
Andrea Sora, Matteo Pontes
Gingko
2010
5 dicembre 2009. Roma è invasa dal “Popolo viola”. Circa un milione di persone si dà appuntamento a Piazza della Repubblica per dare l’inizio ad un corteo che ha come destinazione Piazza San Giovanni, la piazza più grande della Capitale. È il “No B Day”, la prima manifestazione che nasce dalla Rete e che raggiunge delle cifre del genere. L’Italia è stanca e chiede a gran voce le dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale ha raggiunto il livello minimo di gradimento da quando è “sceso in campo”. 13 dicembre 2009. Milano. Alle spalle di Piazza Duomo è stato allestito un palco. È in corso il tesseramento del Pdl e il premier è atteso per un breve discorso ai suoi elettori. Alla fine del comizio (Berlusconi ha trasformato un breve discorso in un vero e proprio comizio), il premier sta facendo ritorno alla sua macchina, accerchiato dagli uomini della sua scorta. Stringe mani. Scambia parole con i suoi affezionati, quando succede qualcosa d’imprevisto: viene colpito al volto da un oggetto, una statuetta in miniatura del Duomo di Milano...
Il 13 dicembre 2009 ha segnato un confine. Prima di quella fatidica data la popolarità di Silvio Berlusconi era al minimo. Da quando è stato eletto, il premier e i suoi ministri si sono mossi verso un percorso unidirezionale al fine di evitare al presidente di essere processato. Il “Lodo Alfano” e il cosiddetto “Processo breve” parlano chiaro. Proprio nel momento in cui l’Italia sembra svegliarsi da un intorpidimento mediatico e politico, succede l’inaspettato: Silvio Berlusconi subisce un attentato per opera di uno squilibrato di nome Massimo Tartaglia. Ma i fatti si sono svolti realmente come i media ce li hanno proposti? Matteo Pontes e Andrea Sora, fondatori del sito “Resistenzaweb.it”, cercano di rispondere a questo quesito, analizzando - tramite le immagini e i video non ufficiali e non censurati – e mettendo a nudo alcuni elementi che gettano luce sui fatti del 13 dicembre. Sono molte le discrasie in seno all’evento. Troppi movimenti che lasciano pensare ad una bufala, secondo gli autori. Ad un attentato costruito a puntino per placare le acque agitate intorno al premier e trasformare la sua figura da “carnefice” a “martire”, per poi dare la colpa ai soliti “nemici”: il gruppo Repubblica – L’Espresso, il “terrorista mediatico” Marco Travaglio ( parole di Cicchitto durante un discorso alla Camera), la trasmissione di Santoro Anno Zero e Antonio Di Pietro, tutti definiti “ i mandanti morali” dell’attentato. Pontes e Sora portano avanti la loro tesi ponendo una serie di dubbi al lettore. Dubbi che prendono corpo dal comportamento della scorta e di Silvio Berlusconi dopo l’attentato, dalle condizioni in cui è arrivato il premier in ospedale, dalla diagnosi, dalla mancanza di sangue sulla camicia del premier dopo la frattura del setto nasale e di due denti e una ferita sullo zigomo. Ma il dubbio che riassume questo saggio si espleta nelle parole stesse di Pontes e Sora: “Dietro al simbolo del Duomo c’è solo una piccola ombra appartenente ad una mente malata e isolata qual è Tartaglia, oppure quell’ombra è ben più grande, e sotto di essa sosta, inconsapevole, quella stessa piccola mano facilmente manipolabile?”. Dubbi più che legittimi in un Paese libero e democratico, quale dovrebbe essere l’Italia.
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