22 gennaio 2010

In perfetto orario


Luca Rinarelli
Robin
2009

Novembre 2005. Nella stazione di Porta Nuova in una fredda Torino che si appresta ad ospitare le Olimpiadi invernali giunge un treno da Milano sul quale ha viaggiato un tizio dai capelli rossi e dagli occhi chiari: è Werner Harteinstein, e di professione fa il killer su commissione, dopo un passato da agente segreto nell’esercito della Repubblica Democratica Tedesca. Sono le 2.28 ed è in perfetto orario. Esce dalla stazione e si avvia verso corso Vittorio: sta seguendo una ragazza bionda. Pochi isolati dopo svolta e si infila in una mansarda sfitta nel quartiere di San Salvario. Si stende a terra e aspetta, osservando il palazzo che ha di fronte. Quando nota il movimento delle tende rosse di una finestra capisce che è il momento di agire; prende il fucile dal suo zaino, lo monta, prende la mira e fa fuoco. La bionda prostituta russa Irina, dopo aver sentito un rumore sordo, si accorge che il suo cliente, Carlo Mariani, è ormai un cadavere. Cosa fare? Per ora l’unica soluzione è fuggire da quel posto…
Romanzo d’esordio per il torinese Luca Rinarelli. Ed è un esordio che non passa inosservato. In perfetto orario è un romanzo limpido, senza fronzoli, stilisticamente equilibrato ed è corredato da una suggestiva cornice iconografica, frutto della passione per la fotografia dell’autore che nel 2003 ha pubblicato La sconfitta dell’uomo meccanico - scatti dall’ex capitale industriale e nel 2004 Romaneide - viaggio verso il Mar Nero, entrambi lavori fotografici. E questa passione per l’immagine la si nota anche nella precisa descrizione dei luoghi, che l’autore conosce bene, e soprattutto nella composizione del quadro cromatico: tende rosse, parka blu, pareti beige. Il plot è avvincente e non si può fare a meno di arrivare alla fine, non per scoprire chi è il killer, cosa che è chiara sin dall’inizio, ma per capire come si comporrà il puzzle dell’intreccio, in che modo si incastreranno le sorti dei personaggi. Infatti, oltre al protagonista assoluto della storia, Werner, il quale durante tutta la vicenda si trasforma da burbero solitario a redento in certa di riscatto tramite un processo di catarsi, si muovono altri personaggi ben descritti e che hanno un loro peso specifico all’interno della trama. E poi la descrizione di Torino, la città magica per eccellenza, vista dagli occhi di chi ci vive: una città in pieno fermento per le imminenti Olimpiadi; una città ormai multiculturale dopo la massiccia immigrazione; una città che ha perso il suo ruolo dominante nel settore industriale, acquisito negli anni ruggenti del boom economico. L’autore ci parla del volto nuovo della città con un linguaggio quasi al limite del “tough-talking”, riflette con l’esperienza di chi ha lavorato per anni in un’associazione che si occupa di persone senza fissa dimora e lo fa in modo semplice ed efficace. Se le premesse sono queste, aspettiamoci di sentir ancora parlare di questo trentaquattrenne torinese.

12 gennaio 2010

La persuasione e la rettorica


Carlo Michelstaedter
Adelphi
1999

Un peso tende per natura a scendere, nella folle ricerca del punto più basso. Ma ogni punto che verrà raggiunto dal peso non sarà mai l’ultimo, perché sarà attirato da un altro punto ancora più basso. In tal modo la vita di un peso consiste nel non vivere perché, nel momento in cui raggiunge il punto più basso, esso s’illuderà di aver raggiunto la perfezione ma in realtà avrà perso la sua peculiarità intrinseca e non sarà più un peso. Allo stesso modo l’uomo, invece che cercare se stesso nel presente, si proietta nel futuro e ciò lo rende solo e spaesato. Quindi l’uomo vive nella totale assenza di vita, cioè nella Rettorica. Il cercare altrove, oltre l’hic et nunc, lo allontana dalla vita e dalla Persuasione e quindi dal trovare la sua via. Fanno parte del mondo della Rettorica: il sapere accademico, che proietta l’uomo in ciò che è e ciò che sa e la società, che duplica l’uomo in ciò che è e ciò che fa. L’uomo persuaso è quindi colui il quale non cede alle lusinghe dalla vita mondana, vive nel presente senza pensare a ciò che è stato e ciò che sarà; l’uomo rettorico è colui che non vuole riconoscere il suo stato di deficienza e vive nell’attesa di un qualcosa che prima o poi verrà...
La persuasione e la rettorica è la tesi di laurea alla quale Carlo Michelstaedter lavorò alacremente nel 1910 ma che non discusse perché il 17 ottobre di quell’anno si tolse la vita con un colpo di pistola, dopo un litigio con la madre; l’opera fu pubblicata postuma nel 1913 dall’amico Vladimiro Arangio-Ruiz. A soli ventitre anni il giovane Carlo era già un intellettuale: poeta, pittore, autore di racconti e saggi. Gravitava nell’orbita de La Voce, la rivista letteraria fondata nel 1908 da Giuseppe Prezzolini, che annoverava tra le proprie file personalità del calibro di Boine, Jahier, Salvemini, Rebora e Campana. Questo saggio filosofico è il frutto del suo punto di vista polemico nei confronti della società del primo Novecento e soprattutto nei confronti dei miti e della retorica contemporanea. Attraverso un linguaggio altissimo, Carlo Michelstaedter riflette sul rapporto tra individuo, vita e morte, scegliendo come suoi principali interlocutori Parmenide, Socrate, Eraclito, Empedocle, Eschilo, ai quali contrappone, come campioni della rettorica, Platone, Aristotele e Hegel. Scava nell’essenza dell’esistenza, riflettendo su concetti in forte contrapposizione, come vita-morte, piacere-dolore, persuasione-rettorica, rinunciando a qualsiasi mediazione dialettica. Uno saggio non facile, sicuramente da leggere con un certo impegno, ma malgrado sia stato scritto cento anni fa, ancora attualissimo e molto utile a riflettere sulla condizione dell’uomo moderno.

