
J.P. Rylan/ Giulio Leoni
Mondadori
2006
“Non fu sempre così la forma della Terra. Più volte il sole mutò il suo oriente, e gli astri il loro corso. Fiumi e laghi sorsero e si inaridirono dove oggi regna il deserto, montagne si innalzarono dalle pianure. E generazioni di popoli abitarono le terre che oggi sono il regno di ghiacci. Città furono erette e sparirono, con i loro splendori e infamie. Tutto questo è già accaduto. Tutto questo accadrà di nuovo. Ma niente si vide mai simile alla città di Anharra e al Re che la eresse nella sua follia, Vemerin il Terribile”. Questo recitano le “Tavole”, custodite nella Sala Negata della Biblioteca di Menthor, andata perduta in un tremendo rogo. Ma l’ultimo ad averle lette è stato Amnor, sciamano, astronomo e medico imperiale, che in una locanda di Hirush, città posta al confine del Vuoto, incontra Vargo, grande guerriero dal passato oscuro. Amnor gli mostra una mappa segnata su una strana pergamena fatta di pelle umana. L’esercito imperiale sta organizzando una spedizione nel Vuoto e il vecchio propone al guerriero di farsi assoldare e trovare l’uomo sulla pelle del quale è scolpita la seconda metà della mappa. Il viaggio ha inizio e ai due viandanti si uniscono Shanda e Kahima, due donne bellissime, che si sono allontanate dal Cerchio delle Sgualdrine. Un viaggio difficile ed irto di ostacoli, verso una città fondata trenta secoli prima da un sovrano, Vemerin, che ha stretto un patto con le Tenebre ed è caduto nella follia. Una città che nasconde tesori immensi. Una città in cui vivi e morti s’incontrano: Anharra…
Nel luglio del 2009 si tenne a Roma un incontro sulla fantascienza italiana durante il quale Giulio Leoni, autore di gialli storici noto soprattutto per la serie che vede protagonista Dante Alighieri nei panni di detective, ruppe gli indugi e rivelò di pubblicare anche sotto lo pseudonimo di J. P. Rylan. Benvenuti ad Anharra, quindi, città maledetta, in direzione della quale si volge una compagnia assortita dai vaghi richiami alla Compagnia dell’anello di J. R. R. Tolkien. Ma se ne Il Signore degli anelli tutti si muovevano compatti nel perseguire uno scopo comune, qui le cose cambiano. Vargo, eroe tormentato dai ricordi, vuole conoscere la verità ed è mosso dal destino ineluttabile che egli porta segnato sulla sua fronte: il marchio dell’impero; Shanda e Kahima, appartenenti al Cerchio delle Sgualdrine, cercano ad Anharra ciò che da secoli ha spinto migliaia di avventurieri a volgere lo sguardo verso l’ignoto: la brama di ricchezza; Amnor, vero e proprio coprotagonista che rovescia la figura del mago saggio dalla lunga barba bianca à la Gandalf, rappresenta un punto di rottura all’interno del plot: imprevedibile, sempre sul confine tra bene e male, non indugia nel gettare un bambino in un pozzo davanti ad una madre cieca e morente. Il viaggio, dunque. Un topos della letteratura fantasy che qui J. P. Rylan/Giulio Leoni condisce con mille imprevisti dalle oscure tinte horror e con la scoperta di diabolici marchingegni che caratterizzano del resto anche il ciclo di Dante Alighieri (come non ricordare la macchina di Federico II ne I delitti della luce?). Il trono della follia è, in definitiva, un romanzo che percorre campi già battuti da mostri sacri del genere, quindi la trama non offre molti spunti di novità rispetto al canone, ma immergendosi nella lettura si viene piacevolmente colpiti da uno stile asciutto e dalle non eccessive descrizioni paesaggistiche, vero e proprio neo di “romanzoni” che, tra draghi e viaggi interminabili, sfiorano molto spesso le mille pagine.
Nessun commento:
Posta un commento