29 ottobre 2010

Anatomia di un delitto


Jefferson Bass
Traduzione di Emanuela Cervini
Nord
2007
TEA
2010

A Knoxville, nel Tennessee, esiste un laboratorio a cielo aperto dove si studia la decomposizione dei cadaveri in tutte le condizioni possibili: la Fabbrica dei Corpi, unica al mondo a compiere studi del genere. Direttore e fondatore della Fabbrica è Bill Brockton, antropologo forense che, grazie ai suoi studi, è stato decisivo in moltissime indagini della polizia e dell’F.B.I. Su richiesta del medico legale Jess Carter, Bill ha ricreato la scena di un delitto avvenuto in un paesino vicino, Chattanooga, dove il cadavere di un uomo vestito da donna è stato trovato legato ad un albero a testa in giù e decomposto solo nelle parti inferiori del corpo. Il dottor Brockton è anche docente all’università e si mette nei guai quando, durante una lezione, ha un battibecco con uno studente cristiano sostenitore della teoria creazionista, la quale riconduce la nascita dell’universo, della Terra, dell’uomo e di tutti gli esseri viventi all’intervento di un’entità divina, mentre Bill è un fervido sostenitore della teoria darwiniana-evoluzionista. Costretto a difendersi dal polverone sollevato su di lui dalle associazioni cristiane e impegnato nell’indagine sul cadavere di Chattanooga, Bill è sull’orlo di un baratro quando un evento interviene a sconvolgere la sua vita, costringendolo a chiedere aiuto all’odiato avvocato “Da Grease”…
Anatomia di un delitto è il secondo romanzo della serie “Body Farm” che vede protagonista Bill Brockton e la sua Fabbrica dei Corpi, dopo l’ottimo esordio di Rigor Mortis. Dietro lo pseudonimo di Jefferson Bass si celano le quattro mani di Bill Bass, guru della medicina forense americana e fondatore della vera Fabbrica dei corpi, il Forensic Anthropology Center - reso famoso da un romanzo di Patricia Cornwell - e Jon Jefferson, giornalista e documentarista. Sono molteplici gli elementi che compongono il plot, a partire dall’indagine che Bill è chiamato a risolvere grazie ai suoi esperimenti, descritti nei minimi particolari anatomici, resi ancora più chiari dallo schema del corpo umano in appendice. Ad un secondo livello d’analisi si pone il rapporto-scontro tra il Creazionismo di Lamarck e l’Evoluzionismo di Darwin, che assume nella vicenda una piega che denuncia l’interesse attuale intorno all’argomento da parte della comunità scientifica. Il romanzo decolla nel momento in cui un evento spezza la trama spostandola dai binari del medical-thriller a quelli contorti e cupi del legal- thriller dal sapore “grishamiano”. Il tutto viene impreziosito da uno stile avvincente, da una scrittura in prima persona che rende ancora più difficile la risoluzione del caso- o meglio dei casi- con una presenza costante dall’inizio alla fine di queste pagine: la morte.

28 ottobre 2010

Prega detective


James Ellroy
Traduzione di Stefano Bortolussi
Mondadori
2001

Los Angeles, 1980. Fritz Brown è un investigatore privato di origini tedesche e patito di musica classica che si occupa di espropri d’auto per conto di Cal Myers. Fritz ha un passato oscuro: cacciato dalla polizia, è un ex alcolizzato sempre in lotta con se stesso per non ricadere nel baratro. Un giorno nel suo ufficio si presenta Freddy “Fat Dog” Baker - un caddie razzista dall’aria trascurata, butterato e sgradevole - per offrirgli un incarico: Brown deve indagare su Sol Kupferman, un ricco ebreo presso il quale la sorella di Fat Dog, Jane, si è rifugiata, chiudendo tutti i contatti con il fratello. Kupferman è anche il vecchio proprietario del Club Utopia, un locale che nel 1968 è stato incendiato da tre piromani subito catturati e giustiziati. C’era, però, un quarto uomo di cui si sono perse le tracce. Il caso sembra interessante e Fritz, tediato dalla quotidianità degli espropri, ci si butta a capofitto, iniziando le indagini in una città, Los Angeles, che vive di contraddizioni e si divide tra le luci e i clamori di Hollywood e lo squallore dei bassifondi e nasconde nel sottobosco poliziotti corrotti e un serial killer piromane che da anni miete vittime, indisturbato…
Prega detective, titolo italiano di Brown’s Requiem, segna l’esordio narrativo del padre del noir americano James Ellroy, il quale pubblicò questo romanzo nel 1981, dopo circa sei anni di gestazione. Rispetto alle opere successive, stilisticamente più complesse e frammentate, Prega detective si presenta lineare e maggiormente ipotattico, tagliente, rapido e offre molti spunti autobiografici, come lo spaccato sull’universo dei caddie, eleganti e sorridenti di giorno, tristi, alcolizzati e spesso senza dimora di notte, condizione che lo stesso Ellroy ha vissuto, o il torbido giro di scommesse clandestine della Los Angles del trentennio ’50-‘80, vero e proprio terreno fertile per la criminalità, prima della legalizzazione. L’eccezionalità dello scrittore di Los Angeles sta proprio nel descrivere situazioni reali stravolgendole nel gioco della narrazione, creando una trama all’interno della quale si muovono personaggi che hanno fatto la storia del genere. Fritz Brown, protagonista assoluto della vicenda, rimane nel suo limbo; non è un vincente né un perdente, vive una condizione di continua catarsi e ricaduta, nonostante i suoi sforzi di redenzione, in una città in cui tutti perdono, tutti hanno un conto in sospeso e sono chiamati a pagarlo caro e nessuno è innocente. Ma oltre ad essere un detective che segue sicuramente le orme di Continental Op e Sam Spade di Dashiell Hammett o Marlowe di Raymond Chandler, Brown è anche un romantico, nel senso letterale del termine, in quanto estimatore dei musicisti romantici dell’Ottocento come Beethoven e Bruckner, conosciuti grazie all’amico di sempre Walter, alter-ego malinconico del protagonista. Se nel 1987 James Ellroy esploderà con Dalia Nera, la deflagrazione inizia con Prega detective, dove già si scorge l’incunabolo narrativo e geniale di uno scrittore che in trent’anni di carriera è diventato un classico della letteratura americana.

18 ottobre 2010

Bari & dispari


Gianpaolo Santoro
Manifestolibri
2010

Napoli. Paolo Sansovito ha un importante appuntamento di lavoro, un colloquio con Marco Ansaldo, direttore della Alisud - azienda del gruppo Finmeccanica - quando viene raggiunto da una telefonata: è il Lupo, alias Enea Cucco, un uomo che nella vita ha fatto mille lavori e ora ha una pizzeria a Roma. Che vuole il Lupo? Ha un affare importante da proporre a Sansovito, il quale, senza esitare, snobba l’appuntamento con Ansaldo e si dirige verso l’autostrada. Direzione: la Capitale. L’affare consiste nel riciclare un’enorme somma, circa sei miliardi di lire – residuo del tesoro di Craxi – nel giro dei Casinò della Costa Azzurra. E chi meglio di Franco Meda può introdurli nel circuito? Franco è nato con le carte in mano. A ventisei anni era già pronto per fare il grande salto, anche grazie a Stefano Sorgi, un mago del poker, e diventare il leader del gioco in tutta la Toscana. Ma quando un re si abitua a dominare, il regno diventa stretto e si aprono nuovi orizzonti: e il nuovo orizzonte di Franco si chiama Nizza, a due passi da Cannes e Montecarlo, sedi dei maggiori casinò della Costa Azzurra…
Lo Chemin de fer, la roulette, il poker, il black jack sono gli agenti patogeni della malattia del gioco che Gianpaolo Santoro, storico giornalista de Il Mattino e de L’Avanti - ora in pensione - descrive in questo simpatico romanzo in cui personaggi fittizi si mischiano a personaggi, fatti e situazioni reali. Un romanzo che si divide tra i noti casinò della Costa Azzurra e le bische clandestine di Napoli, in cui a fare da minimo comune denominatore è la febbre del gioco, davanti alla quale tutti sono uguali, dall’imprenditore annoiato, al giovane rampollo, dal camorrista all’operaio, come davanti alla morte ne ‘A Livella di Totò. Il racconto è una panoramica sui luoghi storici del gioco d’azzardo, come La Cisterna, un circolo napoletano – vera e propria “università” del gioco – o Montecatini, sede storica del “totonero”; sui rapporti che legano mafia e gioco clandestino e non, e su tutti i trucchi che hanno reso ricchi i migliori professionisti dell’azzardo. A tal proposito è inserita un’interessante appendice in cui vengono annoverati i maestri assoluti del campo: Enrico Altavilla, leggendario inviato del Corriere della Sera, che insegnò a giocare a carte ai gerarchi nazisti Goering e Goebbels; Tomas “Señor” Garcia e il suo infallibile sistema per vincere alla roulette; Nicolas Zographos e il “Sindacato greco”; Giuseppe Martorana, il baro dei due mondi; Charles Wells, che ispirò una canzone di Charles Coburu, L’uomo che fece saltare il banco a Montecarlo; Joseph Jagger, il meccanico e ingegnere che vinceva grazie alle imperfezioni dalla roulette; Ashley Revell, famoso per il suo unico colpo “mordi e fuggi”. Professionisti o semplici avventori, accomunati da una febbre incontrollabile, quella del gioco, il quale, per dirla con le parole di Enrico Altavilla, “può dare due grandi gioie: vincere e perdere; chi si diverte soltanto quando vince non è un vero giocatore”.