07 gennaio 2010

L'enigma dei tre dormienti



Valentine Ermatinger
Traduzione di Stefano Beretta
Salani
2008

Mandar, città dello stato di Askana. Un bambino di circa dodici anni dai marcati tratti orientali viene fermato dalla polizia perché vaga nudo per le strade della città. Il bambino parla una lingua incomprensibile, per questo viene chiamata l’esperta di lingue Ana Dubash. Ma neanche lei riesce a comprenderlo. Decide allora di portarlo a casa sua per capirci di più. Ana è la moglie del famoso archeologo Severin Dubash e ha due figli: Tim e Tinka. Una volta a casa il bambino, dopo essersi messo in contatto con il cervello di Tinka, riesce a parlare la lingua locale e spiega che viene da un paese chiamato Paluwin e che ha compiuto un lungo viaggio a bordo di una nave a forma di uovo da tè. Intanto Askana è sull’orlo della guerra con il paese confinate Antochia. Una guerra che, se scoppiasse, distruggerebbe entrambi i paesi. Ma il bambino, il cui nome è Geh-Tung ma che i Dubash chiamano Kheg perché questa era l'unica parola che pronunciava prima di parlare la loro lingua, ha la soluzione: partire alla volta di Paluwin e prendere il plipp, una polverina magica che, una volta ingerita dai contendenti, risolverebbe per sempre il problema della guerra…
Tutti a bordo della strana nave a forma di uovo da tè, frutto della fantasia di Valentine Ermatinger, nata in Olanda e trapiantata a Zurigo, già autrice di altri due romanzi fantasy. La vicenda si snoda intorno a due grandi temi: quello del viaggio e quello, sempre attuale, della guerra. Il tema del viaggio viene affrontato da diverse angolature, poiché, oltre alla traversata sui mari che i protagonisti solcano a bordo dell’uovo, questi ultimi viaggeranno anche nel tempo e, soprattutto contro il tempo. E poi la guerra. Guardando il conflitto tra Askana e Antochia sembra di tornare indietro negli anni ’50, quando U.S.A e U.R.S.S si fronteggiavano in quella che il giornalista americano Walter Lippmann definì Guerra fredda. Non mancano inoltre gli ingredienti classici del fantasy; l’avventura, la magia e l’amicizia, che è il vero traino dell’intera vicenda. Il linguaggio tende troppe volte alla paratassi, a scapito del ritmo che risulta lento e frammentato, quasi infantile; questo dispiace un po’, perché visto il tema trattato, quella della guerra e della tolleranza tra i popoli, ci si aspetterebbe almeno che i lettori non siano solo adolescenti e che il messaggio possa avere uno spettro più ampio di recettori. Una bella trama non supportata da un adeguato linguaggio. Peccato.

06 gennaio 2010

I signori della truffa


Domenico Vecchioni
Editoriale Olimpia
2009

Nell’agosto del 1913 il clown Otto Witte si fa incoronare re d’Albania approfittando di un vuoto di potere creatosi nel Paese delle aquile appena divenuto indipendente. Sempre agli inizi del Novecento, l’elegante boemo e fine poliglotta Victor Lustig riesce a vendere la Tour Eiffel. Il giovane scrittore americano Clifford Irving afferma di essere venuto in possesso dell’autobiografia del miliardario Howard Hughes, ritiratosi a vita privata: lo scoop del secolo, se non fosse che è stato lo stesso Irving a scriverla. L’illustre matematico Michel Chasles, padre del “teorema di Chasles” si fa abbindolare dal falsario Vrain-Lucas, che gli vende falsi manoscritti di Giulio Cesare scritti in lingua francese e di altri personaggi storici. Frank Abagnale, il re dei truffatori, dopo aver pagato i suoi debiti con la giustizia, decide di collaborare con la polizia e fonda una società di consulenza contro le frodi fiscali, diventando milionario. Jean de Sperati, espertissimo nella contraffazione filatelica, fa così bene il suo mestiere da indurre l’Associazione Filatelica Britannica a pagarlo profumatamente... per fargli chiudere bottega. Sir Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, vive tutta la vita convinto dell’esistenza delle fate: crede infatti all’autenticità della foto scattata da due bambine del West Yorkshire, foto che ovviamente è falsa. Nel 2008 fa il giro del mondo la notizia della truffa di Bernard Madoff, signore incontrastato di Wall Street, che viene condannato a 150 anni di carcere...
Ricordate il film “Tototruffa ‘62” in cui il grande Totò vendeva la Fontana di Trevi ad un ingenuo turista italo-americano? Ebbene, queste situazioni non esistono solo nella finzione, ma sono il tema principale di questo saggio scritto da Domenico Vecchioni, Ambasciatore d’Italia a Cuba, il quale, dopo aver indagato il mondo dello spionaggio, compie una divertentissima incursione nel mondo delle truffe e dei raggiri. Nell’ampia galleria che l’autore propone ci sono personaggi di diverse epoche e diverse estrazioni sociali che, con assoluta perizia, hanno saputo ideare e compiere truffe straordinarie. Molti di questi personaggi hanno ispirato film celeberrimi, come “The Hoax”, che parla della storia delle false memorie di Howard Hughes, con protagonista Richard Gere, o “Catch me if you can”, con Leonardo di Caprio e Tom Hanks, che racconta la movimentata vita di Frank Abagnale. Le storie non seguono una catalogazione precisa in base al tipo di truffa, ma scorrono libere sulla pagina in modo che il lettore possa addentrarsi ogni volta in un nuovo mondo e “scoprirle una ad una senza un ordine prefissato”, come afferma l’autore nella prefazione. Storie che portano indissolubilmente a simpatizzare con i truffatori e rimanere allibiti davanti alla stoltezza e alla stupidità dei truffati. Per queste ci si chiede se i fatti narrati siano il frutto della fantasia di un abile romanziere o siano realmente accaduti, perché ci si imbatte in eventi che hanno dell’assurdo. Ma, come spesso accade, la fantasia altro non è che la pura e semplice proiezione (a volte persino cauta) di ciò che accade nella realtà.

