04 marzo 2011

James Ellroy


"Mi piace il mio lavoro, amo battermi, odio perdere, non mollo mai. Se esco ammaccato, fa niente. Scrivere è come fare la lotta, mi piacciono le cicatrici. Con gli alimenti che devo pagare dopo il divorzio, o scrivo o sono cazzi amari".

Lee Earle Ellroy nasce a Los Angeles il 4 marzo 1948 da Armand Ellroy, un erotomane che sostiene di aver lavorato per Rita Hayworth e averle “fatto assaggiare la sua bestia di 40 centimetri”, e Geneva Hilliker Ellroy, infermiera professionale che fa da balia alle stelle alcolizzate di Hollywood. Nel 1955 i due divorziano e Geneva va a vivere con il figlio nel quartiere di El Monte. Tre anni dopo, nel giugno del 1958, quando Lee Earle ha dieci anni, un poliziotto si presenta a casa per dirgli che la madre è stata assassinata. Il cadavere di Geneva è stato trovato seminudo in un cespuglio vicino un liceo di El Monte. Tre mesi prima, durante il suo compleanno, Lee Earle aveva deciso di vivere con il padre e la madre gli aveva dato un ceffone tanto forte da fargli sbattere la testa su un tavolino, provocando le maledizioni del figlio. Pochi mesi dopo la morte della madre il piccolo Lee Earle riceve in regalo dal padre un libro di Jack Webb, The Badge, che parla del Los Angeles Police Department; un libro che Lee Earle leggerà in modo ossessivo e che gli fa conoscere la storia di Elizabeth Short, la Dalia Nera, brutalmente torturata, assassinata e tranciata di netto in due a Los Angeles il 15 gennaio 1947: un delitto irrisolto, come quello della madre, un’ossessione, uno spunto narrativo. Ma sono ancora lontani gli anni della scrittura. Dopo la morte di Geneva, Lee Earle va a vivere definitivamente con Armand. Sono gli anni delle estenuanti serate passate davanti al televisore a guardare gli incontri di boxe e a bere birra. Sono gli anni del liceo di Fairfax, dove Ellroy si avvicina a ideali neonazisti e razzisti. Nel 1965 è già stato cacciato dal liceo quando anche il padre muore. Lee Earle finge un esaurimento nervoso, inizia a balbettare e lascia l’esercito, dove nel frattempo si era arruolato volontario, con disonore. Le ultime parole del padre sono state: “Scopati tutte le cameriere che puoi”. Nello stesso anno, durante i fatti di Watts – sei giorni di sommossa a sfondo razziale – tenta con alcuni amici di entrare nella zona della rivolta, senza riuscirci. Ora Lee Earle è solo al mondo e inizia per lui un periodo di deriva e dissolutezze: alcol, droga, anfetamine e tamponi di Benzedrex, delinquenza, carcere, lavoretti occasionali, feticismo, mutandine rubate nei ricchi appartamenti di Hancock Park e Kosher Kanyon West, appostamenti e pedinamenti, massacranti masturbazioni, vagabondaggio, ossessioni, soprattutto quella per la Dalia Nera e per la madre, due pensieri fissi nella sua vita. A causa della sua vita sregolata rischia due volte di morire di polmonite. L’unica àncora di questo periodo è la lettura di romanzi gialli, l’unica luce in tunnel lungo e oscuro. Vive da solo nell’appartamento del padre mentre quello di un suo amico diventa suo tutore. Quando nel 1968 esce per la seconda volta di prigione, inizia a lavorare in una libreria la cui proprietaria gli ricorda la madre. Ma l’alcol e i tamponi di Benzerdrex, che ormai ingoia direttamente affinché facciano più effetto, lo stanno distruggendo, per questo Lee Earle decide di disintossicarsi. Quello che egli stesso definisce “Il giro di giostra” finisce nel 1975, quando, dopo l’ennesima disintossicazione, riesce a raggiungere il traguardo che si era prefissato sin dall’infanzia: scrivere. Lee Earle Ellroy si trasforma in James Ellroy e debutta nel mondo della narrativa con Prega detective. Molti anni dopo essere diventato uno scrittore cult di fama mondiale Ellroy decide di affrontare la sua ossessione più grande e torna sul luogo del delitto per avviare un’indagine privata sull’omicidio della madre. Intanto si sposa con Helen Knode, scrittrice anche lei, e va a vivere a Kansas city. Ma nel 2006 i due divorziano e lo scrittore torna a Los Angeles, la città che gli ha tolto la madre, la città che lo ha visto trasformarsi da uno sbandato ad uno scrittore di successo mondiale, la città che nessuno come lui ha saputo descrivere in modo così maniacale, morboso e ossessivo, la città che lo ha visto morire e rinascere sotto altre spoglie.

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