04 marzo 2011
Il cacciatore di ossa
Stuart MacBride
Traduzione di Claudia Businaro
Newton & Compton
2010
Aberdeen, Scozia. Una buia notte di inizio estate viene squarciata dal triste barlume di un incendio: un palazzo prende fuoco mentre un perverso omicida è nascosto nel buio, eccitato dalle urla delle vittime che egli stesso ha intrappolato nell’inferno di fuoco. Durante la stessa notte due agenti della polizia trovano, in vicolo buio del quartiere a luci rosse, il cadavere nudo di una donna che è stata massacrata di botte: Rosie Williams. Tutti gli agenti della polizia sono impegnati nell’incendio, per questo sulla scena del delitto viene chiamato il sergente Logan McRae, sottoposto ad un’ indagine perché uno dei suoi uomini è rimasto gravemente ferito durante un’azione della quale è diretto responsabile. Proprio per questo Logan è stato rimosso dalla squadra dell’ispettore Insch e inserito nel team dell’ispettrice Steel – una donna volgare e incompetente – la cosiddetta “Squadra Coglioni”. Per uscirne Logan ha una sola possibilità : trovare l’assassino e risolvere il caso. Ma deve fare presto, perché altre donne vengono trovate morte con il medesimo modus operandi. Sembra che ad Aberdeen ci sia un serial killer, anzi due, perché le notti di Aberdeen vengono infiammate da altri roghi…
Dopo Il collezionista di bambini Stuart Macbride – scrittore scozzese che nella vita ha svolto i più svariati lavori, da addetto alle pulizie a sviluppatore di applicazioni per l’industria del petrolio – continua la saga che vede protagonista il sergente Logan McRae con questo Il cacciatore di ossa. Il dato che immediatamente emerge dalla lettura è la struttura labirintica del plot: Macbride costruisce infatti una trama che si muove su due casi apparentemente paralleli, creando un senso di vertigine al lettore che si trova spiazzato e non sa che pesci prendere, come se si trovasse davanti al gioco delle tre carte. In questo dedalo si muovono i personaggi che Macbride descrive con dovizia di particolari e un sorprendente realismo, condendo i dialoghi con ironia prettamente britannica. In tutto ciò l’autore trova il tempo per descrivere alcuni aspetti “malati” della società scozzese ma che in fondo sono fondo comune della maggio parte dei paesi: la corruzione, la violenza, la prostituzione, sempre con uno stile che rende Il cacciatore di ossa un ottimo punto d’incontro tra un thriller mozzafiato e un noir duro, durissimo. Sinceramente lascia un po’ di dubbi la traduzione del titolo, visto che l’originale, Dying Light (Luce morente) sarebbe stato sicuramente più aderente alla natura di un romanzo che racconta i bassifondi di una Scozia che non si trova nei depliant delle agenzie di viaggio e ruota intorno ad eventi che si compiono di notte, quando la luce è, appunto, morente. Se non già morta.
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