
Luca Steffennoni
Chiarelettere
2009
Gli abusi sessuali sui minori rappresentano una piaga della nostra società. Un reato infame, un gesto contronatura. Ma quando si è accusati ingiustamente e poi magari dopo tanti anni di carcere si viene assolti, il marchio infamante di “pedofilo” rimane eterno. Gli ultimi casi di cronaca ci dimostrano che ogni qualvolta un uomo è sospettato di aver commesso un abuso, viene condannato prima che inizi il processo. A volte affinché si apra un’indagine basta solo il sospetto. Basta solo un disegno - magari un po’ sconcio - trovato dalla maestra sotto il banco dell’alunno. Per non parlare della miriade di casi in cui all’interno di una causa di separazione, la moglie accusa l’ex marito - magari padre integerrimo - di abusi sui figli solo per vendetta personale. Una volta scattata la denuncia o la segnalazione, la macchina può partire. Una macchina che vede coinvolti avvocati, giudici, assistenti sociali, periti di parte, ascoltatori di disagio, case d’accoglienza che il più delle volte rappresentano un gruppo chiuso - quasi un universo concentrazionario - e che hanno spostato il problema dell’abuso e delle prove oggettive a quello del “sintomo di abuso”. Un valzer in cui tutti ballano ma l’unico a stare fermo, nell’immobilità della gogna, è l’accusato, che ha davvero pochi strumenti per difendersi. Una guerra che vede ai lati del fronte donne contro uomini, compagne contro ex-mogli, suocere contro generi e l’unico che rimane al centro della trincea è il bambino...
Il criminologo Luca Steffenoni prova a far luce su un sistema torbido, oscuro, in cui pare che l’unico motivo che muove la macchina siano gli interessi privati ed economici delle associazioni antiabuso. Un sistema costituito da pochi dati certi, pochissime prove e da un rumore mediatico quasi assordante. L’autore fa un’analisi con intenti non saggistici, con una scrittura fluida e precisa, partendo dal punto in cui la cronaca giornalista normalmente non si occupa più della vicenda, perché l’assoluzione di un padre innocente non fa notizia. Un’analisi approfondita che parte dal 1996, anno in cui è entrata in vigore la legge contro le violenze sui minori e arriva fino ai giorni nostri. Un lasso di tempo in cui delle oltre 5500 denunce per abuso, solo una minima parte si è rivelata veritiera. Steffenoni apre una finestra su un mondo delicato, affermando che «in Italia non si fa la lotta agli abusi, ma una rappresentazione. Si è costituito un sistema di assistenza sociale, di associazionismo, di giustizia che ha perso l’obiettivo della tutela del minore il quale, viceversa, appare sempre più spesso tirato per la giacchetta da interessi e fanatismi altrui». Un sistema che rischia di perdere la sua credibilità.
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