30 settembre 2010

Io ti farò del male


Derek Haas
Traduzione di Alfredo Colitto
Piemme
2010

Vive a Boston. Pochi sanno del suo passato e pochissimi conoscono il suo vero nome. Di professione fa il killer su commissione e si fa chiamare Columbus da quando Vespucci, il suo primo intermediario, gli ha fatto compiere il primo omicidio in una vecchia fabbrica che si chiamava “Columbus Textiles”. Ora Columbus ha un nuovo incarico: deve uccidere Abe Mann, il portavoce della Casa dei Rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti, candidato nella corsa per diventare Presidente. L’omicidio dovrà avvenire a Los Angeles, ultima tappa della campagna elettorale.
Columbus è abituato ad uccidere. Non ha scrupoli. Per lui uomini, donne, bambini non fanno differenza. Ma questo nuovo incarico ha qualcosa di particolare: Abe Mann è l’uomo che ventinove anni prima ha messo incinta LaWanda Dickerson, una prostituta alla quale è stato sottratto il bambino per portarlo in un orfanotrofio e in seguito trovata morta. Sua madre. Per questo Columbus vuole a tutti i costi portare a termine questa difficile missione che si complica quando Pooley, suo intermediario e amico, scopre che altri due killer sono stati ingaggiati per uccidere Abe Mann…
Il passato torna e si declina in vendetta. Se poi passato vuol dire una madre mai conosciuta e un padre responsabile della sua morte, la vendetta è un obbligo, soprattutto se di professione fai il killer. È questo l’assunto di Io ti farò del male, romanzo che segna l’esordio narrativo di Derek Haas, noto a Hollywood per aver sceneggiato “2 fast 2 furious”, “Quel treno per Yuma” con Russel Crowe e “Wanted” con Angelina Jolie. Protagonista è Columbus, un sicario senza scrupoli, che non esita ad uccidere chiunque valga la sua parcella o gente innocente trovatasi per sbaglio sulla sua strada. Per questo si rimane spiazzati quando, immergendosi nella lettura, ci si accorge di essere costretti a stare dalla sua parte. Il tentativo che compie l’autore è quello di entrare totalmente nella mente di un killer - attraverso una narrazione in prima persona e al presente - risucchiando il lettore in un vortice nero dal quale è difficile uscire, specialmente quando viene immerso nel flusso di coscienza del protagonista, che si alterna senza soluzione di continuità ai ricordi del passato in cui Columbus evoca la sua storia e l’ascesa nel mondo del crimine.
Particolarmente brillante è la costruzione della sceneggiatura, che infonde all’intera struttura un sapiente equilibrio tra atmosfere noir, ritmo thriller e movimenti d’azione, soprattutto quando Columbus è alle prese con i killer rivali, scene che ricordano - forse un po’ troppo – “Assassins”, la pellicola del 1995 in cui Sylvester Stallone interpretava Robert Rath, il sicario che giocava alla caccia all’uomo con Miguel Bain, un altro assassino interpretato da Antonio Banderas. Ah, e c’è un sequel in arrivo.

