31T00:25:14.561+02:00</updated><title type='text'>James Joyce</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S7J54XDyikI/AAAAAAAAAGE/5AyvahvmHWg/s1600/jamesjoyce.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 301px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S7J54XDyikI/AAAAAAAAAGE/5AyvahvmHWg/s320/jamesjoyce.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5454556107868637762" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;"Adagio, umilmente, esprimere, tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione dell'anima, un'immagine di bellezza che siamo giunti a comprendere: questa è l'arte".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;James Augustine Aloysius Joyce nasce a Rathgar, un sobborgo di Dublino, il 2 febbraio del 1882, data che ricorre in modo quasi ossessivo nella sua vita di artista: tutte le sue opere vengono pubblicate il giorno del suo compleanno. Primo di dieci fratelli, cinque dei quali muoiono durante l’infanzia, Joyce cresce in una famiglia profondamente cattolica. Compie i primi studi al Clongowes  Wood College e al Belvedere College, entrambi istituti gesuiti. Successivamente si iscrive all’università di Dublino, dove si laurea in Lingue moderne. Ma già in questo periodo inizia a manifestarsi quel senso di oppressione e il relativo moto di ribellione dettati dalla soffocante presenza della Chiesa e della Corona Britannica nella vita sociale della sua città. La ribellione, soprattutto nei confronti della religione, lo porta a rifiutare di inginocchiarsi e pregare al capezzale della madre morente. A Dublino avviene l’incontro che cambia la sua vita: quello con Dora Barnacle, una cameriera dell’ovest dell’Irlanda che diventerà la sua compagna per tutta la vita. I due decidono di fuggire dall’isola e lo scrittore si addentra in quella condizione di esule volontario che sarà il filo conduttore della sua vicenda umana ed artistica. Da Dublino a Zurigo, poi a Trieste, Pola e ancora Trieste, dove lo scrittore inizia a trovare un po’ di pace e dove nasce il suo primogenito Giorgio. Intanto lavora alle sue liriche, che confluiranno nella raccolta &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Chamber Music&lt;/span&gt;, ad alcuni racconti - o meglio, epicleti - con i quali vuole descrivere la paralisi dell’Irlanda, e al pentateuco icarico che rappresenta il manifesto estetico della sua giovinezza: il &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Dedalus&lt;/span&gt;. A Trieste nasce la sua secondogenita Lucia, la quale col passare degli anni inizia a soffrire di schizofrenia, fino alla totale pazzia. A Trieste collabora al “Piccolo della sera”, attività che alterna a quella di insegnante e soprattutto a quella di scrittore e conosce Ettore Schmitz, Italo Svevo, al quale impartisce lezioni di Inglese. Ma Trieste è ormai diventata una città che gli sta stretta e soprattutto lo scoppio della Grande Guerra lo vede costretto a rifugiarsi a Zurigo, in quanto cittadino britannico in una città dell’Impero Austro-Ungarico. Ma anche Zurigo si rivela una città culturalmente arida e quindi Joyce si trasferisce a Parigi, capitale della cultura europea di inizio Novecento. A Parigi porta a termine la stesura dell’opera “trinitaria” che sconvolge completamente le strutture del romanzo: &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Ulisse&lt;/span&gt;, pubblicato il giorno del suo quarantesimo compleanno. Ormai Joyce è uno scrittore affermato, di fama mondiale; le sue opere vengono conosciute e pubblicate oltreoceano dall’editore Huebsch. La sua condizione di esule continua anche all’interno della stessa Parigi: Joyce cambia continuamente indirizzo. La sua carriera sembra ormai giunta al culmine, anche perché un glaucoma ha reso lo scrittore irlandese quasi cieco. Ma nel 1923, dopo un anno di totale inoperosità, Joyce scrive una lettera alla sua mecenate, Miss Harriet Shaw, dicendole di aver iniziato un nuovo lavoro: quel work in progress che verrà pubblicato nel 1939 (nel giorno del suo cinquantasettesimo compleanno) col titolo di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Finnegans Wake&lt;/span&gt;. La parabola del “Dio- creatore di linguaggi” può ritenersi conclusa. James Joyce viene ricoverato per un’ulcera perforata all’ospedale di Zurigo, dove aveva passato gli ultimi anni per stare vicino alla figlia internata in una clinica svizzera.  Si spegne alle 2.15 del 13 gennaio 1941. Due giorni dopo, sotto la neve, sono presenti al funerale Nora, Giorgio, Stephen, figlio di Giorgio e pochi amici. Lucia, informata qualche giorno dopo della sepoltura del padre, risponde indignata: «Che cosa ci sta a fare sotto terra, quell’idiota? Quando si deciderà a uscire? Ci spia tutto il tempo».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3722310945126269161-4055018088112743665?l=lorenzostrisciullo.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/feeds/4055018088112743665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3722310945126269161&amp;postID=4055018088112743665' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4055018088112743665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3722310945126269161/posts/default/4055018088112743665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lorenzostrisciullo.blogspot.com/2010/03/james-joyce.html' title='James Joyce'/><author><name>Lorenzo Strisciullo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02789999789266469059</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S7J54XDyikI/AAAAAAAAAGE/5AyvahvmHWg/s72-c/jamesjoyce.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3722310945126269161.post-5059068121809191853</id><published>2010-03-30T13:02:00.004+02:00</published><updated>2010-04-16T11:18:03.846+02:00</updated><title type='text'>I neri agenti della notte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S7HaeBOCImI/AAAAAAAAAF8/9NBUupNjOx0/s1600/ineriagentidellanotte.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 100px; height: 153px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ldBEeFUqvow/S7HaeBOCImI/AAAAAAAAAF8/9NBUupNjOx0/s320/ineriagentidellanotte.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5454380832980607586" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Peter Tremayne&lt;br /&gt;Hobby &amp; Work&lt;br /&gt;2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1033 Macbeth indaga sull’omicidio av