Senza via d'uscita


Val Mc Dermid
Traduzione di Francesca De Marco e Francesca Galli
Del Vecchio
2009

La città di Mittel fa da testimone a un amore molto triste; l’indagine di un’investigatrice su un furto d’auto; la vendetta di una donna presa in giro da uno scrittore a San Pietroburgo; la morte per soffocamento di un ricco magnate durante una cena; un amore saffico vendicato subdolamente; una richiesta d’aiuto tramite alcune scritte su un muro; un delinquente che passa a lavorare per la legge; la follia di una donna che uccide mettendo dell’arsenico nei prodotti di un supermercato; un fulmine che uccide le ambizioni di un uomo; una bambina che crede di aver ucciso Babbo Natale; un’indagine risolta da un’allergia; un ricordo che riaffiora dopo una trasmissione radiofonica; un’indagine sulla contraffazione di alcuni CD; la scomparsa di un uomo prima della “notte dei falò”; quattro donne che vengono licenziate dalla sala Bingo in cui lavorano, fino a quando una rapina fa cambiare idea al direttore; la storia d’amore tra uno scrittore di successo e una “bionda di consolazione”; la parabola amorosa di due donne; il folle piano di un mitomane ai danni di una scrittrice di thriller; i ricordi di una vita di una donna su una canzone che cantava suo padre…
Senza via d’uscita è un’antologia di diciannove racconti firmati dalla scrittrice Val McDermid, che fa parte della cerchia di scrittori scozzesi di noir che il giallista statunitense James Ellroy ha definito “Tartan noir”. Capostipite di questo gruppo può essere ritenuto senza ombra di dubbio lo scrittore Ian Raskin, tra l'altro amico personale della McDermid, che nella prefazione al libro afferma che “il segno di un grande scrittore di racconti brevi sta nel riuscire a impressionare profondamente i lettori, scuotendoli da qualsiasi compiacenza, esplorando nel contempo la psicologia delle interazioni umane”. E proprio questo fa la scrittrice scozzese, miscelando temi e atmosfere sempre diverse, scavando nella mente dei suoi personaggi, che si rivelano folli nella loro normalità. La passione, la vendetta, l’ossessione sono i temi che ricorrono in queste pagine, ma il filo conduttore che guida l’intera narrazione è sicuramente l’amore. L’amore passionale, l’amore ossessivo, l’amore che diventa follia e spinge indissolubilmente alla vendetta. Storie umane e viscerali, storie affilate come lame, storie che potremmo leggere ogni mattina sui quotidiani, perché la McDermid altro non fa che studiare l’uomo nella sua componente che viene tenuta nascosta: la metà oscura, sempre in agguato, pronta ad esplodere.

Appuntamento con la morte


Anne Perry
Hobby & Work
2009


Belgio, estate 1917. Nel terzo anno della Grande Guerra, presso il villaggio di Passchendaele inglesi e tedeschi si massacrano per pochi metri di terreno. Una battaglia senza fine a colpi di baionetta e gas asfissianti. La situazione già disastrosa viene peggiorata dall’incompetenza di alcuni ufficiali, soprattutto quella del maggiore Northrup, comandante britannico che non si fa scrupoli a sacrificare i suoi uomini con una serie di ordini avventati. Un giorno il presuntuoso maggiore viene trovato ucciso tra le linee. Un fatto che in guerra sembrerebbe normale, se non fosse che l’arma che ha sparato è inglese. Il capitano Joseph Reavley, cappellano dell’esercito, vuole nascondere il misfatto, conscio delle conseguenze che i suoi uomini potrebbero subire. Ma la presenza di Richard Mason, corrispondente di guerra, lo costringe a denunciare l’accaduto: dodici soldati vengono messi agli arresti con l’accusa di ammutinamento ed omicidio; se non verrà trovato il colpevole questi uomini saranno fucilati, con il rischio di un ammutinamento generale da parte dell’esercito inglese, già provato da una guerra che si pensava dovesse essere breve ma che breve non è stata. Joseph Reavley dovrà quindi fare luce sull’accaduto ed evitare che degli uomini innocenti vengano messi al muro. Intanto a Londra Matthew Reavley, fratello di Joseph e capitano dei Servizi segreti, è alle prese con i piani del Pacificatore, oscuro idealista, che sta tramando affinché Inghilterra e Germania giungano alla pace…
Anne Perry è una scrittrice di fama mondiale che nel 1954, a soli sedici anni, finì in prigione per l’omicidio della madre di una sua amica. Appuntamento con la morte è il quarto romanzo della sua serie dedicata alla Prima guerra mondiale. Un thriller bellico che ci getta in mezzo all’evento che ha sconvolto per sempre il Novecento: in queste pagine si attraversano le trincee, si sente il puzzo nauseabondo dei cadaveri e ci si commuove per la morte di soldati appena quindicenni. Su questo sfondo si snoda la vicenda principale in cui si muove il protagonista Joseph Reavley- si chiamava così il nonno della scrittrice, cappellano durante la guerra - che ha il duro fardello di risolvere un intrigo complicato e di trovare risposta al dilemma se si debba sempre ubbidire agli ordini o se sia lecito sacrificare una vita per salvarne altre. Interessanti poi i personaggi di Judit Reavley, simbolo della nuova donna che uscirà dal conflitto del ’14-’18, e Hannah, simbolo della donna vecchio stampo, angelo del focolare. Un climax emozionale accompagna fino alla fine il lettore, il quale sarà costretto ad attendere l’uscita del quinto romanzo della serie per conoscere l’identità del Pacificatore.