17 settembre 2010

Morsa di ghiaccio


Clive Cussler, Dirk Cussler
Traduzione di Paola Mirizzi Zoppi
Longanesi
2010

Aprile 1848, Stretto di Vittoria, oceano Artico. La spedizione esplorativa di sir John Franklin è miseramente fallita quando la “Erebus” e la “Terror”, le due navi della missione, sono rimaste intrappolate nei ghiacci e, a bordo della prima, l’equipaggio ha iniziato a dare segni di pazzia. Il resto degli uomini cerca la salvezza addentrandosi nei territori interni, abbandonando le navi e i propri compagni al loro destino. Impresa folle, perché a quelle temperature il freddo non perdona e spinge l’equipaggio verso l’unico destino possibile: la morte... 2011. La Terra ha raggiunto un livello di riscaldamento globale insostenibile. Gli Stati Uniti sono alla disperata ricerca di fonti energetiche alternative al petrolio e al carbone. La soluzione la trova una ricercatrice di Washington, Lisa Lane, la quale riesce a creare in laboratorio il meccanismo della fotosintesi artificiale, in grado di abbassare il preoccupante riscaldamento terrestre. Il processo, per funzionare, ha però bisogno di un minerale che funga da catalizzatore, il rutenio, le cui ultime scorte erano trasportate a bordo delle navi di Franklin. Intanto una serie di strani incidenti gettano Stati Uniti e Canada sull’orlo di un conflitto. Gli incidenti sono stati provocati appositamente da Mitchell Goyette, un finanziere bramoso di potere e ricchezza che ricorre ad ogni sorta di infamia pur di ottenere i propri scopi. Se gli studi sul rutenio andassero in porto, Goyette dovrebbe rinunciare alle esportazioni di gas naturale, di cui ha il monopolio in tutto il Canada. Per questo deve assolutamente trovare il rutenio e boicottare le ricerche. Non ha fatto i conti, però, con Dirk Pitt e gli uomini della NUMA, disposti a tutto per trovare il rutenio, risolvere l’intrigo ed evitare un conflitto dalle conseguenze disastrose…
Era il lontano 1965 quando Clive Cussler esordiva nel mondo della narrativa, in un periodo in cui badava ai figli durante la notte mentre la moglie lavorava presso il dipartimento di polizia. e quarantasei anni dopo il buon Clive sembra ancora avere le energie necessarie per immergere i lettori in avventure straordinarie. Morsa di ghiaccio è il ventesimo romanzo della saga dedicata a Dirk Pitt, alter ego dello scrittore (amante del mare e della storia e collezionista di auto d’epoca), il quale è chiamato, come al solito, a risolvere un intrigo che affonda le radici nella storia, secondo una formula stra-collaudata in tutti i romanzi di Cussler. A differenza dei precedenti lavori, però, il ritmo scorre a bassi regimi; non assistiamo ad effetti pirotecnici almeno fino a metà romanzo, quando la situazione dell’intrigo è chiara e Dirk Pitt è pronto ad entrare in azione, aiutato dai soliti, fedeli collaboratori Al Giordino, Rudi Gunn, l’ammiraglio Jim Sendecker - divenuto intanto vicepresidente degli Stati Uniti - Hiram Yaeger e Julien Perlmutter, con la new entry rappresentata da Dirk Jr. e Summer, figli dello stesso Pitt. Se molti alla veneranda età di Clive Cussler sono da tempo in pensione e si godono il meritato riposo, lo scrittore sembra non voler rinunciare alla sua attività, come l’acciaccato Dirk Pitt il quale, rispondendo alla domanda di Al Giordino se non si fosse stancato dell’avventura e non preferisse un posto dietro una scrivania, risponde che “l’esistenza è una continua ricerca e io ho fatto della ricerca la mia vita; dovranno usare il cric per staccarci dai comandi”.

