
Frederick Marryat
Traduzione di Giovanni Giri
Nutrimenti
2008
Diciottesimo secolo. Sulle coste del Cumberland, in Inghilterra, Edward Forster sta assistendo al naufragio di un vascello, quando un cane terranova porta a riva un fagotto che contiene una neonata, miracolosamente salvatasi dalle grinfie delle fredde acque del mar d’Irlanda. Sui vestiti bagnati della bambina sono incise le sue iniziali: JF. Qualche tempo dopo il giovane Newton Forster s’imbarca su una nave mercantile e ripesca dalle acque un baule che contiene gioielli e vestiti, alcuni dei quali sembrano appartenere ad una bambina che si chiama JF. Newton è figlio di Nicholas Forster, un uomo stralunato che dedica la sua vita all’ottica e fratello di Edward, di cui non ha notizie da oltre vent’anni. Con il passare del tempo Newton continua la sua carriera a bordo di un vascello ma un destino avverso lo costringe ad allontanarsi dalla famiglia perché arruolato forzatamente su una nave da guerra. Dopo alcuni mesi viene fatto prigioniero dai francesi e, dopo essere stato fortunosamente liberato, rimane vittima di un naufragio che mette a repentaglio la sua stessa vita…
Newton Forster venne pubblicato a puntate nel lontano 1832 sul “Metropolitan Magazine”, rivista culturale della quale Frederick Marryat era direttore. Lo scrittore, contemporaneo di Charles Dickens e suo amico, è ritenuto uno dei pionieri dei romanzi ambientati in mare, e ha dato vita a quel filone letterario che ci ha regalato capolavori come Moby Dick e Il vecchio e il mare. Si dedicò alla letteratura a partire dal 1830, dopo aver vissuto in prima persona le avventure che racconta: arruolatosi nella Marina britannica a soli quattordici anni, percorse tutti i gradi del cursus honorum fino a raggiungere il grado di capitano e ad assumere il comando di diverse navi. La sua particolare capacità nel salvare uomini in mare gli valse il soprannome di ‘Lifeboat’ e inventò una speciale scialuppa di salvataggio. Newton Forster viene riproposto dalla casa editrice Nutrimenti dopo decenni in cui era caduto nell’oblio ed è certamente un titolo che non può mancare nelle librerie degli appassionati del genere. Pagina dopo pagina si snoda una vicenda rocambolesca che porterà le sorti dei personaggi ad intrecciarsi tra di loro, con il costante zampino della Provvidenza, in un plot a forti tinte manzoniane. Lo stile narrativo risente dell’influenza ottocentesca, soprattutto quando l’autore si dilunga nei passaggi di raccordo con monologhi didattico–moralistici, lunghi flashback ed aneddoti autobiografici nei quali si rivolge direttamente al lettore. Questo atteggiamento in qualche modo appesantisce la narrazione, ma ci dà la consapevolezza di avere tra le mani un libro d’altri tempi. Un classico, appunto.
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