La prova decisiva


Lee Child
Traduzione di Adria Tissoni
Longanesi
2008

Sembrerebbe un venerdì come tanti altri in una piccola cittadina di provincia dell’Indiana, quando sei colpi di fucile seminano il panico tra la folla. A terra restano cinque corpi senza vita, tra lo sconcerto generale. Le prime indagini, condotte dal detective Emerson, sembrano incastrare immediatamente il colpevole: James Barr, un ex cecchino dell’esercito. Nonostante le prove contro di lui siano schiaccianti, Barr si professa innocente e chiede solo che venga trovato Jack Reacher. Ma trovarlo non è cosa semplice perché, dal giorno del suo congedo, l’ex maggiore della polizia militare è come un fantasma vagante per gli Stati Uniti. Nessuno sa però che Reacher è già partito alla volta dell’Indiana. Il suo scopo non è quello di aiutare Barr; lui vuole semplicemente mantenere una promessa fatta quattordici anni prima in Kuwait e sbattere definitivamente in galera l’ex cecchino. Con l’aiuto dell’avvocato Helen Rodin, della giornalista Ann Yanni dell’ex detective Franklin e dell’ex marine Cash, Jack Reacher riuscirà a fare luce su una vicenda torbida e controversa in cui sembra che ci sia un burattinaio che muove i fili per raggiungere i suoi scopi…
La prova decisiva è il nono romanzo di Lee Child che vede protagonista Jack Reacher, uomo tutto d’un pezzo che lotta contro tutto e tutti per portare avanti i suoi valori di verità e giustizia; un cavaliere solitario di altri tempi, pronto a correre quando c’è da difendere un debole o un amico, per poi riprendere la sua vita vagabonda. Teatro dell’azione questa volta è una piccola cittadina dell’Indiana che non viene nominata. Una città caotica e piena di cantieri a causa dei lavori di riqualificazione urbana. Accanto al protagonista principale si muovono dei coprotagonisti ben rappresentati, ognuno con un ruolo definito nella vicenda, che racconta un mondo impazzito, corrotto e pieno di errori. Il plot è lineare, serrato, e il lettore viene chiamato ad immedesimarsi con Jack Reacher nell’ipotizzare i possibili scenari per risolvere la situazione, anche se in questo modo si intuisce la fine dell’intrigo già a metà libro. Si notano le capacità di sceneggiatore di Child, il suo saper raccontare situazioni e luoghi, il sapere intrecciare storie nuove e passate, sicuramente un bagaglio che lo scrittore ha acquisito durante la sua lunga esperienza di autore televisivo. Un romanzo a metà strada tra il noir e l’action thriller, ricco di colpi di scena, che costringe a mettere in discussione qualsiasi verità raggiunta e qualsiasi situazione acquisita.

Presunto colpevole


Luca Steffennoni
Chiarelettere
2009

Gli abusi sessuali sui minori rappresentano una piaga della nostra società. Un reato infame, un gesto contronatura. Ma quando si è accusati ingiustamente e poi magari dopo tanti anni di carcere si viene assolti, il marchio infamante di “pedofilo” rimane eterno. Gli ultimi casi di cronaca ci dimostrano che ogni qualvolta un uomo è sospettato di aver commesso un abuso, viene condannato prima che inizi il processo. A volte affinché si apra un’indagine basta solo il sospetto. Basta solo un disegno - magari un po’ sconcio - trovato dalla maestra sotto il banco dell’alunno. Per non parlare della miriade di casi in cui all’interno di una causa di separazione, la moglie accusa l’ex marito - magari padre integerrimo - di abusi sui figli solo per vendetta personale. Una volta scattata la denuncia o la segnalazione, la macchina può partire. Una macchina che vede coinvolti avvocati, giudici, assistenti sociali, periti di parte, ascoltatori di disagio, case d’accoglienza che il più delle volte rappresentano un gruppo chiuso - quasi un universo concentrazionario - e che hanno spostato il problema dell’abuso e delle prove oggettive a quello del “sintomo di abuso”. Un valzer in cui tutti ballano ma l’unico a stare fermo, nell’immobilità della gogna, è l’accusato, che ha davvero pochi strumenti per difendersi. Una guerra che vede ai lati del fronte donne contro uomini, compagne contro ex-mogli, suocere contro generi e l’unico che rimane al centro della trincea è il bambino...
Il criminologo Luca Steffenoni prova a far luce su un sistema torbido, oscuro, in cui pare che l’unico motivo che muove la macchina siano gli interessi privati ed economici delle associazioni antiabuso. Un sistema costituito da pochi dati certi, pochissime prove e da un rumore mediatico quasi assordante. L’autore fa un’analisi con intenti non saggistici, con una scrittura fluida e precisa, partendo dal punto in cui la cronaca giornalista normalmente non si occupa più della vicenda, perché l’assoluzione di un padre innocente non fa notizia. Un’analisi approfondita che parte dal 1996, anno in cui è entrata in vigore la legge contro le violenze sui minori e arriva fino ai giorni nostri. Un lasso di tempo in cui delle oltre 5500 denunce per abuso, solo una minima parte si è rivelata veritiera. Steffenoni apre una finestra su un mondo delicato, affermando che «in Italia non si fa la lotta agli abusi, ma una rappresentazione. Si è costituito un sistema di assistenza sociale, di associazionismo, di giustizia che ha perso l’obiettivo della tutela del minore il quale, viceversa, appare sempre più spesso tirato per la giacchetta da interessi e fanatismi altrui». Un sistema che rischia di perdere la sua credibilità.