12 settembre 2010

La morte ha mille mani


Luigi Guicciardi
Hobby & Work
2010

Modena. Notte del 14 dicembre. Una macchina è ferma in Rua Frati Minori. Piove. Quando Fabio Zanasi esce dal portone di un palazzo, la macchina lo investe e lo lascia cadavere sulla strada. Un omicidio. Zanasi era un chirurgo plastico. Il più bravo nella città emiliana, tutti coloro che volevano rivedersi giovani guardandosi allo specchio si rivolgevano a lui. Ad occuparsi delle indagini è il commissario Giovanni Cataldo, trasferitosi a Modena da Catania. Lo aiuta il suo fedele vice Muliere. Il caso non è semplice, perché le piste da seguire sono molteplici: una vendetta per un intervento non riuscito, un omicidio a scopo passionale o economico, la brama di potere. Gli eventi sembrano prendere una strana piega quando altre due persone vengono trovate morte. Entrambe legate al chirurgo. La lista dei sospetti aumenta e le indagini sembrano girare a vuoto. Cataldo deve fare appello al suo intuito e alla sua esperienza per svelare i pochi indizi e risolvere un caso complicatissimo…
Una morte all’apparenza misteriosa e senza senso. Si apre così questo undicesimo romanzo della serie che vede protagonista il siciliano commissario Cataldo, trapiantato a Modena, città nella quale l’autore, Luigi Guicciardi, insegna al liceo Tassoni ed è ricercatore di storia contemporanea. Gli ingredienti per un buon giallo ci sono tutti: un’ampia rosa di possibili colpevoli, tutti con un buon motivo per essere sospettati e con un bel po’ di scheletri nascosti nell’armadio; indizi che sembrano condurre sulla retta via ma che puntualmente conducono ad un vicolo cieco; dialoghi costruiti a puntino per aumentare l’alone di mistero che aleggia in tutta la narrazione; l’intuito del commissario Cataldo che solo nelle ultime pagine riesce ad avvolgere il bandolo della matassa. E poi c’è Modena, con le sue tinte fosche e grigie, una città di provincia non abituata a casi di cronaca così efferati, una città che Cataldo ha imparato ad apprezzare e conoscere, dopo il trasferimento da Catania chiesto per fare carriera. Attraverso lo sguardo “giallo”, l’autore apre una finestra sul mondo della chirurgia estetica. Un universo che sembra non essere composto solo dalle luci dei riflettori e dalle cliniche eleganti. C’è da fare i conti con i baroni, con le ingiustizie, con gli errori, le invidie, la morte. Perché, come scrisse T.S. Eliot, “la morte ha mille mani e cammina lungo mille sentieri; puoi salire lungo una scala di giorno e scivolare su un gradino malfermo; puoi sederti a mensa e sentire di colpo un gelo nelle midolla”.

11 settembre 2010

I delitti della luce


Giulio Leoni
Mondadori
2005

Comune di Firenze. Estate del 1300. Il priore Dante Alighieri viene raggiunto da una guardia che gli riferisce del ritrovamento di una galea nelle fetide paludi dell’Arno. Giunto sul posto Dante si trova davanti ad uno spettacolo raccapricciante: l’intero equipaggio è stato assassinato e pare che l’autore dello scempio si sia diretto a Firenze. Ad attirare l’attenzione del priore sono i resti di uno strano marchingegno nascosto in una cabina della nave: gli ingranaggi di un enorme orologio. Sembra che Firenze sia diventata culla di strani eventi. Prima viene ritrovato il cadavere di Brunetto, un decoratore diretto a Roma, la cui vera identità è quella di Guido Bigarelli, architetto di Federico II. Poi un gruppo di fanatici capeggiati dal monaco Brandano giunge in città per mostrare ai fedeli il miracolo della Vergine di Antiochia. Nel frattempo vengono uccisi altri cinque uomini, in qualche modo legati tra loro, con la stessa modalità, un doppio squarcio sul collo. Sembra che la presenza della morte sia diventata una costante a Firenze e Dante ha poco tempo per le indagini perché il suo mandato di priore sta per scadere. La sua è una corsa contro il tempo e verso la storia, perché gli strani eventi paiono condurre inequibovabilmente alla sete di conoscenza di Federico II, alla sua morte misteriosa e al suo tentativo di creare la luce…
Terzo appuntamento della saga dedicata a Dante Alighieri: dopo I delitti della medusa - con il quale Giulio Leoni aveva vinto il premio Tedeschi - e I delitti del mosaico, I delitti della luce trova spunto dall’oscura dipartita di Federico II di Svevia, ultimo baluardo dell’Impero prima della definitiva vittoria della chiesa dei papi e fautore di quella Scuola Siciliana che segna l’inizio ufficiale della storia della letteratura italiana. Siamo nel 1300, anno cruciale per l’Italia e per Firenze. È l’anno del primo Giubileo, istituito da Papa Bonifacio VIII, che concedeva l’indulgenza plenaria a tutti coloro i quali si recavano in visita nelle basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura, e Firenze diventa meta di passaggio per le masse di pellegrini che si recano nella Capitale. Ma il 1300 rappresenta anche per il sommo Poeta una data fondamentale, perché inizia a lavorare alla Commedia, che verrà ambientata proprio in quel periodo, quando Dante ha trentacinque anni, “nel mezzo del cammin di nostra vita”, quando l’uomo-Dante Alighieri, che si fa allegoria del genere umano, ha raggiunto il culmine del peccato e della perdizione. Ed è proprio questa la condizione che Giulio Leoni descrive perché, mentre messer Durante è ligio ai suoi doveri di priore, dal punto di vista privato non è molto diverso dai suoi concittadini: indebitato e vizioso, sono frequenti le sue incursioni nel bordello di monna Lagia e le notti passate nelle braccia di Pietra, la prostituta che ha ispirato le rime “petrose”, simbolo dell’amor sensuale. I rimandi culturali e storici abbondano in queste pagine, dove s’incontrano il burlone Cecco Angiolieri e l’odioso cardinale d’Acquasparta e aleggia l’aura di Bice Portinari. Il tutto viene completato da una trama gialla ben costruita, un intrigo che trova soluzione solo alla fine ed enigmi che Dante è chiamato a risolvere. Roba da far sembrare Robert Langdon un poppante.