03 ottobre 2010

Sangue misto


Roger Smith
Traduzione di Fabiano Massimi
Einaudi
2010

Città del Capo, meta di turisti e di fuggiaschi. Uno di questi è Jack Burn, giunto nella città sudafricana dopo una rapina finita con un poliziotto ucciso a Milwaukee. Jack, un ex-marine, una sera è a cena con la moglie incinta Susan e il suo figlioletto di quattro anni, Matt, quando due delinquenti strafatti entrano in casa armi in pugno. Burn vive in un quartiere ricco e i due vengono dai Cape Flats, il ghetto nel quale era stata segregata la popolazione nera durante il periodo dell’apartheid. Jack ha poco tempo per decidere il da farsi e quando si muove i due sono già cadaveri. L’americano riesce a nascondere i corpi ma, sfortunatamente, i due tossici erano in affari con Rudi “Gatsby” Barnard, ispettore corrotto della polizia, un bianco che fa schifo sia dal punto di vista fisico che morale. Le indagini violente e omicide di Barnard portano verso Burn, il cui unico scopo è salvare la sua famiglia e fuggire verso il prossimo rifugio sicuro. Ad aiutarlo c’è Benny Mezzosangue, un ex-galeotto dal volto sfigurato che sta cercando di mettere la sua vita sui binari giusti lavorando come guardia giurata. La sua unica compagna di vita è una cagnolina di nome Bessie. Quando Barnard pesta ai piedi a Benny, compie l’errore più grande della sua vita, perché, si sa, quando ti prende di mira “Benny Mezzosangue dice buonanotte”…
Violentissimo. Il romanzo d’esordio del sudafricano Roger Smith - di cui Samuel L. Jackson ha subito acquistato i diritti cinematografici - si riassume in un aggettivo. La violenza che si dipana nelle pagine di Sangue misto cancella i confini tra bene e male, tra vittima e carnefice in un paese - unico nel continente africano - in cui fino a pochi anni fa (e tutto sommato anche oggi) essere nero voleva dire essere confinato in un ghetto come i Cape Flats, su cui torreggia la figura di Rudi Barnard, soprannominato “Gatsby” per via del panino dalle dimensioni di un pallone da rugby che mangia ogni giorno. Barnard è il prototipo di poliziotto che generalmente s’incontra in un romanzo noir, corrotto, al di sopra – o meglio, al di fuori della legge – invischiato nel traffico di droga. Ma ciò che colpisce è la cattiveria che connota questo personaggio, che non si fa scrupoli nello sparare in faccia ad un ragazzino di dieci anni per poi dargli fuoco. Attraverso le storie dei tre protagonisti, Gatsby, Jack Burn e Benny Mezzosangue – storie che sono destinate ad incrociarsi – Roger Smith ci immerge nei sobborghi di Città del Capo, una metropoli dal duplice volto, in cui i quartieri ricchi dei bianchi fanno da contraltare agli slum in cui si dorme in catapecchie e gli unici affari possibili sono la droga e la prostituzione, mentre i sentimenti della gente vengono cavalcati dalla paura e dalla consapevolezza di un futuro nero come la propria pelle. Quei sentimenti e quella condizione che Nelson Mandela ha combattuto strenuamente pagando il prezzo di ventisette anni di carcere. Sangue misto è un noir, ma anche un libro di denuncia sociale, che ci racconta una realtà nella quale non esiste l’infanzia, un quadro che non troviamo solo a Città del Capo ma che prende il nome di “quotidianità” da Rio de Janeiro a Calcutta, da Bogotà a Buenos Aires passando per Città del Messico.