Io sono Dio


Giorgio Faletti
Baldini Castoldi Dalai
2009

Un uomo passeggia lento per le strade di New York. Al polso ha un orologio di poco valore e nella tasca sente un peso. Indossa una giacca di tela verde sulla quale un tempo vi erano un nome e un grado. Guarda l’orologio, infila la mano nella tasca, preme un bottone e il cielo di New York s’illumina di un sole artificiale. Lui ha questo potere, perché è Dio. Vivien Light, detective in forza al Tredicesimo Distretto del New York Police Department, indaga su una serie di attentati dinamitardi che stanno mettendo in ginocchio la Grande Mela, già sconvolta dagli eventi dell’11 settembre. Una donna che nasconde i suoi drammi personali dietro un’immagine solida. La sua è una corsa contro il tempo, perché l’attentatore non segue una logica precisa. Egli non guarda in faccia le sue vittime prima di ucciderle: l’unica traccia che lascia è un gran numero di morti sepolti da cumuli di macerie. Ad aiutare Vivien nelle indagini c’è Russel Wade , fotoreporter con un passato discutibile da farsi perdonare, il quale vede proprio in questa indagine la sua occasione di riscatto. Vivien e Russel rappresentano per New York l’unica speranza di poter fermare lo psicopatico che si crede Dio, che non rivendica i propri attentati e che sta compiendo un’atroce vendetta le cui radici affondano in una delle più sanguinose tragedie americane: la guerra del Vietnam...
Giunto alla quinta fatica letteraria, Giorgio Faletti torna al thriller puro dopo aver sperimentato il genere horror nel suo terzo romanzo Fuori da un evidente destino e nella raccolta di racconti Pochi inutili nascondigli: un ritorno 'alla retta via' inaugurata dal romanzo d’esordio che diventò un vero e proprio caso letterario. Come in Io uccido infatti l’autore astigiano racconta personaggi umani che vivono le proprie passioni e le proprie paure, che lottano per la propria vita e i propri ideali. Alla maniera di Jeffery Deaver, balena in questo romanzo la possibilità di un disastro, di un vicolo cieco dal quale è impossibile uscire, anche se alla fine una provvidenziale catarsi rimette a posto le cose. Ogni personaggio è frutto del suo passato e di ciò che vive nel presente, come Vivien, alle prese con la malattia della sorella e con una nipote dalla vita torbida o come Russel, ossessionato dalla presenza ingombrante del fratello e frustrato dalla forte personalità del padre milionario che lo considera un inetto, quasi a richiamare certi romanzi di inizio Novecento. E poi un fantasma che proviene dagli orrori del Vietnam. Non il classico fantasma che troviamo nei racconti di Montague Rhodes James, ma uno spettro in carne e ossa, un paria che nasconde in sé un grande segreto e semina terrore e distruzione. Perché lui è Dio.

Il club Mefistofele


Tess Gerritsen
Traduzione di Adria Tissoni
Longanesi
2009

Massachusetts. La sera della vigilia di Natale viene trovato il cadavere smembrato di una giovane donna. Sulle pareti della casa l’assassino ha lasciato degli strani simboli e soprattutto una scritta in latino di colore rosso: PECCAVI, «ho peccato». Lo scenario è quello di una messa satanica. Un evento che sconvolge l’atmosfera natalizia di una fredda ed innevata Boston. Segue le indagini Jane Rizzoli, tenace detective, affiancata dall’amica e anatomopatologa Maura Isles. L’unico indizio concreto sembra essere una telefonata partita dal luogo del delitto verso la casa di Joyce O’Donnel, neuropsichiatra che si occupa di serial killer e nemica storica di Jane. Telefonata alla quale Joyce non ha potuto rispondere, perché la sera del delitto partecipava alla riunione di un circolo molto particolare, il club Mefistofele, i cui soci studiano il male in ogni sua manifestazione e sono convinti che Satana esista realmente e si aggiri sulla Terra. Un club molto antico, tramandato da generazione in generazione, il cui presidente è l’affascinate multimilionario Anthony Sansone, che aiuterà Jane e Maura nelle indagini. Intanto il killer colpisce ancora e ancora, in una catena che sembra non trovare mai fine. Qualcuno - o qualcosa - sta portando avanti un disegno di morte che colpisce per primi i membri del club e gli unici indizi sono sempre quei simboli rossi sulle pareti. Nel frattempo una giovane americana che si trova in Italia sta fuggendo da un’ombra che la perseguita. Lily Saul porta con sé un grande segreto, e forse sarà lei la chiave grazie alla quale Jane e Maura riusciranno a risolvere uno dei casi più sconcertanti affrontati finora. Dovranno però compiere un viaggio nell’oscurità del Male, contro un nemico la cui opera è solo agli inizi…
Tess Gerritsen ha già pubblicato in Italia dieci romanzi: cinque medical thriller e cinque che vedono protagoniste la detective Jane Rizzoli e l’anatomopatologa Maura Isles. Il club Mefistofele ha gli elementi che contraddistinguono il thriller moderno: una città in preda al gelo che incute timore, un plot giallo ben organizzato e ben ordito, un po’ di sesso che non guasta mai e soprattutto dei personaggi sapientemente delineati. Ci si immerge immediatamente nella loro psicologia, soprattutto in quella delle protagoniste, Jane e Maura. Razionale, moralista e fortemente legata al valore della famiglia la prima; passionale, fragile e quasi amorale la seconda. Le due amiche sono descritte quasi in un rapporto manicheo, speculare. Il tema principale del romanzo è il satanismo e ciò appare chiaro sin dalle prime pagine. Ci si aspetta quindi la solita storia satanica, scontata, quasi banale. Ma non è così: il satanismo è trattato dal punto di vista culturale e il lettore viene preso per mano e accompagnato all’interno di una vasta simbologia che affonda le radici nelle culture pre-cristiane e nelle Scritture apocrife. La Gerritsen sa come tenere il lettore incollato alla pagina e semina in ogni capitolo dei piccoli indizi utili a raggiungere la verità ma che allo stesso tempo portano fuori strada. Si è costretti, quindi, ad arrivare fino in fondo per trovare il bandolo della matassa. Gli amanti del genere non resteranno delusi da questo romanzo. Una piccola raccomandazione: non leggetelo se siete deboli di cuore…

L'uomo in noir


Grazia Ferrari
Aliberti
2009



422 frammenti di interviste e citazioni raccolti dalla giornalista free-lance Grazia Ferrari, che segue Carlo Lucarelli sin dai suoi esordi: tasselli di un mosaico complesso e policromatico. Il bianco, il giallo, il nero, il blu e il rosso sono i colori che fanno parte dell’universo sfaccettato di questo autore. Il bianco rappresenta le pagine che lo scrittore - anzi il narratore, come lui ama definirsi - sapientemente riempie dal lontano 1990, quando si affacciò nel mondo della letteratura con il romanzo noir Carta bianca. Il giallo è il genere al quale Lucarelli si appassiona da ragazzo, dopo aver letto I ragazzi del massacro di Giorgio Scerbanenco, ed è il genere di cui in Italia è diventato uno dei massimi esponenti. Il nero è il colore della metà oscura dell’uomo che Lucarelli racconta nei suoi romanzi, con una nota di blu a rappresentare un velo di malinconia che caratterizza i suoi personaggi. E poi il rosso: il sangue che scorre in ogni sua storia. Ma Carlo Lucarelli non è solo uno scrittore. Canta in un gruppo post-punk, è un autore di fumetti, commediografo, giornalista di cronaca nera, editorialista di diverse testate, sceneggiatore di film; è docente di scrittura creativa alla scuola Holden di Alessandro Baricco a Torino e al carcere Due Palazzi di Padova. Ma soprattutto nel 1998 inizia a condurre su Rai Due la trasmissione "Mistero in blu", che si occupa di cronaca e di casi irrisolti. Nel 2001 la trasmissione inizia ad occuparsi di casi di maggiore rilevanza storica e il titolo muta in "Blu notte - Misteri italiani". Occupandosi di casi come la mafia, le Brigate Rosse o la strage di Ustica, il volto di Lucarelli entra prepotentemente nelle case italiane e diventa popolarissimo. Un intellettuale a tutto tondo quindi, "uno dei pochi intellettuali rintracciabili nel nostro Paese"…
Lucarelli ha il merito di aver dato dignità nel nostro Paese ad un genere, il giallo, che veniva considerato inferiore, di serie B. I suoi romanzi sono stati tradotti in Francia, Olanda, Grecia, Spagna, Stati Uniti, Germania e la sua è una bibliografia vastissima. Ha anche il merito di risvegliare le coscienze degli italiani con le sue trasmissioni televisive. Famosissime sono, infatti, le sue inchieste sui casi misteriosi della storia italiana. Attraverso le sue citazioni ci si addentra nel suo mondo: un mondo fatto di letture e inchieste, di amicizie e collaborazioni con poliziotti e medici legali, di cene goliardiche con gli amici di Mordano, il paesino in provincia di Bologna dove vive. E ancora: i suoi romanzi, i suoi film, i suoi fumetti, la sua musica. L’uomo in noir è un’indagine su un intellettuale geniale che afferma "di non poter capire quello che succede tutti i giorni se non si capisce quello che succede tutte le notti, intendendo per notte la metà oscura della nostra vita". Paura, eh?