05 settembre 2010

Il libro delle anime


Glenn Cooper
Traduzione di Gian Paolo Gasperi, Velia Februari
Nord
2010

New York. Il caso “Doomsday” è ormai alle spalle e Will Piper, ex agente dell’FBI, è in pensione. Ha sposato la sua collega Nancy e ora hanno un figlio. A dir la verità la sua vita è diventata un po’ noiosa, ma le cose cambiano quando Henry Spence e Alf Kenyon, due vecchietti che appartengono al “club 2027”, si presentano a casa sua a bordo di un enorme camper. In Inghilterra sta per essere bandita un’asta il cui pezzo forte sembra essere un libro risalente al 1527. Un libro che all’apparenza è un registro di nascite e morti. I due vogliono che Will recuperi il libro e compia alcune indagini su di esso. Il tempo a disposizione è poco, perché Henry Spence sa che deve morire tra alcuni giorni. L’impresa non è semplice perché sulle tracce dell’antico testo si trova anche Malcom Frazier, il capo della sicurezza dell’Area 51. Le indagini di Will lo portano a scoperte sconvolgenti: il libro è l’ultimo superstite di una biblioteca i cui testi sono stati scritti nell’abbazia di Vectis da scrivani autistici dai capelli rossi e gli occhi verdi, non si sa se messaggeri divini o diabolici; libri in cui sono segnate le date di nascita e morte dell’intera umanità a partire dall’VIII secolo dopo la nascita di Cristo fino ad una data che sembra contenere un messaggio apocalittico: il 9 febbraio 2027; libri che fanno parte della biblioteca dei morti…
Un caso editoriale con 280 mila copie vendute solo in Italia nel 2009. Un thriller che mescola esoterismo ed enigmatici meccanismi polizieschi: questo era stato La biblioteca dei morti, romanzo d’esordio dello scrittore newyorchese Glenn Cooper che si era concluso con degli indizi che portavano verso un probabile sequel. Il Libro delle anime porta alla luce alcuni elementi che erano rimasti oscuri nel romanzo precedente, maggiormente incentrato sulla figura del serial killer che faceva strage nelle strade di New York. Qui invece troviamo massicce digressioni storiche inserite per risalire alle origini della biblioteca che contiene il destino dell’intero genere umano, in cui s’incontrano personaggi del calibro di Giovanni Calvino, il grande teologo del Cinquecento che diede vita al Calvinismo, William Shakespeare e Nostradamus, tutti venuti in contatto con il Libro delle anime. Protagonista assoluto rimane Will Piper, chiamato all’ardua impresa di recuperare il libro, svelare gli enigmi in esso contenuto, riuscire a sopravvivere agli agguati di Frazier e mettere in salvo la sua famiglia. Attraverso un ritmo sempre incalzante e senza cali di tensione, Glenn Cooper anche questa volta ha costruito un romanzo che non mancherà di attirare gli amanti del genere e che rappresenta un “must” per chi ha apprezzato il lavoro precedente. Il cerchio si chiuderà con l’attesa trasposizione cinematografica, i cui diritti sono già stati acquistati.

