19 maggio 2011

Nel silenzio dell'aquila


Mirna Fornasier
Gingko
2010

Miki ha un marito che si chiama Luca e un figlio che si chiama Antonio, un ragazzo che, giunto all’età adolescenziale, ha smarrito la sua via fino ad un tragico incidente in cui un suo amico ha perso la vita. Miki sa che, per ritrovare la luce negli occhi del figlio, deve a tutti i costi compiere una missione, un viaggio indicatole da un sogno in cui un’aquila le diceva: «Una lunga strada ti attende, ma è l’unica strada che puoi percorrere; solo lassù, nel silenzio, le tue preghiere potranno essere esaudite. Solo lassù, dopo un lungo cammino, potrai aiutarlo». E così Miki intraprende il viaggio. Sola. Nell’ultima area wilderness d’Europa: il Padjelantala National Park, nelle lontane lande della Lapponia svedese…
«D'i nostri sensi ch'è del rimanente / non vogliate negar l'esperïenza, /di retro al sol, del mondo sanza gente / Considerate la vostra semenza: / fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza». Queste le parole che Dante fa dire ad Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno. Parole che testimoniano la tenacia di Ulisse, che diventa simbolo dell’intera umanità, nel volersi spingere oltre i confini dell’ignoto per trovare la conoscenza. Confini; limiti: parole sconosciute per chi, come Miki, decide di avventurarsi in una landa sperduta senza traccia di civiltà. Miki è l’alter - ego di Mirna Fornasier, autrice di Nel silenzio dell’aquila, reportage di un viaggio compiuto realmente in solitaria dall’autrice e narrato sotto le spoglie di una fiction. Perché, se i personaggi che si muovono attorno a Miki sono di pura fantasia, l’autrice ha davvero calpestato il suolo del Padjelantala National Park, venendo a contatto con dimensioni inimmaginabili per chi, abituato al tran tran del quotidiano, fa fatica anche a fare cento metri a piedi. Una narrazione al confine tra il reale e l’immaginato, dunque, in cui trovano spazio le descrizioni degli immensi spazi del Grande Nord, dei suoi infiniti silenzi e dei suoi abitanti: i Sami, coloro che i coloni del sud apostrofarono con il nome di Lapponi. La descrizione di un rapporto con la natura e con la terra che diventa carnale e spirituale al contempo; un cammino verso la scoperta della propria catarsi e della propria forza interiore, tra mille difficoltà ed ostacoli. Una salita che diventa allegoria di ogni esperienza umana, raccontata nelle centododici di pagine di un libro che si nutre soprattutto di silenzio: quello dell’aquila…

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