La pietra sacra


Clive Cussler, Craig Dirgo
Traduzione di Manuela Frassi
Longanesi
2008
TEA
2009

Circa cinquantamila anni fa un pianeta esplose e riversò nello spazio milioni di sfere metalliche. Una di queste, entrando in contatto con l’atmosfera terrestre, si spaccò, generando una massa di dimensioni minori. La meteora madre arrivò in una zona arida e senza vita, mentre la meteora figlia, più piccola, colpì la Groenlandia, fermandosi ai piedi di una montagna ricoperta di ghiaccio. Nell’anno 1000 d. C. Erik il Rosso, leggendario capo vichingo, trovò una sfera fredda e levigata dalla forma perfetta e dagli effetti letali: la maggior parte dei vichinghi che la toccava o le si avvicinava moriva. Erik decise allora di nascondere questa pietra che solo gli dei avevano potuto mandare sulla terra in una caverna, il cui ingresso fu ben sigillato. Nessun uomo avrebbe più visto quell’oggetto misterioso. Ai giorni nostri un archeologo riporta alla luce il meteorite senza sapere che esso è radioattivo. Un gruppo di terroristi islamici vuole impossessarsene per costruire una bomba che possa radere al suolo intere metropoli. La prima vittima designata è Londra, dove è in programma un concerto di Elton John. Nel frattempo anche il folle miliardario Halifax Hickman insegue il meteorite per portare a termine il suo progetto di vendetta nei confronti dell’Islam, distruggendo i suoi luoghi sacri. Una gara che rischia di distruggere l’intero genere umano: l’unico che può risolvere la situazione è Juan Cabrillo, ex agente della CIA e presidente della Corporation, un’organizzazione costituita da ex agenti segreti ed ex soldati che offrono le proprie prestazioni a Paesi e privati. Cabrillo dovrà lavorare su due fronti, contro due nemici che vogliono distruggersi a vicenda. Ma il meteorite della Groenlandia non è l’unica pietra al centro di un mistero: alla Mecca è scomparsa la Pietra Nera della Kaaba, simbolo principale della religione islamica, e gli uomini della Corporation dovranno fare di tutto per ricollocarla al proprio posto…
Continua la serie degli “Oregon files”, una saga che, dopo L’oro dei Lama, vede ancora protagonista Juan Cabrillo e la Corporation, organizzazione che solca i mari del mondo con l’Oregon, una nave che all’apparenza sembra un relitto ma in realtà è un concentrato di tecnologia avanzata. Tutti i romanzi di Clive Cussler seguono uno schema ben definito: viene narrato un antefatto storico, dal quale si sviluppa l’intrigo in epoca moderna e, solo nel finale, tutti i tasselli trovano posto nel puzzle dell’intreccio. Teatro dell’azione stavolta è l’intero globo: si va dagli Stati Uniti a Londra, dall’Arabia Saudita all’Ucraina, dal Qatar allo Yemen, dalla Groenlandia all’Islanda e il viaggio è una costante dell’intera vicenda, che tratta temi attualissimi come l’eterno conflitto tra occidente e mondo islamico o il nucleare, e che vede protagonisti molti personaggi dei quali l’autore non fa un ritratto psicologico, limitandosi a immergerli direttamente nell’azione, rendendo lo stile dinamico e veloce. Ogni tanto però si ha bisogno di dare una sbirciata alla lista dei personaggi a inizio libro.

La bellezza e l'inferno


Roberto Saviano
Mondadori
2009

Miriam Makeba, la grande “Mama Africa”, la voce che cantava la libertà di un continente, muore a Castelvolturno in provincia di Caserta dopo un concerto per ricordare sei fratelli uccisi dalla camorra, e diviene il simbolo di coloro i quali riescono ad opporsi ad un qualsiasi sistema, sia esso una dittatura o un manipolo di mafiosi. Lionel Messi, attaccante argentino del Barcellona, “La Pulce”, vince la sfida più grande: quella con il suo corpo, diventando il più forte calciatore del mondo. Anna Politkovskaja, giornalista uccisa per ridurre al silenzio la sua parola. Felicia Impastato, madre di Peppino, che per venti lunghi anni ha aspettato una sentenza che facesse luce sull’atroce morte del figlio. E poi ancora Enzo Biagi, che intervistò Saviano nella sua ultima trasmissione, i pugili di Marcianise e don Peppino Diana, parroco ucciso dalla camorra e infamato dal giorno della sua morte...
La bellezza e l’inferno: da questi due poli opposti che richiamano il pensiero di Albert Camus, si manifesta il campo d’indagine e di forze di Roberto Saviano, il luogo da cui s’irradia la sua visione della vita e dell’arte. Questa raccolta di scritti che vanno dal 2004 al 2009 ci racconta la storia di un ragazzo che muove i primi passi nell’ambito della letteratura e della militanza antimafia fino a diventare uno scrittore affermato che viene invitato all’Accademia dei Nobel di Stoccolma, al fianco di Salman Rushdie. Il libro si apre con una riflessione di Roberto Saviano sulla sua vita da recluso dopo aver denunciato con nomi e cognomi, le attività illecite dei Casalesi, uno dei clan più potenti della camorra. La sua prima opera, Gomorra, è diventata un caso letterario e soprattutto un caso di cronaca nera, perché proprio il suo libro ha scatenato le ire dei boss della camorra, che lo hanno condannato a morte. Non solo di camorra però parla questa raccolta di scritti. Racconta di personaggi incontrati nella vita o tra le pagine dei libri, nelle lande sofferenti degli uomini e in quelle libere della letteratura. Pagina dopo pagina Saviano ribadisce la sua fiducia nella parola, l’unico vero strumento che possa scardinare le porte della realtà; l’unica arma che possa opporsi al potere; l’unico appiglio in un mare di minacce. Racconta storie di vita, in cui la forza d’animo spinge l’uomo a superare ogni difficoltà. Storie di uomini del nostro tempo, protagonisti di sfide personali o semplici portatori di vessilli il cui simbolo rappresentano ideali. Scrivere per resistere, perché come disse un giorno Giovanni Falcone, “La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un inizio e una fine”. E come disse Albert Camus, “L’inferno ha un tempo solo, la vita ogni giorno ricomincia”.

