03 marzo 2010

Morte sull'isola


Stuart Woods
Traduzione di Sacha Rosel
Longanesi
2008

Stone Barrington è un avvocato che lavora come consulente della CIA e ha militato per quindici anni nel NYPD, la polizia newyorchese, come detective della Squadra Omicidi. Una sera si trova a cena nel suo ristorante preferito insieme a Dino Bacchetti, un ex-collega, quando viene a sapere ciò che è successo a Dick Stone, suo cugino, un funzionario della CIA sotto copertura che tutti credevano un diplomatico. Dick è stato trovato morto insieme alla moglie e alla figlia nella sua villa a Dark Harbor, un paesino che si trova sulla piccola isola di Islesboro, al largo delle coste del Maine. Si tratta di un caso lampante di omicidio-suicidio. Tra l’altro Stone ha ricevuto qualche giorno prima un pacco dal cugino che lo nominava suo erede ed esecutore testamentario in caso di morte. Stone decide di trasferirsi sull’isola insieme a Dino, Lance Cabot, direttore di un’unità della CIA, e Holly Barker, agente della CIA e amante di Stone. Giunti sull’isola i quattro iniziano le indagini, insieme ad un gruppo di ex-agenti della CIA che abitano sull’isola e si fanno chiamare “Vecchi Scorreggioni”. Stone non crede alla tesi dell’omicidio-suicidio e infatti sull’isola vengono uccise altre persone…
Stuart Woods ha scritto una quarantina di romanzi, quindici dei quali vedono protagonista Stone Barrington. Per questo ci si aspetterebbe da un autore tanto esperto e navigato un romanzo solido, che lasci il lettore senza fiato e lo incolli letteralmente alla sedia. Niente di tutto questo, invece. Morte sull’isola è un thriller scontato, come scontato è il finale: basta leggere metà libro per capire come si snoderà la vicenda e scoprire l’identità del killer. La narrazione sembra seguire degli schemi preconfezionati, sono inserite nel plot varie scene di sesso che, sinceramente, non sono utili alla storia: sembra quasi che per ottenere un buon thriller bisogni necessariamente far accoppiare i protagonisti, ma non è così, specie se si esagera come in questo caso. I personaggi vengono dipinti come superuomini in grado di pilotare qualsiasi mezzo abbiano tra le mani e il cui unico scopo nella vita sembra essere spendere soldi tra una partita a golf e una regata di vela. Probabilmente Woods vuole sottolineare il lato consumistico dell’alta borghesia americana. Il fine sarebbe anche nobile, ma quando ci si accinge ad immergersi in un thriller, si cerca decisamente di più. Molto di più.

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