21 giugno 2010

Quello che brucia non ritorna


Matteo Di Giulio
Agenzia X
2010

Davide “Smalley” vive ad Amsterdam, città nella quale è approdato dopo aver girato mezza Europa. La sua, in realtà, è stata una fuga da una colpa misteriosa che lo ha costretto a lasciare la sua città: Milano. Nella città olandese Davide ha trovato il suo equilibrio, il suo stile di vita ma le cose cambiano quando compra per caso un giornale italiano in cui un articolo gli rivela la fine dell’esistenza del Laboratorio Anarchico, simbolo della sua adolescenza milanese, culla della sua crescita e del suo sentimento di ribellione. Smalley quindi fa ritorno nella sua città natale accompagnato da Jan, il suo migliore amico. Giunto a Milano carico di rancore, inizia la sua indagine personale alla ricerca della verità mentre i luoghi che ritrova lo riportano indietro nel tempo: i primi vinili da Zabriskie, l’incontro con Max, Lupo e Drew - i componenti della sua band, i Krakatoa - la scena underground milanese, la ribellione, l’etica “straight edge”, il Laboratorio Anarchico…
Quello che brucia non ritorna è il secondo romanzo di Matteo Di Giulio, il quale, dopo aver descritto in La Milano d’acqua e sabbia una periferia in preda al degrado e alla malavita, ci immerge nel pieno degli anni Novanta delle controculture milanesi, delle periferie che si ribellano a colpi di riff taglienti e sudore, nel cuore della scena hardcore. Protagonista è Davide “Smalley”, il cui nome è un omaggio a Dave Smalley, cantante e chitarrista celebre per aver fatto parte di gruppi come DYS, ALL e Dag Nasty; è lui a narrarci i fatti in prima persona seguendo un ritmo diaristico, senza filtri, creando un rapporto diretto con il lettore. Il tempo della narrazione è il presente, che diventa presente storico nei numerosi flashback in cui il protagonista racconta il suo passato. L’intera vicenda è un viaggio. Verso una città che è profondamente cambiata in peggio; verso un passato che ritorna con il suo tributo di ricordi e rabbia; verso la voglia di liberarsi dai demoni e raggiungere una catarsi personale; verso una vendetta per qualcosa che non può più esistere per colpa di qualcuno. Questo viaggio Matteo Di Giulio ce lo racconta attraverso una scrittura carica di cinismo, rabbia, disprezzo, con uno stile tagliente e senza fronzoli, proprio come l’hardcore, uno stile di vita grezzo e sincero, in cui gli ideali vengono urlati con voci cacofoniche ma dirette. Una scrittura che si vela di malinconia quando Smalley afferma che “quello che brucia non ritorna mai; e al tempo stesso non muore, dentro di noi”.

Nessun commento: