04 marzo 2011
Intervista a Glenn Cooper
Glenn è un esempio lampante di self-made man: laurea in Archeologia a Harvard, dottorato in Medicina, presidente ed amministratore delegato di un’industria biotech, sceneggiatore e produttore cinematografico. Fino al 2009, anno in cui ha deciso di dedicarsi alla narrativa, da subito con enorme successo. Per questo quando il direttore mi ha detto che era in Italia per una serie di presentazioni a Milano, Roma ed Avellino non ho perso tempo e mi sono attivato per intervistarlo. L’ho incontrato in una sala da tè adorna di mobili d’epoca, in un hotel a due passi da Piazza di Spagna, e lo scrittore si è rivelato una persona deliziosa, sempre sorridente ed amichevole, un vero gentiluomo, un esempio di stile. Una figura ben lontana da molti scrittori che si sentono facenti parte di una sorta di Empireo pur avendo venduto nemmeno la metà delle copie che ha venduto lui.
Quando hai esordito con La biblioteca dei morti ti aspettavi un successo così vasto, direi planetario?
Assolutamente no! Il successo de La biblioteca dei morti mi ha reso, ovviamente, felice ma, soprattutto, sono rimasto spiazzato e sorpreso da un tale riscontro.
La mappa del destino, il tuo ultimo romanzo, non è legato alle vicende di Will Piper, il protagonista de La biblioteca dei morti e Il libro delle anime, ma ne ricalca il genere. Questa volta il romanzo è maggiormente condito da spunti archeologici. Quanto i tuoi studi ti hanno condotto verso questa direzione?
Sicuramente i miei studi hanno avuto un grande impatto su questo libro. Volevo scrivere un romanzo che nascesse dal mio amore nei confronti dell’archeologia. Quando ero all’università ho studiato in particolare il Paleolitico e questo periodo mi interessa molto perché rappresenta la transizione dall’uomo incapace di comunicare all’uomo che comunica attraverso i dipinti rupestri: un’evoluzione del cervello umano che ha permesso all’uomo di catturare ed esprimere le proprie emozioni attraverso queste fantastiche forme d’arte.
Il libro delle anime chiude le vicende di Will Piper. Hai intenzione di scrivere un altro romanzo con Will protagonista?
Oltre a La mappa del destino ho scritto due libri in cui Will non appare. Sono romanzi singoli, che non fanno parte di una serie. Uno ha come protagonista una suora italiana che viene convocata per salvare il Vaticano, l’altro è un libro sull’esperienza di pre-morte e sulla vita nell’aldilà. Credo che a breve mi metterò a scrivere il terzo libro della serie di Will Piper perché recentemente ho avuto un’idea gustosa per concludere la trilogia.
È prevista una trasposizione cinematografica de La biblioteca dei morti e de Il libro delle anime?
Finora ho avuto circa dieci trattative per la realizzazione del film con diversi produttori di Hollywood, ma non sono andate a buon fine. I produttori americani mi dicono che realizzare un film sui miei romanzi è difficile perché sono ambientati in diverse epoche storiche. Spero che un produttore europeo decida di intraprendere quest’avventura perché secondo me i miei romanzi sarebbero meglio rappresentati da un film europeo.
Spesso i tuoi libri vengono accostati a quelli di Dan Brown, soprattutto per la scelta di ambientare la narrazione in un periodo storico lontano per poi svilupparla nella contemporaneità. Secondo te quali differenze ci sono tra i tuoi e i suoi romanzi?
Prima di tutto lui vende cento volte più di me! È vero che Dan Brown parte da un evento storico, ma mentre le sue storie si sviluppano interamente nel presente, a me piace giocare con la Storia, sovrapporre i diversi piani temporali e far sì che il passato si intersechi con il presente nell’arco dell’intero romanzo.
Visto il grande successo dei tuoi primi due romanzi, cosa ti aspetti da La mappa del destino? Ci affezioneremo anche a Luc Simard?
Inizialmente ero un po’ preoccupato perché dopo aver scritto due romanzi di successo non sai mai come verrà accolto il nuovo libro e se piacerà al lettore come gli altri. A quanto pare La mappa del destino sta riscuotendo un buon successo e se i lettori si appassioneranno alla figura di Luc Simard sicuramente scriverò altri romanzi con lui protagonista. Non sono sicuro se questo libro piacerà ai francesi, perché di solito ai francesi non piace quando gli americani scrivono sulla Francia.
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