01 ottobre 2010

Il ricatto


John Grisham
Traduzione di Nicoletta Lamberti
Mondadori
2010

Kyle McAvoy è un giovane di venticinque anni che frequenta la scuola di legge di Yale ed è direttore dello Yale Law Journal, la rivista della sua scuola. Il suo futuro sembra essere in discesa, quando Kyle viene avvicinato da due sedicenti agenti dell’FBI, i quali affermano di avere un video risalente ai tempi in cui frequentava il college. Il video mostrerebbe le prove di uno stupro. Quando il giovane si trova davanti a Bennie Wright, un losco individuo che afferma di essere un detective, le carte vengono scoperte. Kyle sta subendo un ricatto. Se vuole che il video non diventi di dominio pubblico e la sua vita venga per sempre rovinata, deve, dopo aver conseguito la laurea e l’abilitazione di avvocato, farsi assumere in un mega-studio legale di New York, il più importante del mondo, lo Scully & Pershing. Lo studio si occupa di una causa in cui sono coinvolte due aziende che si danno battaglia per la costruzione di un aereo ipersonico, il B-10, commissionato dall’Air Force e dal Pentagono. Il piano prevede che, una volta assunto, Kyle entri a far parte del team di avvocati che si occupa della controversia e rubi delle informazioni preziose per poi passarle ai suoi ricattatori. Col passare dei giorni Kyle si rende conto di dover compiere una scelta: compiere un crimine e assecondare il ricatto o dare retta alla sua morale e cercare una difficile via d’uscita. Ma il sedicente Bennie Wright e i suoi complici è gente che non scherza…
Le sue ultime prove avevano fatto storcere un po’ il naso a fan e addetti ai lavori, perché, si sa, è sempre difficile eccellere in territori sconosciuti, soprattutto quando il tuo nome è John Grisham e hai venduto milioni di copie. Per questo lo scrittore dell’Arkansas è tornato a quello che gli riesce meglio e lo ha visto scalare vertiginosamente le classifiche di vendita in tutto il mondo: il legal thriller. Il ricatto si colloca in quella schiera di romanzi che han fatto la fortuna dell’autore, a partire da Il socio del 1991, e che hanno avuto un gran successo anche nelle relative trasposizioni cinematografiche. Il canovaccio è sempre lo stesso: un avvocato che si trova nei guai e un processo scottante. Una formula che funziona, soprattutto grazie alla certosina costruzione della suspense che cresce di pagina in pagina. Il romanzo ruota intorno alla figura di Kyle McAvoy, giovane avvocato che viene risucchiato da un gioco molto più grande di lui, e al suo senso della morale, che ad un certo punto lo spinge a cercare uno spiraglio per sfuggire al ricatto di cui è vittima. In sostanza Il ricatto termina qui, perché di colpi di scena se ne vedono ben pochi. Ad un ritmo sostenuto non corrisponde uno sviluppo sofisticato della trama, che scorre fino alla fine lasciando un sapore insipido, come se mancassero una cinquantina di pagine, come se dopo una cena pantagruelica fossimo costretti a rinunciare al caffè.