19 maggio 2011
Psicopatico
Carles Quilez
Traduzione di Francesca Sammartino
NonSoloParole
2007
Daniel Sala Atarés è un giornalista di Barcellona. Nel 1994 è stato inviato in Bosnia, durante l’assedio di Sarajevo da parte delle truppe serbe di Slobodam Milosevic, rischiando la sua stessa vita. Nel giorno del Pilar del 2001 Daniel decide di contattare Santiago Germán, avvocato penalista esperto nella difesa di persone impossibili. Una di queste è l’uomo sul quale il giornalista vuole scrivere un libro: José Gascón Fonollosa, autore di delitti cruenti, stupri e rapine a mano armata, rinchiuso nella cella 6369 del carcere di Quatre Camins. Gascón accetta e inizia tra lui e Daniel un periodo di incontri in cui il detenuto racconta la sua storia, a partire da quel giovedì dell’ottobre 1972 in cui il detenuto venne arrestato per la prima volta: aveva tredici anni. Ma avere a che fare con Gascón non è impresa semplice: Daniel viene introdotto in un vortice di violenza, sangue e morte; di vita nel carcere e vendette, fino agli angoli più oscuri della mente di José Gascón Fonollosa, uno psicopatico…
Se dovessimo limitarci ad analizzare esclusivamente il contenuto di Psicopatico, potremmo dire che Carles Quílez ha costruito un ottimo reportage travestito da romanzo, in cui l’autore veste i panni del narratore onnisciente e immerge il suo alter-ego Daniel Sala Atarés in una torbida vicenda realmente esistita. José Gascón Fonollosa è il nome fittizio di un personaggio reale, con il quale l’autore ha avuto una ventina di incontri che hanno permesso a Quílez, giornalista giudiziario, di costruire un libro che si sostiene tramite l’ausilio di fonti di prima mano direttamente fornite dal protagonista, il quale ripercorre a ritroso la sua vita criminale. Ma un’opera letteraria è composta da contenuto e forma. E qui la nota dolente, perché Psicopatico presenta una serie di mende macroscopiche che lascerebbero allibito anche un non addetto ai lavori. Si incontrano nella lettura errori ortografici, errato uso dei segni paragrafematici, un uso improprio della punteggiatura e vari casi di disgrafia sparsi lungo tutto il testo. Ad un certo punto, addirittura, ci si imbatte in «credemmo a terra» che è la ciliegina sulla torta di un testo zeppo di errori. Anche se non è nostro compito correggere gli errori di chi scrive, quando si manda in stampa un libro bisognerebbe aver compiuto un minimo di editing. Sinceramente, sembra ovvio che nella pubblicazione di Psicopatico ciò non sia stato fatto, o fatto con poca cura. Un vero peccato.
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