Pochi inutili nascondigli


Giorgio Faletti
Baldini Castoldi Dalai
2008

Marco è spinto da un immenso desiderio di vendetta: per questo compie una serie di gesti orribili... Il commissario Valente indaga su un caso che ha dell’assurdo: qualcuno sta compiendo una mattanza senza lasciare indizi. Sembra che i corpi vengano letteralmente cancellati come si fa con un segno di matita sulla pagina... Isola d’Elba. Quattro amici si ritrovano al bar per il solito caffè e le solite chiacchiere. Si avvicina l’estate e l’isola inizia a riempirsi come ogni anno. Come accade da tempo la famiglia Kliemann ha raggiunto l’isola per le consuete vacanze. Ma è in anticipo e la signora Greta sembra nascondere un segreto… Il professor Marino conduce una vita anonima. Insegna Lettere in un liceo di Torino e, giorno dopo giorno, l’odio nei confronti del mondo cresce a dismisura. Una mattina incontra alla fermata del tram una ragazza con un cappotto rosso e i capelli biondi e la sua vita cambia per sempre… Un vecchio e il suo cane ricevono la visita di due speculatori che vogliono acquistare la sua proprietà per costruire un villaggio residenziale. Il vecchio non vuole vendere e la sua terra non vuole essere venduta… Un mostro marino vive in un lago nascosto agli occhi dell’uomo. Una ragazza sola e tormentata è l’unica che, avvicinandosi al lago, gli trasmette delle vibrazioni. Ma la loro enorme diversità non impedirà l’unico contatto che il mostro abbia mai avuto con un essere umano… Un giornalista romano scopre per caso dove si è cacciato Walter Celi, il più grande showman italiano, che da quattro anni è scomparso dopo la morte in diretta di una soubrette durante il suo programma. Grazie all’aiuto della nipote riesce a strappargli un’intervista in cui gli racconta dello strano incontro con il tipo del lecca-lecca… Il regista Andrea Marchesini sta girando un film sulla licantropia ed è alle prese con i soliti problemi di set, soprattutto quello di scegliere l’attore protagonista. Ma l’orrore che il regista vuole raccontare nel suo film è proprio a pochi centimetri da lui, fuori dal set, nella vita reale…
Questi sette racconti rappresentano una novità per Giorgio Faletti che aveva abituato i lettori al consueto appuntamento con il romanzo. Racconti che, tramite un comune denominatore paranormale, indagano il lato oscuro che si cela in ogni essere umano. E proprio nel lato oscuro si muovono i personaggi, che diventano vittime o carnefici in base al punto di vista dal quale si guarda. Sette storie che dimostrano le sfaccettature dell’autore, quasi a creare un’idra biblica a sette teste, perché ogni racconto è un mondo a parte ma confluisce in una struttura unitaria ben confezionata, che dimostra l’ormai consolidata abilità narrativa dell’autore astigiano. Le ambientazioni sono varie e tutte molto suggestive, frutto di una capacità descrittiva che immerge il lettore nel luogo dove si svolge la vicenda; si va dal mar Egeo all’isola d’Elba, da Torino a Roma passando per l’Umbria e i Caraibi. Il titolo dell’antologia ci offre uno spunto di riflessione: gli uomini cercano di nascondere i loro pensieri, le loro pulsioni, anche quelle più recondite; ma prima o poi trovano un modo per uscire allo scoperto e i luoghi in cui si trovavano si rivelano pochi inutili nascondigli...

Fuori da un evidente destino


Giorgio Faletti
Baldini Castoldi Dalai
2006

Arizona. Una serie di strani e misteriosi delitti sta sconvolgendo la tranquilla cittadina di Flaggstaff, ai confini della riserva Navajo, dove qualcuno sta progettando un’immensa opera di speculazione edilizia. Quattro persone, per un gioco del destino, si ritrovano nella città nella quale sono cresciute e dalla quale si erano allontanate per seguire i propri sogni o per scappare da qualcosa: Jim Mackenzie per andare a pilotare elicotteri a New York e fuggire dai limiti della piccola città; Alan Wells per evitare la carriera predestinatagli dal padre, scegliendo la vita militare; Swan Gillespie per inseguire il successo cinematografico; infine April Thompson, la sola ad essere stata via solo per alcuni anni, dopo una breve esperienza come giornalista a Phoenix. Ognuno di loro ha qualcosa da perdonare o farsi perdonare dagli altri. Jim è un meticcio: metà bianco, metà indiano. Il suo nome indiano è “tre uomini” e ha gli occhi di due colori. Ora Jim deve fare i conti con il presente, dopo aver trascorso una vita a fare i conti con il passato e con i suoi sensi di colpa. Qualcuno o qualcosa sta uccidendo delle persone frantumandone le ossa e Jim, con l’aiuto dello sciamano Charlie Owl Begay, dovrà capire il perché di queste morti atroci, risalendo al passato della sua gente, ad un antico episodio di sangue, il massacro di Flat Fields, per fermare un’antica maledizione che è tornata a colpire. Jim dovrà prestare molta attenzione alla voce del suo cane Silent Joe perché, ogni volta che il pericolo è vicino, lui inizia ad ululare…
Terza fatica letteraria per l’eclettico scrittore astigiano che ora ha piantato radici nell’isola d’Elba. Giorgio Faletti ci accompagna nei luoghi della civiltà Navajo, noti soprattutto agli appassionati del mitico Tex Willer, grazie a un attento studio sul campo. Dopo la Montecarlo di Io uccido e le Roma e New York di Niente di vero tranne gli occhi, l’autore ci racconta una Flaggstaff calda e impolverata, con le sue immense strade, soprattutto la leggendaria Route 66. Rispetto ai primi lavori, questo è un romanzo più 'lento': il plot è lineare, senza molti colpi di scena, ma il risultato è efficace. I personaggi sono arricchiti da un notevole bagaglio di sensazioni ed emozioni che Faletti comunica tramite un sapiente uso di metafore ed immagini poetiche. Non mancano i momenti distensivi, soprattutto quando si parla di Silent Joe, una vera e propria persona a quattro zampe. Filo conduttore dell’intreccio è il destino, dal quale il protagonista, Jim, ha sempre cercato di fuggire ma con il quale deve necessariamente fare i conti per salvare la sua vita e quella degli altri.