02 settembre 2010

L'ombra del Duomo


Andrea Sora, Matteo Pontes
Gingko
2010

5 dicembre 2009. Roma è invasa dal “Popolo viola”. Circa un milione di persone si dà appuntamento a Piazza della Repubblica per dare l’inizio ad un corteo che ha come destinazione Piazza San Giovanni, la piazza più grande della Capitale. È il “No B Day”, la prima manifestazione che nasce dalla Rete e che raggiunge delle cifre del genere. L’Italia è stanca e chiede a gran voce le dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale ha raggiunto il livello minimo di gradimento da quando è “sceso in campo”. 13 dicembre 2009. Milano. Alle spalle di Piazza Duomo è stato allestito un palco. È in corso il tesseramento del Pdl e il premier è atteso per un breve discorso ai suoi elettori. Alla fine del comizio (Berlusconi ha trasformato un breve discorso in un vero e proprio comizio), il premier sta facendo ritorno alla sua macchina, accerchiato dagli uomini della sua scorta. Stringe mani. Scambia parole con i suoi affezionati, quando succede qualcosa d’imprevisto: viene colpito al volto da un oggetto, una statuetta in miniatura del Duomo di Milano...
Il 13 dicembre 2009 ha segnato un confine. Prima di quella fatidica data la popolarità di Silvio Berlusconi era al minimo. Da quando è stato eletto, il premier e i suoi ministri si sono mossi verso un percorso unidirezionale al fine di evitare al presidente di essere processato. Il “Lodo Alfano” e il cosiddetto “Processo breve” parlano chiaro. Proprio nel momento in cui l’Italia sembra svegliarsi da un intorpidimento mediatico e politico, succede l’inaspettato: Silvio Berlusconi subisce un attentato per opera di uno squilibrato di nome Massimo Tartaglia. Ma i fatti si sono svolti realmente come i media ce li hanno proposti? Matteo Pontes e Andrea Sora, fondatori del sito “Resistenzaweb.it”, cercano di rispondere a questo quesito, analizzando - tramite le immagini e i video non ufficiali e non censurati – e mettendo a nudo alcuni elementi che gettano luce sui fatti del 13 dicembre. Sono molte le discrasie in seno all’evento. Troppi movimenti che lasciano pensare ad una bufala, secondo gli autori. Ad un attentato costruito a puntino per placare le acque agitate intorno al premier e trasformare la sua figura da “carnefice” a “martire”, per poi dare la colpa ai soliti “nemici”: il gruppo Repubblica – L’Espresso, il “terrorista mediatico” Marco Travaglio ( parole di Cicchitto durante un discorso alla Camera), la trasmissione di Santoro Anno Zero e Antonio Di Pietro, tutti definiti “ i mandanti morali” dell’attentato. Pontes e Sora portano avanti la loro tesi ponendo una serie di dubbi al lettore. Dubbi che prendono corpo dal comportamento della scorta e di Silvio Berlusconi dopo l’attentato, dalle condizioni in cui è arrivato il premier in ospedale, dalla diagnosi, dalla mancanza di sangue sulla camicia del premier dopo la frattura del setto nasale e di due denti e una ferita sullo zigomo. Ma il dubbio che riassume questo saggio si espleta nelle parole stesse di Pontes e Sora: “Dietro al simbolo del Duomo c’è solo una piccola ombra appartenente ad una mente malata e isolata qual è Tartaglia, oppure quell’ombra è ben più grande, e sotto di essa sosta, inconsapevole, quella stessa piccola mano facilmente manipolabile?”. Dubbi più che legittimi in un Paese libero e democratico, quale dovrebbe essere l’Italia.