
J.P. Rylan/ Giulio Leoni
Mondadori
2007
“Ad Anharra cominciò la follia, qui la follia conoscerà il suo termine. Là i vivi si aggirano tra le tombe, i morti devastano la terra. Cosa cercano i morti tra le tue fontane prosciugate? Quali segreti trafugano i vivi dalle tue rovine?”. Le “Tavole” custodite nella Sala Negata della Biblioteca di Menthor, andata per sempre perduta a causa di un rogo terribile, parlano chiaro: da Anharra si scateneranno le forze delle Tenebre e per tutti sarà la fine. Vargo, eroe dal passato oscuro e dal destino segnato, Amnor, medico ed astronomo di Menthor, Shanda e Khaima, appartenenti al Cerchio delle Sgualdrine, sono riusciti a raggiungere Anharra dopo un viaggio pieno di ostacoli. Nella città hanno assistito al risveglio di Vemerin e allo scatenarsi dell’esercito delle Tenebre, composto da uomini e demoni. Dopo essersi sbarazzati dell’esercito della Guardia, Vemerin e le Tenebre sono diretti verso Menthor per cancellare dalla faccia della Terra l’intera umanità. Miracolosamente Vargo e i suoi compagni, ai quali si è aggiunto il sergente Kon, unico superstite della Guardia, riescono a fuggire dalla città maledetta e a portar con loro un sarcofago di cristallo in cui giace, in un sonno a metà strada tra la vita e la morte, Athramala, la figlia di Vemerin, sulla quale è tatuato il rito del Trentesimo Canto, l’unico che può rigettare Vemerin nel sonno eterno. Ma affinché ciò avvenga c’è bisogno del Popolo Ribelle, l’unico che trenta secoli prima sia riuscito a ribellarsi al Re folle…
Si entra nel vivo di Anharra, ciclo fantasy di J.P. Rylan, pseudonimo dello scrittore italiano Giulio Leoni, che qui presenta il secondo capitolo della serie: Il santuario delle tenebre. Siamo all’alba della fine dell’umanità, un’apocalisse oscura, illuminata solo dalla luce di Nester, la stella che dopo trenta secoli è tornata a brillare per annunciare il ritorno di Vemerin, colui che vuole spazzare via il genere umano, colui che non vuole che si compia il destino di un uomo che «avrebbe ucciso suo padre senza riconoscerlo, gli avrebbe strappato il regno e senza riconoscerla avrebbe preso sua madre sul letto di nozze». Colui che non vuole che un marinaio costruisca un cavallo di legno sulle spiagge di una città nemica per poi bruciarla. Edipo e Ulisse, simboli umani, miti che Vemerin vuole distruggere per gettare sulla Terra gli artigli delle tenebre, miti che J.P. Rylan/ Giulio Leoni pone a testimonianza del genere umano destinato a perire. Tutto ciò sarebbe stato perfetto se alle porte di Menthor lo scrittore avesse disegnato una battaglia epica, lo scontro definitivo tra il Bene e il Male, invece si assiste ed una vera e propria guerriglia senza ordine, in cui tutti pensano a salvare se stessi. Tutti tranne Vargo, ovviamente, il quale, novello Enea, può fuggire lontano da Anharra, da Vemerin, dalle Tenebre e da una Menthor/ Troia in fiamme e raggiungere una nuova terra oltre il Vuoto. Una terra «sull’altra riva del grande oceano che sbarra la strada al regno dei morti. Fertile, ricca di acque e di pianure, dove mandrie di grandi tori corrono libere. Le sue coste sono ricche di pesci; le sue montagne daranno la pietra e i suoi boschi immensi il legno per costruire nuove città; e le sue caverne il ferro per le nuove spade ». Una terra che Vargo chiamerà Europa…
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