10 gennaio 2011

Vivere da morire


Pier Francesco Grasselli
Mursia
2010

Tony ha vinto l’ultima edizione del Grande Fratello con un record personale: è riuscito a trombarsi tutte le donne all’interno della casa. A Portofino è ospite di Valentina Taviani, la figlia del ricco stilista Donato Taviani, e i due sono fidanzati. Solo in teoria, però, perché Tony è un playboy, e quando per caso incontra la pornostar Eva Blond, fa ovviamente di tutto per abbordarla. Playboy lo è anche il conte Cesare Malatesta, nobile dal passato oscuro e dal presente torbido, segnato da un oscuro segreto. Claudio, invece, è un figlio di papà che non sa cosa vuole dalla vita, in perenne analisi psichiatrica per via di un sogno che lo tormenta e un tentativo di suicidio, e alla ricerca di qualcosa che dia una scossa alla sua esistenza. Uomini e donne che d’estate si danno appuntamento negli esclusivi locali di Portofino e Forte dei Marmi e d’inverno conducono le loro vite sregolate a Milano e Roma, tra sesso, droga, alcol, e copertine. Ma chiunque ha qualcosa da nascondere. Pane per i denti del paparazzo Marcello Marini…
Vivere da morire è il romanzo che chiude la trilogia dannata - per dirla con le parole dell’autore Pier Francesco Grasselli - iniziata con L’ultimo Cuba Libre e proseguita con All’inferno ci vado in Porsche. Se in prima battuta potrebbe sembrare il surrogato di una delle tante riviste di gossip che ormai popolano le nostre edicole, Vivere da morire si rivela, man mano che ci si addentra all’interno delle sue 452 pagine, un romanzo che denuncia la crisi di valori delle nuove generazioni. Donne che fanno di tutto pur di apparire in uno schermo che le vuole nude e mute, uomini palestrati e lampadati che per entrare nel mondo dello spettacolo non si fanno scrupoli a diventare vere e proprie geishe di produttori cinematografici viziosi e pervertiti. A tal proposito emblematica è la caratterizzazione del personaggio di Jerry D’Agostino,un viscido produttore che molesta il malcapitato Tony, il quale deve sottostare ai suoi voleri per sfondare nel mondo del cinema. Con uno stile istintivo condito da descrizioni a volte troppo approfondite, soprattutto nelle scene di sesso, Grasselli racconta un mondo torbido che si nutre di compromessi e attinge a piene mani dagli ultimi casi di cronaca, come l’inchiesta di Vallettopoli e l’universo delle sette sataniche e degli snuff movies, il tutto a base di un’insolita colonna sonora che alterna la house delle discoteche ai riff martellanti dei gruppi black metal, tra i quali spuntano i nomi dei Marduk e i Mayhem, soprattutto gli ultimi sembrano adatti all’ultima parte del romanzo, che si rivela cruenta e al limite del thriller, soprattutto perché la band norvegese è stata protagonista di efferati episodi di omicidi e suicidi. Vivere da morire, quindi, si rivela una discreta prova che dimostra l’attitudine dell’autore nel saper maneggiare registri diversi e spaziare in ambienti eterogenei, con un plot che alterna momenti di stallo e spunti interessanti e in definitiva si rivela un’interessante denuncia delle malattie che hanno colpito l’uomo occidentale alle prese con i vizi scaturiti dal processo che chiamiamo “modernità”.

Nessun commento: